NEK Nomination, no Grazie! Cambiamo le regole del gioco con la Thanks Nomination

Oggi è un giorno speciale. Non solo perchè l’Italia ha vinto l’Oscar, ma perchè possiamo contribuire ad alimentare un’ondata di emozioni positive. Se continuerai a leggere ti spiego come…

Molti di voi ormai saranno a conoscenza di un meme che gira in Rete e che ha riattualizzato le classiche catene di Sant’Antonio via mail attraverso il format “video + Facebook”. Si chiama #NEKnomination ed è la versione 2.0 delle indianate alcoliche, quelle che più o meno abbiamo fatto tutti noi da adolescenti e che si continua a fare come gioco da bar e “rito di passaggio”.

In pratica il format prevede che si faccia un video mentre ci si scola un bicchiere o più di alcool e poi si sfidano gli amici a fare altrettanto entro 24 ore. La tensione psico-sociale è forte: si basa su un rituale che già esiste e che viene rivisitato attraverso le dinamiche e gli strumenti digitali. La viralità quindi è inarrestabile, anche grazie alla “riusabilità” del format e alle emozioni (l’esaltazione per la sfida) che è in grado di alimentare. Bere insieme agli altri è infatti un rituale sociale ovunque nel mondo. Ma anche sfidarsi a chi beve di più in alcune culture serve a mostrare la virilità dei maschi del gruppo.

Tuttavia, per i giovani digitalizzati, quello che avrebbe tutte le caratteristiche di un “rito di passaggio” funzionale a crescere e a diventare grandi – la maggior parte delle volte fortunatamente senza conseguenze gravi – rischia di diventare nell’era dei selfie una stupida esaltazione narcisistica di autolesionismo. Un messaggio virale fortemente negativo che sta già facendo danni, a volte anche gravi.

Dalla NEK alla TNX nomination

E allora noi Ninja ci siamo chiesti: come fare qualcosa? Come scoraggiare questa pratica che sta impestando le bacheche di Facebook?

In fondo ogni messaggio si può risemantizzare, trasformare in qualcosa d’altro. Ce l’ha insegnato la pratica dello “spoof“, ovvero della parodia, molto utilizzata per modificare il senso di campagne pubblicitarie e di slogan politici.

E allora mantenendo il format che prevede un’ azione e una nomination abbiamo pensato di lanciare una sfida, questa volta positiva: la #TNXnomination. Quale format migliore da lanciare nel giorno in cui Sorrentino ringrazia Fellini, Socrsese e Maradona per l’Oscar?

La sfida della Thanks Nomination

Chi mi conosce sa che da qualche tempo mi sono affezionato ad un concetto che cerco di applicare nella mia vita, personale ma anche lavorativa. Provare Gratitudine e invitare le altre persone a manifestare questo sentimento sta diventando il mio mantra. La Gratitudine è un sentimento incredibile, in grado di innescare meccanismi virtuosi che generano valore.

Spesso però non abbiamo tempo, voglia, oppure occasione di dirci la cosa più semplice e bella del mondo: “Grazie!” Un grazie di cuore però, che viene da dentro, un grazie per quello di bello che si è ricevuto (e che ancora si riceverà proprio grazie all’attivazione di questa emozione positiva).

Cosa devi fare per partecipare?

E allora facciamolo tutti, mettiamoci subito in gioco e lanciamo questa sfida ad altre persone che ci teniamo a ringraziare per l’importanza che hanno nelle nostre vite. Farà prima bene a noi e poi anche agli altri. Del resto è dimostrato che la Gratitudine ha un effetto positivo.

1) Scegli tre persone che vuoi ringraziare
2) Ringraziale di cuore in un video
3) Digli che hanno 24 ore per fare la stessa cosa con altre tre persone
4) Pubblica il video su Facebook taggandoli e usando l’hashtag #TNXnomination

In questo modo avremo “elevato gli scopi” e trasformato un format con una vibrazione “distruttiva” in uno con una vibrazione “creativa”: del resto se siamo Creator e possiamo decidere di diventare Attivisti di Simboli positivi. E’ questo quello che intendo nel mio libro “Create!” con la E di “elevazione” tra le variabili della progettazione virale in grado di crea valore.

E allora mi raccomando non fermiamo il flusso: se ricevi una #NEKnomination, fermati e dedicati del tempo per dire “Grazie!”: ti farà bene. Be Ninja e Grazie!

Mirko Pallera, direttore responsabile Ninja Marketing

Paternità e musica, modelli educativi rock 'n' roll

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La paternità si avvicina, ma niente panico, cerchiamo di prendere la cosa con la dovuta serietà e la giusta dose di rock ‘n roll, per fortuna noi figli degli anni 80 siamo stati educati a valori di un certo livello, mica come questi sbarbatelli di adesso!

Valori che venivano comunicati senza sosta da MTV e dal Super Nintendo tutti i pomeriggi, e un po’ anche dopocena ma di nascosto, è grazie a questi valori che oggi posso scegliere tra modelli educativi che garantiranno al mio giovane erede al trono una vita di successo!

Jack ‘n Roll

Due gradi e mezzo di separazione, il libro sul networking

In foto, Domitilla Ferrari (credit Milo Sciaky).

Per il popolo del web Domitilla Ferrari non ha certo bisogno di presentazioni; come Wired dixit nel 2012, @Domitilla è uno dei 50 migliori account twitter italiani da seguire assolutamente.

Cosa sono i gradi di separazione

Il titolo del libro si riferisce alla distanza che separa ognuno di noi da un possibile interlocutore con cui entrare in relazione attraverso contatti in comune. L’allusione, come spiega l’autrice, è diretta alla Teoria del Mondo piccolo, formulata nel 1967 dal ricercatore di Harvard Stanley Milgram.

Secondo questa teoria, ognuno di noi è potenzialmente in grado di entrare in contatto con chiunque desideri nel Mondo; i new media, poi, hanno accorciato di molto le distanze tra gli individui e, ovviamente, anche i gradi di separazione.

Sebbene, però, le distanze si siano accorciate pare essere diminuita la capacità di stringere relazioni sincere e disinteressate. Ed ecco qui svelata la materia trattata dal libro: l’arte del networking.

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Rispettare il valore dell’amicizia

Come Domitilla ricorda spesso dalle pagine del libro: internet non ha inventato la socialità, l’ha solo facilitata.

E, sebbene si possano utilizzare Facebook e gli altri social media per cercare lavoro e fare business,  nella vita di tutti i giorni, in realtà –  a meno che siate dei sociopatici opportunisti – tutti noi amiamo circondarci di persone non per ottenere in cambio qualcosa da loro ma perché le riteniamo, innanzitutto, interessanti.

Basta, quindi, con la distinzione tra offline e online, ammonisce l’autrice: fare network non è dissimile dallo stringere amicizia tutti i giorni.

Se siete socievoli nella vita sarete disinvolti nel legare con chiunque vi imbattiate anche utilizzando i mezzi che la tecnologia mette a disposizione, ma la cosa più importante sono la sincerità, la voglia di cooperare, non mostrarsi diversi da come si è realmente, e stare bene insieme.

Il lavoro, la carriera e le occasioni di business verranno dopo, forse, ma l’importante è saper coltivare, dimostrando sincera e sana amicizia, i rapporti con i componenti del vostro network.

L’amicizia, insomma, è un bene prezioso, anche senza che essa porti vantaggi materiali nella nostra vita.

Essere parte di una squadra

Senza lasciarvi prendere dalla smania di collezionare contatti, circondatevi di persone che gradite e  realmente considerate stimolanti, e non negate il vostro apporto se in Rete doveste incrociare  qualcuno in cerca di consigli o incoraggiamento, perché i prossimi a cui potrebbero servire conforto e aiuto potreste essere voi.

E, ogni tanto, ricordate di trovare il tempo di incontrare vis à vis, almeno il tempo di prendere un caffè, qualcuno dei vostri amici internauti.

Foto di Glenn Harper, "Bar friends", http://bit.ly/1c5QEMG

Ma, soprattutto, basta con La mucca viola; non siete così diversi dai vostri simili da disprezzare l’empatia.

Sforzatevi, bensì, di entrare a far parte di una squadra affiatata e composta da individui che si stimano e si sostengono a vicenda. Questo è il modo in cui il networking può cambiare in meglio la vita di tutti noi (e far girare anche l’economia).

L’arte del networking

Domitilla Ferrari, l’anti Godin, dalle pagine di Due gradi e mezzo di separazione  – dispendansando consigli tra pratica, etichetta, e buon senso in rete, senza esimersi dal tirare talvolta le orecchie ai suoi lettori, e attraverso una scrittura scorrevole, ironica e, come direbbero i suoi follower, smart – rinvigorisce la pratica del networking, tanto citata dal personal branding, con una sferzante e persino utile dose di umanità.