L'ONU si riunisce per votare Paul Oakenfold miglior DJ [VIDEO]

Come riuscire a ringraziare i fan accorsi a tutti i dj set attorno al mondo, con un messaggio personalizzato, senza essere ripetitivi o troppo noiosi? Paul Oakenfold ha utilizzato le annotazioni di YouTube per inserire in un unico video riprese dagli show del suo ultimo tour.

Partendo dalla scena principale, in cui i membri dell’ONU si riuniscono e votano per eleggere Paul Oakenfold a miglior DJ del mondo (quelle che vedete sono immagini originali adeguatamente doppiate e arricchite di scene ad hoc), si snodano tutti i video omaggio ai fan. Cliccando sulla targetta di ognuno dei delegati, verrete infatti reindirizzati a tutti i filmati.

Questo creativo video è opera del duo di registi Fourclops, noti per i loro video musicali interattivi, tra cui

Le nuove regole del business dello sport

Le nuove regole del business dello sport
Non si può concepire una società senza lo sport. Lo sport è aggregazione, unione, divertimento, competizione, lealtà, solidarietà, gioco di squadra, fatica, soddisfazione, entusiasmo, euforia.
Nella società moderna e contemporanea lo sport ha però acquisito anche un valore aggiuntivo, trasformandosi in una fonte di guadagno più che redditizia tanto da essere uno dei business in maggiore crescita in Italia come all’estero.

Le fonti di guadagno lecite dello sport

Quella più antica e in un certo senso più genuina è la vendita dei biglietti per assistere alle manifestazioni. Nel mondo del calcio questa voce rappresenta il 10-20% dei ricavi per le squadre italiane e francesi (una piccola fetta se si considerano i guadagni totali). Gi altri paesi europei riescono ancora a riempire gli stadi: la Spagna e la Germania seguono con il 20-30%, mentre per l’Inghilterra la partecipazione agli eventi sportivi rappresenta ancora la maggior fonte di guadagno. Da sottolineare però che nel Regno Unito le squadre sono proprietarie degli impianti in cui giocano.

La seconda fonte degli introiti meno genuina ma che segue la classica linea del business è quella proveniente dagli incassi commerciali, ovvero quelli derivanti dalle sponsorizzazioni e dal merchandising. Questa voce rappresenta il 20-30% degli introiti delle squadre dei paesi sopracitati, con l’eccezione della Germania dove, grazie alla denominazione degli impianti con il nome dello sponsor, gli incassi commerciali salgono al 50%.

La terza fonte di guadagno, in aumento e in contraddizione con la prima è quella derivante dai diritti televisivi per la trasmissione degli eventi. Senza alcuna sorpresa l’Italia si colloca al primo posto, insieme con la Francia, con un bel 50%. Seguono la Spagna, la Germania e la Gran Bretagna con il 20-30%. L’intensificarsi della copertura mediatica degli eventi sportivi trattiene inevitabilmente il pubblico incollato alla poltrona di casa. Perchè mettersi nel traffico e pagare il biglietto dello stadio, quando basta schiacciare un pulsante e vedere qualsiasi tipo di sport in qualunque paese?

La fonte illecita di guadagno

Banale a dirsi quanto a farsi, purtroppo: il fine ultimo del doping non è altro che l’incremento dei guadagni. Aumentano le prestazioni, le vittorie, il prestigio e quindi le sponsorizzazioni si fanno più corpose rimpinguando le casse delle società.

Sarà una domanda banale, dalla risposta ovvia, ma mi chiedo, dove sono finiti i valori sopra descritti? Siamo nuovamente di fronte all’ennesimo caso in cui la brama di fare business e incrementare dunque gli introiti vanifica l’essenza stessa dello sport?

Il San Diego Comic-Con secondo i brand

Se pensate che il Comic-Con sia solo stand di introvabili fumetti, cosplayer in divisa, action figure in esposizione e giochi da tavolo vi sbagliate di grosso. Le convention, e in particolare il celeberrimo San Diego Comic-Con, sono molto di più di una festa per nerd. Questi eventi sono un’occasione imperdibile per promuovere il proprio brand.

Basta pensare al Comic-Con che si tiene a San Diego: negli ultimi anni, tra lettori di fumetti, cosplayer e appassionati di film di fantascienza si nascondono anche loschi figuri in giacca e cravatta. Si tratta di dirigenti televisivi, direttori marketing, showrunner, produttori esecutivi. Perché?

Non credete a quello che dicono, cioè che vanno al Comic-Con per “ringraziare i fan”. Ci credete che società quotate in borsa e aziende globali spendono milioni di dollari per il Comic-Con solo per dire grazie?
Per capire perché il Comic-Con è così appetibile per i brand ci viene incontro un’intervista di Adweek a professionisti del settore.

Collen Mohan, SVP Brand Marketing della rete USA Network spiega che il primo anno gli organizzatori hanno dato alla rete una sala di 4200 persone dove USA Network ha proiettato un episodio della serie Psych. La sala non solo si è riempita, ma molte persone non sono riuscite ad entrare.

Naturalmente, 4200 persone non è nemmeno 1/300 del rating point. Ma Rick Haskins, EVP Marketing della CW, sostiene che la loro influenza fa la differenza. “La sala potrà essere in grado di contenere solo 4200 persone, ma quelle 4200 persone sono opinion leader”, dice Haskins, “Parleranno dello show, scriveranno sui loro blog, twitteranno”.
Ecco perché la convention è un’ottima opportunità per testare gli episodi pilota che andranno in onda in autunno. I dirigenti possono valutarne le reazioni, prepararsi al successo o correre ai ripari per un flop.

Ma il Comic-Con è anche un’occasione per scoprire nuovi talenti. È quanto afferma J.G. Quintel, creatore e produttore esecutivo del Regular Show di Cartoon Network, il quale rivela che è sempre alla ricerca di giovani con buone idee: “Mi piace molto andare nella sezione degli artisti e dei rivenditori di fumetti indipendenti. Lì ho trovato un sacco di talento, ho letto qualcosa di veramente divertente per poi cercare l’autore e chiedergli di fare una prova per il mio show.”

Ma c’è un rovescio della medaglia. I fan sono sempre più informati sui meccanismi televisivi, su chi ha scritto determinati episodi e chi ha preso impopolari decisioni. Il lavoro più grande è quello che viene chiesto al cast e ai produttori esecutivi, che hanno ilo compito di interagire con i fan, rispondere alle loro domande durante i panel e fare da ponte tra il pubblico e la rete.

Secondo Kirkman, il papà di The Walking Dead, il Comic-Con è anche un’occasione per fare il punto della situazione: “Incontro distributori, rivenditori e appassionati. Tutti si riuniscono nello stesso luogo ed elaboro strategie per il nuovo anno. Si tratta di un incontro di lavoro per il nuovo anno, il che mi emoziona “.

L’obiettivo principale per i brand è, senza dubbio, quello di farsi notare, sia dal vivo sia attraverso i canali social, attraverso i quali viene raccontato minuti per minuto tutto l’evento (un buon esempio? Il profilo di The Walking Dead della AMC su Instagram).

Eventi straordinari, incontri imperdibili, gadget costosi sono ormai la normalità al san Diego Comic-Con. Ecco cosa hanno combinato alcuni brand quest’anno!

Entertainment Weekly party

Photo: Alexandra Wyman/Invision for Entertainment Weekly/AP Images

Game of Thrones: la fermata del tram in Dothraki

The Walking Dead party

Photo: Sean Twomey/2me Studios

Photo: John Shearer/Invision for Full Picture/AP Images

Photo: Sean Twomey/2me Studios

La nave di Assassin’s Creed IV: Black Flag

Photo: Mark Davis/Getty Images for Schick Hydro

Photo: Mark Davis/Getty Images for Schick Hydro

Bates Motel event

Photo: Laura June Kirsch

Photo: Laura June Kirsch

Photo: Laura June Kirsch

Wired Cafè

Photo: Jonathan Leibson/WireImage

Photo: Jonathan Leibson/WireImage

Samsung Galaxy Experience

Photo: Michael Buckner/Getty Images for Samsung

Photo: Michael Buckner/Getty Images for Samsung

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Successo con l'auto-promozione in sei mosse

Un‘efficace auto-promozione è qualcosa che si trova a metà strada tra il non parlare mai di se stessi e l’essere un narcisista: basta trovare il giusto equilibrio che inviti gli altri a prendere nota, ad incuriosirsi verso chi siamo e ciò che facciamo.

Scopriamo insieme alcuni consigli, a cui non avreste mai pensato, per arrivare al giusto punto di equilibrio.

1. Lascia che siano i tuoi risultati a parlare

“Le persone si preoccupano di ciò che hai fatto, non di quello che hai intenzione di fare.”

Chi non ha mai sentito questa frase? Non c’è niente di meglio che descrivere i buoni risultati raggiunti  per ottenere l’attenzione della gente.  Che problema hai risolto? Come hai portato gli altri a raggiungere un ottimo risultato?

Realizzare qualcosa di valore fa guadagnare di diritto la promozione di se stessi.

2. Fai auto-promozione con altri esempi positivi

Una tattica vincente per calamitare l’attenzione è ispirare le persone a pensare in grande, più di quanto si possa immaginare, affrontando un progetto con determinazione e passione.

Più si parla di altre persone e dei loro successi, più chi ti ascolta si sente sicuro e collegato a te, e più ti approva.  Per dirla cone le parole di Maya Angelou, figura chiave del Movimento per i diritti civili in America: “Ho imparato che la gente si dimentica quello che hai detto, la gente si dimentica quello che hai fatto, ma le persone non dimenticheranno mai come li ha fatti sentire.”

3. Parla di ciò in cui credi

“Io credo nella creazione di posti di lavoro dando il potere alle persone di sentirsi utili nel lavoro di ogni giorno” è molto diverso da “Ho iniziato da tre aziende di produzione, che impiegano 200 persone.” E ‘sottile, ma la differenza esiste.

Parlare di ciò in cui si crede strizza l’occhio alle cose realizzate, senza dire esplicitamente quello che sono. Se il pubblico è realmente interessato chiederà più informazioni.

4. Ammetti i tuoi errori

Ammettere un fallimento non è un segno di vulnerabilità, ma una delle più grandi capacità di leadership che ci sia.

Tale ammissione umanizza il percorso verso il successo. E quando ci sentiamo connessi a un’altra persona su un livello umano, è molto più probabile che insieme si possano fare grandi cose. Con autenticità e un po’ di umiltà si può andare molto lontano.

 

5. Decidi per cosa vuoi essere apprezzato

Affina le competenze che ti fanno differenziare dalla massa, questo è un punto cardine.

Il tuo compito è quello di capire e conoscere i tuoi punti di forza, ciò che realmente ti distingue dagli altri, e  valorizzarli al massimo. Se sei veramente bravo in qualcosa, la gente ti vorrà per quella abilità.

6. Cogli l’attimo giusto

E’ davvero importante sapere qual è il momento giusto per parlare di un risultato raggiunto. Se fai qualcosa di veramente grande, parlane. Comunicalo alle persone giuste e assicurati che queste ne parlino a loro volta ad altri. Si attiverà una forte promozione naturale per mezzo dell’entusiasmo e della curiosità, un passaparola fondamentale tra le persone interessate al tuo messaggio.

Miss Forme Morbide 2013: Elisa D'Ospina testimonial d'eccellenza [INTERVISTA]

L’edizione 2013 del concorso avrà come madrina Elisa D’Ospina, richiestissima modella curvy in tutto il mondo. Attiva scrittrice e opinionista, Elisa, non è solamente una bellissima donna, ma è anche seriamente impegnata nella lotta contro i disturbi alimentari. Dall’inizio della sua carriera ha sempre collaborato con scuole e istituzioni per educare le giovani donne ad accettare se stesse, nonostante il tanto temuto filo di pancia in più.

Per chi volesse, le iscrizioni sono ancora aperte, se invece siete curiose di saperne di più, lasciamo la parola ad Elisa:

Elisa, anche quest’anno sei la madrina di Miss Forme Morbide, quali sono le motivazioni che ti hanno portato ad accettare il ruolo?

Già l’anno scorso ho avuto modo di parlare con Patrizia Mirigliani, Patron del Concorso, per capire le reali motivazioni che la portassero ad avere una fascia simile. Quando ho constatato il reale impegno da parte dell’organizzazione nel volere dare messaggi sociali, ho accettato con entusiasmo. C’è bisogno di comunicare, di far veicolare messaggi. Viviamo in una società dove tutto è scontato, o meglio, sembra scontato. Invece non lo è. Si parla troppo spesso di anoressia, ma si parla male. Sembra una cosa lontana, invece tutti possiamo esserne vittima. Quindi, se un concorso di bellezza, può veicolare messaggi sociali, io sono in prima linea.

Da sempre affianchi la tua carriera di top-model curvy alla lotta contro le malattie collegate ai disturbi alimentari. L’Italia ha fatto progressi in tutti questi anni? Quali sono colpe e meriti della pubblicità su questo tema?

I media di oggi hanno un grave limite: trasmettere un messaggio di donna stereotipata. Se guardiamo le pubblicità o il mondo della tv sono tutte uguali: belle, perfette, eteree. Non esistono donne perfette, in quanto la perfezione non esiste, è un concetto che il marketing ci vuole vendere. Come sostengo da anni, è proprio il difetto che ci rende uniche. I disturbi alimentari crescono di anno in anno, è un vero allarme sociale. C’è bisogno di educazione e prevenzione; ecco perchè a ottobre torno nelle scuole, attività che faccio dal 2007, per poter spiegare ai giovani cosa sono i Dca. Inoltre quest’anno il mio nuovo progetto parlerà di diversità, bullismo e razzismo nel 2013.

Da quest’anno il concorso Miss Forme Morbide è aperto a tutte le taglie, che messaggio dovrebbe trasmettere la futura vincitrice dell’edizione 2013?

Dovrebbe essere una ragazza libera: libera dalle costrizioni che la società impone, libera dai limiti che la moda impone, libera di essere se stessa.

Spesso il mondo della moda viene accomunato ad una vita di rinunce e privazioni per raggiungere le vette del glamour, cosa consigli alle ragazze curvy e non che vogliono avvicinarsi alle passerelle?

Siamo in una società in cui l’immagine è tutto: siamo schiave dell’apparire. Sembra una cosa scontata, ma nella vita la differenza lo fa l’essere. Crescere, studiare, informarsi, essere curiosi, non limitarsi ad essere passivi. Ecco cosa consiglio. Condividere, confrontarsi, puntare sulla cultura e chiedersi sempre :”Perchè?” La bellezza è un valore aggiunto solo se abbinata all’intelligenza. Questo per me è essere donna.

Personal branding a 360 gradi: l'esempio di Mike Mellia

Per personal branding intendiamo l’auto-promozione mediante quelle tecniche che si adoperano solitamente per promuovere un brand, trattando se stessi, per l’appunto, come un prodotto. Ma cosa accadrebbe se… fossimo realmente un prodotto?

Dev’essere stata questa la domanda che ha albergato nella mente del fotografo Mike Mellia prima di partorire Self-Absorbed, il progetto che ha portato alle estreme conseguenze il concetto di personal branding centrando il suo intrinseco obiettivo: far percepire il suo autore come unico.

Tra il personal branding e la provocazione, non è un caso che Self-Absorbed voglia dire “egocentrico”. Infatti, in contrapposizione con la maggior parte dei giovani che vedono nei social media lo spazio privilegiato in cui raccontare la propria vita, Mike ha creato un brand autoreferenziale i cui prodotti rimandano a quelle pubblicità americane così famose da essere ormai diventate dei cliché (vedi il Marlboro Man), ma con un’unica differenza: ogni immagine della collezione contiene un ritratto dell’autore inserito nel logo originario.

In seguito, i prodotti realizzati sono stati distribuiti nei locali, nei supermercati e addirittura nelle case di riposo, con la stessa invasività con cui diffondiamo i nostri aggiornamenti di stato online. In fondo, raccontando ossessivamente se stessi sui social media, non è come se si costruisse ognuno la propria marca?

L’intento è quello di sottolineare l’analogia tra la modalità di vendita dei prodotti e quella di auto-branding attraverso i social media, e il risultato è un ibrido tra l’interattività della performance e la sovversività della street-art.

Volete sapere il paradosso? In molti, scovando i prodotti tra gli scaffali, li hanno fotografati e pubblicati nei propri account social, ma l’obiettivo è stato comunque raggiunto: il “caso Self-Absorbed” ha invaso i luoghi pubblici ma anche la rete, il nome “Mike Mellia” non sarà dimenticato tanto presto e le stampe in stile pop-art dei suoi prodotti sono già in vendita. Mica male, no?

GT Academy 2013: ultimi giorni per partecipare al concorso!

GT Academy 2013: ultimi giorni per partecipare al concorso!

GT Academy 2013: ultimi giorni per partecipare al concorso!

Mancano poco più di 2 giorni per partecipare alla quinta edizione di GT Academy 2013, celebre concorso di sfide virtuali e reali per diventare veri piloti da corsa Nissan.
Se ancora non ne avete approfittato, basterà scaricare la demo gratuita, in esclusiva per PlayStation 3, di Gran Turismo 6.
Gioco  sviluppato da Polyphony Digital, artefice del successo della serie con 70 milioni di copie vendute.

Che cos’è GT Academy?
Eccovi un interessante video ufficiale della scorsa edizione, andato in onda su Sky Sport. 🙂

GT Academy rappresenta una via d’accesso preferenziale al mondo delle corse motoristiche professionali pensata per tutti coloro che altrimenti non potrebbero accedere a tale settore.

GT Academy 2013: ultimi giorni per partecipare al concorso!

I giocatori PlayStation più veloci di ciascun Paese partecipante gareggeranno con gli altri vincitori in una serie di eventi nelle rispettive finali nazionali. Quindi, l’azione passerà da auto sportive Nissan virtuali a veicoli reali quando i vincitori di ciascun Paese saranno invitati a partecipare all’intensa finale presso il circuito di Silverstone, inserito in Gran Turismo 6. Così facendo, i partecipanti arriveranno sul terreno di gara più preparati che mai.

Il premio finale?
Una stagione completa alla guida di una Nissan GT-R GT3 Nismo in un campionato di prima categoria.

La vittoria di GT Academy ha già rappresentato la chiave d’accesso a una carriera nel settore degli sport motoristici mondiali: Lucas Ordoñez (vincitore dell’edizione del 2008) e Jann Mardenborough (vincitore dell’edizione del 2011) correranno la 2013 Le Mans 24 Hours per Nissan Nismo.

Gli ultimi vincitori, il belga Wolfgang Reip (campione d’Europa), Mark Shulzhitskiy (campione della Russia), Steve Doherty (campione degli USA) e Peter Pyzera (campione della Germania)  gareggiano nella Blancpain Endurance Series con un paio di auto Nissan GT-R Nismo di GT3.

Quindi occhio al regolamento, cercate di fare del proprio meglio entro l’1.00am del 29 luglio.
In bocca al lupo Ninja! 😀

Facebook diventa un po' italiano: Zuckerberg acquista Monoidics

Notizie come quella annunciata qualche giorno fa dal colosso dei social network fanno nascere la consapevolezza, a volte un po’ dimenticata e trascurata, che il genio italiano è ancora quello dei tempi di Leonardo da Vinci. Se anche Facebook ha dovuto acquistare una startup italiana, la Monoidics appunto, per correggere i bug presenti nelle versioni mobile, è necessario continuare a riflettere sulle tante potenzialità italiane, quasi sempre ignorate in patria, che invece trovano le proprie migliori espressioni all’estero, tanto da risultare indispensabili anche per miti del web come quello costruito da Zuckerberg.

Il “software dei software”

Monoidics, il software ideato da Dino Distefano, ricercatore quarantenne, oggi docente alla Queen Mary University, insieme ai colleghi Cristiano Calcagno (un altro italiano!), Peter O’Hearn e  Hongseak Yang, ha attirato prima le attenzioni di grandi multinazionali del settore aerospaziale e automobilistico, per approdare infine a Facebook, dove il team affiatato di scienziati, con sede nell’East londinese, analizzerà ed eliminerà tutti i difetti riscontrati nella navigazione del social network attraverso cellulari e tablet.

Il successo degli Italiani e delle loro startup è solo all’estero?

Dino Distefano è di Biancavilla, in provincia di Catania, ma è emigrato a Londra perché non riusciva a trovare collocazione nelle università italiane. Nessuna novità, dunque, solo la normale storia di una intelligenza italiana che non può trovare spazio in patria, nonostante le promesse di finanziamenti e gli impegni di agevolazioni alle imprese.

Ancora una volta l’Italia sembra non possedere l’humus adatto alla crescita di imprenditori e startup, specie in ambito informatico. Non dimentichiamo il caso di Massimo Marchiori, l’informatico italiano che inventò l’algoritmo alla base di Google, ma che in Italia con il suo Volunia non ha avuto altrettanta fortuna.

La storia delle startup di successo sembra ricordarlo continuamente: non basta una buona idea, non basta il sostegno di venture capital e business angel, un altro ingrediente essenziale per l’affermazione di una realtà imprenditoriale solida è senza dubbio la rete, ovvero tutta quella serie di relazioni e conoscenze che possano permettere alle giovani idee di svilupparsi ed avere un futuro a lungo termine.

Per questo sono essenziali, oggi, eventi e workshop, durante i quali i giovani startupper possano imparare, osservare e costruire un network per il futuro della loro impresa.

Facebook e Monoidics hanno in comune la visione del business e del loro impatto sulla società

Certamente tanti fattori accomunano il social network californiano e la startup italo-londinese: “un’implacabile attenzione per la qualità, un desiderio di muoversi veloci e provare cose nuove e una voglia costante di creare qualcosa che sia di impatto”, è quello che si legge nel comunicato pubblicato sul sito ufficiale di Monoidics.

Ma la scelta di Zuckerberg di affidare il cervello tecnologico del proprio business all’azienda londinese deriva soprattutto dalla considerazione dei numerosissimi bug che da sempre contraddistinguono Facebook, a più riprese svelati da ex dipendenti non proprio disinteressati, e che recentemente hanno esposto i dati di sei milioni di inconsapevoli utenti.

L’evento però che ci sembra faccia più notizia sta nel fatto che, ancora una volta, chi non è riuscito con merito a trovare posto nel Belpaese, è riuscito a raggiungere risultati straordinariamente esaltanti all’estero.

Se anche l’Italia riuscisse a valorizzare e sostenere i propri talenti come accade in terra straniera, probabilmente la prospettiva di reale ripresa economica sembrerebbe subito più raggiungibile.

Facebook Marketing: 10 errori da evitare

 

L’innovazione digitale nei canali di vendita ha potenziato i social network trasformandoli in efficaci strumenti di marketing. Ma qual è il modo migliore per utilizzarli?

 Il potente reparto marketing di Facebook ha recentemente effettuato uno studio, della durata di un mese, su 1.200 messaggi di 23 marchi diversi, utilizzando misure quantitative per determinare l’impatto di ogni post e capirne il potenziale sul circuito.
Da ciò ne è nata un’accurata analisi delle possibilità a disposizione degli utenti e i metodi per rendere efficace il social marketing, ma soprattutto i 10 errori più comuni fatti sulla piattaforma.

Vi è mai capitato di farne per i vostri business? Raccontatecelo!

1. Non fornire le informazioni necessarie

Se si sta aprendo una nuova posizione creare una nuova pagina assicurandosi un buon URL, meglio se uguale all’ indirizzo web e a Twitter. Assicurarsi l’utilizzo della pagina di Facebook nella sua piena capacità, dedicandosi completamente al business da commercializzare: le imprese dovrebbero indicare tutte le informazioni necessarie, come numero, indirizzo, foto, e renderle accessibili in modo semplice e veloce.

2. Utilizzo di foto illegali

La foto di copertina è il “benvenuto” sulla pagina, ed è la prima cosa che i consumatori vedono. Pertanto, dovrebbe rispettare le linee guida di Facebook secondo cui una foto di copertina non deve avere:

– Informazioni di prezzo e acquisto (inclusi gli sconti, come ad esempio 40% di sconto)

– Un appello all’azione di condivisione, commenti o download (Get It Now o ditelo ai vostri amici)

Le informazioni di contatto (come il sito web, e-mail o indirizzo)

È consigliabile usare qualcosa che mostri il prodotto e catturi l’essenza del marchio – un primo piano di cibo è ottimo per i ristoranti, un frame di una sfilata è perfetto per marchi di moda; cambiare e aggiornare la foto, per promuovere un prodotto nuovo o diverso, un evento imminente o una novità aziendale. Dall’analisi fatta emerge che più della metà dei marchi utilizza un’unica foto di copertina, solo il 21% ne utilizza due.
Switch it up, mantenete le cose fresche!

3. Non rispettare le regole dei concorsi

 

È indispensabile che ogni contest sia legale. I concorsi online hanno sempre un livello di complessità maggiore per le leggi statali e federali spesso diverse in base al territorio, ci sono alcune cose da sapere:

– Sono vietati i concorsi che utilizzano le opzioni d’interfaccia di Facebook (voti tramite like, commenti…)
– Il marchio è responsabile per il funzionamento legittimo del concorso (regole ufficiali, condizioni e requisiti di ammissibilità)
– I concorsi devono essere amministrati nelle specifiche aree della piattaforma (Apps on Facebook.com, Canvas Page o Page App)
– La pagina deve riconoscere che la promozione non è sponsorizzata, sostenuta, amministrata o connessa a Facebook.
– Non si può informare i vincitori del concorso tramite Facebook (posta, messaggi, chat…)
– Ci sono diversi fornitori che consentono di eseguire le promozioni, la maggior parte hanno prove gratuite. I più importanti: Wildfire, Offerpop and Buddy Media.
– Le linee guida per le promozioni possono essere trovate qui.

4. Overposting

Spesso pubblicare in modo eccessivo può avere un effetto negativo sul coinvolgimento. Dal recente studio emerge che molte marche iniziano con uno o due post a settimana, per sentire la piattaforma e vedere come funziona; molti pubblicano una volta al giorno e altri confermano che pubblicare più di una volta al giorno è rischioso perché provoca astio da parte degli utenti. Facebook indica che l’utente medio ama 4-6 nuove pagine al mese.

Se la frequenza a pubblicare è invece più bassa, è possibile mantenere la pagina attiva controllando i “like”, rispondendo ai commenti, e taggando le persone alle quali si sta rispondendo – un facile modo per convincere la gente a tornare sulla pagina. Questo sarà ancora più accessibile grazie al nuovo Gestore delle Pagine (con funzionalità di tagging in cantiere disponibili per una versione successiva del mobile app).

5. Non concentrarsi sui Like

Certo, piace! Più ne hai e più il messaggio sta raggiungendo la gente. Ma questo è solo il primo passo, la fase due è confermare che si sta acquisendo il pubblico giusto e tenerlo impegnato. Se a loro piace commentare e condividere i contenuti in maniera regolare diventano automaticamente sostenitori del brand, divulgando il messaggio spontaneamente ai loro contatti.

Il post sopra, preso dalla pagina Facebook di Mormon, mostra un legame solido, i molti Like, i commenti e le condivisioni sono provocate da una foto eccentrica unita a un messaggio che invita all’azione.

La ricerca ha delineato le abitudini degli utenti scoprendo che il tasso d’interesse, per i messaggi su Facebook, è il 18% più alto il giovedì e il venerdì. Strategicamente è perciò possibile ottenere più impegno con un minor numero di messaggi. Utilizzando i nuovi strumenti di posting, è ora possibile mettere in coda i contenuti da condividere per tutta la settimana per poi cavalcare l’onda di pubblicazione nel giorni seguenti.

Buddy Media ha pubblicato uno studio più dettagliato indicando quali ore e giorni sono i più adatti per certi tipi di contenuti, utile per pianificare il calendario editoriale.

6. Troppo testo

Facebook ha dimostrato che i messaggi trai 100 – 250 caratteri, una o due righe di testo, ottengono il 60% di Like in più rispetto ai commenti e alle azioni descritte in più di 250 caratteri. La ricerca di Buddy Media ha rilevato un andamento simile, determinando che i post con meno di 80 caratteri hanno tassi di approvazione del 27% in più.
La morale? Come i contenuti su Twitter, mantenerli brevi e dolci. Naturalmente i post dovrebbero essere diversi da quelli pubblicati su Twitter, oppure i fan non hanno un motivo di seguire la pagina su entrambe le piattaforme.

Un consiglio: per fare in modo che il post sia il più coinvolgente e breve possibile rimuovere l’URL di collegamento dal campo di testo. Una volta che si incolla l’URL nel campo eliminare il codice della pagina, così una fascetta e una miniatura popoleranno, snellendo il post e tagliando il disordine.

7. Contenuti irrilevanti

I post pubblicati sulla pagine devono essere rilevanti per il marchio e non devono essere condivisi perché considerati cool. Solo perché le persone apprezzano il vostro prodotto non significa che essi condividano tutti i vostri interessi, quindi basta dare loro un mix di contenuti relativi al prodotto. Dal momento in cui i fan non vedono ogni singola cosa che si posta, si rischia di perdere l’attenzione per colpa dell’irrilevanza.

8. Ignorare gli Insights

I consumatori sono il 51% più propensi ad acquistare qualcosa se acquistato dai loro amici-contatti. Il servizio Facebook Insights offre molte informazioni utili delle quali bisogna sfruttarne i dati, ad esempio il “Friends of Fans metric” è particolarmente interessante perché rappresenta l’insieme più ampio di consumatori possibili, circa di 81 volte più grande del numero dei fan stessi. Questo significa che c’è un enorme potenziale di pubblico che può essere sfruttato utilizzando le attività dei “tifosi” che appaiono agli amici in RSS (feed) – è perciò consigliabile rafforzare questo contenuto con i messaggi sponsorizzati.

Bisogna prestare attenzione a ciò di cui parlano le persone (People Talking About This – PTAT) e raggiungere metriche Insights per vedere come il messaggio stia passando nell’ecosistema di Facebook, creando così una strategia di marketing concentrata su ciò che funziona.

In un certo senso, si può pensare al pubblico di Facebook come un focus group sul quale ottenere una presa in base a ciò che riceve più approvazione. È importante verificare anche le intuizioni in tempo reale che consentono di analizzare l’impatto e appuntare, evidenziare e promuovere i messaggi.

9. Essere scontati

La Facebook Timeline è basata sulle immagini, ma troppo di tutto è noioso, il sistema strategico necessita del giusto mix di sondaggi, domande, foto e video, solo così si mantiene le persone impegnate ed entusiaste dei contenuti. Gli esseri umani bramano la diversità, e diversi tipi di messaggi guidano diversi tipi di impegno è perciò importante dare ai consumatori una vasta gamma di modi per interagire con il marchio. 

Fare domande è un tipico sistema efficace per ricevere risposte e commenti.

Il post di sopra di Coffee Bean mostra un semplice esempio di “presa”. I video condivisi da siti di altri (YouTube, Vimeo) generano meno attività biologica dei video ospitati su Facebook.

Indipendentemente dal tipo di post, assicurarsi che il tono e la voce riflettano la personalità del marchio. Virgin America è sfacciato, Birchbox è femminile e loquace, MTV è informale e alla mano.

Qual’è la vostra voce? Un utente di Facebook dovrebbe riconoscere il contenuto senza vedere il vostro marchio vicino.

10. Non utilizzare al meglio le opzioni per gli annunci

Non tutte le imprese hanno il budget per assumere una figura per i Social Media Ads. Ma brevi e semplici consigli possono aiutare nella gestione delle pubblicazioni: gli annunci devono essere chiari ed evidenti di chi e cosa è la promozione-prodotto, così i consumatori saranno propensi a ricordarne i contenuti. È anche importante avere una sorta di payoff, che aumenta la propensione all’acquisto. Inoltre sviluppare al meglio la creatività è un punto focale.

Conclusione

Il marketing su Facebook è un modo fondamentale per costruire una base di fan e per spargere la voce sull’attività. Ma una campagna di successo non deve essere un salasso per il tempo o per il portafoglio. Pochi minuti al giorno e un piano strategico possono avere un impatto enorme sugli utenti, evitando gli errori elencati finora.

Se si vuole sfruttare la strategia di marketing sulla piattaforma è possibile ottenere tutte le informazioni grazie al servizio Classroom offerto da Facebook (con info sul lancio del prodotto, esercitazioni e profonde immersioni in strategia di marketing con esperti di Facebook). Ci si può anche confrontare con esperti e porre domande specifiche sulla campagna che si vuole attivare chiamando il numero 1-800-916-1300. Per ulteriori informazioni sulla gestione delle pagine di un brand, si può andare direttamente a Facebook.

5 consigli per rendere più appetibile il vostro profilo LinkedIn

LinkedIn è, senza ombra di dubbio, il miglior social network per creare connessioni lavorative reali tra professionisti di diversi settori, ed anche una possibilità (seppure ancora non sfruttata fino in fondo) per i giovani per orientarsi tra le offerte di lavoro creando contatti spendibili per la ricerca di una prima esperienza.

Le possibilità per sfruttare pienamente queste potenzialità, però, dipendono soprattutto dal vostro profilo. Questi 5, pratici, consigli dovrebbero consentivi di aumentare le possibilità di sfruttare proattivamente la vostra presenza su LinkedIn.

Selezionare accuratamente gli obiettivi

Iscriversi a LinkedIn significa investire del tempo nella cura della propria immagine, cioè del proprio profilo.

Ridurre LinkedIn ad un mero curriculum sarebbe un errore. E’ necessario cambiare prospettiva e pensare a LinkedIn come un mezzo attraverso il quale emergere nella massa e, solo in un secondo momento, come presentazione personale che fornisce un rapido excursus sulla nostra storia accademica e lavorativa.

Farsi trovare non vuol dire solo utilizzare le giuste parole chiave, ma cercare in profondità quella nicchia o quel settore nel quale la vostra professionalità potrebbe essere maggiormente apprezzata.

Mettere ordine

La vostra esperienza dev’essere la vostra arma. E’ molto probabile, in questo contesto incerto e dinamico, che molti under 30 abbiano cambiato già molti lavori nei loro primi anni di esperienza. Fare un minestrone è poco utile: per quanto ogni esperienza sia significativa ed importante, dovete metterle al servizio del vostro obiettivo lavorativo.

La parola d’ordine è: semplificare. Riducete (ma non eliminate) i dettagli sulle esperienze non in linea con ciò che state cercando e focalizzatevi su quelle che potrebbero invece fornirvi un valore aggiunto. Gli elementi dissonanti, infatti, sono solo elemento di distrazione e “rumore” per chi, invece, vi cerca come professionista nel settore che vi siete prefigurati di raggiungere.

Esaltare la propria personalità

Senza dubbio farsi trovare ed eliminare elementi superflui sono passi essenziali, ma dovete fare in modo che non siano da ostacolo alla vostra personalità, che deve sempre riflettersi nel vostro profilo.

Esaltate il vostro talento e mostrate entusiasmo verso le cose che fate o che vorreste fare. Dovete fare in modo che chi guarda al vostro profilo possa pensare: “Ehi, sarebbe bello lavorare con lui”.

Attenzione alla foto profilo

E’ inevitabile. E’ una delle prime cose su cui, inevitabilmente, va a cadere lo sguardo.

La vostra foto è come il vostro logo: ovviamente non verrete assunti per la sua bellezza, ma una foto brutta o poco professionale fa sicuramente perdere punti.

Scegliete una foto a metà tra la professionalità ed un sorriso sciolto. Non mettetene una in cui siete irriconoscibili, ma neanche la fototessera che utilizzate per la carta d’identità.

Fate in modo che l’immagine riflessa dalla vostra foto del profilo coincida con ciò che il vostro potenziale interlocutore si troverà di fronte quando vi incontrerete.

Ottenete segnalazioni

Un profilo LinkedIn privo di segnalazioni esprime un segnale un po’ contrastante. Difficile che un ragazzo brillante non venga segnalato dalle persone con cui ha collaborato con soddisfazione.

Fornite raccomandazioni e chiedetene. Forniranno al vostro profilo colore e profondità.