People’s Lovie Awards: scegli il tuo preferito e votalo!

Ancora pochi giorni per votare ai People’s Lovie Awards, i migliori del web secondo il pubblico degli internauti

Mancano ancora pochi giorni fino al 10 Ottobre, ultimo giorno utile per votare ai People’s Lovie Awards. Il contest, che affida alla giuria popolare degli internauti il compito di decretare i vincitori del meglio del panorama europeo di internet permetterà a tutti gli appassionati del mondo digitale di esprimere la propria preferenza. Come? Scegliendo tra i finalisti del Lovie Awards 2013.

Un vero e proprio concorso nel concorso, che come il Lovie Award da cui nasce, è stato chiamato così in onore di Ada Lovelace, la prima programmatrice al mondo.


Se la giuria tecnica, presieduta da Nicolas Roope, co-presidente dell’Internet Week Europe e Executive Creative Director di Poke ha già apprezzato il valore e l’alta qualità dei finalisti, ma non può premiarli tutti, ecco che potrebbe essere proprio il popolo del web a cambiare le carte in tavola.
Il 15 Ottobre 2013 scopriremo i vincitori dei People’s Lovie Awards 2013 di ognuna delle 5 categorie per cui è stato possibile esprimere la propria preferenza:

  • Websites
  • Online Advertising
  • Internet Video
  • Mobile Apps
  • Social

Votare è molto semplice. Basta registrarsi al sito, anche con il proprio account Facebook, Twitter o Google e cliccare il preferito.

Votiamo il migliore, Mrs Lovelace lo farebbe!

Rural Hub, quando la startup nasce nei campi

Il ritorno alla terra, dettato dal mutamento di aspirazioni e priorità, all’insegna del downshifting o dalla discontinuità che stiamo vivendo, è un argomento quanto mai attuale e di cui vi avevamo già parlato, focalizzando l’attenzione sul nuovo movimento imprenditoriale giovanile italiano, sull’interesse degli investitori stranieri e su alcune startup dell’agroalimentare.

Chissà che in questo contesto le città non stiano perdendo il loro antico ruolo di centri di innovazione e di luoghi in cui realizzare le proprie ambizioni. Se lo chiedono in molti, tra cui i ragazzi di Rural Hub, realtà polivalente nel panorama degli incubatori di impresa, che mette in connessione idee, persone e progetti di innovazione sociale in ambito rurale.

“E se questo controesodo dalle metropoli verso le province rappresentasse un modello italiano e mediterraneo per uscire dal fallimento del presente?”

In realtà il quesito che si pongono in Rural Hub va oltre la semplice constatazione di nuovi modelli di sviluppo sociale e della crescente attenzione al tema della qualità della vita. Vi è infatti la convinzione che, con un maggiore supporto, le idee volte a valorizzare il patrimonio agroalimentare italiano, possano dare nuovo slancio ad un’economia in profonda stagnazione.

L’invito rivolto ai giovani imprenditori e non, cha stanno lavorando nel mondo del green, con particolare attenzione ai temi del local food e della rural innovation, è quello di partecipare all’Investor Day del 10 ottobre 2013, in occasione dell’Internet Festival di Pisa. In questa occasione ci sarà la possibilità di presentare le proprie startup e ricevere feedback dai principali player di mercato della nuova ruralità.

Le idee possono riguardare innovazioni nei modelli di business e di distribuzione o soluzioni informatiche, etiche ed ecologiche per il settore agroalimentare, con un occhio di riguardo alla loro natura condivisibile e al recupero dei valori e delle identità socio-culturali di uno specifico territorio. Le startup possono operare nei seguenti settori: Redesign the food system, Tools for farmers, Reverse Auctions, Restaurant Booking, Enable local community, Gamification, Environment, Social Eating, Food Delivery, Recipe Box.

Saranno presenti nomi importanti del panorama della neo ruralità e del local food come John Grant, guru della green economy, Danielle Gould, CEO di Food+Tech, Kim Stweart, ambasciatrice nel mondo di Vinitaly, Elena Martusciello, presidente dell’associazione Le Donne del Vino, Lorenzo Allevi, di Oltre Venture e Alex Giordano, esperto di Social Innovation.

Le difficoltà incontrate da diverse realtà agricole italiane, legate all’accesso al credito, alla mancanza di know-how e ai margini poco remunerativi offerti dall’attuale filiera agroalimentare, cozzano con la richiesta sempre più forte di eccellenze enogastronomiche locali di cui le stesse sono produttrici.

Sembra dunque giunto il momento di ripensare l’intero sistema alimentare tramite un approccio più aperto e collaborativo, dove il cibo non subisce intermediazioni e non deve percorrere enormi distanze prima di giungere al consumatore. Quest’ultimo non rappresenta più l’ultimo anello della catena, ma un decison maker sempre più influente nei processi produttivi e un attore consapevole che giudica l’esperienza di vendita diretta in termini di valore aggiunto per la sua identità di consumo (storia, tradizione, qualità, legame al territorio).

Quando i cartoon diventano brand ambassadors

Come potrebbero brandizzarsi i cartoons? O, se i brand potessero scegliere un cartoon per rappresentarli quale sceglierebbero? E perchè? Come i brand vogliono essere visti è la pietra miliare della loro strategia marketing e di sviluppo, e il loro pubblico e l’esposizione mediatica che hanno mostra diversi strati della loro cultura e la natura stessa dei marchi.

Il designer rumeno Stefan Asafti ha realizzato una serie di loghi e collegati ad essi i cartoons che potrebbero rappresentare sia il loro prodotto o il settore in cui operano: le Superchicche diventano così testimonial dell’Atari e Dexter dei Ray-Ban, per poster dallo stile minimal e fumettoso.

Pubblicitari e neurotrasmettitori: 5 consigli per rendere la pubblicità più visibile

Da che mondo è mondo lo scopo di tutti i pubblicitari è quello di fare in modo che i propri lavori vengano effettivamente visti e possibilmente apprezzati.

Un recente sondaggio di ComScore, una delle più grosse società di monitoraggio dei flussi della rete, parlando di pubblicità sul web ha affermato che solo la metà di queste viene guardata. Secondo una ricerca di Sticky riportata da Business Insider, compagnia che utilizza la tecnologia di monitoraggio dei movimenti oculari, il dato invece si aggirerebbe intorno al 14%. Dopo uno studio effettuato sulla pubblicità online l’azienda ha dichiarato che il posizionamento sbagliato all’interno della pagina è fra le cause maggiori di una così bassa visualizzazione.

Secondo il presidente di Sticky Jeff Brender, il fenomeno è dovuto al fatto che la nostra mente è programmata per ignorare specifiche parti della pagina e concentrarsi su altre.

Il risultato dello studio? Cinque preziosi consigli su come poter evitare che i propri annunci passino inosservati.

1. Le immagini vanno sempre a sinistra e il testo sempre a destra.

Il motivo per il quale le immagini debbano sempre essere posizionate nella parte sinistra della pubblicità mentre il testo a destra risiede nel modo in cui il cervello percepisce le informazioni visive e come le analizza.

Come è noto siamo tutti un po’ strabici, l’occhio destro guarda a sinistra e il sinistro a destra. Essendo l’emisfero sinistro dedicato alla comprensione analitica di informazioni, mentre il destro alla creatività e alla fantasia, posizionando correttamente dati e immagini  all’interno della pubblicità si risparmia al cervello il lavoro extra che servirebbe a scambiare le informazione tra i due emisferi.

2. Disambigua

Ognuno di noi ha un archivio per le espressioni facciali, infatti quando vediamo un volto il nostro cervello immediatamente cerca di dare significato a quell’espressione basandosi su quelle già immagazzinate. Se l’espressione  dipinta sul volto che stiamo osservando rappresenta gioia oppure tristezza il cervello si ritiene soddisfatto e sposta l’attenzione su qualcos’altro.

Per questo motivo inserire nella pubblicità un’espressione facciale ambigua in qualche modo spinge chi la guarda a soffermarsi più tempo e in ultimo a dedicarvi più attenzione. Basti pensare a quante ore sono state spese per cercare di svelare il mistero nascosto dietro l’espressione della Monnalisa.

3. Il troppo stroppia
Oggi più che mai le pubblicità su internet hanno acquisito aggressività e invasività tanto da suscitare in qualche informatico l’idea di creare per  l’utente programmi che le blocchino . Le pubblicità che risultano intrusive non sono certamente ben accette dai visitatori i quali non le visualizzano e non ne immagazzinano il messaggio, per questo il presidente di
Sticky suggerisce di trovare un buon equilibrio tra la quantità e la qualità della pubblicità. Infatti la pubblicità all’interno di un sito non dovrebbe oscurare o distrarre dal contenuto del sito stesso.

4. Smussato è meglio

A scoprire il segreto dell’attrattività degli spigoli smussati è stata per prima  Apple con il suo Ipod. Fino al giorno prima infatti, i lettori mp3 esistenti erano squadrati, con linee spezzate e spigoli.  Spigoli e angoli tendono a colpire l’occhio e a far interrompere la linea che il cervello sta seguendo, per questo i bordi arrotondati attraggono di più.

5. The sweet spot

Tempismo e durata sono fondamentali. Bander come ultimo consiglio suggerisce di prestare attenzione alla frequenza degli annunci e alla loro durata. Egli infatti ha affermato che esiste un tempo preciso grazie al quale lo spot viene meglio assimilato e che si trova dopo 1.5 secondi. Vale a dire che se una persona guarda la pubblicità per 1,5 secondi o più, ha maggiori possibilità di immagazzinare l’informazione che questa porta con sé. Scendere al di sotto di questo “sweet spot” temporale rappresenta per il cervello un lasso di tempo insufficiente ad analizzare i dati.

Il video di risposta dell'ex-azienda di Marina Shifrin [BREAKING NEWS]

Il video di risposta dell'ex-azienda di Marina Shifrin [BREAKING NEWS]

Da un paio di giorni in Rete si parla tantissimo della storia di Marina Shifrin, la ragazza che lo scorso sabato ha pubblicato su YouTube il suo “video di licenziamento”, una danza liberatrice in cui la protagonista manda un messaggio ben chiaro ai suoi ormai ex-capi, definiti poco attenti alla qualità del lavoro e alle competenze dei dipendenti. Capi che non hanno scelto la via del silenzio, ma colto la palla al balzo per rispondere con un video vhe parodizza la stessa Marina.

In definitiva, l’obiettivo di Marina era dimostrare che ballare scatenata in ufficio, sola e di notte, con Kanye West in sottofondo, potesse essere una mossa dalla potenzialità virale nettamente maggiore di quanto non sia per i video prodotti dall’azienda per cui lei lavorava. E in effetti sembra sia stato proprio così: Marina è diventata l’eorina della Rete, perché con tanta ironia ha comunicato la sua negativa esperienza personale (e soprattutto il modo in cui ha deciso di uscirne), che è una situazione condivisa da molti.

Tutti parlano di Marina, tuti amano Marina. Difficile criticarne la scelta e la posizione. La sua ex-azienda ha scelto di farlo, e ha realizzato “An Interpretive Dance From Next Media Animation Set To Kanye West’s Gone“, il cui messaggio in sostanza è: “Marina si è licenziata? E noi assumiamo!“. Con tanto di annotazione finale contentente la mail per candidarsi.

Vediamo quelli che immaginiamo essere i colleghi della ragazza esibirsi in simpatiche coreografie davanti alla telecamera, nei vari ambienti degli uffici. In sovraimpressione leggiamo elogi ad un’azienda che sì, richiede impegno ed esige turni non leggeri, ma dà tutto quello che serve a chi ci lavora.

Il video di risposta dell'ex-azienda di Marina Shifrin [BREAKING NEWS]

Il video di risposta dell'ex-azienda di Marina Shifrin [BREAKING NEWS]

Il video di risposta dell'ex-azienda di Marina Shifrin [BREAKING NEWS]

Ora a noi viene da pensare: la brand image della compagnia di animazione è stata certamente messa alla prova, e una risposta da parte della stessa era più che legittima. Ma se la sfida della ragazza era dimostare di poter fare molte più visualizzazioni dei video prodotti al suo interno, copiarla in tutto per tutto con un video-parodia forse non è stata la scelta creativa e strategica migliore. O magari in questo caso scimmiottare è la presa di posizione più netta ed esplicita?

Il rating negativo del video su YouTube al momento sembra avvalorare la prima posizione. Sfidare gli eroi del web è rischioso, non c’è dubbio. E quel “Auguriamo a Marina tanta fortuna” forse non aiuterà 😀

Voi cosa ne pensate? Vi piace questa scelta, la ritenete efficace?

Le strategie social di Obama. A lezione da Michael Slaby

Nel processo elettorale il finanziamento da parte dei privati è essenziale. 690 milioni di dollari sono stati raccolti per la campagna elettorale di Obama“, spiega Michael Slaby, capo dell’Integration & Innovation Officer delle campagne elettorali del presidente degli Stati Uniti. “Tutti gli aspetti dell’organizzazione hanno una loro importanza dall’editorial e content planning al mobile, passando per i paid media, ma l’elemento digitale non è solo la ciliegina sulla torta. Deve essere ovunque, dal fundraising al social“.

Mentre in Italia si continua a dibattere sulla legittimità dei mezzi attraverso i quali i partiti finanziano le proprie spese, negli States, in maniera del tutto trasparente, dati alla mano, il supporto economico delle campagne politiche parte dal coinvolgimento attivo degli elettori.

Slaby racconta che durante la campagna elettorale di Obama per le presidenziali del 2012, circa 500 persone erano impegnate per raggiungerne altre centinaia di migliaia attraverso internet. E nonostante questo altre risorse sarebbero state necessarie per coprire tutto ciò che andava fatto fondamentalmente in tempo reale.

La lezione che Slaby ha tenuto a Bari il 25 settembre presso il Palazzo delle Poste, in realtà, indica delle linee guida e dei modelli di comunicazione perfettamente applicabili a strategie di mercato per raggiungere la fidelizzazione del cliente attraverso la tanto desiderata interazione spontanea.

Reduce barriers to entry

Una notevole opportunità offerta dai media digitali è l’eliminazione delle barriere fisiche, per coinvolgere davvero gli elettori con la call to action. Conversation monitoring, community growth, influencer outreach, message delivery sono le fasi che completano questo processo di coinvolgimento dal basso attraverso i social media.

Agilità: è questa la parola chiave per un rapporto bidirezionale con un’utenza attiva. A differenza dei modelli politici nostrani, sempre più estranei alla gente comune, in America i social media sono diventati un’opportunità per le persone di avvicinarsi al mondo della politica e un’opportunità per i partiti di coinvolgere le persone.

Cosa c’è nel futuro dei media secondo Michael Slaby

Ci sono delle modalità di accesso che 10 anni fa non si potevano neanche immaginare“. Nel futuro un concetto di amplificazione della realtà sicuramente ci sarà e già i google glasses ci stanno portando in questa direzione, distogliendoci dalla stratificazione di informazioni per portarci ad una realtà amplificata. Da un punto di vista individuale bisognerà sicuramente guardare a come cambieranno le norme sulle privacy e per questo è fondamentale un dibattito pubblico su questo tema.

I media tradizionali non scompariranno, ma sicuramente avranno un ruolo diverso e oggi i giornalisti stanno faticosamente affrontando la ricerca di questo loro nuovo ruolo. E questo impatta anche il fatto tecnico, poiché probabilmente si smetteranno di stampare giornali, un sistema molto lento per dare informazione. Lo scopo dei giornali ormai dovrebbe essere diverso, perché spesso le breaking news vengono date da persone che non sono neanche giornalisti. In un’epoca in cui tutti possono pubblicare contenuti bisogna invece affidarsi ad un metodo di selezione e verifica di questi contenuti e delle fonti.

In Italia i partiti sono social?

Guardando all’Italia, la vera novità del Movimento 5 Stelle non sta nell’uso di internet, che presto sarà d’obbligo per tutti, quanto nell’aver accettato il voto dei propri utenti come elemento decisivo della campagna“, afferma Slaby. Resta il fatto che nella mole di informazione da cui siamo travolti quotidianamente è compito di ogni elettore crearsi la propria idea, selezionare e scegliere.

Sui social network impazza l'iPhone gold mania

J’adore, j’adore… Le nouveau parfum de… Ah no scusate ci stavamo sbagliando, qui parliamo di ciò che sta accadendo in Rete a proposito del nuovo i-Phone 5S Gold!

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Apple non si aspettava una simile richiesta per quanto riguarda la nuova colorazione oro di iPhone, più di nove milioni di esemplari grazie alla vendita permessa a NTT Docomo, il più grande operatore del Giappone, e allo sbarco immediato nei negozi cinesi.

Vecchie esperienze asiatiche di iPhone color oro

Il mercato asiatico non è nuovo a questa predilezione per il gold. Vi ricordate dell’uomo d’affari di Hong Kong che dovette sborsare l’equivalente di 12 milioni di euro per il modello di iPhone 5 denominato Diamond Black?

Un smartphone-gioiello: cover in oro massiccio 24 carati del peso di 135 grammi incisa a mano. Bordi costellati da quasi 600 piccoli diamanti. Un cristallo zaffiro sostituisce il vetro di protezione del display. Nel logo posteriore sono incastonate 53 pietre preziose e un enorme diamante nero al posto del tasto Home.

Casi umani e alternative low cost

Vogliamo parlare poi di chi, a causa dell’esaurimento delle scorte presenti sia negli store ufficiali sia online, è riuscito a sborsare 10.100 dollari per riuscire ad avere l’iPhone 5S Gold dei suoi desideri aggiudicandosi un’asta su ebay?

Sappiate che per chi non volesse sborsare cifre esorbitanti, esiste un’alternativa più economica, che vi permette di trasformare il vostro i-Phone 5 tramite un sistema di adesivi che riproducono l’esclusivo gold champagne dell’ i-Phone 5S.

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Altro che impronta digitale, c’è chi usa…

Trash dite? Può darsi, in fondo non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace. Ma noi la perla trash vogliamo regalarvela comunque  😉 Pensate che invece di utilizzare la vostra impronta digitale per sbloccare il vostro iphone 5s potreste usare il vostro capezzolo! Non ve l’aspettavate eh!? Ahhh questa innovazione tecnologica!  😆

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Chi lo odia…

Se invece siete tra quelli che non ne possono più di sentirne parlare, vi consigliamo di guardarvi cosa succede a questo i-Phone 5S gold.

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…e chi lo denigra su Twitter

Vi lasciamo con questa collezione fall/winter di tweet dedicati al nuovo gioiello di Cupertino. Se anche voi avete trovato delle chicche potete contribuire segnalando i vostri link qui sotto 😉

Da Guerre Stellari

Peccati di gola  

  Prese di posizione

  Ring ring ring Banana Phone


Lo stai facendo nel modo sbagliato

App of the Week: Amount, il convertitore universale dal design minimal!

App of the Week è la rubrica di Ninja Marketing sulle app più divertenti, più cool, più utili che il nostro Kenji Uzumaki scova nei market e testa per Voi! Siete pronti a fare download? Fate tap su questa nuova App of the Week! Segnalata su App Store tra le migliori app ridisegnate per iOS 7, Amount è un convertitore di valori intuitivo, accurato, con uno stile minimal e davvero facilissimo da usare. Grazie ad Amount puoi convertire valori in modo completamente nuovo e rapido: con due semplici tap, avrai a disposizione l’elenco completo delle conversioni che stavi cercando una dopo l’altra.

Quando usi Amount ti basta inserire il numero che ti serve convertire e scegliere tra i tantissimi gruppi di unità di conversione presenti nel lungo elenco.

L’interfaccia grafica è semplice e intuitiva, con conversioni in tempo reale, tutte presenti in una singola schermata. Una caratteristica interessante è che potrai creare la tua lista personalizzata di categorie e di unità di conversione valori. Potrai decidere, in questo modo, visualizzarne solo le tue preferite e modificarne l’ordine a tuo piacimento.

Tenendo premuto su una qualsiasi unità, potrai visualizzarne le relative opzioni e navigare tra una pagina e l’altra grazie allo swipe. Inoltre, potrai prender visione dello storico delle tue conversioni; per le valute, verranno salvati anche i tassi di cambio passati, per vederne la variazione nel tempo.

Il sistema di conversione di Amount, per rimanere sempre aggiornato sui tassi di cambio attuali e su ulteriori info, necessita di una connessione internet per funzionare (Wi-fi o 3G), ed è strutturato in un lunghissimo elenco di categorie: Angoli, Area, Carburante, Corrente elettrica, Cucina, Dati, Densità, Energia, Forza, Frequenza, Illuminamento, Luminanza, Lunghezza/Distanza, Peso, Potenza, Pressione, Radiazioni, Temperatura, Tempo, Torsione, Tipografia, Valute, Velocità, Velocità internet e Volume.

Non ti resta che inserire un valore e convertire! Amount è un’applicazione disponibile su App Store per iPhone, iPad e iPod Touch al costo di € 0,89.

La Calabria che innova a Start Cup Calabria 2013

A.A.A. Innovazione Made in Calabria Cercasi

Per il quinto anno consecutivo le idee più innovative e promettenti germogliate in Calabria hanno trovato il terreno fertile dove fiorire: Start Cup Calabria 2013, la business plan competition ideata da Università della Calabria e Calabria Innova (progetto integrato di sviluppo regionale per il sostegno dei processi di innovazione delle imprese calabresi).

Un BarCamper che punta dritto al TechGarage

Ha dato il via a Start Cup Calabria 2013 il BarCamper, un tour che ha percorso le cinque province calabresi per scovare le idee imprenditoriali a più alto contenuto innovativo del panorama regionale.

Numerosi i progetti presentati e grande l’entusiasmo di studenti, neolaureati, docenti, ricercatori e giovani imprenditori, a riprova di un Meridione di talento che guarda all’innovazione come possibile driver della crescita.

Alla fase di scouting sono seguite due fasi di selezione:

•Tech Meeting (16-19 luglio) momento di incontro con i giovani startupper impegnati nell’approfondimento dell’idea proposta con il supporto di esperti del settore.

•TechWeek (2-6 settembre) all’interno del campus dell’Università della Calabria si è tenuta una settimana di formazione intensiva su tematiche manageriali e di organizzazione d’impresa, nonché di lavoro sui progetti imprenditoriali in vista dell’ultima fase della business competition.

Start Cup Calabria: Big Data, trasporti e ovaie sullo stesso podio

I dieci team che si sono distinti nel lungo processo di selezione hanno avuto accesso al TechGarage, la fase finale in cui i giovani protagonisti di Start Cup Calabria 2013 hanno presentato i propri progetti davanti a una giuria composta da personalità di spicco del mondo accademico, delle istituzione e dell’imprenditoria, oltre che da venture capitalist, business angels e operatori di istituti finanziari.

Tra le finaliste, ecco le business ideas che sono state premiate dalla giuria di professionisti per l’alto contenuto innovativo e l’effettiva fattibilità del progetto:

• 1° classificato – Scalable Data Analytics (Paolo Trunfio, Eugenio Cesario, Fabrizio Marozzo, Domenico Talia): sistema rivolto a imprese, analisti di business, organizzazioni scientifiche per la gestione efficiente e a costi contenuti di Big Data immagazzinati in sistemi cloud.

• 2° classificato – Share your transport (Samuele Furfaro, Antonino Bonfiglio, Daniele Furfaro, Fabio Baleani): piattaforma online e mobile che crea un match in tempo reale tra domanda (sia aziende produttrici che privati) e offerta di trasporto (vettori) per la massimizzazione di ricavo per singolo viaggio e la semplificazione dei sistemi di acquisto.

• 3° classificato – Ovage (Alessia Sarica, Roberta Venturella, Daniela Lico) servizio web-based per la predizione- affabile e validata clinicamente- dell’età ovarica della donna.

Oltre a un premio in denaro destinato alla realizzazione dell’idea imprenditoriale attraverso l’istituzione di una società con sede operativa in Calabria, gli startupper saliti sul podio usufruiranno dei servizi di supporto offerti da CalabriaInnovaTechNest (incubatore per start up dell’Università della Calabria) per lo sviluppo del proprio business. Inoltre i tre vincitori concorreranno all’assegnazione del Premio Nazionale per l’Innovazione che decreterà le migliori idee imprenditoriali tra quelle vincitrici delle Start Cup Competition organizzate da Atenei e Enti Pubblici di Ricerca.

 

 Immagini dal sito di TechNest

5 idee low cost per fare local marketing

5 idee local marketing

Secondo Jeff Slutsky, co-autore di No BS Grassroots Marketing ed esperto di local business, molti imprenditori investono tempo e risorse in attività di marketing che accrescono la visibilità, solleticano il proprio ego, ma che non hanno un adeguato ritorno in termini economici.

Esistono invece alcune strategie low cost di sicuro successo che possono essere messe in atto soprattutto se si tratta di promuovere un business di tipo locale.

In linea generale, bisogna concentrarsi sul fare rete con le altre attività della zona, e poi, in seconda battuta, pensare ad attività di marketing ed eventi su più ampia scala.

Ecco 5 idee che l’esperto fornisce per promuovere un’attività locale.

#1 Strette di mano e biglietti da visita

“C’è questo nuovo incredibile social network che sta diventando davvero molto popolare ultimamente, una cosa rivoluzionaria chiamata incontra dal vivo le persone e parla con loro” – scrive scherzosamente Slutsky.

Che tu sia il proprietario dell’attività o il general manager fai in modo di presentarti almeno a 5 persone a settimana. Non c’è bisogno di grandi cerimonie, basta un semplice “Ciao, sono Mario, il proprietario della pizzeria in fondo alla strada. Volevo solo presentarmi. Dimmi una cosa: hai già provato la nostra pizza speciale ai quattro formaggi? È una nostra invenzione.”

Se la persona a cui ti sei presentato non è mai venuta da te, tira fuori il biglietto da visita e sul retro scrivigli un’offerta. Segna anche data e ora. Delle 250 persone che avrai incontrato nel corso dell’anno, 150 probabilmente ti faranno visita per usare il coupon e 50 diventeranno tuoi clienti abituali. Se ci pensi, si tratta di un aumento significativo delle vendite senza nessun investimento pubblicitario.

#2 Fai offerte in collaborazione con altri commercianti della zona

È tempo di fare rete e aiutarsi a vicenda. Dai alle attività della zona la possibilità di regalare ai propri clienti dei coupon sconto relativi alla tua attività. In questo modo avrai pubblicità gratuita e i tuoi partner saranno contenti di offrire ai propri clienti un vantaggio.

#3 Tratta i lavoratori della zona come dei VIP

5 idee low cost per il local_business
Si è aperta una grande azienda con tanti dipendenti vicino a te? Cogli al volo l’occasione. Offrire uno sconto ai lavoratori che mostrano il loro badge potrebbe sembrare la soluzione migliore, ma spesso non funziona perché solo i dipendenti che sono già tuoi clienti ne trarrebbero vantaggio. E invece devi puntare ad intercettare nuovi clienti. È più efficace, quindi, convincere l’azienda stessa a distribuire VIP card ad ognuno dei suoi lavoratori.

La maggior pare di essi metterà la tua card nel portafogli o nella borsa e poi deciderà se darti una possibilità. In genere dovresti offrire uno sconto o un’offerta per un intervallo di tempo abbastanza ampio che va dai 30 ai 60 giorni. Un ristorante, per esempio, può offrire uno sconto del 20% o il dessert gratis. Un fotografo può vendere le foto di un formato più grande al costo di quello più piccolo.

#4 Sfrutta ogni situazione per avere un ritorno

Ti è mai capitata l’occasione di fornire prodotti o servizi a un gruppo di persone che di solito non sono tuoi clienti? Poniamo tu abbia un ristorante e che tu debba curare il catering per un evento, oppure un negozio di t-shirt a cui un importante locale ha commissionato 200 t-shirt per un evento estivo. La tua azienda fornirà prodotti e servizi agli ignari partecipanti di questi eventi. Perché non farglielo sapere? Ognuna di queste persone potrebbe diventare tuo cliente diretto.

Per esempio, oltre al catering, potresti regalare ad ognuno un coupon sconto. Molti spenderanno il coupon e non ti faranno più visita, ma altri potrebbero essere colpiti dal tuo servizio e diventare clienti abituali.

#5 Supporta le raccolte fondi della tua zona

5 idee low cost local marketing

Per dimostrare l’importanza di partecipare attivamente agli eventi della propria zona, Slutsky racconta la storia di uno dei suoi clienti a cui ha dato una mano per espandere il suo business.

Questa persona possedeva un ristorante e una volta fu avvicinato da un volontario che gli diede un invito per un’asta di beneficenza. Si scoprì che all’evento erano attese circa 400 persone. Non male per un evento di questo genere. Così Slutsky decise di creare dei coupon da consegnare a tutti gli invitati. Su ogni biglietto c’era scritto che sarebbero stati donati 5 dollari per ogni 10 dollari spesi nel ristorante del cliente di Slutsky.

Furono riscattati 135 coupon. L’iniziativa fruttò un incasso extra di 710 dollari e di colpo il ristorante conquistò una dozzina di nuovi clienti abituali per un valore di 1.800 dollari di incasso in più all’anno. Il cliente di Slutsky si costruì una buona reputazione nel quartiere e, soprattutto, intercettò nuovi clienti.

Come si vede, queste strategie non richiedono troppo tempo, costano poco e soprattutto generano business facendo leva sull’appeal del prodotto invece che su grandi investimenti in pubblicità che magari si perdono nel tentativo di attirare un pubblico distante e disperso.

Ci sono i costi relativi ai prodotti regalati o venduti in offerta, è vero, ma il rischio che ci si assume è in ogni caso contenuto, perché le persone sono sempre molto propense a comprare qualcosa se realizzano la possibilità di un risparmio.