Il Festival of Media Global in immagini [FOTOGALLERY]

Credit: Festival of Media Global

Nel 2014 il FOMG approda a Roma e porta con sé il meglio della industry. Speaker globali, il gotha delle media agency e professionisti della comunicazione hanno affrontato temi relativi a piattaforme, contenuti, distribuzione ed engagement.

Agli Awards, Starcom MediaVest Group viene proclamata Agency Network of the Year, mentre UM vince sia Agency che Campaign of the Year.

Il tema di quest’edizione è quello della connection; non a caso le sessioni di lavoro sono iniziate con la presentazione di Markus Nordberg del CERN di Ginevra, per ricordarci quanto i big data siano fondamentalmente legati alla particella di Dio, il bosone di Higgs.

Arriva finalmente in Italia anche David Shing, aka Shingy, digital prophet di AOL. Una presentazione ritmata in cui l’obiettivo è sottolineare il bisogno per la pubblicità di diventare un’esperienza condivisibile dalle persone ed è il marketing a dover prendere il controllo della tecnologia e non il contrario. Ad esempio? Adidas #takethestage.

Il discorso poi si sposta sullo storytelling nell’industria del publishing: ascoltiamo Lewis D’Vorkin, Chief Product Officer di Forbes. Un interessante e fondamentale excursus per fare il punto sulle online newsroom. Cosa ha fatto il giornalismo dopo l’impatto col digital ed i social media?

E’ il momento di Oliver Snoddy, Global Content Director di Twitter, che compie un affascinante percorso nella capacità di alcuni brand di intercettare le onde di notiziabilità, creando talvolta loro stessi le notizie e presidiandole con i valori di marca. E’ la capacità di vivere in #themoment, prevedere ed anticipare le onde sociali: newsjacking!

Il secondo giorno ha visto alternarsi sul palco Jon Matonis, executive director della BitCoin foundation, a Mona Eltahawy – blogger protagonista della primavera araba, vittima di abusi e debitrice di vita a Twitter. La sua toccante e quasi ipnotica testimonianza ha scatenato una spontanea standing ovation!

Credit: Festival of Media

Uno degli speech più coinvolgenti è stato anche quello di Oliver Luckett, founder insieme a Sean Parker di theAudience – uno dei publisher più grandi al mondo eppure tra i meno noti. Al centro tra industria dell’entertainment e dei social media, theAudience è il responsabile silenzioso ed invisibile delle strategie social di più di 60 celebrity e big influencer. Il focus dell’intervento è stato un continuo macroparallelismo tra organismi biologici ed organismi social(i).

Visita la Ninja gallery per scoprire i volti dei protagonisti del FOMG14.

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Ecco un’antologia dalla official gallery Festival of Media

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In vacanza con lo smartphone: lo studio sui viaggiatori europei

In vacanza con lo smartphone: lo studio sui viaggiatori europei

In vacanza con lo smartphone: lo studio sui viaggiatori europei

Ormai è un dato di fatto: l’utilizzo degli smartphone nel settore dei viaggi è diventato importantissimo e il trend è destinato ad essere sempre più forte e importante nel futuro. Un’abitudine che continua anche quando gli Europei partono per le vacanze: nel 2013 infatti, 9 viaggiatori europei su 10 sono rimasti connessi al loro smartphone in viaggio, utilizzandolo per cercare informazioni, condividere immagini sui social network o per prenotare online.

Possiamo quindi dire di far parte della prima generazione di smartphone-dipendenti? eDreams, l’agenzia di viaggi online leader in Europa, ha cercato di scoprirlo con un sondaggio sull’utilizzo del cellulare, sottoposto ai viaggiatori europei.

ON/OFF: in vacanza con lo smartphone – Studio sull’utilizzo del cellulare da parte dei viaggiatori europei

Il primo dato che emerge è che ben 9 traveller su 10 continuano ad usare il proprio smartphone anche durante i viaggi, denotando una sorta di dipendenza da iperconnessione: nello specifico il 15% dichiara di collegarsi ogni ora, ben il 57% molte volte durante il corso di una giornata.

In vacanza con lo smartphone: lo studio sui viaggiatori europei

Smartphone: un inseparabile compagno di viaggio?

La vacanza è quindi un’evasione dalla quotidianità, ma non dalla rete. Infatti ben il 76% degli intervistati dichiara che la presenza della connessione wifi influenza la scelta del luogo in cui soggiornare.

In vacanza con lo smartphone: lo studio sui viaggiatori europei

Per quanto riguarda invece le funzioni più importanti utilizzate dagli utenti al top c’è la necessità di stare in contatto con famiglia e amici, seguita da fare fotografie e cercare informazioni.

La social app più usata in vacanza risulta essere senza molte sorprese Facebook (57%) seguita da Instagram (17%) e Twitter (6%). Gli Italiani si scoprono invece amanti dei cinguettii di Twitter (15%), seconda social app più utilizzata dai nostri connazionali a pari merito con Instagram.

In vacanza con lo smartphone: lo studio sui viaggiatori europei

Lo smartphone viene anche usato per ascoltare musica: Spotify risulta essere la app più usata per questa categoria (20%) seguita da iTunes (12%) e Shazam (7%). Il dato rilevante è che ben il 53% degli intervistati dichiara di non usarne nessuna. Da questo risultato si evince che una delle funzioni principali dello smartphone è quello di “comunicare” con amici e partenti.

Google Maps (64%) è di gran lunga l’applicazione pratica più utile per i viaggiatori. Nello specifico italiani francesi e tedeschi amano tenersi aggiornati sulle previsioni meteo (16%).

Per restare in contatto con famiglia e amici mentre si è in vacanza, la maggior parte dei viaggiatori sceglie Whatsapp (58%); in Spagna più dell’80% dei partecipanti dichiara di usare questa app. Al contrario, i tradizionali SMS sono ancora molto popolari tra i portoghesi (il 40% di loro dichiara di preferirli).

In vacanza con lo smartphone: lo studio sui viaggiatori europei

Il 49% dei viaggiatori europei (specialmente gli inglesi), ha già usato il telefono cellulare per effettuare un acquisto in vacanza. Un trend destinato a diventare sempre più importante nei prossimi anni. I prodotti più venduti online sono: voli, treni, biglietti BUS, tendenza confermata anche dagli italiani, che scelgono l’acquisto di questi prodotti nel 21% dei casi.

Conclusioni

1) Più della metà dei partecipanti allo studio sono stati uomini, che dimostrano così di essere maggiormente dipendenti dai telefoni cellulari delle donne. Lo stesso discorso vale per i giovani: il 90% dei partecipanti ha tra i 18 e i 45 anni.

2) Solo 1 persona su 10 non porta con sé il telefono cellulare quando parte per le vacanze. Agli europei non interessa davvero disconnettersi mentre viaggiano e il cellulare è considerato un elemento indispensabile sia nella routine quotidiana che durante le vacanze.

3) I viaggiatori europei non possono sopravvivere in vacanza senza Facebook, Whatsapp o Google Maps. Non sono invece particolarmente interessati alle app musicali.

4) Quasi il 50% dei viaggiatori europei ha già utilizzato il proprio smartphone per acquistare beni e servizi in vacanza, soprattutto biglietti aerei, del treno e del bus.

5) In futuro, ai viaggiatori piacerebbe avere tutte le informazioni legate alla destinazione scelta direttamente sul proprio smartphone. Le app su tour e recensioni saranno probabilmente sempre più richieste dal popolo dei vacanzieri europei.

E voi, riuscite a separarvi dal vostro smartphone almeno in vacanza?

DeRev, un nuovo socio importante e il civic crowdfunding [INTERVISTA]

Si potrebbe definire un Ninja ad Honorem Roberto Esposito, fondatore e anima di DeRev.

Con gli strumenti di Marketing non convenzionale infatti, ha fatto magie: è entrato due volte nel Guinness dei primati per i post più commentati su Facebook, ha portato uno dei più importanti eventi sportivi del mondo sugli schermi di 740.000 utenti e ha scritto un libro facendosi „dare una mano“ da ben 700.000 persone online.

Alla base di queste „magie“ c’è la sua capacità di catalizzare grandi numeri di utenti e di farlo per delle buone cause.

DeRev: una piattaforma per cambiare in meglio

Roberto ha deciso di trasformare questa „magia“ in un progetto reale e concreto: è nato così DeRev, la principale piattaforma italiana di crowdfunding, e non solo.

DeRev: il futuro e l'anima di una startup rivoluzionaria

DeRev mette a disposizione di chi vuole lanciare delle „rivoluzioni“, una gamma completa di strumenti: funding, crowdsourcing, raccolta firme e speaker’s corner. Tutto ciò che serve per sostenere i cambiamenti migliori: infatti solo le idee e i progetti caratterizzati da un’elevata creatività in campo artistico o culturale, un alto tasso di innovazione o una forte propensione al sociale trovano spazio su DeRev.

Dopo aver chiuso una delle più rilevanti operazioni di early stage siglate in Italia, ricevendo un investimento di 1,25 milioni di euro da Vertis Venture e da un gruppo di prestigiosi business angels nel 2012, lo scorso mese Digital Magics, incubatore certificato di startup innovative, ha acquisito una quota di circa il 17,5% di DeRev.

Abbiamo intervistato Roberto che ci ha parlato delle esperienze recenti della startup e dei cambiamenti venturi.

Cosa comporta per DeRev l’entrata di Digital Magics nella società?

DeRev: il futuro e l'anima di una startup rivoluzionaria

Il supporto di un socio importante come Digital Magics incide sia sulla dimensione generale del progetto DeRev che sullo sviluppo di nuovi modelli di applicazione del crowdfunding.

Un esempio è quello del civic crowdfunding che consente alle pubbliche amministrazioni di lanciare campagne di raccolta fondi per finanziare progetti e opere di pubblico interesse, come il restauro di monumenti, la realizzazione di eventi nella propria città, e lo sviluppo di servizi innovativi per il miglioramento della vita cittadina.

Sono stati annunciati due punti chiave su cui si concentrerà l’attività innovativa di DeRev nei prossimi mesi: il pagamento online e il mobile. Puoi darci delle anticipazioni a riguardo?

Fino ad ora le donazioni potevano essere effettuate esclusivamente con circuiti di pagamento online come Paypal e le carte di credito. Oggi siamo invece in grado di sviluppare insieme con le banche una soluzione che consenta agli utenti di inviare il proprio contributo attraverso qualsiasi sistema di pagamento tracciabile.

Lo sviluppo del segmento mobile rientra nella stessa logica, considerando l’incremento costante dell’accesso a Internet da smartphone. Entrambe le innovazioni sono all’insegna di due parole chiave: funzionalità ed usabilità.

Il fatto che le pubbliche amministrazioni abbiano la possibilità di trovare sostegno per i propri progetti su DeRev non pensi possa rappresentare un fallimento del sistema pubblico?

DeRev: il futuro e l'anima di una startup rivoluzionaria

In realtà basta pensare a uno dei primi esempi riconosciuti di crowdfunding per comprendere che la strada è sempre stata praticata. Quando i francesi donarono agli Stati Uniti la Statua della Libertà, il Governo americano non aveva i soldi per provvedere ad un piedistallo. Ci pensò un magnate dell’editoria a indire una raccolta fondi tramite i suoi giornali.

Arrivarono centinaia di migliaia di contributi e..il resto è storia. I cittadini chiedono che i loro soldi siano spesi bene, e col crowdfunding la trasparenza è immediata. E’ vera democrazia diretta, vera partecipazione, vera responsabilizzazione. Col civic crowdfunding vincono tutti, non c’è fallimento di alcun tipo.

Cosa ti ha spinto a fare impresa in ambito sociale?

DeRev è stata l’evoluzione naturale del percorso che avevo seguito fino a quel momento, essendo basata sull’idea di incanalare la potenza comunicativa del web e la sua capacità di stimolare e unire le persone che condividono un interesse, un obiettivo o un’esigenza per realizzare le buone idee. Che si tratti di arte, cultura, startup, beneficenza, politica, attivismo, no profit.

Grazie a Roberto Esposito, per averci trasmesso tutta la passione e l’energia per cambiare le cose direttamente, senza restare a guardare, da protagonisti. Oggi la rivoluzione è semplice, basta un click, su DeRev!

In Francia diventa illegale rispondere alle mail di lavoro dopo le 18

In Francia arriva il divieto di rispondere alle mail di lavoro dopo le 18

In Francia diventa illegale rispondere alle mail di lavoro dopo le 18

[Aggiornamento]

Il titolo si riferisce alla prima versione dell’accordo, poi modificato. Le ultime notizie parlano di una sorta di “incoraggiamento” a non controllare mail di lavoro dopo l’orario di ufficio, ma solo per alcuni lavoratori aderenti ad alcune sigle sindacali (e quindi non è attivo a livello nazionale).

Proprio così, avete letto bene. In Francia è stato siglato un accordo tra lavoratori e sigle sindacali che  ai primi di controllare e rispondere alle mail di lavoro oltre le 6 del pomeriggio.

Secondo l’accordo quindi i lavoratori non possono controllare le mail e sta al datore di lavoro garantire che non sentano la necessità di farlo.

La Francia non è il primo paese ad introdurre “divieti” del genere: in Germania ad esempio i datori di lavoro non possono contattare via telefono e/o mail i propri dipendenti (salvo casi eccezionali o di emergenza) dopo l’orario di lavoro.

Resta da vedere come far conciliare questo contratto di lavoro con aziende tipo Facebook e Google nelle rispettive sedi francesi. Attendiamo novità e intanto vi chiediamo: pensate sia un accordo giusto? Qual è il rapporto con il vostro datore di lavoro? Vi sentite spesso (o c’è un fitto scambio di email) anche dopo l’orario d’ufficio?

Commentate e fateci sapere.

Invitalia Smart & Start, l'innovazione parte dal Mezzogiorno [INTERVISTA]

L’innovazione in Italia riparte dal Mezzogiorno. È quanto emerso dai dati presentati l’8 aprile a Roma, in relazione al bando Smart & Start, la misura di agevolazioni pubbliche dedicate alle startup innovative del Meridione. Durante la presentazione delle prime startup che, superata la fase di istruttoria, hanno ottenuto l’accesso agli incentivi per i loro progetti, si sono confrontati Claudio De Vincenti, Vice Ministro dello Sviluppo Economico, Domenico Arcuri, Amministratore Delegato Invitalia, Giuliano da Empoli, scrittore e saggista, Salvo Mizzi, Responsabile Working Capital di Telecom Italia.

Abbiamo fatto qualche domanda a Lina D’Amato, Responsabile Gestione Incentivi di Invitalia, per capire più in concreto quale scenario ha aperto questa prima fase di agevolazioni e con quali prospettive si muovono le startup innovative del Mezzogiorno.

Smart & Start, il bando si proponeva di finanziare progetti imprenditoriali innovativi. Quali risultati sono stati presentati l’8 aprile a Roma?

Siamo molto soddisfatti perché ad Invitalia, a soli sei mesi dall’apertura del bando, sono arrivate 890 domande di ammissione alle agevolazioni. Finora abbiamo finanziato 200 iniziative, che attivano 32 milioni di euro di nuovi investimenti.

Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e i Comuni del Cratere Sismico Aquilano. Considerati i territori di riferimento, perché la scelta di presentare i risultati del bando proprio nella capitale?

Dall’apertura del bando abbiamo iniziato a promuovere Smart&Start in tutte le regioni interessate con una serie di seminari informativi e di incontri one to one. Dopo i primi sei mesi di attività, d’accordo con il ministero dello Sviluppo Economico, ci è sembrato giusto presentare i risultati raggiunti a Roma per dare all’evento rilevanza nazionale.

Perché Invitalia ritiene importante dedicare finanziamenti anche alle startup innovative, oltre che alle imprese tradizionali?

Finanziare startup innovative significa, innanzitutto, tentare di innescare un’inversione di tendenza per la crescita economica e di occupazione, in particolare giovanile. Ma significa anche spingere affinché il nostro Paese diventi più competitivo, capace di tornare a scommettere sulle sue energie migliori. L’innovazione è un fattore chiave per lo sviluppo economico del nostro Paese, ed è una leva strategica delle politiche economiche della crescita.

Qual è il bilancio dall’apertura del bando? In quali settori operano le iniziative finanziate?

I settori che hanno riscosso maggior successo sono il cloud computing con 42 iniziative, segue l’ICT infrastructure con 30, l’e-commerce con 29 e il green con 25. Anche il settore delle smart cities e del turismo e dei beni culturali hanno riscosso un discreto successo, rispettivamente con 16 e 15 iniziative finanziate. Completano il quadro i social network (12), i materiali innovativi (11) le life sciences (8), l’e-governement, l’automazione industriale, internet of things (4).

Innovare e intercettare nuovi mercati o nuovi fabbisogni, è questo il futuro per il Mezzogiorno?

Sicuramente l’innovazione rappresenta uno dei fattori di sviluppo. E la risposta che è arrivata dal Sud per gli incentivi Smart & Start dimostra le grandi potenzialità e la vivacità imprenditoriale del Meridione. Si tratta, ora, di sostenere questo enorme patrimonio di imprenditorialità seguendolo passo dopo passo e favorendo il suo consolidamento futuro. Invitalia, da questo punto di vista, può offrire un forte contributo.

[Credits: smart&start.invitalia.it/Twitter Smart&Start]

Heartbleed: ecco le password che dovreste cambiare il prima possibile

Heartbleed: i siti colpiti e le password che dovreste cambiare il prima possibile

Heartbleed: ecco le password che dovreste cambiare il prima possibile

Le ultime news sul web sono catalizzate dalla scoperta di una vulnerabilità chiamata HeartBleed (letteralmente “cuore sanguinante”), che sta creando allarmismi per la sua (per il momento ancora presunta) gravità ed estensione.

La vulnerabilità infatti, annunciata pubblicamente il 7 Aprile scorso da una ricerca portata avanti indipendentemente da due gruppi di ricercatori (Riku, Antti e Matti facenti parte di Codenomicon e Neel Mehta di Google Security), è il nome informale che è stato dato ad un errore di programmazione (CVE-2014-0160) che da ben due anni è presente nella libreria software crittografica OpenSSL versione 1.0.1.

Heartbleed potrebbe infatti rappresentare la più grave e vasta vulnerabilità che al momento sia stata scoperta.

La libreria OpenSSL è utilizzata da due terzi dei siti Internet del mondo per proteggere le comunicazioni sensibili (principalmente scambi di password) e per l’autenticazione online (il “lucchetto” che è identificato con la voce “https”): alla luce di questo, e sapendo che almeno mezzo milione di siti internet risultano vulnerabili avendo installato la versione incriminata, il problema assume una dimensione decisamente importante ed allarmante. Non si conosce ancora infatti se la falla (già prontamente chiusa e corretta nella nuova versione di OpenSSL) sia già stata sfruttata e da chi: la più grande pericolosità di Heartbleed infatti, spiegano gli esperti, è che potrebbe essere utilizzata da pirati informatici in maniera del tutto invisibile e, purtroppo, anche da parecchio tempo. Il bug infatti consente di acquisire dati riservati (mail, password, documenti, numeri di carte di credito) trasmessi dai siti che, appunto, usano il protocollo OpenSSL.

Siti di banche online, webmail, social network e spazi cloud sono quindi a rischio. E’ già stato creato un sito apposito di spiegazione sul bug ed anche un tool online, che permette di verificare se il sito interessato sia compromesso o meno.

Che cosa possono fare gli utenti finali? Mashable ha creato una tabella riassuntiva che illustra quali sono le piattaforme colpite dal bug (Yahoo al momento è risultata la più colpita) e, in tal caso, se sia necessario cambiare password una volta che la vulnerabilità sia stata risolta. Questo è l’unico valido (e purtroppo unico) consiglio che al momento è possibile fornire, insieme a quello sempre valido di utilizzare password differenti per ogni account al quale ci si registra.

Tutto questo in attesa, ovviamente, di aggiornamenti, che non mancheremo di fornirvi.

Credits @ Mashable

 

Credits @ Mashable

 

 

 

Credits @ Mashable

 

Credits @ Mashable

 

 

 

Credits @ Mashable

Social gaming: con PlayPhone giochi anche sulle app per chattare!

Social gaming: con Playphone giochi anche sulle app per chattare

Avete presente i giochi su Facebook? Sì, quelli come Candy Crush di cui vi arrivano quelle “simpatiche” richieste da parte degli amici che vi invitano a partecipare o ad aiutarli? Bene, ora il futuro del social gaming è anche mobile!

Cosa c’è di nuovo? direte voi.

C’è che ora con Playphone, una tra le aziende più forti in ambito gaming mobile, le cose cambiano: il social gaming si sposta all’interno delle più classiche app di messaggistiche che tutti i giorni usiamo. In sostanza, da app come WeChat, Viber o Line ad esempio, potremo inviare richieste ai nostri contatti per invitarli a giocare  proprio come già accade su Facebook.

L’azienda ha annunciato il 25 febbraio la nascita del nuovo servizio con la partnership con l’app Tango, ma l’obiettivo di PlayPhone è di riuscire a portare il servizio entro il 2014 nella maggior parte di app di messaggistica; probabilmente l’unica esclusa sarà WhatsApp, a causa del recente acquisto da parte di Facebook.

Gioca con i tuoi amici direttamente in chat!

Il servizio si preannuncia di semplice utilizzo: partendo dalla nostra app di messaggistica preferita, non dovremo far altro che invitare gli amici per una partita, ad uno dei tanti giochi disponibili. Per i gamers più accaniti, la bella notizia è che PlayPhone ha creato giochi di tutti i tipi e per tutti gusti per il suo nuovo servizio.
La piattaforma che ospiterà i giochi e su cui si verrà indirizzati è WePlay, dove sarà sufficiente un tap per scaricare il gioco prescelto.
Social-gaming-con-Playphone-giochi-anche-sulle-app-per-chattare

Acquisti in app direttamente dal credito telefonico

Essendo tutto interno al sistema di PlayPhone, non si paga ad Apple o Android per l’eventuale acquisto dell’app o di gemme,monete e quant’altro, ma il pagamento avverrà attraverso il credito telefonico. Proprio per questo sono interessanti gli accordi che PlayPhone prenderà con i diversi operatori telefonici. Per ora si sa che PlayPhone ha concluso accordi con i principali operatori statunitensi, Verizion e Sprint.

A seconda della compagnia telefonica e degli accordi presi con PlayPhone, i giocatori potranno inoltre guadagnare anche del “denaro virtuale”, che servirà per gli acquisti all’interno delle app. Inoltre ci sarà un interessante sistema di obiettivi che darà la possibilità ai giocatori di guadagnare gratuitamente monete virtuali.
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Il meccanismo di gioco che già abbiamo amato e odiato su Facebook, da Candy Crush a Farmville, farà il suo ingresso nelle app di messaggistica, per la felicità dei giocatori più accaniti. Mentre voi, siete pronti ad accettare (e rifiutare!) i mille inviti ai vari giochi che vostri amici inesorabilmente cominceranno ad inviarvi?

Per gli sviluppatori e le software house di giochi e di messaging app sappiamo invece che questa è un’altra profumata occasione di guadagno che non si lasceranno scappare. Del resto, se le app di messaggistica e i giochi sono l’occupazione principale di chi possiede uno smartphone, con PlayPhone potrebbe essersi aperto un orizzonte molto interessante per il settore tech. Intanto occhio alle notifiche: qualcuno potrebbe avervi appena mandato una richiesta per giocare in chat 😉

Dermablend lancia la serie di "reality ad" Camo Confession [VIDEO]

Dermablend lancia la serie di "reality ad" Camo Confession [VIDEO]

Ricordate la campagna di Dermablend di qualche anno fa, in cui Zombie Boy faceva da testimonial? Rick Genest si puliva il viso da fondotinta ultracoprente e ci mostrava la sua vera pelle, completamente tatuato. Quella campagna di successo si è evoluta di recente in Camo Confession.

Una serie di video che vedono protagonisti lo stesso Zombie Boy, ma soprattutto due YouTuber che hanno fatto del makeup la loro salvezza per molti anni, per via di seri problemi cutanei. Sono Cheri Lindsay e Cassandra Bankson.

Cheri, che allena una squadra universitaria di pallavolo, è affetta da vitiligo, una malattia che causa depigmentazione della pelle. Nella sua Camo Confession racconta di come per lei il make up sia utile per aiutare le persone che la circondano ad andare oltre alla sua condizione e vederla nella sua autenticità.

Cassandra invece, che oggi è una modella e seguitissima Tuber, soffre fin dall’adolescenza di una seria forma di acne, problema che le ha causato non pochi problemi di socializzazione (fino a tristi esperienze di bullismo) ma che ha trasformato poi nella chiave del suo successo. I suoi tutorial sono probabilmente i più seguti in rete per chi ha problemi simili.

La campagna Dermablend invita gli utenti a produrre e pubblicare la propria Camo Confession. Per ogni nuovo caricamento, il brand donerá un dollaro all’iniziativa “Look Good Feel Better“.

Umanizza il tuo e-commerce con contenuti personalizzati

La tecnologia sta trasformando gli imprenditori moderni impegnandoli a rimanere connessi sempre più alla loro attività al loro team e alla loro azienda. L’elenco che segue vi racconta qualcosa in più sugli strumenti più all’avanguardia che consentono agli innovatori di stare al passo con le tendenze.

Il motto è: “Offrire sempre più del previsto” (Larry Page) e i siti di e-commerce non fanno eccezione a questa legge di lavoro perché non basta soddisfare i soli requisiti di base. Elementi come la velocità del sito, la progettazione, il posizionamento, i prezzi, la categorizzazione e i SEO, sono di vitale importanza per l’efficienza e il successo.

Fortunatamente ci sono molti temi e strumenti che puntano al branding con messaggi personalizzati e contenuti creativi che superano i tecnicismi e guardano al consumatore da un’angolazione “umanizzata”.

Espandersi attraverso la voce degli utenti

Uno degli obiettivi principali sui canali social e nelle campagne e-mail, è fare amicizia con visitatori e clienti. Una strategia di cui si parla da anni, ma che viene applicata solo in minima parte.

L’idea generale è soddisfare i nostri utenti su tutti gli argomenti di interesse: dalle foto, ai contenuti umoristici, ai consigli. Ovviamente più la brand equity sarà ampia, più si stringerà il cerchio degli argomenti da trattare.

La magia delle strategie di marketing “umanizzato” avviene quando il messaggio ci influenza al punto da decidere di visitare un sito. Questa è la vera differenza tra spietata commercializzazione e propaganda rigorosa.

Ringraziare più volte

Prova a ordinare i classici stivali Timberland, riceverai un coupon dopo una settimana​​ che ti ringrazierà per il recente ordine. Inoltre , sarà incluso un codice per ricevere un paio di calzini in regalo.

Uno dei pochi marchi che ha inviato fisicamente biglietti di ringraziamento e ricompense.

Costruire amicizie

Parlare direttamente con un responsabile per un ritardo sulle consegne, può avere delle piacevoli ripercussioni se si tratta di Bodybuilding.com. Dopo aver risolto il problema a un cliente viene inviato un biglietto di ringraziamento direttamente dal responsabile, umanizzando una relazione che per consuetudine sarebbe rimasta ai margini della mera formalità.

Sia Timberland che Bodybuilding.com con i loro umanizzati follow-up hanno guadagnato la fiducia del cliente a lungo termine. Se si pensa a loro viene da pensare a qualità, servizio e amicizia.

Contenuti su misura

A cosa serve parlare a un pubblico che non ha interesse ad ascoltare cosa gli stiamo dicendo? Il senso del marketing sta proprio nella capacità di segmentare in maniera efficiente il mercato.

Quando si ricevono email mirate, la visita al sito è quasi ovvia e i contenuti su misura sono un requisito imprescindibile per portare tutta una serie di vantaggi, tra cui:

  • Miglioramento  dell’immagine del brand
  • Espansione del il valore aggiunto per i siti web
  • Aumento del tempo sul sito
  • Aumento delle visite e i contatti
  • Allargamento del gap di concorrenza
  • Diminuzione di costo e invadenza della pubblicità

Utilizzare Facebook per migliorare le possibilità di conversione

In termini di branding e pubblicità, Facebook è un modello esemplare perché entra nella vita e nelle abitudini dei nostri utenti per poi mostrare loro a cosa può servire. Noi inconsciamente pensiamo al marchio, ma consapevolmente godiamo dell’umorismo che ci viene proposto.

Le varie forme di contenuti creativi trasformano i negozi web in acuti portali, vivaci e coinvolgenti.Creare e pubblicare contenuti simili a quelli che un amico potrebbe postare, è la strategia più intelligente per Facebook .

Ricorda che non basta sfornare la stessa propaganda dei concorrenti, i contenuti pubblicati devono essere degni di condivisione e questo è possibile dalla determinazione del CLV (consumer lifetime value). Ci tocca quindi studiare per bene il mercato che abbiamo di fronte.

Internet of Things: a Roma il workshop dedicato agli oggetti intelligenti

Internet of Things: a Roma il workshop dedicato agli oggetti intelligenti

Internet of Things: a Roma il workshop dedicato agli oggetti intelligenti

Cosa vuol dire “Internet of Things”? Semplicemente oggetti connessi a Internet.

Gli oggetti più comuni che ci circondano cambiano e diventano più “intelligenti”. Un’evoluzione che consente alle cose di connettersi, inviare/scaricare informazioni, elaborarle e svolgere così in modo più efficiente la funzione per cui sono state create. Secondo una ricerca dell’osservatorio “Internet of Things” del Politecnico di Milano, nel 2013, in Italia, gli oggetti connessi tramite rete cellulare (esclusi computer, tablet e smartphone) erano 6 milioni. Il 20% in più rispetto all’anno precedente. Una crescita a doppia cifra che conferma un trend destinato a consolidarsi negli anni futuri.

Gli obiettivi del Corso

Conoscere le basi per la prototipazione di “oggetti intelligenti” è l’obiettivo del corso. La metodologia e l’approccio d’insegnamento sono quelli del “learn by doing”, acquisire conoscenze realizzando progetti concreti. La piattaforma hardware da cui partiremo sarà Arduino, un prodotto 100% made in Italy tra i più noti al mondo.

Fino a pochi anni fa, servivano conoscenze da ingegnere elettronico per costruire smart objects, ora con un’idea vincente, delle nozioni base di programmazione e un buon uso di internet, chiunque può sviluppare un prototipo innovativo che aspetta solo di essere lanciato sul mercato. I lavori che saranno sviluppati dai partecipanti del corso avranno visibilità in una sezione dedicata sul blog.

A chi si rivolge il Corso

Designer, architetti, artigiani, programmatori, creativi digitali, aspiranti makers o semplici appassionati che intendono apprendere le competenze necessarie allo sviluppo e alla creazione di oggetti interattivi. Un percorso formativo che non affronterà solo le specificità tecniche ma anche le problematiche inerenti al processo di produzione.

Quando e dove si svolge il Corso

Il corso si svolge il 17 e 18 maggio 2014 a Roma presso Corte, uno spazio di co-working nato per mettere a fattor comune competenze, professionalità e sensibilità diverse nei campi delle arti visive, del design e dell’architettura.

Internet of Things: a Roma il workshop dedicato agli oggetti intelligenti

Per ulteriori informazioni sul workshop “Internet of Things” (programma, location, docente, numero di partecipanti e costo) visitate il link dedicato.