Sesso sicuro, occhiali e radio: i migliori annunci stampa della settimana

Bentrovati cari guerrieri Ninja! Oggi come ogni lunedì vi proponiamo i più accattivanti annunci stampa che si sono distinti nel panorama mondiale!

Eccovi la scorpacciata!

Gweleo.com: Dentist/Hunter

Grazie alle illustrazioni di un disegnatore di libri per bambini è stata creata questa campagna per gweleo.com. C’è anche una versione per la professione del veterinario. Immaginate da soli in quale pertugio si avventura il medico miope…

Advertising Agency: Havas, Paris, France
Co-Chief Executive Officer: Vincent Mayet
Creative Director: Thomas Derouault
Art Director: Franck Lebraly
Copywriter: Marie-Hélène Versigny
Illustrator: Vincent Boudgourd

Proud FM: Gay

Proud FM, è con orgoglio, tutta gay, tutto il tempo.

La signora all’antica, il sudicio bifolco e il politico conservatore si turano le orecchie, perché si rifiutano di ascoltare l’emittente radiofonica, lontana anni luce dalle loro convinzioni.

Advertising Agency: Saatchi & Saatchi, Toronto, Canada
Executive Creative Directors: Brian Sheppard, Helen Pak
Group Creative Director / Art Director: Joel Arbez
Group Creative Director / Copywriter: Matt Antonello
Photographer: Philip Rostron / Instil Productions

Aquatro: Harry/Yoda/Batman

Questi annunci stampa coloratissimi  ci invitano a usare il preservativo consigliandoci di non scegliere di essere ‘il cattivo‘ della storia a beneficio del buono!

Secondo noi la resa migliore si ha nella seconda print: non farti pervadere dal lato oscuro della forza!

Advertising Agency: Aquatro, Vitoria, Brazil
Creative Directors: Sylviene Cani Guaitolini, Fernando Laranja
Art Director: Eduardo Fonseca
Copywriter: Andre Fantin
Illustrator: Dudu Fonseca

The Irish Daily Star: Facebook/Twitter/Google

Tutta da ridere questa campanga del quotidiano cartaceo Irish Daily Star! In queste semplicissime print si consuma una vendetta degli old media tradizionali contro i nuovi media. Il concetto è semplice: “Da’ ai tuoi annunci lo spazio che si meritano”.

Le print mettono in luce, con chiara ironia, i maggiori difetti della pubblicità sul web.

Advertising Agency: The Social House, Dublin, Ireland
Creative Directors: Jarrod Banadyga, Colin Hart
Art Director: Caroline Jacqmin
Copywriter: Jarrod Banadyga

Oxfam Intermon Fair Trade Coffee: The coffee that helps you sleep better

In questa print  si introduce un prodotto straordinario: il primo caffè al mondo che ti aiuta a dormire meglio!

Come ci riesce? Grazie alle sue caratteristiche benefiche: comprando il caffè equo e solidale a marchio OXFAM aiuterai migliaia di famiglie in Africa e in America latina a vivere del loro lavoro con dignità, migliorando in questo modo le loro vite e quelle delle della loro comunità.

Carina la scelta della mezzaluna nel caffè che indica una nottata serena.

Advertising Agency: Kitchen, Madrid, Spain
Creative Director: Iñaki Bendito
Art Director: Zoe Barceló
Copywriter: Rubén García
Retoucher: Benjamín García

Consigli per il successo online: il ruolo degli influencer nella costruzione di una community

In questi giorni ci stiamo occupando molto del ruolo del social media manager, concentrandoci su cosa verta questo tipo di impiego e su quali siano le abilità da possedere, fornendo (si spera) consigli utili per la crescita professionale di chi vuole intraprendere questo percorso.

In ogni nostro approfondimento abbiamo parlato di comunità attorno ad un brand. Questo perché non di rado accade che le aziende tendano a quantificare la bontà del lavoro svolto da un SMM in base al solo numero di follower su Twitter o di like alla propria pagina Facebook ottenuti. Niente di più sbagliato!

Essere presenti sui social network significa mettersi in relazione paritaria con gli utenti, un brand diventa esso stesso soggetto, super-utente tra gli utenti. Non è una mera questione di etichetta, significa pensare sé stessi in un universo in cui gli altri si approcciano a noi con un rapporto diretto.

Ma al di là dei principi che possono ispirare le strategie social, vi sono aspetti sui quali vogliamo porre l’accento in merito al modo di stare sul web da parte delle aziende, piccoli accorgimenti che possono rivelarsi molto utili.

Il ruolo degli influencer

Quello degli influencer è un ruolo chiave quando si tratta di lanciare prodotti del nostro brand. La capacità di stupirli positivamente portandoli a parlare di noi può significare un incremento esponenziale in termini di affezione. Svolgendo il proprio ruolo possono incidere più di quanto non possiamo fare noi da soli.

Va però specificato che gli influencer non sono come il nero o il bianco nella moda, non stanno bene su tutto in ogni occasione. Bisogna avere cura di scegliere, volta per volta, in relazione al nostro scopo, quello che possa fare da cassa di risonanza ottimale per il nostro target.

Pensiamola in relazione ai nostri amici. Vi rivolgete alla stessa persona quando volete sapere le ultime sulle automobili o sui prodotti hi-tech piuttosto che sulle novità in tv ? Così come abbiamo la nostra persona di fiducia in ogni aspetto della nostra vita, alla stessa maniera dobbiamo pensare di rivolgerci all’influencer più adatto al variare delle circostanze, evitando dispersioni d’attenzione.

Dalla rete, oltre la rete

Partiamo da un punto cardine del nostro ragionamento: per quanto si possa essere bravi nel gestire contenuti sui social, se vogliamo costruire una community forte ed attiva che si leghi al nostro brand, dobbiamo ricordare che la fidelizzazione ed il passaparola su di noi viene fatto al 90% fuori dal mondo di internet.

Possiamo cercare di essere i migliori possibili tra il popolo della rete e riscuotere anche un certo seguito, ma è ciò che accade nel mondo reale che delinea il successo o l’insuccesso delle nostre campagne.

Stesso discorso vale per gli influencer, dobbiamo scegliere coloro i quali oltre ad avere una vasta fetta di utenza online, abbiano anche una rete fitta di rapporti e conoscenze nel quotidiano, solo così sfrutteremo il loro ruolo a pieno.

Come un cliente, meglio di un cliente

Opinion leader ed influencer sono utenti speciali per definizione. La loro capacità di intervenire attivamente sulla percezione dei nostri prodotti presso l’opinione pubblica va conquistata seguendo sì le medesime metodiche che applicheremmo su ogni altro nostro cliente, ma tenendo presente che le difficoltà con le quali abbiamo a che fare per intercettare la sua attenzione sono assai più elevate.

Per questo è da evitare un comportamento pigro e standardizzato. Offrire dei campioni di un nuovo prodotto pronto al lancio verrebbe percepito come un comportamento distaccato e calcolato. Cerchiamo di coccolarli offrendo un’esperienza di quel prodotto che sia tarata su di loro, come se fosse stato creato appositamente.

In questo modo avremo più chance di stuzzicare il loro ego e portarli a condividere con le loro comunità la bontà del nostro operato.

Agire offline per essere rappresentato online

Ritorniamo sull’importanza del muoversi offline affinché ci sia il giusto rilancio sui canali online del nostro brand. In questo senso è necessario pensare campagne che siano facilmente condivisibili, con rappresentazioni intuitive che si adattino a diventare contenuti diffusi attraverso un post, un video breve, una foto. In questo modo anche l’influencer che vuole parlare della nostra iniziativa potrà raccontare facilmente la sua esperienza.

Trattandosi di un processo di affiliazione per mediazione (gli utenti che vogliamo intercettare passano per il racconto offerto da influencer ed opinion leader e non direttamente dal nostro), occorre che tutto avvenga nel modo più intuitivo possibile di modo che il nostro messaggio arrivi alla loro comunità senza perdere nulla del significato originale.

Ma più in generale questo vale per tutti, più progettiamo cose che siano facilmente condivisibili, maggiori saranno le possibilità che quei contenuti vengano appunto messi in rete.

Facciamo un esempio, qualche tempo fa ci siamo occupati della campagna di lancio della Mini Paceman, in quella circostanza la cartellonistica stessa era stata progettata in termini social.

Nell’allestimento di Via Torino a Milano infatti, si poteva citofonare Mark Paceman per avere accesso al suo loft, e nel farlo veniva scattata una foto da postare sui propri profili online. Un esempio perfetto di come si favorisce la condivisione dei contenuti di una campagna fornendo noi stessi gli strumenti per farlo, accompagnando i partecipanti.

Gli influencer dimenticati: lo staff

Uno degli errori più comuni che vengono commessi nel tentativo di aumentare la propria popolarità sui social è quello di concentrare la propria attenzione su ciò che è esterno alla nostra azienda, quando invece sfruttando al meglio le risorse interne possiamo ottenere maggiore credibilità e successo.

I migliori influencer da impressionare e stimolare infatti sono sempre e prima di tutto i nostri collaboratori, lo staff ed i colleghi di lavoro. Del resto tutti sono possibili clienti, per cui cominciamo con fare in modo che chi lavora per noi sia entusiasta delle nostre novità.

Sono i primi a dover essere coccolati come i migliori opinion leader, attività come campus aziendali in concomitanza con nuovi lanci sono attività essenziali affinché siano i nostri impiegati a mostrare al mondo partecipazione per ciò che stiamo proponendo. Inoltre favoriscono la costruzione di un buon ambiente di lavoro, sano e propositivo, ideale per una buona resa per la percezione esterna del nostro brand.

Code4play: a Milano 12 ore dedicate all'Internet of Things

Code4play: a Milano 12 ore dedicate all'Internet of Things [EVENTO]

Code4play: a Milano 12 ore dedicate all'Internet of Things

Programmare sì, ma per gioco. Questo è lo scopo di Code4play, una 12 ore focalizzata sui temi del riciclo, del recupero e soprattutto, dell’Internet of Things che vi aspetta il 15 marzo a Milano.

L’internet delle Cose” dice Mara Marzocchi, Cofondatrice del Codemotion “si sta concretizzando via via come il prossimo step dell’evoluzione della rete”.

Lo sviluppo esponenziale dell’IoT (Internet of Things) è dimostrato dall’incremento del 20% degli oggetti interconnessi tramite mobile nel 2013, che conferma il trend a doppia cifra degli anni precedenti (+13% nel 2011 e +25% nel 2012).

Le aziende che vogliono investire in questo settore sono sempre di più ma hanno la difficoltà di trovare figure professionali specializzate. Code4Play vuole far fronte a questo problema, dando vita ad un evento altamente innovativo e facendo emergere proprio quelle competenze necessarie nel campo dell’IoT.

Maker, artisti, sviluppatori, musicisti e designer: tutti sono chiamati a dare il loro contributo.

Grazie al supporto di FabLab Milano e Officine Arduino, saranno a disposizione Kit Arduino, Raspberry PI, componenti elettronici, stampanti 3D, giocattoli e materiale di riciclo. Vuoi dare nuova vita al tuo gioco di quando eri bambino? Quale migliore occasione, portalo con te!

Dalle bambole al wearable passando per gli strumenti musicali, l’obiettivo è divertirsi e creare gli hack, cioè i giochi con una missione educativa. Ma anche testare la possibilità di dare vita a seeds che possano diventare embrioni di nuove imprese in un settore che si preannuncia assai promettente.

L’Hackathon, organizzato da Codemotion, Mikamai e StartMiUp vi aspetta il 15 marzo a Milano. Per ogni ulteriore informazione e per la registrazione, andate su code4play.it

AirWnC: l'app per le tue urgenze fuori casa [VIDEO]

Vostra nonna diceva sempre che trattenerla fa male; l’insegnante a scuola vi ricordava che bisogna sempre stare attenti a dove la si fa; crescendo avete scoperto che il detto “casa dolce casa” è in realtà il  sunto di un concetto molto più elevato: “nessun posto ti fa sentire a casa come il tuo bagno…”!

Già, stiamo parlando di quel momento lì, e in particolare il momento in cui sei fuori casa e necessiti di un pit stop in bagno! Chi non si è trovato nella situazione di dover consumare un caffè o acquistare una bottiglietta d’acqua solo per avere il diritto di accedere al bagno di un bar? Chi poi, entrando dentro il suddetto bagno, non si è trovato nel peggiore degli incubi: scoprire di essere appena entrato in un bagno alla turca!

Bene, sembra che qualcuno abbia finalmente deciso di trovare una soluzione a questo problema e noi siamo felici ( forse anche un po’ perplessi) nel raccontarvi questa novità: ci siamo infatti imbattuti in una clip molto particolare che pubblicizza un’app altrettanto singolare, AirWnC. 

Alcuni avranno subito notato l’affinità del nome con quello di un altra app,  Airbnb, servizio che permette di affittare case e appartamenti in tutto il mondo: il nome sembra non esser casuale, perché il meccanismo dell’app è sostanzialmente lo stesso. A firmare questo singolare progetto è la video agency ComboCut Film, casa di produzione che si occupa di realizzare video principalmente per il web, partendo dallo studio della strategia per arrivare alla produzione.

AirWnC: come funziona

Siete fuori casa e avete un bisogno impellente? Potete affittare il WC di un appartamento che lo metta a disposizione, in un “touch”. Basterà geolocalizzarsi e l’app troverà il bagno più vicino a voi proponendovi la scheda tecnica e le opinioni degli utenti che lo hanno già visitato.

La tariffa è di 4 euro per 15 minuti e, se i tempi si allungano, basterà pagare la differenza sul posto. E per i più esigenti, c’è anche la versione Premium con un servizio in più. Potete comprenderne meglio il funzionamento dal video di cui vi parlavamo, in cui lo sviluppatore, tale Nicolò, ci spiega l’app con esempi dimostrativi molto chiari e intuitivi.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=Bp4clkBxSzQ’]

Per ogni tipo di bisogno

Questa app può essere la dimostrazione che ormai tutti i nostri bisogni possono essere risolti facilmente con un touch e che le soluzioni alle esigenze primarie dell’uomo sono ormai a portata di tasca. Attendiamo di avere altre notizie su AirWnC da ComboCut di conoscere se e quando l’app sarà disponibile negli appstore. Se qualcuno ha già aderito al servizio, ci informi qui nei commenti dell’articolo: siamo curiosi di conoscere le potenzialità di questa app!

Festa della donna: le app che ci fanno fare passi indietro

Sabato 8 Marzo: incontri tra amiche, grandi eventi tutti al femminile, mimose che riempiono le case. Insomma, si percepisce che la Festa della Donna è arrivata anche quest’anno.

Visto che il tempo della celebrazione è la sera, è d’obbligo un breve omaggio alle conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, e alle lotte contro le discriminazioni e le violenze a cui ancora molte di noi sono soggette in diverse parti del mondo.

Sin dal 1907 si parla dei diritti delle donne: dal VII Congresso Internazionale Socialista a Stoccarda, alla nascita in molti Paesi europei delle giornate dedicate alle donne, fino al tragico evento del 25 marzo del 1911 quando la Fabbrica Triangle di New York prese fuoco e  tutti i lavoratori (per lo più donne immigrate) morirono a cause delle scarse precauzioni che erano state prese.

L’8 Marzo èperò,  considerata la Giornata Internazionale della Donna dal 1972, quando durante il discorso dell’attrice statunitense, Jane Fonda, sulla legalizzazione dell’aborto, la liberazione omosessuale e il diritto della donna alla maternità a Roma in piazza Campo de’ Fiori,  le donne accorse all’evento vennero prese a manganellate dalla Polizia.

Doodle @google.com

Nonostante la tecnologia ci regali auguri globali e ci permetta di inviare un pensiero femminile a larga distanza, a volte lascia spazio a applicazioni che offendono le battaglie fatte dalle nostre antenate.

In circolazione ci sono app, sia per Android che per iPhone, basate su luoghi comuni che più di una volta risentono di arcaici punti di vista dove la donna è un oggetto.

@apple.com

 

SkinnyCam, ad esempio, é un app che permette alle donne e di scattarsi una foto e grazie all’aiuto della stessa modificare il proprio corpo per sembrare una modella. Non tutte le donne vogliono essere magre, ma l’incoraggiamento a perdere peso per essere perfette è molto forte.

 

Ugly Meter è un app che permette di scannerizzare qualsiasi volto e far decretare alla stessa su una scala da 1 a 10 quanto si è attraenti. Più il numero si avvicina al 10 più si è insultati dal proprio cellulare perché non si è rientrati nei canoni della bellezza. Sarebbe interessante sapere quali sono questi canoni e chi li ha stabiliti.

<p>@carrotdating.com</p>

Carrot Dating è un app dedicata agli incontri online. Fino a qui nessun problema. L’applicazione, però, non si limita alla normale messaggistica tra uomo e donna, più che altro permette agli uomini di “corrompere” le donne. Sí, con dei regali, gli uomini possono convincere le donne ad accettare il loro invito. A causa di questa esplicita allusione alla prostituzione, Apple l’ha recentemente bandita dal suo Store.

Infine, Boyfriend Training è un app che fomenta le fidanzate a trattare male e abusare del proprio fidanzato, finché non abbia raggiunto la perfezione. Durante il gioco, infatti, le donne possono portare a spasso a guinzaglio i virtuali fidanzati e malmenarli. Nonostante non ci sia violenza reale, l’app incoraggia alla violenza. Sarebbe ipocrita da parte delle donne che hanno scaricato questa applicazione essere contro la violenza domestica, no?

Esistono molte altre applicazioni che fanno smuovere gli animi femminili e non. Sarà, quindi, da chiedersi di quale sesso sono i creatori di questa categoria di app?

Fidanzarsi e lasciarsi su Facebook, i segreti svelati da una ricerca

Tempo fa ci siamo chiesti se Facebook facesse bene o fa male all’amore. Ma quali sono i numeri dell’amore social? Una recente serie di studi dell’azienda di Zuckerberg ci fornisce questi risultati…

Corteggiamento = più post

Prima del passaggio da “single” a “in relazione” i futuri amanti si mandano più messaggi privati, fanno più visite e si scambiano più post sulle loro bacheche. Appena la relazione Facebook comincia queste interazioni diminuiscono.
Perché? non c’è dato saperlo…i due amanti preferiscono i baci offline o già si inizia a desiderare qualche altro utente Facebook? Buona notizia: quando le persone sono in relazione aumenta tra di loro lo scambio di emozioni positive (esempio: ci si mandano più parole positive come “love”, “nice”, “happy”…)

La crisi dei 6 mesi

Ma quale settimo anno: entro i primi sei mesi il 40% delle relazioni finisce. Entro il primo anno il 65%. Entro i primi 18 mesi quasi l’80%. Se si supera indenni il secondo anno, ci sono grosse possibilità (statistiche!) che la relazione tenderà a durare ancora.

Il maschio è più vecchio di lei

Di media il maschietto è più grande di 2,4 anni anni rispetto alla sua partner. Solo nel 20% delle coppie lei è più grande, mentre nel 13% hanno la stessa età. Inoltre nelle coppie omo il gap tra i partner può essere ancora maggiore: sopra i trenta la differenza di età ondeggia tra i 5 e i 9 anni. Parlando di singole nazioni, in Egitto lui è più grande di circa 5 anni, mentre nelle nazioni scandinave si tende ad avere la stessa età.

Quando ci si lascia?

Tutti ci parlano. Il giorno che si passa allo stato di single le interazioni per il “lasciato” hanno un’impennata: +225%; nei giorni successivi post sulla bacheca, mi piace, commenti e messaggi continuano a essere maggiori del solito. Sono amici che ci vogliono supportare o ci provano?

Essere single in una metropoli

La probabilità di avere un legame stabile cambia anche rispetto alla città. Negli USA, San Francisco, Washington, New York e Los Angeles sono piene di single e, anche su Facebook, le relazioni sono minori rispetto a città come Colorado Springs o El Paso. Metropoli cosmopolite Vs centri urbani con una cultura più tradizionale e incentrata sulla famiglia.
E in Italia? Roma, Milano, Torino sono città per single, più di Foggia e Viterbo?

Amore e Religione

Avere la stessa religione conta. Parecchio. In Spagna, dove risultano esserci il maggior numero di relazioni tra persone di diverse religioni, la percentuale è del 28%. Negli USA l’86% delle relazioni sono tra persone che hanno la stessa religione.

Qual è la vostra esperienza?

Ci piacerebbe sapere il VOSTRO punto di vista su questi argomenti:

1) Appena la relazione Facebook comincia le interazioni (post, mi piace, etc…) tra i due “fidanzati” diminuiscono…perché? Si passa a vivere la relazione più offline?

2) Qual è il momento più difficile per una relazione? I primi sei mesi, i primi due anni?

3) Quando ci lasciamo su Facebook molte persone interagiscono di più con noi? Ci vogliono supportare o ci vogliono provare?

4) Esiste l’effetto metropoli? Nelle grandi città è più difficile stare in relazione? E perché?

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori della settimana

Questa settimana la Top 10 fumetti e illustrazioni ospita solo artiste, per festeggiare insieme la creatività femminile nella ricorrenza dell’8 marzo, giornata internazionale della donna.

Buona visione!

Top10_fumetti_e_illustrazioni_Silvia_Ziche

Silvia Ziche inaugura la gallery con l’ironia di uno dei suoi personaggi più popolari: “Lucrezia”! La vignetta è tratta dal blog dell’autrice, dove vi consiglio curiosare.

Top10_fumetti_e_illustrazioni_Catherine_Meurisse

Con grande talento e una buona dose di umorismo di Catherine Meurisse crea una “Moderne Olympia” al Musée d’ Orsay tra pittura, cinema e danza, in un divertente graphic novel edito in Francia da Futuropolis.

Top10_fumetti_e_illustrazioni_Camille_Vannier

Il tratto delicato e sensuale di Camille Vannier ci regala Tuerca y Tornillo”, comic-book decisamente NSFW per Apa-Apa Comics, (doppia uscita, sull’altro verso la storia di Arnau Sanz).

Top_10_fumetti_e_illustrazioni_Jennifer_Parks

“The Lone Wolf” è il webcomic di Jennifer Parks dalle splendide atmosfere dark. Per leggerlo dall’inizio, cliccate qui.

Top_10_fumetti_e_illustrazioni_Isabel_greeenberg

Il primo graphic novel di Isabel Greenberg si intitola “The Encyclopedia of Early Earth: A Novel, pubblicato da Jonathan Cape in UK, Little Brown in USA e Random house in Canada.

Top_10_fumetti_e_illustrazioni_isabelle_arsenault

“Jane, la Volpe e io” è il lavoro della coppia creativa delle francesi Isabelle Arsenault e Fanny Britt, edita in Italia da Mondadori.

Top10_fumetti_e_illustrazioni_Amalia_Caratozzolo

Opening l’8 marzo a Roma all’Hula HoopAmalia Caratozzolo solo show” a cura di Rossana Calbi. Questa un’illustrazione tratta dal libro “Salvami l’anima”, scritto da Serena Manfrè, edizioni Smasher.

Top_10_fumetti_e_illustrazioni_MP5

Questo è un lavoro che ha fatto qualche tempo fa MP5, illustratrice e bravissima street-artist. Sempre valido.

Top_10_fumetti_e_illustrazioni_Elena_Casagrande

Elena Casagrande è la disegnatrice della serie americana “Suicide Risk”, scritta da Mike Carey, che arriverà in Italia a maggio, per Bao Publishing.

Top10_fumetti_e_illustrazioni_Grazia_Nidasio

C’è anche la “Stefi” di Grazia Nidasio tra le protagoniste della mostra “Bambine terribili” al Museo Wow Spazio fumetto di Milano, insieme a Mafalda, Lisa Simpson, Lucy, Little Lulu e tante altre, dall’8 al 30 marzo 2014.

Come sempre, vi ricordo che se siete degli artisti e volete segnalarci i vostri lavori, basta commentare questo post con il link al vostro blog, Tumblr, sito o portfolio! Grazie mille a tutti quelli che l’hanno già fatto!

Alla prossima,
Odri

Partecipa a Imagine Cup 2014: la competizione studentesca globale di Microsoft

Nata nel 2003, più di 1,7 milioni di studenti nel mondo coinvolti, 3 sfide, 1.000.000 di dollari in premi: questi sono i numeri di Imagine Cup la più grande competizione studentesca globale lanciata anche quest’anno da Microsoft.

Tre sfide, dicevamo: Innovation per chi ha la migliore idea in grado di rivoluzionare un pezzetto di mondo, World Citizenship, per chi ha a cuore aiutare l’umanità e Games, per chi ha in mente il gioco del futuro. Ed è proprio su quest’ultima che vogliamo porre l’attenzione, sulla competition che premia e porta al trionfo i più divertenti, innovativi e creativi giochi costruiti con strumenti e tecnologie Microsoft.

Oggi, grandi giochi sono disponibili da qualsiasi luogo e la gente li gioca ovunque. Sui loro telefoni, sui loro computer, sui loro tablet, nel loro browser, con i loro amici, con chiunque, con tutti. Potenti motori di gioco e librerie sono disponibili gratuitamente per tutti gli studenti. Non c’è davvero mai stato un momento migliore per fare il prossimo grande gioco; cosa aspetti quindi, unisciti anche tu alla rivoluzione del gioco globale.

Hai un’idea? Sei pronto a realizzarla e a metterti in gioco?

Imagine Cup è la sfida ed il palcoscenico che fa per te. Crea il tuo team, sviluppa la tua idea, iscriviti entro il 15 Marzo e partecipa alla selezione per le finali italiane che si terranno presso l’Innovation Campus di Microsoft a Milano il 15 Aprile. Il team che porterà la sua idea alle finali mondiali di Seattle potrebbe essere proprio il tuo! In più, un team tra i finalisti di tutto il mondo sarà scelto per un colloquio direttamente con il cofondatore di Microsot Corporation in persona: Bill Gates!

La squadra vincitrice porterà a casa $ 50.000. L’obiettivo? Creare un gioco per desktop o tablet Windows o un gioco per cellulare con Windows Phone o un gioco browser utilizzando Windows Azure.

L’Italia non è stata certo a guardare negli ultimi anni portando per ben due volte consecutive progetti e idee sul podio; l’anno scorso a San Pietroburgo il TeamNameException si classifica al primo posto nella competition Windows 8 con il suo gioco: Ulixes, una guida turistica interattiva, un modo unico e accattivante per esplorare i monumenti, ambienti naturalistici, musei e città, un innovativo concetto di “turismo sociale”.

Ma è nel 2012 che il team Italiano Ingenium Team si classifica al primo posto per il premio “Health Awareness Award and Environmental Sustainability Award” che affronta i problemi di salute e ambientali più difficili del mondo.

E nel 2014? Il prossimo gioco a portare l’Italia sul tetto del mondo potrebbe essere il tuo!

Iscriviti ora su www.imaginecup.com nella categoria Games entro le 23.59 del 15 Marzo (GMT) e presenta il tuo progetto, potresti essere selezionato per le finali italiane di Imagine Cup e aggiudicarti la possibilità di competere per un posto sul volo che ti porterà dritto a Seattle per le finali mondiali! Per maggiori informazioni:  itamsdn@microsoft.com

App of the Week: con Samba vedi le reazioni dei tuoi amici ai tuoi video!

Ogni giorno inviamo messaggi ai nostri amici, parenti, colleghi… A volte alleghiamo foto e video, ma non riusciamo sempre ad immaginare la vera reazione di chi riceve il nostro messaggio: probabilmente la maggior parte delle volte suscitiamo una reazione diversa da quella sperata!

Per toglierci ogni dubbio, esiste Samba, l’app per inviare video messaggi e ricevere direttamente la reazione di chi li riceve! Con sede a Tel Aviv , Samba è guidata dal co-fondatori Barak Hachamov ( CEO) , Shay Erlichmen ( CTO ) , Ronel Mor (Chief creativo ) , e Oren Meiri ( Head of client).

Samba: come funziona?

L’applicazione ha un’interfaccia molto ben realizzata e consente di registrare un video per un amico. Un volta inviato il video attraverso Samba, l’amico che lo riceve, nell’aprirlo, visualizzerà sul video una piccola finestra  rotonda dove potrà vedere se stesso. Infatti l’app registra la sua reazione in contemporanea alla visualizzazione del vostro video e così il vostro amico condividerà automaticamente con voi la sua reazione .

L’idea è quella di offrire la comodità della comunicazione asincrona , con il potere però della comunicazione face-to-face . Inoltre l’app è divertente anche nei più piccoli dettagli dell’interfaccia, come ad esempio la possibilità di trascinare col dito la finestra rotonda.

Guardate questo simpatico video di presentazione per capire meglio il suo funzionamento:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=Z6TbaVmHLNw’]

L’app permette di registrare video lunghi fino a 15 secondi  e al momento è possibile inviare i video solo a una persona per volta. Samba registra solo la prima reazione, quella che il ricevente ha appena apre la prima volta il messaggio e soprattutto non c’è modo di spegnere la fotocamera al momento della visione del messaggio: perciò è impossibile barare!

Sull’app poi i video e le reazioni sono archiviati secondo i contatti della propria rubrica. L’aspetto fondamentale che risponde ai dubbi sulla privacy che spesso queste messaging app scatenano, è che è possibile cancellare i video dal proprio telefono e da quello di chi riceve il messaggio.

Al momento l’app è disponibile solo per il download per iOS; presto sarà disponibile anche la versione Android su Google Play Store, stay tuned!

Chissà se la reazione dei vostri amici ai vostri video messaggi assomiglierà ad una di queste… 

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=-t4bcQko2Yo’]

Sei un vero Digital Advertising addicted? 12 parole per scoprirlo

Il mondo del Digital Advertising ti affascina, confessa. Leggi continuamente articoli su AdAge. Hai tra le pagine preferite quella del sito dello IAB e su Linkedin tieni d’occhio ogni giorno gli annunci di lavoro delle più prestigiose agenzie di comunicazione. Vuoi davvero intraprendere una carriera in questo settore? Mettiti alla prova e stupiscimi.

Se di queste 12 buzzword conosci il significato di sole 3 parole, andiamo maluccio, ma confido nella tua buona volontà di apprenderle tutte. Se di queste ne hai già sentite almeno 8, sei bravino, ma devi applicarti. Se le sai tutte, dico, proprio tutte,  chapeau, sei un mago!

Un articolo apparso su Business Insider ci spiega quali sono i termini più in voga del settore, per stare in campana e farsi capire dagli addetti ai lavori.

Native Advertising

Spesso viene utilizzata in maniera impropria, eppure native advertising ha un significato ben preciso. Se vogliamo essere pignoli, un native ad è un contenuto editoriale a pagamento, il cui contesto creato ad hoc serve da pretesto (gioco di parole voluto) per promuovere un brand, all’interno di un paid media. E’ esattamente quello che fa Buzzfeed per sponsorizzare Dunkin’ Donuts per intenderci. La proprietà e l’uso di una native ad restano nelle mani di chi ha investito in questa forma pubblicitaria, che si integra col contenuto della piattaforma “ospitante”.

Una curiosità. Il polverone sollevato da un articolo di Erik Wemple apparso il 20 Novembre 2013, sul Washington Post in cui si accusava il collega Mike Allen, (giornalista del Politico), di ricorrere palesemente al native advertising all’interno della sua newsletterha reso celebre questa nuova forma di fare pubblicità e ha gettato le basi per il dibattito di natura etica sulla questione contenuti editoriali che fanno informazione versus contenuti editoriali che fanno promozione, minando quindi l’autorevolezza delle testate giornalistiche.

Da non confondere con: sponsered content. Un annuncio sponsorizzato nel tuo newsfeed su FB non è native advertising, perché manca quella precisione, caratteristica del native advertising, sia a livello di contestualizzazione dei contenuti che di targetizzazione del messaggio, come ci fa notare nativeadvertising.it, di IAB Italia. Di diverso avviso invece è Aaron Taube di Business Insider, secondo il quale il native advertising si manifesta in tutte le forme, per cui anche un #hashtag sponsorizzato che compare nei tuoi trend topic è da considerarsi tale.

Creative

E’ la parola passe-partout che ti permette di avere accesso alle stanze segrete del Digital Advertising, ma va usata rigorosamente in inglese. Guai a mandare un cv in giro e menzionare la parola ‘creativo’. Guai a spacciarti per ‘creativo’, non verresti preso sul serio. Senti come suona bene ‘Junior Creative Art Director’. Ora che hai modificato la dicitura, sappi che questo è un cliché che va usato con parsimonia. Molta parsimonia. Se sei un creative, non hai bisogno di dirlo. Si deve percepire.

Media Agnostic

Un anglosassone lo pronuncerebbe così: miiidia ag-nostic. E anche un italiano dovrebbe farlo. Se qualcuno si è rivolto a te, appellandoti in questa maniera, sappi che non ti ha fatto un complimento.

Essere media agnostic significa non avere ben chiaro dove veicolare un messaggio pubblicitario e quando non si ha la sensibilità per capire quale canale sfruttare, allora si rischia di lanciare uno spot un po’ ovunque, senza distinguere perché sia più efficace sfruttare ad esempio YouTube, anziché il mezzo televisivo o la carta stampata o il più recente Snapchat.

Da non confondere con: Media Agnostic USB

Deep linking

Non è il nome di uno sport estremo e nemmeno di una pratica sadomaso. Chi sta facendo deep linking, sta inserendo un hyperlink (collegamento ipertestuale) all’interno di una pagina web di un sito, rinviando l’utente ad un sito diverso. Attenzione però. Nell’ambito del digital advertising, chi parla di deep linking si sta riferendo all’azione che permette di collegare gli utenti che navigano sul web a un luogo ben preciso all’interno di una app, ad esempio quella di un e-commerce.

Programmatic Buying

Oggi qualsiasi campagna pubblicitaria digital è automatizzata. Fine della poesia. Scordatevi il publisher (l’editore che offre i propri spazi sul web) che si presenta in carne ed ossa dall’advertiser (l’inserzionista) con la propria valigetta a discutere sull’inventory (inventario) da acquistare e sul prezzo da concordare.

Da ormai qualche tempo il Real Time Bidding, che consente la vendita all’asta degli spazi pubblicitari sul web a target altamente profilati, è la forma di programmatic buying più utilizzata. Se sei interessato al programmatic buying, ti ricordo che esiste anche il programmatic direct buying, modalità secondo cui gli advertiser acquistano un inventario di annunci ben definito ad un prezzo stabilito dal publisher.

Engagement

Quanto piace l’engagement, eh? Te ne sarai accorto che ormai non si fa altro che parlare dei modi per coinvolgere gli utenti a interagire coi brand sui social media e di come misurare i tassi di engagement. Ormai l’avrai capito anche tu che il numero dei like su una fanpage di Facebook non significa gran cosa. Per conquistare i potenziali consumatori, ci vuole ben altro, lasciamo perdere però i gattini.

Viewability

“L’avranno visto veramente i miei potenziali consumatori il nuovo e costosissimo spot che ho lanciato su Youtube?” Ecco, questa è la domanda che bisogna farsi quando ti parlano di viewability. Quasi la metà di tutto il display advertising non è posizionata dove gli utenti dovrebbero vederla. Può capitare ad esempio, che un banner sia collocato in basso, alla fine della pagina, dove solitamente chi naviga, non va mai. A meno che non sia particolarmente interessato alla sezione “Privacy” di un sito.

Big data

Dietro al concetto di big data sta una filosofia secondo la quale le azioni di marketing sono volte a raccogliere tutti i dati possibili sui consumatori. In realtà, chi utilizza questa espressione non sta facendo altro che tirare l’acqua al proprio mulino, incoraggiando gli scettici a spendere qualche soldo per quella tecnologia in grado di catturare qualsiasi tipo di movimento, abitudine, emozione, percezione di un utente. Da utilizzare con molta disinvoltura.

Click Fraud

Ti ricordi il concetto di viewability espresso poco fa? Ecco, il click fraud è il click fraudolento, quello messo in atto da alcuni software programmati per cliccare su un banner, per dare l’impressione che la campagna stia funzionando. Non sono solo le macchine però ad essere responsabili del click fraud, ma anche le persone vere, pagate apposta per fare click.

Rich Media

Il formato rich di un annuncio pubblicitario non si ferma ad un messaggio statico come quello di un banner, ma invita l’utente ad interagire, chiedendogli ad esempio di cliccare sul tasto play. Come deve essere quindi una pubblicità in formato rich? Immersiva, coinvolgente e a forte impatto. Facciamo un gioco e individua gli annunci in formato rich che trovi su Corriere della sera o su Repubblica.

Responsive Design

Un sito web dotato di un responsive design è un sito intelligente, perché capisce se l’utente sta leggendo un contenuto di una pagina web da un tablet o da uno smartphone, adattando le dimensioni e le caratteristiche della pagina a seconda del dispositivo usato. Non c’è trippa per gatti, il mobile è da due anni in forte crescita e il digital advertising non può rimanere indifferente a questa evoluzione.

The Internet of Things

E se un giorno il tuo frigorifero ti dicesse che hai terminato il latte, ma che potresti però acquistarlo in offerta proprio al supermercato dietro l’angolo di casa tua? Ecco che cos’è The Internet of Things. Pensavi si trattasse di un romanzo di Isaac Asimov e invece…

Allora, sei un vero Digital Advertising addicted?