Poo Pourri & Dollar Shave: la comunicazione anti-mitica dei brand

Poo Pourri & Dollar Shave: la comunicazione anti-mitica dei brand

Da circa un mese e mezzo su YouTube c’è un video che continua a raccimolare views, e probabilmente anche voi che ci leggete siete fra quei 17 milioni di utenti che hanno visto “Girls Don’t Poop“, l’advertisement di Poo Pourri per promuovere il suo “before-you-go toilet spray”.

Se l’avete visto, è facile che l’abbiate anche condiviso: perché è divertente; perché mette in scena una situazione fonte di imbarazzo, e che in quanto tale funziona particolamente bene se raccontata con un registro ironico; perché si fa forza di un luogo comune dell’immaginario come il fatto, appunto, che le ragazze non vadano in bagno a fare certe cose (o non vengano mai rappresentate nell’atto di farlo).

Ma andiamo per gradi. Cosa ha portato Poo Pourri a creare questo video, a scegliere questo copy e sviluppare un’advertisement così poco “prestigioso”? Per tutta la durata di “Girls Don’t Poop” ci troviamo di fronte ad una elegante ragazza dall’accento inglese che ci confida come riuscire a coprire i cattivi odori provocati dalle nostre incursioni nella toilette. Un po’ insolito, no?

Sì, è un prodotto reale

Poo Pourri è un brand recente, che tuttavia gode già di un certo riscontro in Rete: come afferma la stessa protagonista, su Amazon erano già state vendute più di 4 milioni di bottigliette, ottenendo sulla piattaforma di eshopping un rating di 4.8 su 5 e recensioni entusiaste di migliaia di utenti. Una solida fan base, dunque, sulla quale poter fare affidamento al momento del grande lancio, avvenuto con il rilascio del video di YouTube.

Stiamo parlando di un articolo di toiletries, quel genere di categoria merceologica di cui, fatta forse eccezione per i prodotti per capelli e denti (non a caso due parti iper-estetizzate del nostro corpo) non è facile parlare, perché trascinano con sé una certa dose di imbarazzo dovuta al rischio di oltrepassare quel confine tra ciò che si addice discutere in pubblico, e quei panni sporchi che invece vanno proprio lavati in casa.

Insomma, escluso il focus sulla valorizzazione pratica del prodotto, per motivi evidenti, non resta che creare un video che punti tutto sull’aspetto ludico e divertente, aggirando in modo ironico quegli stessi tabù che rendono lo spray un difficile oggetto di comunicazione.

In particolare, è stato creato un contenuto che ad un tempo incuriosisce chi non ha mai sentito parlare di Poo Pourri e si fa anche forza anche della garanzia, della buona parola, della brand advocacy di chi già ha utilizzato il prodotto e lo ha addirittura recensito su Amazon (o ne ha fatto una versione video su Youtube, raggiungendo 80 mila views!)

Perché diciamo questo? Perché guardando lo spot la prima cosa che pensi é “ma esiste davvero questa cosa?“, e anche se l’attrice in chiusura ti assicura che sia proprio così, tu vai su Google e digiti PooPourri, ed eccola che appare, quarta nei risultati, la scheda del prodotto su Amazon.

Ecco allora nascere lo spot, ed ecco che possiamo tornare alle premesse iniziali del post, ai motivi per i quali questo è un video nato per essere condiviso. “Girls Don’t Poop” si fa forza di tanti stereotipi dell’immaginario, risemantizzandoli a beneficio della propria comunicazione. È più facile immaginare un uomo sopra ad una tazza, vestito malamente, magari poco garbato decisamente poco bon ton. Invece ci troviamo faccia a faccia con una signorina, di gradevolissimo aspetto, con abbigliamento e modi di fare da manuale del galateo, quasi un abbozzato richiamo visivo alle signorine che nelle réclame americane degli anni ’50 e ’60 promuovevano in tv i più magici prodotti che aiutavano le casalinghe a risolvere tutti i misfatti di marito e figli.

Poo Pourri & Dollar Shave: la comunicazione anti-mitica dei brand

Dollar Shave Club

Lo spot ha molti punti in comune con i video di Dollar Shave Club, in particolare quello dell’estate scorsa rilasciato in occasione del lancio sul mercato (anzi, nel club) delle sue salviette igieniche. Anche in questo caso, il protagonista recita un lungo, ironico e ritmato monologo con lo sguardo fisso in camera, mentre passa da una scena all’altra, incontrando personaggi più o meno credibili e decisamente non abituali in questo genere di spot.

Anche qui il ruolo dei consumatori è fondamentale, e si concretizza nell’esclusività del Dollar Shave Club, i cui prodotti sono acquistabili solo previa registrazione al sito. E tale rapporto con gli utenti-consumatori è subito esplicitato in apertura, dove l’orami celebre Mike esordisce con un “Ciao, sono ancora io. La gente continua a chiedermi -ehi Mike, quando farai un video n° 2?!

BodyForm

Ancora, il video di Bodyform, che lo scorso autunno realizzò un filmato appositamente per rispondere ad un post lasciato su Facebook da un utente, dove questo si lamentava delle menzogne contenute negli spot di assorbenti femminili, colpevoli di dipingere “quei giorni” come i più felici e spensierati del mese.

Questo caso è leggermente differente dai precedenti, perché nasce non da esigenze promozionali ma da un’occasione unica e fortuita per accrescere la brand equity, smontando ironicamente quei topoi comunicativi ricorrenti negli spot di questa categoria, come le passeggiate a cavallo, il liquido blu, ecc. Luoghi comuni terribili, palesemente finzionali, ma difficili da abbandonare. Bodyform ha colto al volo l’occasione per farlo.

Cosa hanno in comune queste tre campagne? La forza di abbandonare la posizione elevata dalla quale un marchio solitamente parla ai suoi consumatori, noi crediamo. Non vi è miticizzazione del prodotto, una sua rappresentazione patinata. A “conquistare la copertina” qui è la comunicazione, che diverte, non nasce per auto-elogiarsi, crea un rapporto di verosimiglianza tra realtà e advertising, e cerca di basarsi sull’onestà coi consumatori, anche se necessariamente abbellita.

Voi cosa ne pensate? Come vedete questa tendenza comunicativa in rapporto ad altre ultimament di successo come, ad esempio, il prankvertising?

Facebook Stories: racconti straordinari nell'era dei social network

Come usare Facebook in modo straordinario? Ce lo dimostra Facebook Stories a cui potete accedere anche dalle tab della pagina ufficiale di Facebook.

In passato vi abbiamo raccontato l’esempio commovente di un sopravvissuto ad Auschwitz che ha utilizzato Facebook per la ricerca fratello gemello, ve lo ricordate? Ora vogliamo darvi qualche altre esempio di utilizzo “alternativo” del social network.

Mapping dell’ascolto di brani musicali

Avete mai pensato di mappare l’ascolto di determinati brani musicali? Il californiano Matt Katsaros ha rilevato il volume di ascolto, tramite applicazioni integrate con Facebook, di tre dei più celebri brani musicali negli USA in un periodo di 90 giorni. Ricavandone una mappa ispirata agli equalizzatori di vecchio stampo.

 

Mapping Music on Facebook from Facebook Stories on Vimeo.

Promuovere il proprio progetto fotografico

Come non ricordare nelle Facebook Stories il celebre esempio della Pagina Human of New York – di cui vi avevamo parlato in Human of New York un Tumblr per catturare l’unicità delle persone?

Grazie a Facebook Brandon Stanton è riuscito a far conoscere al pubblico le proprie fotografie e a interagire con milioni di persone dando vita ad altre pagine ad essa ispirate. Arrivando persino alla pubblicazione di un libro che raccoglie tutti i suoi lavori.

Costruire una community fondata sulla passione per gli animali

È l’esempio dei creatori della BarkBox, una scatola dedicata agli amici a quattro zampe piena zeppa di gadget e prodotti di qualità recapitata mensilmente a coloro che si iscrivono al servizio.

Dall’idea iniziale i fondatori hanno sviluppato, grazie a Facebook, una vera e propria community dedicata agli amanti dei cani. Ricevendo foto e video dagli utenti che mostravano i loro amici a quattro zampe mentre giocherellavano con i gadget all’interno della scatola o addirittura, mentre cercavano di aprirla per scoprirne il contenuto. Con grande felicità dei gestori della pagina Facebook, che hanno pubblicato il materiale ricevuto e ideato una copertina dedicata al “puppy” della settimana! 🙂

Grande attenzione all’amore per gli animali, una presenza constante e la partecipazione degli utenti. Quest’ultima si è rilevata con grande sorpresa un’opportunità per allargare il proprio staff, infatti due delle utenti che si sono dimostrate d’aiuto nel rispondere al flusso costate di domande da parte di altri utenti sono state assunte da BarkBox!

I fondatori di questo progetto hanno inoltre evidenziato, nella loro Facebook Story, la grande possibilità di entrare in contatto con altre realtà simili alla propria e sviluppando progetti paralleli come ad esempio la creazione di un contest dedicato alla dolcezza mettendo a confronto pupi e cuccioli.

Questi sono solo alcuni esempi. Su Facebook Stories potete trovare anche delle mappe, come la mappa delle relazioni globali:

Uno sguardo più da vicino sulle relazioni tra Paesi che dimostra come Facebook possa essere, per chi sceglie o è costretto a migrare in un altro Paese, il filo rosso che unisce le persone con le vecchie amicizie e conoscenze nonostante le distanze geografiche.

Una fitta rete di relazioni di differente tipologia. Ne fanno da esempio le connessioni tra Paesi colonizzati dai tempi degli antichi Imperi coloniali, che sembrano avere eco nel presente sotto forma di legami linguistici, economici e culturali.

Se anche voi volete raccontare la vostra storia di come utilizzate Facebook in modo straordinario potete inserirla qui.

E voi cari amici lettori, avete delle social stories straordinarie da raccontarci?  😉

Workwankers: Tipi Da Ufficio, Chi Siete e Chi Avete a Fianco?

Ogni ufficio mediamente articolato è un ecosistema a sé stante. Come in ogni ecosistema ci sono varie specie, quelle che predano, quelle che si nascondono e quelle parassitarie.

Peter Cortez e Joe Sayaman, creativi freelance, hanno ideato Workwankers: una raccolta di immagini per cercare di identificare tutti i tipi da ufficio che esistono.

Qualche esempio?

Se avete recentemente visto Django Unchained vi ricorderete della figura di Steve, il maggiordomo di colore che sta sempre attaccato a Kalvin (Di Carprio) sembrando un corvo sulla sua spalla. Ecco, chiunque in ufficio, o in un gruppo di lavoro all’università, aveva il corvo che stava sulla spalla a vedere cosa facevate. Cortez e Sayman l’hanno chiamato Shoulderbeast.

 

Oppure ancora, come non menzionare quel tale che se, anziché utilizzare ctrl+c e ctrl+v, per copiare e incollare usa il mouse contravvenendo il consiglio del capo, va nel panico chiedendo a chiunque se verrà o meno licenziato? Anche per lui c’è un workwanker  e si chiama Panicmonster.

 

Poi c’è il tipo viscido, quello che fa battute, che lui crede a doppio senso, ma il cui senso è solo quello volgare che lui invece crede di saper velare bene. Si riconosce questo elemento, tipico di vari ambienti, per il sorrisetto a metà tra l’ebete e il sedicente furbo. Inconfondibile poi lo sguardo sempre in cerca di approvazione tra i colleghi dopo una battuta di cattivissimo gusto. Ultimo elemento è costituito dallo sguardo dei colleghi che cercano qualsiasi punto focale pur di non incrociare quello dell’uomo viscido dopo una delle sue sparate. Ecco a voi Pervoceros.

 

E poi c’è lui: è il Grinch di ogni reparto creativo, colui il quale sembra voler abolire ogni colore e guizzo dalle menti dei colleghi volendo dipingere tutto in bianco e nero. E’ l’Idea Killer!

 

Insomma questi sono esempi di quanti tipi da ufficio esistano. Vi proponiamo tutti gli altri.

 

 

 

 

 

 

 

Il prossimo si riconosce quando, la mattina, risponde al “ciao, come va?” raccontandovi tutti i suoi problemi tanto da indurvi a prendere in considerazione l’eremitismo.

 

Il prossimo, sebbene l’illustrazione si riferisca ad un’agenzia pubblicitaria, è quel collega che gonfia di steroidi l’importanza della sua mansione. Se è il portinaio è il door manager, se è il facchino è il delivery manager, se è il centralinista è il phone network executive manager.

 

Ora che avete visto tutti i tipi da ufficio di queste illustrazioni, chi avete alla scrivania a fianco?

Se quello alla scrivania a fianco è su Nijamarketing e vi guarda sghignazzando, probabilmente siete un Workwankers.

Ray-Ban & Brusspup, il mago delle illusioni su YouTube [VIDEO]

Ray-Ban & Brusspup, il mago delle illusioni su YouTube [VIDEO]

Super Clever Sunglass Illusion è il nuovo lavoro di Brusspup per Ray Ban. Da tempo questo artista è consciuto in rete grazie al suo canale YouTube, dove pubblica affascinanti “illusioni anamorfiche”, l’ultima delle quali ruota attorno ad un modello di occhiali da sole della storica azienda.

Sull’orami conosciuta scrivania di Brusspup questa volta troviamo una macchina da scrivere, una vecchia palla da baseball, dei libri, un piccolo mappamondo da tavolino e i Ray Ban.

Apparentemente tutto ha profondità e l’oggetto in primo piano è il mappamondo, ma improvvisamente una mano inizia a farlo ruotare e si realizza che quella è solo un’immagine, un disegno e non un vero oggetto come fino a quel momento si è stati indotti a credere dalle minuziose riprese. Lo stesso meccanismo di rotazione lo vediamo poco dopo anche con la pallina da baseball, che risulta essere anche in questo caso una fedele riproduzione.

L’inquadratura di Super Clever Sunglass Illusion infine si sposta agli occhiali da sole: lo spettatore suppone che anche questi siano una stampa, ma arriva una persona che li prende per indossarli e poi svelare il trucco ottico che si nasconde sulla scrivania. Come a dire: i Ray-Ban sono inimitabili, non c’è trucco che tenga.

Il progetto di illusioni ottiche di Brusspup è molto interessante, da anni i suoi video riscontrano un apprezzamento notevole di pubblico e di visualizzazioni, tanto da aver attirato le grandi marche. L’idea di trasmettere l’originalità dell’occhiale da sole contrapposta agli altri oggetti facilmente riproducibili sembra azzeccata, in particolare per un modello che si ispira al passato.

Per chi fosse curioso di vedere altri lavori dell’artista, che si definisce “un illusionista ottico, scientifico e molto altro” si può visitare il suo canale ufficiale You tube, dove sono mostrati anche alcuni trucchi per realizzare le illusioni ottiche, come ad esempio i materiali.

Non è detto che svelato il mistero si riesca anche a realizzare un video come questo, ma tentar non nuoce no? 🙂

Marketing 2013, gli eventi da non perdere questo autunno

Se sei un professionista del settore Marketing non puoi assolutamente perdere gli ultimi appuntamenti che si succederanno in tutto il Mondo per la fine di quest’anno. Condividere le proprie esperienze lavorative con i massimi esponenti del settore ed apprendere le innovazioni provenienti dal mercato non può che creare conoscenza e coesione in un settore in cui la creatività è fondamentale.

Secondo Philip Kotler, infatti, il concetto alla base del marketing è lo scambio e l’obiettivo finale di un buon marketer non deve essere quello di vendere a tutti i costi un prodotto, ma di acquisire un cliente a lungo termine.

Ad: Tech New York (6-7 novembre 2013)

L’Ad: tech New York è un evento di due giorni pieni di keynote per gli appassionati del digital marketing. Quest’anno vengono organizzati non solo tantissime conferenze, ma anche diverse aree espositive con prodotti e nuove soluzioni innovative.

The Lovie Awards (11-12 novembre 2013)

La terza edizione dei The Lovie Awards celebra i migliori siti e network creativi di tutta Europa. Il web è diventato sicuramente uno strumento sempre più potente per il business e le strategie di marketing non possono più prescindere dall’utilizzo di questo mezzo di comunicazione. Tra le categorie premiate ci sono Pubblicità Interattiva & Media, Online Film & Video e Mobile & App. I Lovie Awards si svolgeranno durante l’Internet Week Europe, un festival di 5 giorni che vedrà conferenze, sessioni ed incontri formativi in tutta Londra.

Il nome di Lovie Awards deriva da Ada Lovelace, considerata la prima programmatrice del web. Una piccola curiosità. Per Best writing – Editorial si contendono il premio Vanity Fair e GQ Spain. Tra le applicazioni Eventbrite.


Eurobest Awards (4-6 dicembre 2013)

Gli Eurobest Awards premiano i campioni della creatività internazionale e sono uno degli eventi più importanti per l’industria della comunicazione creativa in Europa. Il Festival fornisce spunti di discussione, esperienze utili per l’apprendimento e l’opportunità di fare networking in una sempre più vasta comunità di art director, copywriter, dirigenti di agenzie multimediali, account manager, produttori e registi provenienti da tutta Europa. Il Festival sta tornando a Lisbona nel 2013.

Cristal Festival  (11 -15 dicembre 2013)

“The future is now”: questo lo slogan del Cristal Festival, evento internazionale per i professionisti della comunicazione, della pubblicità e della creatività in generale. Conosciuto in precedenza come Méribel Ad Festival , si tiene ogni anno nel mese di dicembre nella località sciistica di Courchevel in Francia.

L’obiettivo del Festival è quello di promuovere la creatività pubblicitaria europea e di mettere in mostra una serie di lavori prodotti dalle industrie creative.
Il Cristal Festival offre ai nuovi talenti l’opportunità di promuovere e mostrare il loro miglior lavoro creativo.

Vita da startup, vita da rockstar? Un video per ispirare [VIDEO]

Una startup è una piccola azienda che ha perplessità su 1. Qual è il suo prodotto 2. Chi sono i suoi clienti 3. Come fare soldi…“. Questa è la definizione di Startup data da Dave McClure, uno dei più importanti investitori e fondatore di 500 Startup, un incubatore di piccole aziende che covano idee geniali.

Il fenomeno è in ascesa sempre di più anche in Italia: il sogno di diventare imprenditori partendo da un’idea sviluppata in un garage alla Hewlett & Packard o Jobs & Wozniacki è sempre più in voga nell’immaginario collettivo dei neo-laureati che guardano con diffidenza, ma allo stesso con coraggio, alla situazione attuale del mondo del lavoro.

È questa visione un po’ miticizzata delle startup che ha messo in scena Michał Sadowski, Co-founder e Ceo di Brand24. In 120 secondi racconta la storia di una startup e della sua crescita, partendo da uno speech di una delle tante startup weekend per il pitch iniziale fino al glorioso riconoscimento finale rappresentato da una conferenza internazionale in pieno stile TED.

Vita da startup, vita da rockstar? Un video per ispirare [VIDEO]

Vita da startup, vita da rockstar? Un video per ispirare [VIDEO]

Vita da startup, vita da rockstar? Un video per ispirare [VIDEO]

Vita da startup, vita da rockstar? Un video per ispirare [VIDEO]

Vita da startup, vita da rockstar? Un video per ispirare [VIDEO]

Tutto il filmato è girato con la tecnica del video in soggettiva: le immagini scorrono seguendo il punto di vista del protagonista nel mostrare il primo cliente, il primo colloquio e la firma con il fundraiser, quindi la prima auto sportiva e l’apice del successo. Una storia vincente, senza eccezioni né intoppi.

Ma questo video fa evidente richiamo, anche nel titolo, allo spot “Take it to the Next Level” di Nike all’interno del quale, con la medesima tecnica, si racconta l’ascesa della carriera di un giovane calciatore. La canzone utilizzata (Don’t speak – Eagles of Death Metal ) è la stessa e il claim di Nike diventa “Take your Startup to the next level”.

Ovviamente il video ha una view aspirazionale: quello che si vede non è la rappresentazione effettiva di ciò che vuol dire dare vita ad un’idea, costruire un’impresa, partendo da zero. Ciò che non compare è il lavoro, il sacrificio che c’è dietro alla decisione di dedicarsi 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana ad un progetto per renderlo una realtà, e un caso di successo. Il video invece si concentra sui risultati e le soddisfazioni che possono arrivare perseguendo con tenacia e coraggio le proprie idee. Ispirazione pura, insomma.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori della settimana

Arriva un altro fine settimana con fumetti e illustrazioni illuminato dalla creatività dei migliori artisti in circolazione. Dopo aver scandagliato il web, le librerie, le mostre, le strade – in Italia e nel mondo – ecco una nuova scorpacciata di fantastiche opere per alimentare la vostra fantasia e ispirazione!
Buona visione!

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana  Mike Mignola Duncan Fegredo
Uscito questa settimana per Dark Horse questo strepitoso Hellboy: the Midnight Circus di Mike Mignola e Duncan Fegredo, con i colori di Dave Stewart.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Pretty Deadly

Pretty Deadly” è la nuova serie di Kelly Sue DeConnick e Emma Ríos per la Image. Un affascinante western/horror con qualche traccia fantasy, che ha per protagonista la figlia della Morte. C’è anche il tumblr, qui.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Alex Raymond

Passiamo invece ai grandi classici, Editoriale Cosmo ha annunciato sulla propria pagina Facebook l’edizione definitiva delle avventure di “Flash Gordon”firmate da Alex Raymond per il 2014. La stessa uscita per Titan.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Sergio Ponchione

Si tratta invece di classici rivisitati quelli di Sergio Ponchione, che firma “DKW – Ditko Kirby Wood” una storia di 36 pagine per Moltimedia/Comma22, in uscita a Lucca Comics 2013.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Ugo Bertotti

Annunciato questa settimana per Coconino Press “Il mondo di Aisha”, di Ugo Bertotti, che racconta la vita quotidiana delle donne in un paese come lo Yemen. In uscita a Lucca Comics 2013.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Stamboulis Costantini

Racconta il pensiero e la figura politica di Enrico Berlinguer il fumetto “Arrivederci Berlinguer”, di Elettra Stamboulis e Gianluca Costantini, edito da Beccogiallo, in uscita dal 31 ottobre 2013.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Alessandro Di Sorbo

Nella foto che vedete c’è un’illustrazione realizzata da Alessandro Di Sorbo in occasione della sua personale “Il mare chiuso”. Una mostra a Roma, presso HulaHoop Club e la libreria L’Eternauta in collaborazione con la casa editrice VerbaVolant e a cura di Rossana Calbi. Fino al 29 novembre 2013.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Zac Gorman

Da qualche tempo volevo trovare l’occasione di parlarvi del bravissimo Zac Gorman, che in Italia abbiamo visto tra le pagine della serie “Adventures Time”. Visto che sta per arrivare Halloween, questa storia breve e commovente, tratta dal suo archivio, mi sembra un ottimo biglietto da visita.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Zé Burnay

Zé Burnay è un fumettista portoghese che disegna bellissimi mostri! Sta per partire il suo nuovo webcomic dal titolo Witch Gauntlet, da seguire.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Sakka

Questo è uno sketch di una giovane e brava fumettista, Roberta Sacchi, in arte Sakka. Partecipa nell’antologia “Talesfrombaule” dei Licaoni in uscita a Lucca Comics 2013. Se volete leggere qualcosa c’è anche una sua storia breve sul portale Verticalismi.it, dal titolo “Romanzo Rosa”.

Prima di chiudere e ricordarvi le consuete modalità per restare in contatto, vi annuncio che la prossima settimana la Top 10 fumetti e illustrazioni sarà completamente dedicata alla manifestazione Lucca Comics & Games 2013, il festival internazionale del fumetto, del cinema d’animazione, dell’illustrazione e del gioco, dal 31 ottobre al 3 novembre a Lucca.
E ora come sempre vi ricordo che se siete degli artisti e volete segnalarci i vostri lavori, basta commentare questo post con il link al vostro blog, Tumblr, sito o portfolio! Grazie mille a tutti quelli che ci seguono!

Alla prossima,
Odri

Games Week 2013: al via l’evento italiano dedicato ai videogiochi

Games Week 2013: al via l’evento italiano dedicato ai videogiochi

Games Week 2013: al via l’evento italiano dedicato ai videogiochi

Oggi venerdì 25 Ottobre ha preso ufficialmente il via Games Week, la manifestazione italiana dell’industria videoludica a Milano.

Anche quest’anno saranno tre i giorni dell’evento per questa terza edizione, che si concluderà Domenica 27 Ottobre:

  • Venerdì, 25 ottobre 2013, dalle 9:30 alle 19:30.
  • Sabato, 26 Ottobre 2013,  dalle 9:30 alle 19:30.
  • Domenica, 27 Ottobre 2013, dalle 9:30 alle 19:30.

Tornei in programma

25 Ottobre

Activision: 10:00 e 18:30 si avrà il torneo di “Call of Duty Black Ops 2“, Xbox 360 clan 5on5, 38 team.
Electronic Arts: 15:00 e 18:00 si avrà il torneo di “FIFA 14“, Xbox 360 1vs1.
Nintendo: 11:00 e 18:00 si avrà il torneo di “Pokémon Bianco & Nero 2“, Nintendo DS 1vs1, eliminazione diretta, 64 players.
15:00 e 18:00 si avrà il torneo di “News Super Mario Bros. U“, Wii U 1vs1, caccia alle monete – eliminazione diretta, 64 players.
18:00 e 19:00 si avrà il torneo di “Pokemon X e Pokemon Y“, Nitendo 3DS 1vs1, show match.

26 Ottobre

Activision: 11:00 e 19:00 si avrà il torneo di “Call of Duty Black Ops 2“, Xbox 360 clan 5on5, 4 team.
Electronic Arts: 11:00 e 18:00 si avrà il torneo di “FIFA 14“, Xbox 360 1vs1, 256 players.
Nintendo: 11:00 e 18:00 si avrà il torneo di “Mario Kart 7“, Nintendo 3DS 1vs1, corsa sfida eliminazione diretta, 64 players.
15:00 e 18:00 si avrà il torneo di “News Super Mario Bros. U“, Wii U 1vs1, caccia alle monete – eliminazione diretta, 64 players.
18:00 e 19:00 si avrà il torneo di “Pokemon X e Pokemon Y“, Nitendo 3DS 1vs1, show match.

27 Ottobre

Activision: 10:00 e 18:30 si avrà il torneo di “Call of Duty Black Ops 2“, Xbox 360 clan 5on5, 38 team.
Electronic Arts: 15:00 e 18:00 si avrà il torneo di “FIFA 14“, Xbox 360 1vs1, 256 players.
Nintendo: 11:00 e 18:00 si avrà il torneo di “Pokémon Bianco & Nero 2“, Nintendo DS 1vs1, eliminazione diretta, 64 players.
15:00 e 18:00 si avrà il torneo di “Wii Party U“, Wii U 1vs1, tutti contro tutti – eliminazione diretta, 64 players.
18:00 e 19:00 si avrà il torneo di “Pokemon X e Pokemon Y“, Nitendo 3DS 1vs1, show match.

Gli espositori

Di seguito i vari espositori confermati al Games Week.
Games Week 2013: al via l’evento italiano dedicato ai videogiochi

Avremo anche il Games Week Indie in cui sarà possibile provare i migliori videogiochi indipendenti italiani, di recente o prossima uscita, e incontrare di persona i loro sviluppatori.

L’iniziativa, promossa da AESVI4Developers in collaborazione con IndieVault.it, è stata pensata per promuovere le produzioni indipendenti italiane che stanno vivendo un grande fermento.

Inoltre domenica 27 ottobre 2013 vi sarà il Cosplay Contest di Games Week.

Dopo aver dato un’occhiata veloce al prezzo dei biglietti non resterà quindi che recarsi di corsa al: Al MiCo – Gate 5, Angolo tra Viale Scarampo e Viale Teodorico  🙂

Stay if you dare: ad Halloween lo scherzetto lo fanno gli hotel

Scordate l’Overlook Hotel. Dimenticate Norman Bates e il suo fatiscente motel. Cancellate la villa di The Others. Le vere case infestate  escono dalle pellicole di Hollywood e sbarcano su Booking.com.

Il popolare portale di booking on line ha infatti lanciato la campagna “Stay if you dare“, una sfida agli utenti e alla loro paura del buio.
Vi sentite sin troppo coraggiosi per farvi spaventare da una campagna stampa? Aspettate a dirlo.

Dal 25 ottobre fino al giorno di Halloween sarà possibile prenotare una stanza in uno dei 7 hotel più spaventosi d’America, rappresentati per l’occasione da Akiko Stehrenberger come locandine di terrificanti film dell’orrore.

L’agenzia Wieden + Kennedy di Amsterdam ha progettato questa spettacolare campagna in modo da poter presidiare più media e piattaforme. Dall’affissione dei poster nei cinema nazionali, passando per un sito dedicato, passando per uno spot televisivo, pre-rolls e banner tematici.

I 7 hotel infestati in cui poter passare la notte più insonne della vostra vita sono sparsi in tutto il territorio statunitense:

  • The Queen Anne Hotel a San Francisco, Calif.
  • The 1886 Crescent Hotel ad Eureka Spring, Ark.
  • The Gettysburg Hotel a Gettysburg, Pa.
  • Hotel Galvez a Galveston, Texas
  • The Historic National Hotel a Jamestown, Calif.
  • The Stanley Hotel ad Estes Park, Colo.
  • The Vinoy Renaissance Hotel a St. Petersburg, Fla.

Le storie che circolano intorno a queste strutture sono tra le più eccentriche e terrificanti, e non a caso la scelta degli hotel-testimonial è ricaduta su strutture che in America sono conosciuti per le leggende che si portano dietro.

Nella stanza 410 del Queen Anne di San Francisco, ad esempio, pare aleggi ancora lo spirito di Miss Mary Lake, la perfida istruttrice del collegio che sorgeva lì dove oggi si trova l’hotel. Altro che vecchio cimitero indiano.

Nello spot televisivo ideato per la campagna, possiamo asssitere ad una delle visite che Miss Mary riserva agli ospiti dell’hotel.

Oltre 350.000 strutture convenzionate. Incluse quelle infestate.

Scherza così alla fine del video Booking.com, che fa suo alla lettera il dogma “dai al cliente ciò che vuole, qualunque cosa sia”. E quale occasione migliore di Halloween per premiare quei clienti che oltre alla vacanza cercano un po’ di brivido? Booking.com ha la risposta anche a questo tipo di richieste.

Qui di seguito il resto delle locandine realizzate per la campagna. Uno sforzo comunicativo importante che però trasmette bene il messaggio del brand e inserisce Booking.com nella gallery dei marchi che hanno fatto delle emozioni (nello specifico, del terrore) il biglietto da visita per comunicare in maniera originale con gli utenti.

E voi, spendereste mai una notte in queste strutture? Fate attenzione a come rispondete, le vecchie istruttrici di collegi sanno essere piuttosto vendicative…


Credits:

Client: Booking.com
CMO: Paul Hennessy
Brand Director: Cort Cunningham
Agency: Wieden + Kennedy, Amsterdam
Executive Creative Directors: Mark Bernath, Eric Quennoy
Creative Directors: Zach Watkins, Gen Hoey
Art Director: Craig Williams
Copywriter: Zach Watkins
Head of Production: Erik Verheijen
Agency Producer: Elissa Singstock
Planner: Daisy Andrews
Group Account Director: Jordi Pont
Account Director: Courtney Trull
Account Manager: Alex Allcott
Art Buyer: Maud Klarenbeek
Digital Producer: Matthew Ravenhall
Project Manager: Jackie Barbour
Business Affairs: Justine Young
Media Buy: Wieden + Kennedy, New York
Production Company: Concrete Films
Director: Mark Bernath
Director of Photography: Maxime Alexandre
Producer: Hani Salim
Editing Company: Wieden + Kennedy
Editor: Julien Maingois
Audio Post: Grand Central Recording Studios
Sound Designer, Mixer: Raja Sehgal
Sound Design: Grand Central Recording Studios
Artist, Title: Raja Sehgal
Postproduction: MPC, Amsterdam
Flame: Lise Prud-Homme
Telecine: George K
Producer: Gerben Molenaar
Illustrator: Akiko Stehrenberger
Agent: Helene Polverelli, H Represents

Codecademy: imparare a programmare nell’era dei social media

codecademy

Immagine tratta da www.thinkstockphotos.it

Da sempre la programmazione e i suoi linguaggi sono visti dai più come un oscuro patrimonio riservato alla comprensione di pochi, al di fuori della portata dei comuni mortali. Ci si immagina il programmatore ancora con lo stereotipo del nerd sempre davanti al computer (suvvia!), o dell’hacker informatico che vive in un mondo a parte in pieno stile Matrix o Tron.

Oggigiorno, tuttavia, moltissime professioni richiedono sempre più l’ausilio pressoché quotidiano di un pc, di un portatile, di un tablet o di un qualsivoglia terminale basato su un apparente groviglio infinito di codici e di linguaggi macchina, dei quali, diciamolo, moltissime volte ignoriamo la maggior parte delle funzioni.

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Perché imparare e da dove iniziare

Navighiamo in internet, scarichiamo app, giochiamo con gli smartphone, usiamo costantemente i social edia e, tuttavia, spesso e volentieri siamo privi di almeno un’infarinatura sul codice da cui tutto il nostro vivere digitale proviene. Basti pensare che per aprire un banalissimo blog in WordPress, per esempio, potrebbe già tornare assai utile avere alcune nozioni in ambito HTML.

E se vi dicessimo che c’è un sito che permette di imparare gratis a programmare partendo da zero, perlopiù con l’aiuto dei social media? Esiste davvero: si chiama Codecademy, è attivo già da oltre due anni ed è basato su una semplice quanto pazza e virale idea: chiunque lo voglia può imparare le basi della programmazione.

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Come dice nel video Gabe Newell,

“i programmatori del domani sono i maghi del futuro, sembreranno avere dei poteri magici a confronto di chiunque altro”

Noi l’abbiamo provato di persona per voi.

Contando l’appoggio di alcuni dei maggiori nomi dei Venture Capital operanti alla Silicon Valley, Codecademy è un’iniziativa lanciata da un’associazione no-profit denominata Code.org, sostenuta da personaggi come Bill GatesMark ZuckerbergWill.i.am e Drew Houston, co-fondatore di Dropbox.

Per il momento è disponibile “soltanto” in inglese, cinese, portoghese, spagnolo, russo e giapponese… per l’italiano, almeno per il momento, toccherà attendere un altro po’.

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Struttura, accessibilità ed utilizzo di Codecademy

Il sito offre una serie di lezioni online suddivise in tutorial, dei veri e propri corsi in HTML, CSS, jQuery, JavaScript, PHP, Python e Ruby, fornendo quantomeno le basi fondamentali su cui iniziare a porsi domande pertinenti riguardo la programmazione.

Ogni corso è strutturato in una serie di esercizi che richiedono la corretta compilazione per poter accedere al successivo step, in una sorta di ‘gioco’ che consente di testare quanto compreso finora dalle istruzioni che man mano vengono impartite per avanzare nell’apprendimento.

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Immagine tratta da Codecademy.com

Dove sta la novità? Oltre ad un sistema di badge e di punti accumulati in pieno stile Foursquare, collezionabili come incentivi per confermare i propri successi, una barra di avanzamento in percentuale che attesta il progresso delle lezioni, c’è l’opportunità di iscriversi a gruppi di studio, forum, addirittura di creare un proprio profilo con tanto di foto e descrizione, con la possibilità di ricevere notifiche di interventi sui propri post e “like” (un sistema di “votes” molto simile al +1 di Google Plus), condividendo gradualmente su Facebook e su Twitter ogni dubbio, nuova scoperta, progetti ed idee.

Per la prima volta nella storia del web, la programmazione apre i battenti anche ai social media (con tutti i pro ed i contro che ne derivano), divenendo quantomeno più aperta e condivisibile per un primo approccio che non richiede particolari prerequisiti, se non tanta voglia di mettersi alla prova e di confrontarsi con chi, come noi, ha provato a cimentarsi nell’ardua via della programmazione. Ebbene sì, qui si parla anche di utilizzo dei social come strumento di apprendimento, anzi oserei dire di un serio inizio di educazione digitale.

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Immagine tratta da Codecademy.com

Punti deboli di Codecademy

Detto questo, vediamo l’altro lato della medaglia. Premesso che Codecademy ha un gran potenziale, è innegabile che ci siano alcune falle da sistemare:

1) Se sbagli qualcosa in un esercizio, nonostante l’efficace console di avvertimento integrata nella finestra di Codecademy, spesso il messaggio di errore è troppo difficile da interpretare per i “non addetti ai lavori”, leggesi i neofiti che si affacciano all’arte del programmare;

2) La navigazione del sito talvolta entra in conflitto con gli stessi esercizi che propone: in alcuni casi è necessario resettare le impostazioni di visualizzazione del browser affinché l’esercizio venga conteggiato come corretto (e quindi permetta l’avanzamento del programma formativo). Questo purtroppo si viene a sapere soltanto dagli innumerevoli utenti che se lo sono chiesto nei forum e solo raramente perché appare un avviso integrato nelle pagine degli esercizi stessi.

3) Il contenuto e la qualità dell’insegnamento non sempre sono all’altezza delle aspettative: i corsi online sono stati scritti da programmatori volenterosi, i quali si sono dedicati gratuitamente a scrivere tutti i passi da seguire e gli “how to” da rispettare. Alcuni corsi come il primo da cui consigliamo di iniziare (denominato “Web Fundamentals”) è piuttosto vicino alle esigenze dell’utente medio, lo accompagna dall’inizio alla fine senza dare troppo per scontato (ad esempio capire il concetto di dover chiudere un tag HTML una volta aperto).

4) Il forum di apprendimento con cui confrontarsi può tornare assai utile, ma può anche costituire una grande tentazione. Moltissimi infatti hanno già completato gli esercizi prima di noi, perciò basta dare letteralmente un’occhiata per trovare il codice corretto che desideriamo bell’e fatto.

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Immagine tratta da Codecademy.com

Una valida alternativa: Dash

Ma non scoraggiamoci. C’è bisogno di siti come Codecademy, che sappiano rendere un’abilità come la programmazione più condivisibile, più accessibile, più Social Media compatibile e perché no, più divertente.

Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento e ad avere una valida alternativa a Codecademy, da pochi giorni è stato lanciato Dash, un sito totalmente dedicato a migliorare le proprie conoscenze sullo sviluppo di siti web.

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Immagine tratta da https://dash.generalassemb.ly

Lanciato dalla General Assembly, incubatrice d’impresa presso New York City, è nato come sussidio scolastico per studenti, fino a diventare una piattaforma educativa mondiale grazie alla condivisione che ha ricevuto sui social network.

Si può accedervi usando il proprio account Twitter o email, sfortunatamente non tramite il login di Facebook. Per ora la sua offerta formativa è limitata a HTML, CSS e JavaScript, a differenza di Codecademy che comprende anche nozioni di PHP, Ruby, Python e jQuery, insegnando così anche le basi per programmare minigiochi o app.

A favore di Dash va il fatto di presentarsi come una piattaforma “project-based”, quindi forse ancora più stimolante e motivante, dato che permette di vedere in tempo reale le proprie creazioni web, piuttosto che suggerire la memorizzazione di concetti distanti e astratti. Anch’esso è gratis e accessibile da chiunque voglia aprirsi un account.

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Immagine tratta da https://dash.generalassemb.ly

A chi è venuta voglia di imparare a programmare? 😉 Dateci il vostro parere tramite un commento qui, su Facebook o su Twitter! Secondo voi l’apprendimento della programmazione è compatibile con il mondo dei social media?