Responsive design: adattare il sito allo schermo e all'utente

Responsive design: adattare il sito allo schermo e all'utente

Responsive design: adattare il sito allo schermo e all'utente

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Responsive design è ormai la parola magica presente in ogni Web Project Plan. Questa esigenza nasce dal fatto che è impensabile progettare un sito web senza tenere conto della moltitudine di device dai quali accedono gli utenti.

Uno dei lavori più impegnativi di un’azienda che realizza la propria presenza digitale è considerare l’intero ecosistema del brand e l’esperienza di navigazione dell’utente attraverso i diversi canali. L’aspettativa è che il tone of voice, le funzionalità e il design siano quanto più possibile coesi.

Dal multi-channel al cross-channel

Luoghi fisici, pc, smartphone e tablet sono i canali attraverso cui gli utenti si muovono in maniera simultanea e non più soltanto sequenziale. Da ciò ne deriva l’esigenza di passare da una strategia multi-channel a una strategia cross-channel, come evidenziato nell’articolo di Nielsen Norman Group che identifica i 4 elementi necessari per la definizione di questa strategia:

  1. Coerenza. Dal design ai contenuti alle funzionalità, bisogna dare all’utente dei riferimenti univoci in maniera che sappia orientarsi sempre all’interno del sito a prescindere dal device con cui accede.
  2. Senza soluzione di continuità. Se lo desidera, l’utente deve poter completare un’azione attraverso più canali. Ad esempio, se un utente inserisce un prodotto in un carrello mentre è connesso in un sito e-commerce su un dispositivo mobile, quello stesso prodotto dovrebbe essere nel carrello quando accede al sito da un computer portatile.
  3. Disponibilità. L’utente deve essere in grado di completare le attività indipendentemente dal dispositivo. Ad esempio, il controllo di un volo dovrebbe essere disponibile attraverso il web, una applicazione mobile, il desk  dell’aeroporto o un agente al terminal dell’aeroporto.
  4. Contesto. L’esperienza deve essere ottimizzata per il canale. Ad esempio, le applicazioni mobile devono integrare informazioni sulla località in base alla posizione corrente dell’utente,  come il meteo, i buoni sconti nei supermercati, la distanza da negozi o luoghi fisici.

I vantaggi del responsive design

I vantaggi di questo approccio sono sia per l’utente sia per l’azienda. Lato utente in quanto il responsive design è sicuramente una delle modalità che consentono di applicare una strategia cross-channel per quanto riguarda l’esperienza online che diventa senza soluzione di continuità.

Lato azienda, questo approccio consente di creare una singola versione del sito che si adatta al dispositivo di accesso, che significa risparmio. In quanto, il tempo e le risorse necessarie per creare una versione mobile, tablet e desktop di un sito è quasi tre volte lo sforzo necessario per creare un unico sito responsive.

Per scoprire velocemente se un sito è responsive, provate ad aumentare o ridurre la finestra del browser, se gli elementi si ricollocano in base alla dimensione ecco, siete su un sito responsive.

Dimensione schermo vs Dimensione utente

Tuttavia, come sottolinea Luca Orlandini, bisogna considerare che “il vero responsive non pensa agli schermi dei dispositivi, ma agli utenti”.

Quando un utente accede a un sito dal mobile ha sicuramente delle esigenze diverse rispetto a quando accede da desktop, diventa quindi necessario scremare e selezionare i contenuti e le aree più importanti in modo che l’utente, che magari si trova in viaggio, arrivi subito alle informazioni che cerca. Se una volta 3 era il numero perfetto di click per arrivare al contenuto desiderato, adesso con il mobile questo numero deve essere ridotto a 1, massimo 2 click.

Ethan Marcotte ha individuato tre componenti chiave per il responsive web design:

  • Griglie flessibili;
  • Immagini flessibili;
  • Media query.

I contenuti e il layout diventano fluidi adattandosi naturalmente alle dimensioni del dispositivo di accesso al sito. Il responsive web design non cambia il contenuto di un sito, ma piuttosto la presentazione del contenuto. L’uso di media query consente di restituire delle specifiche informazioni solo a determinate risoluzioni oppure alternare porzioni di testo in funzione del dispositivo che viene utilizzato per navigare il sito.

Responsivator

Per testare quanto è responsive il vostro sito e come viene visualizzato con le diverse risoluzioni, inserite il link nel Responsivator. Scoprirete quanto e come dovete affinare il vostro sito per renderlo davvero cross-channel.

I trend del digital direct marketing in 7 approfondimenti

Cienpies Design/iStock

Inauguriamo una nuova rubrica per veri Ninja dedicata al digital direct marketing: ogni settimana daremo spunti strategici, pratici ed efficaci su come sfruttare tutte le potenzialità del canale per valorizzare il customer engagement, al passo con i trend più significativi.

Nei prossimi mesi hai sette appuntamenti per essere sempre aggiornato su tutte le novità del digital direct marketing: non perdertene neanche uno!

Un primo assaggio con un dato del capitolo Email Marketing Report dell’European Digital Behaviour Study, indagine svolta su un campione internazionale di 61.000 utenti Internet in 5 paesi; l’analisi sul comportamento digitale ci guiderà verso spunti pratici su come declinare la storia di un brand tramite digital direct marketing.

Se interrogati sul motivo per cui si iscrivono ad una newsletter, oltre alle più scontate promozioni e benefit, un utente digitale italiano su cinque si iscrive perché vuole seguire la storia del proprio brand preferito. E ritiene che l’email sia il canale giusto per stare in contatto col brand nel tempo.

NinjaMarketing_ContactLab_Email_marketing

Come si declina quindi la storia di un brand?

Al primo posto sempre la pertinenza, con un’attenzione particolare alla coerenza: il racconto del brand deve essere declinato coerentemente in ognuno dei canali utilizzati per comunicare, tanto online quanto offline. Il digital direct marketing permette di creare una relazione con l’utente, valorizzando la brand experience: la sfida sta nel trovare la giusta alchimia tra la storia di marca e le potenzialità del canale.

Gli spunti che metteremo in evidenza vogliono essere una guida generale sulle strategie da adottare; non tutte le modalità infatti sono applicabili per tutti, soprattutto perché ogni brand detiene un universo valoriale proprio e dovrà identificare il formato di storytelling più congruente con il proprio stile narrativo.

Alcuni elementi strategici di base:
– mantenere coerenza nella forma e nella sostanza del progetto editoriale, nel tempo
– sviluppare una narrativa chiara e identificabile, anche attraverso elementi ricorrenti e progressivi
– stimolare un’aspettativa nel destinatario
– trovare una frequenza di spedizione ben equilibrata

Altri spunti più avanzati:
– scegliere immagini evocative, ad alto impatto emozionale
– frazionare le fasi del racconto in diverse email sequenziali
– realizzare videoemail per declinare il racconto in formato video

Un bell’esempio di storytelling

Vediamo un caso reale individuato tramite NewsletterMonitor, la piattaforma per il benchmark nell’email marketing con oltre 6 milioni di email catalogate.

È il progetto di comunicazione per il lancio del profumo ‘The One’ di Dolce&Gabbana, in cui l’intero piano narrativo è finalizzato a coinvolgere l’utente in un’esperienza a tutto tondo con il brand, con il prodotto e con l’universo di valori che viene illustrato nel video-spot di Martin Scorsese. Il valore narrativo, combinato alla promozione di prodotto, è nella consistenza della comunicazione: dalle scelte di copywriting dei subject delle email, all’utilizzo del trailer per creare aspettativa, alla condivisione del backstage, all’esclusività dell’invito a partecipare al lancio dello spot.

Vediamo nel dettaglio alcune scelte strategiche che valorizzano il customer engagement di questo progetto comunicato tra ottobre e novembre:

sequenzialità
I primi subject della campagna sono strutturati con una sequenza progressiva con un chiaro rimando al prodotto; è rilevante l’utilizzo del termine ‘trailer’ per creare aspettativa.

The One – Trailer #1 : There is nothing as unique as a dream
The One – Trailer #2 : There is nothing as unique as the power of love

La fase di attesa del video di Martin Scorsese viene rafforzata dalla strategia di sfruttare email sequenziali, in ognuna delle quali viene illustrato un trailer delle tre fasi del video (yesterday, today, tomorrow)

– utilizzo di immagini evocative
La campagna ha una forte valenza emotiva espressa anche attraverso l’invito ad osservare il video di backstage realizzato da Peter Lindbergh.

–  esclusività
La comunicazione dedicata al lancio si conclude con la pubblicazione del video di Martin Scorsese, comunicato via email in concomitanza con la premiere mondiale.

Con questo bell’esempio di storia di prodotto e di brand raccontata tramite digital direct marketing si conclude il nostro primo appuntamento; a presto con il prossimo!

Come creare contenuti social per il real-time marketing

Cosa significa fare real-time marketing con i social media? Web e social media creano un turbinio di commenti, post, tweet, domande e risposte all’interno del quale ogni brand sogna di entrare. Un flusso continuo di condivisioni e modifica dei contenuti, un dialogo che si arricchisce grazie all’intervento delle persone.

Solo in questo modo un contenuto viene distribuito in tempo reale sui social. Per i brand è fondamentale che i propri contenuti entrino nel flusso. Prender parte a tutto ciò significa fare real-time marketing con i social media.

In altre parole un’azienda deve essere capace di:

  • intercettare una situazione favorevole che può essere sfruttata,
  • intervenire immediatamente,
  • generare un flusso che crei attenzione negli utenti,
  • fare in modo che gli utenti a loro volta siano invogliati a partecipare e condividere.

Tutto questo non è una novità ma, il vero problema è passare dalla teoria alla pratica e, soprattutto, partire dal presupposto che fare real-time marketing non significa postare tanti contenuti velocemente, ma fornire contenuti di qualità e pertinenti ai propri utenti. Come?

Ecco un ottimo esempio (citato molte volte ) di Oreo.

L’azienda produttrice di biscotti ha saputo sfruttare il momento del blackout del Superbowl per twittare un foto che in pochi minuti ha avuto migliaia di retweet. Non c’è che dire, un ottimo risultato. Un buona attività di branding.

Ora vediamo come, seguendo i consigli di David Davore,  creare contenuti social in real-time e avere risultati come quelli di Oreo.

Prima però, due piccole note:

  • qualunque sia il social utilizzato, è importante aggiungere alla notizia che si riprende la propria idea, così dirotterete gli utenti verso di voi più facilmente;
  • tanto si dice del saper ascoltare – senza dubbio – irrinunciabile, ma lo step successivo è fornire contenuti adeguati, altrimenti si fa un passo indietro ogni volta che si condivide qualcosa che non interessa le persone.

Ecco 4 passaggi chiave del real-time marketing dei contenuti.

Usare i social media per costruire storie autentiche ed efficaci

Per creare contenuti efficaci bisogna credere in quel che si condivide ai propri utenti. Solo creando storie autentiche e ‘guidate’ dagli utenti stessi il risultato è garantito.
Se costruirete un contenuto utile qualcuno di quelli che ne avrà usufruito probabilmente lo diffonderà a sua volta, ed ecco innescato il meccanismo. Ricordate che le persone si fidano più delle altre persone che di un brand!

Per avere contenuti efficaci dovrete investire sulla capacità di ascolto del vostro social team e nella content curation.

Considerate i contenuti come insieme di dati

Fare real-time marketing non pertinente nè rilevante non serve a nulla. Solo nel caso in cui il contenuto che leggo è rilevante per me mi interesserà altrimenti, andrò altrove.
Il consiglio di Davore è:

per ogni pezzo di contenuto pertinente esiste una persona interessata ad esso che lo stava cercando

Questo significa che il brand deve interpretare il contenuto come un dato da distribuire tramite il corretto canale – si tratti di immagine, testo o video – alla giusta persona.

È importante investire sulle piattaforme che servano a trovare, curare, aggregare e modificare i contenuti in base ai propri bisogni per distribuire messaggi personalizzati e in real-time.

KISS Keep It Simple, Stupid

Non è certo gentile ma rende bene l’idea. Qui il consiglio è: scegliere il più semplice ed efficace gruppo di dati raccolti sugli utenti.

L’ideale certo sarebbe avere dati raccolti che offrano scenari il più possibile dettagliati, ma se è facile raccogliere un gran numero di dati non è allo stesso modo facile usarli in modo efficiente.
Proprio per questo il consiglio è di fare attenzione solo ai dati più semplici: età, genere, localizzazione, interessi

Conoscere le informazioni di base riguardo il vostro target vi permetterà di fornirgli contenuti pertinenti nei quali saranno coinvolti e troveranno valore, senza doverli cercare altrove.

Non essere noiosi

I contenuti sul web e sui social hanno vita breve. Se tendete ad essere noiosi e a fornire non-contenuti il flusso delle vostre condivisioni sarà ancor più breve.
Tienete a mente che ciò che le persone dicono riguardo un brand è più rilevante e credibile di cosa un brand può dire di se stesso. Parlare solo di sé e dei propri prodotti non porta grandi risultati.

Un buon contenuto produrrà contenuti a sua volta, farà cioè real-time marketing. Inserire contenuti dai social media nella vostra newsletter potrebbe ampliare la diffusione oltre essi, ad esempio.

In conclusione la chiave di un buon real-time marketing non è necessariamente produrre contenuti sui social media velocemente, è curare reali e autentiche storie che sono rilevanti per i consumatori e li incoraggiano a condividere e partecipare.

Questo è la conclusione di David Davore. Siete d’accordo? Come sfruttereste un’occasione di engagement come quella di Oreo?

Welch's vuole creare il Vine video più lungo del mondo

Welch's vuole creare il Vine video più lungo del mondo

Facile come bere un bicchiere d’acqua“. Avrete sentito usare questa espressione di tanto in tanto. Recentemente Welch’s, brand americano produttore di succhi, marmellate e gelatine, ha usato questo modo di dire come spunto per una campagna sociale che punta a realizzare il Vine più lungo del mondo.

L’iniziativa “Pass the Glass“, realizzata assieme a The VIA Agency, invita i fan a realizzare un video Vine dove che riprende loro stessi, intenti a bere un bichiere di succo e passarlo poi fuori dallo schermo, ad un virtuale vicino di sedia, postando poi il filmato sui social con l’hashtag #ShareWhatsGood.

Se l’aggancio emozionale per gli utenti è quello di fare parte di un possibile nuovo record, “Pass the Glass” nasce in effetti con l’obiettivo di supportare l’organizzazione non profit Family-to-Family, che aiuta famiglie in condizioni disagiate attraverso il coinvolgimento di altrettamente famiglie con possibilità migliori.

Per ogni video pubblicato su Vine, Welch’s donerà una bottiglia di succo alle famiglie assistite dall’organizzazione.

Cosa ne pensate di questa iniziativa di cause related marketing di Welch’s? A noi piace, poiché coinvolge gli utenti in modo divertente, usando uno dei social più in voga del momento, appagando l’ego di chi partecipa, e il tutto a scopo benefico!

Crevity: entra a far parte dell’agenzia creativa su cloud

Cerchi una piattaforma su cui condividere la tua creatività? Un luogo in cui presentare concetti originali e strategie vincenti, e magari anche guadagnare?

Da oggi c’è Crevity, la prima agenzia creativa su cloud che nasce dalle menti di Mosaicoon e si presenta come una piattaforma di crowdsourcing che consente di collaborare allo sviluppo di concetti creativi per rinomati marchi internazionali.

Per partecipare non è necessario avere le competenze tecniche, l’importante è essere in grado di sfoderare idee geniali e virali. Non si richiede, infatti, un progetto esecutivo, ma solo il concept, sarà poi il team di Crevity ad occuparsi della realizzazione, dando vita alla tua idea secondo il formato più adatto.

Crevity è una bella occasione per entrare in contatto con esperti creativi provenienti da tutto il mondo e partecipare allo sviluppo di campagne pubblicitarie. E puoi essere pagato anche per aver solo suggerito un’idea!

L’accesso a Crevity è attualmente possibile solo tramite invito diretto da parte di Mosaicoon o dietro invito esclusivo di un gruppo selezionato di siti e blog. Naturalmente abbiamo riservato 20 inviti  ai lettori di Ninja Marketing! Come riceverli?

I primi 20 lettori ninja che invieranno una email all’indirizzo info@crevity.com linkando questo articolo riceveranno un invito esclusivo!

UPDATE

I 20 inviti esclusivi sono stati assegnati, ma non disperate: potete sempre richiedere il vostro invito dal sito e continuate a seguirci, potrebbero essere in arrivo altre sorprese. Stay tuned!

 

Dai tropici ai poli. Il National Ecology Centre di Grimshaw per Samsung

Passare da un ecosistema tropicale ad una desolata landa artica nello spazio di qualche decina di metri è oggi possibile.

Grimshaw Architects di New York in collaborazione con Samoo, firma coreana, e il ramo di investimenti edili di Samsung (Sammsung C&T) hanno dato alla luce il National Ecology Centre a Seocheon, città meridionale della Corea del Sud.

 

 

All’interno di quella che volgarmente potrebbe essere descritta come una serra, è ospitata una esibizione permanente dei vari ecosistemi presenti sul pianeta.

La struttura è composta da 5 biomi, porzioni di biosfera classificati in base alla loro vegetazione dominante, ognuno dei quali rappresentativo di una diversa zona climatica. Queste cinque zone, si basano su strutture dalle linee curve che ricordano le insenature formate da un fiume che scorre nel suo alveo naturale.

 

Per massimizzare le risorse naturali del territorio i cinque ambienti sono pensati in modo tale da catturare la luce e filtrarla in maniera ottimale in base alle “esigenze” del bioma contenuto.

 

 

Volete un’idea di cosa vi aspetta all’interno?

I visitatori vengono accolti in un grande atrio e poi diretti verso il primo dei cinque biomi: quello tropicale.

Questo ecosistema è contenuto nella struttura più ampia. Questo perchè gli alberi al suo interno cresceranno svariate decine di metri in futuro ed è stato lasciato loro lo spazio per farlo. Qui potrete trovare, ambienti acquatici, cascate e la vera e propria foresta tropicale.

 

 

Si prosegue poi per gli ecosistemi: sub-tropicale, mediterraneo e temperato. Quest’ultimo richiama il clima della Corea Rurale.

L’ultimo bioma è quello polare. I visitatori devono fronteggiare un vero e proprio clima polare con temperature ampiamente sotto lo zero, ma verranno riscaldati dalla tenera vista di pinguini in carne ed ossa, animale che, recente spot televisivo a parte, non può suscitare antipatie.

Sicuramente il National Ecology Centre giocherà un ruolo importantissimo nella valorizzazione del patrimonio naturale terrestre in un paese che sembra sempre più concentrato e rapito dalla tecnologia.

E’ considerabile come un esempio di ricerca della valorizzazione di quello che rischia di andare perduto.

E proprio come esempio dovrebbe essere preso anche dalle nostre parti dove, un muro alla volta, rischiamo di veder crollare quello che non potremo mai ricreare in serra.

IAB Forum Milano 2013: la prima giornata

Se lavorate del mondo dell’advertising, non potete esservi perso lo IAB Forum Milano, il più autorevole appuntamento dell’anno sulla comunicazione digitale e interattiva in Italia, promosso da IAB Italia – Interactive Advertising Bureau.

L’evento raccoglie un insieme di testimonianze che raccontano il presente ed il futuro della comunicazione digitale di esperti del settore ed aziende che si presentano al mondo digitale.

L’edizione 2013 di IAB Forum si è tenuta tra ieri e oggi e presentando una combinazione di contenuti di qualità, speaker di alto profilo e momenti dedicati alla formazione e al business.
Tanta attesa per il ricco programma della prima giornata.

Diego Gil di WOBI apre lo IAB Forum e lascia il palco a Simona Zanette, Presidente IAB Italia, che ci aggiorna sullo scenario italiano della Digital Economy, seguita da Enrico Gasperini, Presidente Audiweb, che ci parla della total digital audience e di come cambia il consumo dell’online tra pc, smartphone e tablet.

Cristina Colombo e Gabriella Bergaglio di TNS Italia focalizzano la conversazione sul tema mobile, mentre Soraya Darabi (secondo AdAge Magazine tra i “25 professionisti dei Media da seguire su Twitter”) si concentra sull’IT sociale.

Conclude la mattinata l’apprezzatissimo Steven Rosenbaum,regista e imprenditore, che presenta gli argomenti del suo libro “Curation Nation”, dagli user-generated content alla content curation e al futuro con i google glass.

Il pomeriggio è ricco di workshop per tutti i gusti: dall’email marketing al mobile, passando per social media e digital PR.
Tantissimi gli espositori: Yahoo!, Bulsara Advertising, Rai sono solo alcuni degli interessanti nomi.

Cosa abbiamo scoperto

  • Gli italiani online sono 29.8 milioni
  • Gli investimenti pubblicitari sono in forte contrazione (-14.6%)
  • Display video cresce del 38%, mobile del 34% nel 2013
  • Crescono del 10% gli investimenti in Social Media Marketing, del 34% in Mobile, del 4% in Email Marketing
  • Enrico Gasperini, presidente Audiweb, ha annunciayo l’arrivo della nuova piattaforma che monitorerà anche gli accessi in mobilità
  • Aumentano i navigatori web da mobile (+27%) e da tablet (127%), calano da pc
  • L’acceso ai social network: 54% da pc, 37% da smartphone, 9% da tablet
  • Il 7% del budget per l’advertising viene investito in mobile
  • Il mobile è importante non solo per il brand building, ma anche per la brand activation e la customer experience
  • Instagram è la piattaforma che offre il maggiore e migliore engagement da parte degli utenti
  • Quanto tempo ci vuole per guardare tutti i video presenti su YouTube? 8 anni!
  • Il content non è più il re. La curation è il re
  • Ogni 2 minuti un video da GO pro viene caricato su YouTube

SEO e SEM Strategy: consigli per un Inbound Marketing di successo

consigli inbound marketing

La stagione corsi 2014 della Ninja Academy si aprirà con il “Corso Online in SEO & SEM Strategy: come progettare campagne di Inbound Marketing”, primo in Italia a trattare le tematiche innovative dell’ Inbound Marketing.

Fare Inbound Marketing significa applicare “una serie di tecniche e strategie il cui scopo è quello di attrarre importanti prospect e clienti nella direzione di un business e dei suoi prodotti” (fonte Hubspot).

Luca De Berardinis, Fabio Di Gaetano e Gianpaolo Lorusso – docenti del corso – illustreranno gli strumenti, le best practice e i case study per offrire ai partecipanti una visione strategica e aggiornata sul web marketing e sui motori di ricerca.

In particolare:

  • Come migliorare la visibilità dei vostri contenuti e iniziative, portando traffico di qualità al vostro sito?
  • Come gestire in modo mirato i vostri investimenti pubblicitari, permettendovi di risparmiare notevolmente ed evitare sprechi di budget?
  • Come acquisire una conoscenza approfondita sugli strumenti SEO & SEM integrata al Content Marketing?
  • Come espandere il vostro business a livello nazionale e internazionale, intercettando nuovi trend di interesse?

Per l’occasione, ho avuto il piacere di confrontarmi direttamente con i docenti: ecco cosa mi hanno raccontato…

Ciao Fabio, ciao Luca. Potreste spiegare ai nostri lettori cosa si intende per Inbound Marketing?

Se dovessimo definire in poche parole cos’è l’Inbound Marketing diremmo che è l’utilizzo sapiente degli strumenti che il web marketing mette a disposizione per intercettare la propria clientela (attuale e potenziale), laddove questa si raduna e pone domande o chiede di essere intrattenuta, divertita, educata/informata.

L’Inbound rappresenta il paradigma del permission marketing: noi possiamo promuovere, vendere, intrattenere, divertire, senza essere invadenti, creando contenuti che il nostro pubblico ci chiede.
Per dirla alla Seth Godin andiamo ad incontrare le nostre tribù laddove queste si radunano.
E quali sono i luoghi frequentati dai nostri potenziali clienti?
I motori di ricerca, i Social Network, le community online, i forum, le mailing list.
Qual è lo strumento che il marketer ha a disposizione per risuonare con la propria tribù?
Il contenuto, declinato in tutte le sue possibili forme.

Inbound Marketing Argoserv

Credits: Argoserv.it

Nel primo corso di Inbound Marketing della Ninja Academy cercheremo di fornire una panoramica degli strumenti e delle strategie a disposizione dell’Inbound Marketer, illustrando l’importanza della visione olistica del web marketing al fine di dare efficacia ai propri sforzi ed al fine di ampliare il proprio bacino di utenti e di instaurare con essi un rapporto di lungo periodo.

Naturalmente, pur dando un’ampia visione d’insieme, non potremo approfondire tutte le tematiche (e non ne saremmo in grado) di un corso completo: ci soffermeremo sulle logiche da seguire e soprattutto cercheremo di approfondire le competenze necessarie per essere visibili sui motori di ricerca con la SEO e la SEM.

Infatti, nonostante le baggianate che si sentono in giro e gli attestati di morte della SEO (e nonostante che le ultime mosse di Google stiano cercando di diminuire la visibilità dei risultati della ricerca organica), la maggior parte dei processi d’acquisto inizia proprio dai motori di ricerca.

Poiché in Italia ed in Europa, il motore di ricerca per antonomasia è Google (che detiene il 90% del Market share), essere “sui motori” significa essere su Big G tramite posizionamento organico ed annunci sponsorizzati. Da simili premesse deriva l’importanza di questo corso.

Qual è il Social Network che più degli altri impatta sui motori di ricerca?

Allacciandoci al discorso fatto in precedenza è logico che Google Plus diventerà il social network d’elezione per ottenere visibilità sulle SERP (le pagine dei risultati della ricerca organica). Ma Facebook, Twitter, Linkedin, Pinterest e chi più ne ha più ne metta, non possono e non devono essere trascurati.

Il messaggio che vogliamo trasmettere col corso è proprio questo: ragionare in ottica solo di visibilità sui motori non ha senso. I nostri clienti hanno bisogno di essere presenti sul web ed una volta che si sono messi in mostra devono offrire un’ottima user experience, sia online che offline, devono diventare una calamita di recensioni positive e devono innescare un circolo virtuoso, altrimenti lo sforzo del marketer non serve a nulla. Siamo entrati nell’era della sharing economy e dell’empowerment dei prosumer: l’era del broadcasting (da uno a molti) o del messaggio scritto a tavolino, e, sparato per radio e televisione, è arrivato (o quasi) al suo epilogo.

Se i messaggi che vengono diffusi non sono veri, non risuoneranno mai con la nostra audience e si trasformeranno in pericolosi boomerang.

Content is the king! Quali suggerimenti dareste per scrivere contenuti ottimizzati SEO?

È verissimo: non esiste strategia di Inbound senza contenuti. Ma dando per scontato tale assioma (specificando che il contenuto va inteso in senso lato: anche una pagina di offerte o di annunci è un contenuto) il consiglio che diamo per scrivere contenuti non solo Google friendly, ma social friendly e market friendly è quello di imparare ad essere empatici, di entrare nelle scarpe della propria audience, di parlare il gergo della tribù, di conoscere le cose a cui è interessata, di sapere come passa il tempo, di frequentare i posti dove si raduna, di conoscere bene cosa e come cerca online.

Noi cercheremo anche di utilizzare gli indizi che i motori di ricerca ci forniscono per conoscere luoghi e linguaggi, ma senza l’empatia l’Inbound è una macchina potentissima in mano ad un pilota inesperto. Il rischio che si corre è di farsi davvero male!

Ciao Gianpaolo, puoi spiegare ai nostri lettori come si progetta una strategia SEM?

Progettare una strategia SEM non è difficile. Riuscire a raggiungere i propri obiettivi però è un altro discorso 😉

AdWords è una piattaforma estremamente potente, ma anche molto difficile da gestire se non si conoscono le sue logiche di funzionamento. La rete search permette di intercettare in maniera eccellente chi cerca attivamente i miei prodotti o servizi, mentre la rete display può essere un impareggiabile stimolo alla domanda on line. Se tento di “convincere” chi non sta specificamente cercando quello che promuovo con annunci collegati alle sue ricerche o mi aspetto invece di avere gli stessi ritorni di vendite dirette con la rete di contenuto (cioè con banner in siti correlati agli annunci), sono destinato inevitabilmente a spendere in maniera poco efficace i miei soldi.

In sintesi, ogni strumento AdWords ha il suo target privilegiato e bisogna capire come usarlo al meglio nel nostro specifico caso.
Questo non è semplice, ma neanche poi così difficile 😉

Ci daresti 3 consigli per una strategia SEM efficace?

1. Non è possibile usare AdWords in maniera efficace se non si tracciano le “conversioni“, cioè una qualche forma di riscontro alle proprie attività di promozione (che siano vendite on line, oppure contatti per richieste informazioni, o download di file, ecc.).

2. Se esistono già un buon numero di ricerche on line per i tuoi prodotti/servizi, prima devi “coprire” efficacemente quelle. Poi, se hai ancora budget disponibile, puoi pensare di fare del branding (magari usando la rete display).

3. Mantieni sempre un certo equilibrio tra budget e spesa effettiva giornaliera, regolando i costi per clic delle parole chiave e dei posizionamenti in modo che ci sia del margine disponibile per coprire eventuali picchi di ricerche, dovuti magari ad attività promozionali su altri media (es.: spot televisivi) o a campagne di miei competitor.

Ed ecco un bonus extra: non complicarti la vita più del necessario. Non è assolutamente detto che molte campagne funzionino meglio di una sola ben impostata. Una volta che hai ottenuto buoni punteggi di qualità lavora su quella campagna perfezionandola, senza preoccuparti di farne subito altre, a meno che non ci siano delle ragioni specifiche per farlo.

***

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change.
BE NINJA.

Le immagini di un sito: utilizzarle per ottimizzare le performance

Le immagini di un sito: utilizzarle per ottimizzare le performance
C’è una leva molto importante da utilizzare per sostenere la performance del proprio business online, sulla quale non esistono ancora delle regole teoriche o pratiche ufficiali. Questa tecnica non ha nemmeno un nome ufficiale: si potrebbe definire Visual online merchandising, ma più semplicemente stiamo parlando dell’ottimizzazione della strategia visiva del nostro sito.

Le immagini degli store online sono comunemente chiamate teaser, dall’inglese to tease: invogliare, allettare. Questa infatti è proprio una delle loro funzioni principali: invogliare l’utente arrivato sul nostro sito a rimanerci – riducendo il tasso di abbandono -, a scoprirlo e ad acquistare.

I teaser sono la vetrina di uno shop online, ma grazie alla duttilità del web possono riservare tante altre sorprese.

1. Veicolo di identità e immagine

Le immagini di un sito: utilizzarle per ottimizzare le performance

Prima ancora della struttura di navigazione e dell’usabilità, ciò che colpirà l’utente appena approdato sulla nostra home page sarà proprio l’immagine (o le immagini) in essa contenuta.

Per questo è fondamentale non lasciare al caso la definizione di alcuni fattori importanti:

  • la dimensione dell’immagine e il numero
  • la staticità o dinamicità (vogliamo che ci sia uno slider o un’immagine statica?)
  • lo stile dell’immagine: dobbiamo ricordarci che dal punto di vista creativo sarà proprio la nostra “vetrina virtuale” a veicolare l’identità del brand. Siamo innovativi? Siamo ironici? Siamo trendy? Il linguaggio delle immagini comunicherà in pochi istanti più di mille contenuti editoriali.

2. Strumento di guida

Le immagini di un sito: utilizzarle per ottimizzare le performance

Spesso gli shop online presentano cataloghi molto vasti, oppure offrono servizi particolari non immediatamente comprensibili al primo sguardo: i teaser permettono di dare una prima panoramica chiara ed immediata del contenuto del nostro shop e di guidare l’utente alla sua scoperta.

Quali sono le categorie principali offerte? I prodotti più importanti? I brand chiave? Si possono mostrare più possibilità in un’unica immagine (teaser con più link), una per teaser, o addirittura avere diverse posizioni in una stessa pagina a cui assegnare un tema specifico.

Un consiglio molto importante è quello di mantenere costante la tipologia del contenuto delle diverse posizioni nella pagina: se l’utente imparerà a riconoscere che nella posizione in basso a destra troverà sempre le promozioni, in quella in alto a sinistra i nuovi arrivi e in quella principale le categorie in primo piano gli sarà più facile fidelizzarsi e sentirsi “a casa” ogniqualvolta ritorni sul vostro sito.

Le immagini di un sito: utilizzarle per ottimizzare le performance

A proposito di fidelizzazione è anche molto importante variare il contenuto dei teaser: se l’utente si accorge che proponete temi diversi a intervalli regolari vi considererà un punto di riferimento per scoprire di volta in volta nuove idee di shopping.

3. Dati ed indicatori utili

Ogni teaser deve essere ovviamente cliccabile, e rimandare ad una pagina coerente con il suo contenuto.

Inserendo dei codici direttamente nella struttura html o utilizzando degli ad server (piattaforme che permettono di pubblicare teaser sul nostro sito) potremo analizzare le performance numeriche delle immagini e seguire il consumatore nel suo viaggio dal primo click all’acquisto.

Le immagini di un sito: utilizzarle per ottimizzare le performance

I dati più importanti da analizzare sono:

  • le impressions (quante volte un teaser è stato visto)
  • clicks
  • le vendite (collegate al teaser: chi ha cliccato ha poi comprato?)

Questi dati combinati tra di loro forniscono degli indicatori della performance sia visuale che economica del teaser:

  • molte impressions ma pochi clicks: c’è un problema a livello visivo, bisogna sostituire il testo, il mood dell’immagine, i colori, o forse la tematica presentata non è adatta al periodo
  • molti click ma poche vendite: siamo sicuri che il contenuto della pagina a cui è collegato il teaser sia coerente con il messaggio in esso comunicato? Dobbiamo considerare di cambiare il link o il copy.

4. Conoscere i propri utenti e capire le loro esigenze

Le immagini di un sito: utilizzarle per ottimizzare le performance

L’analisi degli indicatori menzionati prima e le domande che ne scaturiscono ci permettono anche di imparare a conoscere meglio i nostri utenti.

Possiamo mettere in atto una serie di test e dai risultati creare una profilazione del nostro utente medio: che tipo di linguaggio lo attira di più, preferisce modelli o illustrazioni, modelli sorridenti o seri, slogan più d’impatto o informativi, che tipo di categorie, in quale periodo dell’anno…e chi più ne ha più ne testi!

5. Personalizzare i contenuti delle immagini

Alcuni ad server permettono anche di sfruttare la lettura dei cookies per offrire un servizio ancora migliore ai nostri utenti, arrivando a personalizzare i contenuti visivi del sito in base ai loro gusti.

Le immagini di un sito: utilizzarle per ottimizzare le performance

Questo non farà che aumentare le possibilità che l’utente gradisca il contenuto visivo offerto, decida di cliccarci, trovi sulla pagina corrispondente dei prodotti che incontrano il suo gusto e decida di acquistarli.

Il Visual online merchandising – o ottimizzazione della strategia visiva – è un modo creativo, economico e divertente per migliorare le performance, l’esperienza offerta e la percezione del nostro sito. Cominciamo a dedicargli una porzione sempre più importante della nostra strategia, per fare del bene al nostro business e insieme anche ai nostri utenti.

4 consigli per addobbare la vostra pagina Facebook per le feste

Leggendo un’infografica di Mashable abbiamo scoperto che il 65% degli utenti dei social fa uso delle piattaforme per trovare il regalo perfetto. Questa ricerca potrebbe portarli dritti alla vostra pagina; farvi trovare preparati è un ottimo modo per far accrescere il loro interesse nei vostri confronti e conseguentemente il vostro business.

Quindi, in vista delle feste, oltre a preparare gli animi, gli stomaci e i portafogli, dovete anche provvedere ad addobbare la vostra pagina Facebook.

Ecco 4 consigli che vi possono aiutare a farlo:

1 – Immagine di copertina e immagine profilo

La prima cosa che salta all’occhio della vostra pagina è l’immagine di copertina: usate questi 851×315 pixel per creare atmosfera con un’immagine a tema che coinvolga anche i vostri prodotti. La vostra immagine di copertina dev’essere anche il vostro cartellone pubblicitario social. Cercate anche di cambiarla frequentemente; il traffico aumenta in queste circostanze e agli utenti piace constatare che gli amministratori della pagina sono attivi.

Conciate per le feste anche l’immagine del profilo! Basta aggiungere piccoli dettagli per dare un altro tono al vostro logo: un cappellino da Babbo Natale e qualche fiocco di neve qua e là faranno il loro lavoro.

2 – Contenuti a tema

Oltre alle solite proposte, condividete contenuti a tema per mostrarvi immersi nel clima natalizio. Pubblicate qualche immagine che faccia sorridere, qualche foto del vostro team in costume, qualche frase o qualche canzoncina; un link al giorno potrebbe costituire conto alla rovescia al Natale. In questo modo chi vi segue troverà questi contenuti in bacheca e sarà più lieto di visitare la pagina.

3 – Campagne e sconti

In occasione delle feste è bello coinvolgere chi vi segue con giochi e contest. Offrendo premi e sconti ai vincitori aumenterete l’engagement della pagina ed otterrete anche nuovi follower. Per esempio, potreste chiedere di pubblicare sulla pagina una foto che ritragga i concorrenti in un costume natalizio e premiare quella che riceve più Mi Piace.

4 – Facebook Ads

La maggior parte dei business su Facebook fa uso di Facebook Ads e dei Post Promossi. Se non avete mai provato questi servizi, i periodi festivi sono ideali per farvi un’idea del loro potenziale.

A fronte di una quota per pagare i servizi, otterrete una visibilità decisamente maggiore e, programmando la campagna, la pagina continuerà ad autopromuoversi anche nei giorni di chiusura in cui non potrete occuparvene.

Come vedete bastano pochi accorgimenti per dare un valore aggiunto alla vostra pagina nel periodo festivo, ora sta a voi entrare nel clima!