Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori della settimana

Benvenuti ad una nuova puntata della Top 10 fumetti e illustrazioni di Ninja Marketing, che vi tiene compagnia ogni settimana aggiornandovi sui più interessanti autori della “creatività disegnata” in circolazione sul web, nelle librerie, fumetterie, mostre e – perché no? – sui muri delle vostre città, in Italia e nel mondo. Buona visione!

Top 10 fumetti e illustrazioni- i migliori creativi della settimana Davide Toffolo

E’ uscito questa settimana il nuovo lavoro di Davide Toffolo, uno dei più popolari autori italiani e front man del gruppo Tre allegri ragazzi morti. Si intitola “Graphic novel is dead“, edito da Rizzoli Lizard.

Top 10 fumetti e illustrazioni- i migliori creativi della settimana Igort

Da Coconino Press l’edizione definitiva di “Sinfonia a Bombay” di Igort, spy-story orientale anni ’40 rivisitata in chiave moderna apparsa a puntate nell’inserto “Valvoline” di Alter, ora in versione deluxe a colori.

Top 10 fumetti e illustrazioni- i migliori creativi della settimana Nicolò Pellizzon

Anteprima da Bao Publishing dell’anteprima del muovo graphic novel di Nicolò Pellizzon in uscita a settembre 2014, dal titolo “Gli amari consigli“.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Nicolas De Crecy

Nuovo titolo annunciato per la collana 9L Panini: il graphic novel “Salvatore“, dell’autore francese Nicolas De Crecy, storia di un tenero “meccanico dell’amore”.

Top 10 fumetti e illustrazioni- i migliori creativi della settimana BOOM Translucid

Sul versante supereroi, annunciata per il prossimo aprile da BOOM, negli USA, una nuova serie a fumetti “Translucid”. Il team creativo è composto dalla coppia Chondra Echert e Claudio Sanchez.

Top 10 fumetti e illustrazioni- i migliori creativi della settimana Gud

Gud, il fumettista che ultimamente diverte i suoi lettori con le vignette dedicate al successo televisivo del talent Masterchef, inaugura una mostra a Roma, curata da Rossana Calbi, dal titolo significativo Ai fil Gud.

Top 10 fumetti e illustrazioni- i migliori creativi della settimana Bilotta Mosca

Per i volumi “Le Storie” Bonelli, è in edicola “Friedrichstrasse“, di Alessandro Bilotta e Matteo Mosca, ambientata a Berlino Est, nei cupi anni della Guerra Fredda.

Top 10 fumetti e illustrazioni- i migliori creativi della settimana Ratigher

Ratigher ha annunciato sul suo blog il suo nuovo lavoro in corso, la serie “FIVE MANTLES“, in inglese e verrà pubblicata semestralmente. Altri dettagli sul suo blog.

Top 10 fumetti e illustrazioni- i migliori creativi della settimana Manuele Fior

Manuele Fior illustrerà – ogni domenica per tutto l’anno – una poesia scelta e commentata da Walter Siti sulle pagine del quotidiano La Repubblica.

Top 10 fumetti e illustrazioni- i migliori creativi della settimana Mari Kanstand Johnsen

A Bologna, il 15 gennaio è arrivata l’artista Mari Kanstad Johnsen. Parallelamente alla sua residenza nasce l’operazione “Mari was here”. Tutti i dettagli sul sito del Bilbolbul. Festival internazionale di fumetto.

Come sempre, vi ricordo che se siete degli artisti e volete segnalarci i vostri lavori, basta commentare questo post con il link al vostro blog, Tumblr, sito o portfolio! Grazie mille a tutti quelli che l’hanno già fatto!

Alla prossima,
Odri

Heineken ti invita a ballare di più e bere meno [VIDEO]

Heineken ti invita a ballare di più e bere meno

Dance More, Drink Slow. Balla di più, vacci piano con l’alcool. Sembrerebbe un messaggio paradossale per un brand che produce birra, ma non se si parla di Heineken, che negli ultimi anni ci ha offerto campagne di comunicazione davvero degne di nota come l’apprezzatissima e acclamata “The Sunrise“, il cui claim sosteneva che “la notte appartiene ai bevitori moderati”.

Con “The Experiment” Heineken dà seguito all’approccio unico che distinse la campagna del 2011, adottando però uno stile meno vicino allo storytelling e più informativo. E ribaltando i ruoli. Protagonista non è più il giovane ragazzo che trascorre la serata in un club ma il dj che lo deve intrattenere, in questo caso Armin van Buuren.

Il copy mixa appunto il racconto in prima persona del musicista con il reporting dell’iniziativa organizzata dal brand, per dimostrare che un bravo dj può far divertire il pubblico di un club e portarlo a consumare meno alcool.

Come ci sono riusciti? Invitando un dj di fama mondiale in una delle due serate scelte per l’esperimento, entrambe nel medesimo locale, con lo stesso numero di clienti. Con uno scarto di quasi il 50% di alcolici serviti.

L’unica differenza è quindi il livello di intrattenimento, lo stesso concetto che da sempre fa da substrato alla comunicazione di Heineken, brand che ha costruito la sua awareness tramite le tante e famose attività di sponsorizzazione di eventi musicali e campagne che sempre comunicano il consumo del prodotto in contesti di socializzazione.

Fateci sapere cosa ne pensate di questa iniziativa!

Credits:

Creative Agency: Publicis, Milan, Italy
Creative Directors: Cristiana Boccassini, Bruno Bertelli
Creative Supervisors: Fabrizio Tamagni, Michela Talamona
Copywriter: Michele Picci
Art Director: Valeria Vanzulli
Graphic Designer: Gianluca Chinnici
International Account Director: David Pagnoni
Agency Producer: Mariella Maiorano
Production House: Partizan Darkroom
Director: Philip Andelman
DoP: Stephan Vallée
Executive Producer: Robin Accard
Producer: Magali Selosse-Bishop
Editor: Maxime Pozzi Garcia, Fabrizio Squeo
Music: Save My Night by Armin Van Buuren

Jelly, l'app per che risponde alle tue domande via social!

Basandosi sul concetto  Se hai una domanda, c’è qualcuno là fuori che conosce la risposta il co-fondatore di Twitter Biz Stoneo ha recentemente lanciato Jelly, servizio di social searching che permette di porre domande su qualsiasi argomento e ricevere risposte dai propri amici utilizzando i social network. A differenza dei suoi predecessori come ad esempio Ask.com, Yahoo Answers e Google Answers, i quesiti su Jelly sono accompagnati da immagini.

Se ad esempio siete in vacanza in una nuova città e vi trovate difronte ad un monumento che non conoscete, vi basterà scattare una foto tramite il vostro smartphone, uplodarla sul vostro account e aspettare che qualcuno dei vostri amici vi dica di quale monumento si tratta.

Le immagini sono il vero punto di forza di Jelly, che aggiungono profondità e contesto a tutte le domande. È possibile ritagliare, zoomare e disegnare sulle immagini per ottenere più specificità.

Qui sotto il video di presentazione di Jelly

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=n1S709J9epU’]

Con Jelly chiedi a

Per iniziare, basta collegarlo ad un account Facebook o Twitter (o entrambi se vi piace). Per chi è titubante e non vuole connettere migliaia di servizi al proprio profilo social, sarà contento di sapere che Jelly non pubblica nessuna delle domande che uploderete sul vostro profilo Facebook, ne tantomeno le risposte che fornirete ai vostri contatti, e viceversa, se vorrete potrete decidere di condividere le domande che più desiderate, manualmente.

Poiché è solo mobile (per ora almeno) ed ha un limite di 240 caratteri per ogni post d’accompagnamento alla foto, Jelly ispira domande abbastanza brevi e veloci con risposte semplici e concise.

Le domande sono le più varie: c’è chi chiede quale paio di scarpe è meglio abbinare alla propria giacca per una serata fuori, chi lo utilizza per risolvere i propri esercizi di algebra, c’è chi lo usa per domande professionali e chi semplicemente è rimasto colpito da un murales per strada e usa Jelly per sapere il nome del suo artista.

E se la usa anche Zuckerberg…

Utilizzarlo è molto facile, una volta effettuato l’accesso collegando ad almeno un account, vedrete apparire in home le varie domande (assieme all’immagine profilo estratta dal rispettivo social network della persona che vi pone il quesito) dandovi la possibilità di rispondere o di passare oltre alla domanda succesiva.

Quando ci si trova difronte ad una domanda alla quale si vuole rispondere, è sufficiente premere il tasto Answer e digitare la propria risposta e oltre a rispondere con il testo è possibile aggiungere anche un link ad un URL.

Un vantaggio molto importante di Jelly è la possibilità di ricevere risposte anche dagli amici degli amici, collegandosi così non solo alle persone che si conosce, ma anche ad altri, espandendo di gran lunga la possibilità di ricevere una risposta che si desidera.

Se vi piace la risposta di qualcun altro, è possibile contrassegnarla con GOOD o condividerla. La grafica di Jelly è semplice, intuitiva e il tutto risulta molto scorrevole, le domande sono nel box principale, e per consultarle ci si muove dall’alto verso il basso; le risposte stanno sotto, visualizzabili una alla volta.

Dopo aver ricevuto una risposta abbiamo la possibilità di mostrare la nostra gratitudine facendo clic sul pulsante “Thank you” e in fondo alla propria pagina c’è anche un contatore che indica quante espressioni di ringraziamento hai ricevuto

La Jelly-mania ha iniziato a contaminare in molti, non risparmiando neanche Mark Zuckerberg che qualche giorno fa, dal bagno di casa sua ha fotografato un ragno nella sua doccia chiedendo ai suoi “amici’ di che tipo di ragno si trattasse e se fosse giusto lasciarlo vivere nella sua doccia.

Il motto di Jelly: “Aiutiamoci a vicenda”

In un post sul loro blog Biz Stone ha dichiarato:

“Jelly cambia il modo in cui facciamo ricerche. Avere risposte dalle persone è molto diverso che averle da un algoritmo, non importa quanto sofisticati i nostri algoritmi possano diventare, sono ancora molto lontani dall”esperienza, l’inventiva e la creatività della mente umana. Jelly è un nuovo modo di cercare e qualcosa di più – rendere facile e divertente aiutare gli altri.”

Infatti, lo slogan dell’azienda è “Aiutiamoci a vicenda”, il logo di Jelly è una medusa, e l’azienda ha dichiarato di averlo scelto  “perché ha una rete a maglie larghe di nervi molto simile al nostro cervello e al sistema nervoso, che immaginiamo alla base del meccanismo di aiuto tra persone”

Dato il largo consenso fin ora ricevuto dal pubblico e la molta curiosità che gravita attorno a Jelly e ai suoi possibili sviluppi futuri, non ci stupiremmo di certo se vedessimo nel giro di poco tempo Jelly, riempirsi di account di brand che potrebbero utilizzarlo per effettuare indagini di mercato sui gusti e sulle preferenze dei propri clienti, ampliando così la loro strategia di social media marketing.

Jelly è disponibile gratuitamente su iTunes e Google Play per tutti i dispositivi iOS e Android.

Winner Taco, Algida e prosumer: il dialogo vince sempre [INTERVISTA]

Così, il Winner Taco è effettivamente tornato. Presto sui banchi frigo di tutta Italia si potrà trovare quello che è stato per mesi l’oggetto del desiderio di community intere (citeremo ancora una volta come esempio lampante Ridateci il Winner Taco): ed è forse proprio grazie a questi gruppi autogenerati che la merenda dei fans di questo prodotto figlio degli anni ’90 potrà tornare ad essere come quella della giovinezza.

Lo avevamo detto nel post Ritorna il Winner Taco? Se i prosumer cambiano la strategia di Algida: siamo forse di fronte a una piccola grande rivoluzione del rapporto fra brand e consumatore.
Che il dialogo fra i due poli del sistema di consumo fosse basilare, era ormai chiaro. Che questo potesse diventare una forma assimilabile alle normali strategie di comunicazione messe in campo dalle aziende per vendere, quasi. Che i piani industriali mutassero grazie ai movimenti dei social network, difficile da prevedere. Il Winner Taco e la vicenda ad esso collegata aprono spazi difficilmente prevedibili prima che la mania dilagasse così tanto.

Algida è il primo brand a far diventare la voce dei social media un indicatore del mercato. Uno spazio difficile da pronosticare con questa lucidità, seppur in tanti casi – anche di campi diversi – la vox populi di Facebook, Twitter etc fosse anche la cartina di tornasole di un sentimento diffuso nella società.

Il Winner Taco, il dialogo con i consumatori e come quest’episodio possa già essere annoverato come uno dei casi studio più interessanti del 2014, sono gli argomenti di un bel dialogo fatto con Tommaso Vitali, Group Manager Brand Building Ice Cream di Algida.

Buongiorno Tommaso e benvenuto su NinjaMarketing!

Buongiorno a tutti!

Il Winner Taco torna nei banchi frigo: la prima domanda è che ci si pone, seguendo la vicenda è quanto hanno influito gli utenti che ne chiedevano a gran voce il ritorno?

Abbiamo imparato ad ascoltare e analizzare con attenzione i messaggi che le persone e in particolar modo i fan dei nostri prodotti trasmettono attraverso internet. Solo in questo modo possiamo comprendere le reali tendenze del mercato e rispondere in modo corretto con i nostri prodotti . 13 anni fa l’azienda ha deciso di non continuare a produrre questo gelato in quanto, a fronte di complessitá produttive, sono state introdotte sul mercato diverse novità in grado di soddisfare le esigenze dei consumatori. Ma ascoltando e analizzando le richieste della rete abbiamo compreso che si trattava di un reale movimento di fan che dimostravano un reale e concreto amore per Winner Taco. E questo ci ha fatto riflettere attentamente sulle strategie da adottare”

Algida ha risposto positivamente alle richieste del pubblico e questo influirà certamente sulla brand image: quanto in percentuale ha contato nella scelta di riproporre il Winner Taco questo fattore?

Il caso di Winner Taco testimonia la potenzialitá della rete nell’influenzare in modo risolutivo anche le sorti di un prodotto fuori commercio, attraverso la comunicazione mediatica; le persone si esprimono ed esprimono desideri e richieste nei confronti dei brand ed in particolar modo di quelli a loro più cari. In questo scenario l’atteggiamento dell’azienda deve essere aperto e disponibile ad ascoltare la voce di migliaia di persone, cogliendone il vero messaggio creando una relazione win win . In questo modo si dimostra la rilevanza di un brand e se ne accresce il valore e la reputazione presso i consumatori. L’ascolto e la creazione di una relazione e di un’experience condivisa tra brand e consumatore è l’obiettivo che ogni azienda dovrebbe porsi nello scenario attuale.

Non avete paura di creare un precedente e dover discutere, d’ora in avanti, i piani industriali con i vostri consumatori?

Assolutamente no. Come sottolineavo si tratta di ascolto e di risposte ma sulla base di un concreto studio di fattibilitá. Credo anche che nessun consumatore si aspetti questo ma al contrario chieda che i propri suggerimenti o desideri siano presi in corretta considerazione da parte del brand che hanno dimostrato di amare e di sostenere .

Non è la prima volta che i consumatori indirizzano le scelte di un’azienda, in termini di scelte strategiche. Questo però è il primo caso in cui l’effetto dirompente è stato amplificato dai social media, e in particolare dall’attività della community che orbitava intorno alla brand page Algida e all’hub del dissenso, “Ridateci il Winner Taco”. Algida si sente un po’ “precursore” di ciò che le aziende saranno chiamate a fare?

Credo che le Aziende che non si ponga in questa dimensione di reale win win dimostrino di essere veramente miopi. Noi siamo orgogliosi di aver compreso da tempo che azienda e consumatore devono confrontarsi, nel rispetto delle proprie dimensioni e competenze, sulla via dei prodotti e sui valori della marca. E se su Winner Taco siamo stati ” precursori” allora ne siamo davvero felici. E continueremo in questa direzione

In queste ore si affollano i contenuti creati per celebrare il grande ritorno. Quanto sono importanti nell’economia della promozione di un prodotto che, vista l’attesa, si dovrebbe vendere da sè?

L’enormità di contenuti generati in queste ore ha impressionato anche noi e ci dimostra ancora una volta la voglia di partecipazione e condivisione attorno a questo prodotto.
Winner taco si muoverà tra filone vintage del ritorno agli anni ‘90 e la stretta attualità; in fondo il nostro orso polare è stato congelato per molti anni e si capisce che voglia recuperare un po’ del tempo perduto :).

In molti sono stati in dubbio che tutta l’azione degli utenti nel chiedere il Winner Taco sia stata in realtà una grande campagna orchestrata da Algida. Posto che non sia stato così, questa vicenda potrebbe in futuro indirizzare nuove forme di comunicazione digitale, in cui community vengono create ad hoc per indirizzare l’opinione dell’audience e/o attrarre segmenti di target differenti?

Ci tengo a ribadire che la ricetta è solo e nient’altro basata sulla capacitá di ascolto, di analisi e di risposta ragionata capace di unire desideri del mercato e sostenibilità di sviluppo. Non penso a creazione quindi di community ad hoc o modalitá artificiose per attrarre segmenti di target differenti, bensi proseguire con un ascolto attento e mirato e attivare precisi studi di fattibilità capaci di convertire in azione i segnali provenienti dalla rete, e rispondere con prodotti o servizi realmente sostenibili capaci al tempo stesso di soddisfare le esigenze del pubblico.

Grazie mille Tommaso.

Grazie a voi!

PS: Alcune immagini del post, oltre che il video, sono farina del sacco degli amici di Ridateci il Winner Taco.

LVenture punta su 5 nuove startup made in Italy

LVenture punta su 5 nuove startup made in Italy

LVenture punta su 5 nuove startup made in Italy

Si chiamano Wineowine, Thingarage, Appeatit, Spotonway e Zenfeed: sono le 5 nuove startup che si aggiungono alle 19 già finanziate da LVenture Group per un totale di 5,5 milioni di finanziamenti erogati. La holding operante a livello internazionale nel settore del venture capital è specializzata nell’area dell’ICT, in particolare in startup del mondo digitale, ad esempio mobile, gaming, fashion design, social network e crowdsourcing.

Scopriamo insieme le nuove nate grazie al supporto di LVenture.

LVenture punta su 5 nuove startup made in Italy

Food, Wine & Startup

Appartengono al settore food e dell’enogastronomia WineOwine e Appeatit. La prima è una piattaforma di vendita di vini che promette eccellente qualità a un prezzo particolarmente competitivo attraverso vendite flash. WineOwine si pone come interlocutore diretto e qualificato con i migliori produttori vinicoli e, accorciando la filiera, riesce a garantire prezzi bassi ed equi per chi produce, oltre che ridotte emissioni di CO2. E se il vino è sconsigliato in pausa pranzo, di certo non lo è Appeatit, il servizio ideato per gestire al meglio la pausa abbattendo le file al bar o al ristorante e l’attesa che le pietanze siano pronte. Attaverso il sito appeatit.com è possibile prenotare il ristorante preferito, scegliere cosa mangiare dai menù caricati sul sito, indicare l’ora di arrivo ed eventualmente pagare online. Il risultato? Più tempo per rilassarsi e meno stress e attese.

Tecnologia 3D

Si dichiara non un semplice strumento per creare oggetti, ma una piattaforma per rendere reali le proprie idee. Thingarage, infatti, si posiziona come l’interlocutore dei designer nella realizzazione di modelli tridimensionali di altissima qualità. Più nello specifico, si tratta di una piattaforma di crowdsourcing per modelli destinati alla stampa 3D per mezzo della quale gli utenti potranno richiedere un oggetto che desiderano realizzare e ottenerne il progetto che gli consentirà di farlo diventare realtà.

LVenture punta su 5 nuove startup made in Italy

A caccia dell’offerta migliore

I consumatori sono sempre più sensibili agli sconti e alle offerte promozionali. Lo sa bene il team di Spotonway che ha dato alla luce una webapp che consente di individuare offerte vantaggiose e geolocalizzate. La piattaforma permette all’utente di navigare tra le offerte disponibili sul sito e di recarsi nel punto vendita a verificare di persona che il prodotto sia quello desiderato. Nessun vincolo di registrazione e nessun pagamento è richiesto da Spotonway: l’utente dovrà solo scaricare il QR code corrispondente all’offerta e finalizzare l’acquisto attraverso un apposito tablet presente in negozio.

Stop allo stress da news

Viviamo bombardati da informazioni e l’ansia di non essere sufficientemente aggiornati ci colpisce quotidianamente. La soluzione arriva da Zenfeed, l’aggregatore di news che studia le preferenze dell’utente attraverso il comportamento online e sui social networks. Al contrario degli aggregatori esistenti, la startup promette di fornire solo informazioni che l’utente considera utili, ordinandole per la rilevanza che, secondo l’algoritmo, esse hanno per l’utente.

Ma LVenture non è solo startup e crowdsourcing. La società ha annunciato un progetto di formazione alle professionalità web e una Tech City all’interno della Stazione di Roma Termini.

 

 

Credits picjumbo.com, linktechgroup.com, cefaluweb.com

Come umanizzare un brand sui social network


Oggi è diventato fondamentale per le aziende, sul web e in particolare sui social network, interagire con gli utenti trattandoli da esseri umani e non più solo da numeri, clienti o segmenti demografici. Ma cosa può significare interfacciarsi con esseri umani che effettivamente hanno un nome, un volto e riportano sul web un modello di conversazione e relazione simile o uguale a quello della vita quotidiana? Significa dare anche al brand stesso un volto, una personalità, proprio come i più basici e antichi principi del marketing tradizionale, da Aaker a Kapferer.
Una personalità, però, significa anche contenuti: non più slogan o tecniche di vendita puramente commerciali, ma un vero e proprio tono di voce riconoscibile, un proprio stile, dei propri interessi e argomenti di conversazione oltre il proprio prodotto.

La traslazione della personificazione di marca sul web, anche attraverso i social network ha fatto sì, quindi, che i marchi cominciassero ad essere umanizzati (a volte anche troppo: ancora troppi brand hanno un profilo privato su Facebook anziché una pagina!): internet è fatto di persone, ed è con loro che i brand hanno la necessità di relazionarsi.

A tal proposito, ecco 5 consigli per rendere il vostro brand più umano sui social network.

#1 Ascolta

È una caratteristica e una sensibilità che purtroppo a volte neanche gli esseri umani stessi riescono ad avere, ma riuscire ad ascoltare e saper interpretare l’ascolto è una parte fondamentale per la presenza online di un brand: gli utenti e le loro richieste sono un bene prezioso – e nascosto – per ogni azienda. Scovarlo e riuscire a soddisfare i bisogni vi permetterà di essere un passo avanti agli altri.

Come? Programma una volta a settimana una analisi dei risultati trovati sul tuo brand ricercando sui principali motori di ricerca, social network e siti di domande/ risposta. Almeno una volta al giorno, poi, leggetevi i commenti che gli utenti vi hanno lasciato sui diversi social network.

#2 Rispondi

Sembra banale, ma non lo è: bisogna SEMPRE rispondere a un cliente. Infondo voi fareste mai finta di ignorare una persona che entra nel vostro negozio, nella vostra fabbrica o nella vostra casa? Così sui social network, rispondete sempre ad ogni commento o post, sia esso una critica o un elogio!

Come: giornalmente controllate le vostre pagine social e impegnatevi a rispondere a tutti o quasi i commenti, soprattutto se con richieste di aiuto. Di contro, vi ritroverete anche a dover rispondere a critiche o reclami: fatelo sempre con onestà, trasparenza e garbo: a volte gli utenti possono avere richieste assurde o pretenziose, voi siate carini e coccolosi, sempre!!

#3 Usa un tono informale

Parliamo di umanizzazione del brand? Bene, per quanto voi possiate essere un ente più o meno istituzionale o importante, sui social ma in generale sul web vige la parità e la colloquialità. Siate informali e rilassati, i toni rigidi e distaccati lasciateli per gli affari puri, che non passano attraverso dei commenti sui social network.

Come: usa sempre il tu, se non in casi rarissimi ed eccezionali. Cerca di usare il nome delle persone (la necessità di taggarli nel commento o nella risposta vi aiuterà molto): chiamarli con il proprio nome, come un amico, stringerà la distanza tra consumatore e azienda e soprattutto scioglierà l’atteggiamento diffidente che solitamente l’utente ha quando si approccia per la prima volta con una azienda. Attento, ovviamente, a non esagerare: il rischio di superare la soglia e risultare ridicoli è dietro l’angolo.

#4 Domanda

I tuoi utenti non ti forniscono abbastanza informazioni spontaneamente attraverso la loro esperienza prodotto sul web o attraverso una attiva presenza sui social network? Stimola tu la conversazione, sii tu a chiedere per primo a loro cosa vorrebbero cambiare.

Come: organizza un questionario online, diverse piattaforme lo permettono anche gratuitamente, proponi tu delle domande sui social network, stuzzica la mente dei tuoi utenti chiedendo loro un parere diretto e sincero

#5 Trova argomenti di discussione

Come nelle relazioni interpersonali tra due esseri umani si cerca di tirar fuori argomenti di diverso appeal, settore e interesse, così un brand devo trovare dei punti di contatto con i propri utenti e degli argomenti di conversazione che trascendano dal puro prodotto commerciale.

Come: evita di pianificare una strategia e dei contenuti social esclusivamente legati alla conclusione della vendita a favore del tuo brand, ma piuttosto creati una serie di argomenti di discussione generalmente legati al mercato in cui il tuo prodotto è inserito o che girano intorno alla vita del tuo target. Che gli utenti siano annoiati da una comunicazione strettamente e unicamente legata al prodotto è un dato di fatto: cerca di differenziarti e di lasciare l’informazione giusta al momento giusto al tuo cliente nel momento in cui non la stava cercando.

E il tuo brand, è già “umanizzato” abbastanza? Se sì, quali altri consigli hai? Ti aspettiamo nei commenti!

Torna a Milano tutta l'energia di Startup Weekend

Torna a Milano tutta l'energia di Startup Weekend

Ancora un paio di settimane d’attesa prima del terzo appuntamento con Startup Weekend, in programma a Milano dal 31 gennaio al 2 febbraio, presso TAG Milano. La tre giorni all’insegna dell’innovazione è organizzata da Talent Garden Milano, in collaborazione con Frontiers Conference e Startupbusiness e con il sostegno di Kauffmann Foundation e Google for Entreprenurs.

Torna a Milano tutta l'energia di Startup Weekend

Perché partecipare allo Startup Weekend?

La risposta è: perché perdersi uno dei principali eventi internazionali sui temi dell’imprenditoria e dell’innovazione? Lo Startup Weekend sarà il momento ideale per tutti coloro che hanno una business idea da sviluppare: oltre alla possibilità di presentare il proprio progetto d’impresa in cerca di finanziatori o compagni d’avventura, l’evento sarà un importante momento di formazione grazie alla presenza di mentor e business angels, oltre che di venture capitalists in cerca di idee da sostenere economicamente. Ma l’evento non sarà solo un covo di startupper, bensì un luogo d’incontro in cui apprendere e lasciarsi ispirare anche per tutti coloro che sono semplicemente curiosi e in cerca di stimoli nuovi e sempre attenti all’innovazione.

No talk. All Action

Il payoff dell’evento “No talk. All action” evoca la straordinaria full immersion vissuta dai partecipanti all’evento. Lo Startup Weekend di Milano avrà inizio venerdì sera con il pitch, momento in cui gli aspiranti startupper esporranno il proprio progetto davanti a una giuria che, nel corso della serata, sceglierà le idee più valide e realizzabili. Solo le migliori, infatti, verranno sviluppate nei giorni successivi quando i partecipanti, divisi in team in base ai propri interessi, saranno supportati da esperti nell’ideazione di una strategia e nello sviluppo concreto della business idea. Lo Startup Weekend si chiuderà con la presentazione dei progetti alla giuria e ai potenziali investitori.

Lo Startup Weekend ha formato 45 mila giovani in tutto il mondo e oltre 2500 in Italia, alcuni dei quali hanno visto le proprie idee trasformarsi in realtà come nel caso di Qurami, Intoino, SavetheMom e CheckBonus, quindi a tutti coloro che hanno una buona idea non possiamo che consigliare di partecipare all’evento registrandosi online.

Credits: startupopen.com, startupweekend.org

tecnologia mobile e benessere il caso buddhify

Tecnologia mobile e benessere interiore: il caso dell'app Buddhify

tecnologia mobile e benessere il caso buddhify

E’ notizia di pochi giorni fa che uno degli ospiti della Social Media Week che si terrà a Milano dal 17 al 21 febbraio 2014 è RohanGunatillake, fondatore di Buddhify, l’app che ti insegna come prendere consapevolezza di sè. Sì, avete capito bene, un’app che ti insegna a meditare!

La maggior parte di voi conosce già un po’ di app store che vi insegnano come fare yoga, come respirare bene, ecc ecc: Buddhify promette invece di essere diverso dalle solite app e soprattutto di non sottrarvi tempo: come si può leggere dal sito ufficiale, molte persone sono interessate alla meditazione ma poche sono disponibili a farne un’esperienza reale per via del poco tempo libero a disposizione. 

Buddhify promette di venire in  vostro soccorso solo quando ne avete realmente bisogno e in un modo davvero originale. Per capire come, intanto vi introduciamo l’app con il video di presentazione.

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Un’app visiva e discreta!

buddhify app

Una piacevole grafica fa da cornice a quest’app disegnata per l’occasione dall’artista digitale Stef Posavec: niente che ricordi neanche vagamente la cultura hippy, come potete vedere dagli screenshot qui sopra. Tutto ciò per permettere all’utente di utilizzare l’app anche in giro, per strada o sull’autobus, senza temere gli occhi indiscreti delle persone.

La consapevolezza 24 ore su 24, 7 giorni su 7

Andiamo al funzionamento dell’app: Buddhify contiene brani di meditazione guidata per 14 diverse attività che compongono la vostra giornata in modo da poter sviluppare la consapevolezza ovunque, sul treno, al lavoro, quando si è online, a casa e molto altro ancora. L’app verrà inoltre arricchita nel corso dei prossimi 12 mesi di altre 50 attività di meditazione.

Le tracce sono pensate per essere compatibili anche con le attività di lavoro, soprattutto quelle in cui è prevista la navigazione online! Grazie ad un sistema di registrazione dei feedback dell’utente, l’app tiene traccia dei suoi progressi in base anche alle sue abitudini e al tempo impiegato per la meditazione. L’unico limite per gli utenti italiani nell’utilizzo di quest’app è che esiste solo in lingua inglese.

L’attenzione “online”: ecco perché Buddhify è una rivoluzione

La “consapevolezza-ovunque-tu-sia”, come lo definisce Buddhify, è già un concetto emozionante: riuscire a far conciliare gli orizzonti della mente con qualsiasi orizzonte fisico è in generale la rivoluzione della tecnologia online.

Ma con Buddhify c’è di più: “l’idea che si può effettivamente sviluppare consapevolezza, calma e compassione mentre si è online”. 

Un concetto che va oltre la definizione popolare che vede la tecnologia come fonte di distrazione e di alienazione. Secondo Buddhify è possibile utilizzare invece la propria attenzione in modi diversi, anche durante la nostra navigazione online, trasformando questa in qualcosa di positivo per il nostro benessere mentale.

Se la letteratura sul cyberspazio e il cinema del genere Matrix vi aveva già convinto che ci fosse una via alla consapevolezza anche attraverso la tecnologia, Buddhify non può mancare nella vostra lista di app!

L’app è disponibile al momento solo per iOS, al costo di 1,79 euro; la potete scaricare cliccando l’immagine qui sotto:

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E-commerce e social media: un'accoppiata vincente

Social Media e Ecommerce

Sempre più utenti comprano online, i dati parlano chiaro: nel 2013 il fatturato dell’e-commerce in Italia è cresciuto del 18%. Buona parte del successo dei commerci elettronici è dovuto all’effetto che i social media hanno sulle abitudini di acquisto dei consumatori. Sempre di più, infatti, i consumi degli utenti vengono indirizzati dal modus di fruizione che questi hanno della rete.

I social media influenzerebbero i consumi degli utenti – sembrerebbe – secondo tre leve:

  1. le opinioni che gli utenti esprimono sui social: il parere degli altri consumatori risulta fondamentale nell’indirizzare il processo di acquisto, soprattutto online;
  2. l’importanza del lato sociale dell’esperienza d’acquisto: come ha sostenuto Vincenzo Cosenza in un recente articolo per Che Futuro!, questo sarà uno dei trend che indirizzerà il social media marketing nel 2014;
  3. gestione della presenza social dell’e-commerce: come si cura la propria presenza sui social media è ormai fondamentale per tutti, nessun settore merceologico è escluso!
Social_media_ed_ecommerce_accoppiata_vincente

Ma quali dovrebbero essere gli obiettivi di un’azienda che apre uno spazio di acquisto online e vuole integrare nella sua strategia di comunicazione delle politiche social? Ovviamente il riconoscimento della marca (brand awareness), l‘interazione con i clienti e potenziali tali e – last but not least – l’incremento del fatturato!

Ottenere tutto questo è possibile se si guarda ai social come ad un luogo dove intessere relazioni con i clienti ed instaurare conversazioni con gli utenti.

Solo ascoltando le esigenze di chi acquista e non utilizzando i social solo per pubblicizzare i propri prodotti si può pensare di ottenere risultati concreti. Se la direzione che si sta prendendo è questa, allora, si è sulla strada giusta!

Ebay Esempio Social Media e Ecommerce

Esattamente come ci insegnano Ebay Italia ed il suo social team, perché un commercio elettronico acquisti appeal agli occhi degli utenti, ha bisogno di:

  • raccontarsi 
  • fornire assistenza

Se poi riesce anche ad intrigare e a divertire il successo è dietro l’angolo 😉

Un cucciolo di drago: il desiderio di una bambina diventato realtà in stampa 3D

 

Se una bambina, per Natale, chiede un Drago cosa si deve fare? Beh, darglielo.

E’ successo in Australia dove una la piccola Sophie Lester ha inviato una lettera ad un Babbo Natale abbastanza inconsueto, la CSIRO (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation), chiedendo di poter ricevere un cucciolo di drago.

La bambina, secondo quello riportato dai giornali australiani, aveva chiesto ai genitori di poter avere il baby drago ed aveva ricevuto una prima risposta poco positiva dal padre, che dubitava della possibilità che se ne potesse trovare uno. La madre però, per non far spegnere tutte le speranze della figlia di 7 anni, ha suggerito che un tentativo si sarebbe potuto fare chiedendo agli scienziati.

Sophie quindi ha mandato questa lettera alla CSIRO:

 

Hello Lovely Scientist

My name is Sophie and I am 7 years old. My dad told me about the scientists at the CSIRO. Would it be possible if you can make a dragon for me. I would like it if you could, but if you can’t thats (sic) fine.

I would call it Toothless if it was a girl, and if it is a boy I would name it Stuart.

I would keep it in my special green grass area where there are (sic) lots of space. I would feed it raw fish and I would put a collar on it. If it got hurt I would bandage it if it hurt himself. I would play with it every weekend when there is no school.

Love from Sophie

La risposta però all’inizio non fu subito positiva e gli scienziati ammisero che, nonostante i grandi traguardi da loro raggiunti in ottant’anni di ricerca, non erano in grado di esaudire il desiderio di Sophie.

Una variabile però non era stata considerata dagli uomini di scienza australiani: la capacità dei social network di amplificare un messaggio, aumentando esponenzialmente la sua portata.

 

La letterina di Sophie stava diventando infatti un fenomeno virale e, man mano che questo avveniva, la CSIRO riceveva sempre più messaggi che chiedevano che il desiderio della bambina fosse, in qualche modo, esaudito.

Gli scienziati non potevano quindi rimanere insensibili al desiderio della piccola Sophie e alla sempre più grande pressione messa dal pubblico, all’interno del quale troviamo anche la Dreamworks.

Così, con quello che la madre ha definito un “finale da favola” gli scienziati si sono mossi. Attraverso l’uso della tecnologia stampa 3D hanno dato vita ad una creatura in titanio, regalando a Sophie Lester Toothless, il suo cucciolo di drago.