Facebook ha introdotto gli embedded post. Ecco come funzionano [BREAKING NEWS]

L’annuncio è stato dato ieri sera: d’ora in poi sarà possibile condividere i post pubblicati su Facebook sul resto del web in maniera semplice e veloce grazie agli embedded post.

Gli Embedded Post permettono di integrare in blog e siti web fotografie, post con hashtag, video e altri contenuti pubblicati su Facebook. Gli utenti possono cliccare su “Like” e condividere il post direttamente dal blog o dal sito. Solamente i post pubblici possono diventare Embedded Post.

Ma come funzionano?

Innanzitutto per poter embeddare un post è necessario che questo sia condiviso con la privacy impostata su “Pubblico”.

Una volta individuato il post pubblico che vi interessa, bisogna scegliere l’opzione “Embed Post” dal menù a tendina in alto a destra.

A questo punto apparirà una finestra contenente il codice da copiare e incorporare nel vostro sito o blog.

I post embeddati saranno attivi a tutti gli effetti, infatti da questi si potrà:

  • cliccare “Mi piace” sul post e/o condividerlo sul vostro profilo Facebook;
  • cliccare “Mi piace” sulla pagina Facebook dove è stato pubblicato il post originario;
  • commentare il post e visualizzare tutti gli altri commenti e condivisioni del post.

 

Al momento gli embedded post sono stati resi disponibili su cinque siti: Bleacher Report, CNN, Huffington Post, Mashable e People. Il roll out del prodotto continuerà progressivamente.

Maggiori informazioni sono disponibili sulla Newsroom di Facebook e sul Developer Blog.

Vi piace questa novità in casa Facebook? Fatecelo sapere 😉

Craft Camp 2013: il festival della creatività per artigiani, maker e DIY lovers!

La prima edizione del Craft Camp – The handmade revolution è in arrivo a Milano il 12 e il 13 ottobre 2013. Creativi, crafter, maker, artigiani 2.0 e DIY lovers: siete tutti chiamati a raccolta!

L’evento è organizzato da EtsyItaliaTeam, la più grande community di venditori italiani su Etsy, il marketplace del “fatto a mano”: sarà un festival della creatività, delle idee, del “saper fare”, un luogo e un momento per discutere di una nuova economia in grado di coniugare la tradizione artigianale tipica del Made in Italy con le innovazioni e le opportunità offerte dalle nuove tecnologie.

In linea con lo spirito collaborativo dell’evento, EtsyItaliaTeam ha lanciato una raccolta fondi per co-finanziarlo, con una donazione tramite il sito Eppela.it. Bastano solo 2€, ed è previsto un piccolo omaggio: un calendario con illustrazioni originali in formato digitale. Il budget da raggiungere è di 4300€ e c’è tempo fino all’11 Agosto.

Strutturato come un BarCamp  aperto a tutti e gratuito,  sarà animato da workshop e tavole rotonde sui temi della collaborazione, dell’economia sostenibile, della condivisione delle conoscenze, dove tutti potranno prendere la parola, in un clima di festa, apprendimento e creatività.

I workshop teorici faranno la gioia di ogni venditore (o aspirante tale) su Etsy:

  • Aprire un negozio su Etsy: tutto ciò che c’è da sapere per vendere al meglio le proprie creazioni.
  • Shop critique marathon:  maratona di critica ai negozi: foto, descrizioni, tag, tutto sarà analizzato e chiunque potrà ricevere consigli su come migliorare il proprio negozio.
  •  Fotografia e fotoritocco:  tutti i trucchi per fare delle belle foto.
  •  Utilizzo dei social network: come utilizzare al meglio i social network per promuovere la tua attività creativa.

E i workshop pratici? Tutti divertenti e adatti anche a chi finora non ha mai provato a cimentarsi in attività manuali:

Riciclo creativo con Vendetta Uncinetta

Dai una seconda possibilità ai calzini e maglioni che non usi più e trasformali in pupazzi e cappelli. (NB. Dovrai portare del materiale da riciclare!)

Lumi con IreneAgh

Sviluppa le tue foto su stoffa con Lumi, perché non c’è niente di meglio che indossare la propria arte.

Accessori con led e Arduino con Roma Makers

Diventa un maker: costruisci il tuo accessorio tecnologico con Arduino.

E se la cifra raccolta supererà i 4300€? Verranno attivati altri due workshop: Stampomatica con il Tecnificio e Lino’s Type, che vi condurranno nel magico mondo del 3D printing e Booklets a gogo con PaulinePaulette.

Insomma, ce n’è davvero per tutti! Segnate in agendina l’evento e spargete la voce (l’hashtag ufficiale è #craftcamp2013): ci vediamo ad Ottobre 😉

Quando il marchio se le canta e se la suona: le branded pop song

C’era una volta il Carosello, varietà televisivo trasmesso senza sosta per 20 anni e vero capostipite della pubblicità in Italia. Al suo interno si alternavano i pezzi, sketch interpretati da attori del calibro di Totò, Gassman e Sordi, e i codini, reclame di prodotto musicate ad hoc. Una vera e propria commistione tra TV, teatro, musica e advertising.

Con il passare del tempo il rapporto tra pubblicità e musica è andato sempre più a consolidarsi, fino a rendere gli spot la vetrina (se non addirittura il trampolino) per le hit stagionali. La parola d’ordine è meno jingle (troppo scontati e spigolosi) e più canzoni da Top 10 heavy rotation.

Ai brand fa comodo scegliere hit del momento o in procinto di scalare le classifiche, anche per associare indirettamente il proprio marchio nel tempo (“Mettimi quel pezzo di X usato anche per la pubblicità di Y”). A volte addirittura il musicista soccombe di fronte alla magnificenza del prodotto (“Mettimi quel pezzo usato per la pubblicità di Y”). Il rischio, tuttavia, è quello di spersonalizzare il brand e perdere così il fruttuoso legame (“Mettimi quel pezzo di X usato anche per quella pubblicità dai ti ricordi?”).

Oggi la tendenza è sempre più quella delle branded pop song, canzoni customizzate create ad hoc per il brand e perché no associate ad un bel video che possa fare impazzire la rete. Una narrazione fatta in casa che trasmette il messaggio in maniera profilata e divertente, mettendo la canzone al centro della campagna. D’altra parte il limite dei 30 secondi di spot non è più un vincolo, grazie alla diffusione delle campagne che parte soprattutto dalla rete, e vedere una pubblicità di 3 minuti non è mai stato così piacevole.

Ne sa qualcosa la Oreo, che ha creato la campagna Wonderfilled per sponsorizzare i propri biscotti. Una serie di video musicali dove indie band internazionali del calibro di Owl City, Chiddy Bang e Kacey Musgraves rivisitano in chiave propria il jingle storico del brand.

Associati al brano, video di animazione virali e divertenti alimentano lo stimolo alla condivisione e alla diffusione del messaggio di marca.

Un gioco ancora più divertente è riuscito alla Melbourne Metro Trains, che per sensibilizzare alla sicurezza nelle proprie stazioni dei treni ha creato la brillante campagna “Dumb ways to die”.

Nel video di presentazione, simpatici pupazzetti muoiono in maniere orribili mentre una pop song orecchiabile spiega come sia facile evitare di incappare in incidenti banali semplicemente prestando un minimo di attenzione. Il risultato? Canzone nella top ten di iTunes, milioni di visualizzazioni su YouTube e incetta di premi a Cannes.

Anche la Chevy si è lanciata nell’avventura (in questo caso termine più che mai azzeccato) delle branded pop song. Per trasmettere lo spirito libero del proprio truck Silverado, infatti, la casa di produzione americana ha ingaggiato Will Hoge, songwriter che ha composto un brano dalle forti tinte western.

Una sorta di inno alla vita dei cow-boy e del life style del mid-west che non c’è bisogno di dirlo ha proiettato cantautore e automobile in cima alle classifiche di vendita.

Alle recenti premiazioni di Cannes sono numerose le campagne incoronate proprio grazie alla focalizzazione dei brand sui temi musicali. Una sperimentazione che ancora da noi non è stata intrapresa in pieno (ci stanno provando in questi mesi diverse compagnie telefoniche). Il futuro dei songwriter sarà sempre più quello di sostenere brand internazionali? I brand valorizzeranno le realtà musicali più indipendenti? Oppure torneremo al connubio prodotto/top-10-song?

Voi cosa ne pensate?

Jobyourlife, quando il lavoro bussa alla tua porta

Jobyourlife quando il lavoro bussa alla tua porta
Se solo avessi scoperto Jobyourlife tre mesi fa probabilmente a quest’ora sarei ancora nella mia città (Roma) e non nella fredda (sebbene in questi giorni no sia proprio il termine adatto!) Milano.
Mea culpa, dato che questo progetto ha avuto inizio nel febbraio 2012, dall’idea di Andrea de Spirt giovane 24 enne (il mondo dell’innovazione deve essere grato all’anno 1989, dato che ha dato i natali a tanti “imprenditori” di oggi).

Cos’è Jobyourlife

Il primo portale di ricerca lavoro in Italia che utilizza la geolocalizzazione dei curricula professionali, insieme agli annunci geo-mirati per aiutare gli utenti iscritti a trovare il loro lavoro ideale dove vogliono e per permettere alle aziende di trovare il candidato più adatto alle loro esigenze.

Dunque un portale di ricerca lavoro geolocalizzato. Perchè nessuno ci ha mai pensato? Perchè Linkedin non ha integrato questa modalità ricerca?
Forse perchè non funziona? Quali sono i vantaggi per le aziende di cercare candidati in base alla loro posizione geografica o al luogo dove vorrebbero lavorare?
A giudicare dai numeri di Jobyourlife, il progetto sembra proprio funzionare. Più di 15000 utenti iscritti, 20 aziende che utilizzano la piattaforma per la ricerca del personale, tra cui spiccano Mc Donald’s, Coin. Oviesse, Panorama, NHhotel, solo per citarne alcuni.
Cifre da capogiro sono quelle investite da due business angels privati e i guadagni che Andrea ha prospettato per il 2014: 3 milioni di euro.

Jobyourlife quando il lavoro bussa alla tua porta

L’idea

Di necessità virtù. Mai proverbio fu più vero per Andrea. Nel cercare dei collaboratori per un progetto che avrebbe voluto avviare, è incappato nella difficoltà della ricerca. Da qui l’illuminazione:

Perché non creare uno strumento che permetta da un lato alle aziende di trovare i candidati con competenze specifiche nel minor tempo possibile, ottimizzando i costi, e dall’altro che consenta agli utenti di essere contattati direttamente dalle aziende per posizioni allineate al loro profilo?”

Dall’idea alla realizzazione il passo è stato breve. Una domanda nasce però spontanea: Come avrà trovato Andrea i suoi collaboratori? Li avrà cercati nel suo quartiere?

Come funziona Jobyourlife?

Per chi come la sottoscritta è esperta di siti di ricerca lavoro, inserire il proprio profilo è un gioco da ragazzi.

Queste le regole per iniziare a giocare:
Registrati al portale tramite il tuo account Facebook, Linkedin o Twitter
Crea il tuo profilo: settore di riferimento, titolo professionale e foto
Completa il tuo profilo manualmente o importando le informazioni da Linkedin (molto comodo… se solo avessi un profilo Linkedin degno di essere chiamato tale!)
Specifica la tua posizione geografica: la via in cui abiti, lavori o vorresti trovare un impiego
– Completa il profilo aggiungendo informazioni utili quali conoscenza lingue straniere, disponibilità a trasferimenti, patente ecc.
– Aggiungi fino a tre destinazioni dove vorresti lavorare
Inizia a creare il tuo network selezionando professionisti del tuo settore o della tua area geografica
– Inizia a ricevere i tuoi annunci personalizzati

Jobyourlife quando il lavoro bussa alla tua porta

I dubbi dell’inesperto

Sebbene mi spacci come un’esperta del web e dei portali di ricerca alvoro, ci sono alcuni aspetti a me poco chiari e che mi lasciano perplessa.
L’idea della geolocalizzazione la trovo geniale, ma forse si è un po’ esagerato. Non basta solo inserire la località attuale o desiderata, ma bisogna specificare la via. Ora, un utente come fa a sapere esattamente dove vorrebbe lavorare. E poi su una via quante aziende di un determinato settore potranno mai esistere?

La geolocalizzazione limita anche la possibilità di ricercare altri professionisti, dato che le ricerche sono impostate sulla propria posizione.

Forse rischio di fare una figura barbina, chiedendo al CEO stesso di rispondere a queste ed ad altre domande, sciogliendo ogni mio dubbio. Ma corro il rischio e lo interpello personalmente, aspettando una sua rivelazione.

Ad ogni modo, con la scusa della recensione, il mio CV l’ho inserito… chissà magari riesco a tornare a Roma oppure a evitarmi 40 minuti di metro ogni mattina!