Viva Docking Speaker, un origami come altoparlante per Android e iPhone

Gli smartphone di oggi vi consentono, fra le tante cose, di ascoltare anche la musica, ma la loro potenza sonora a volte potrebbe non essere molto soddisfacente. C’è chi si accontenta e chi, invece, decide di affidarsi ad uno speaker esterno che riuscirà a potenziare l’audio del device.

Viva Docking Speaker, un origami come altoparlante per Android e iPhone

Questa scelta, seppure funzionale, potrebbe risultare scomoda! Alcuni geniali designer hanno ideato un altoparlante esterno non solo di dimensioni compatte, ma soprattutto dotato di un fascino orientale molto interessante.

Jang se-chan si è ispirato ai famosi origami per realizzare Viva Docking Speaker: infatti questo oggetto tecnologico imiterà le piegature della carta che danno vita ad una splendida opera d’arte.

Questa speciale docking sarà molto sottile, ma una volta aperta, si trasformerà in un utile speaker a forma di cubo in grado di dare voce al vostro smartphone o, perché no, ad un tablet o qualsiasi altro dispositivo. Si tratta di una bellissima soluzione salva spazio che ricorda molto gli origami.

Viva Docking Speaker, un origami come altoparlante per Android e iPhone

L’unica cosa che potrebbe far storcere il naso agli appassionati è il materiale che compone Viva Docking Speaker. L’altoparlante è rivestito da una rete di alluminio che potrebbe leggermente sporcare il suono. Nonostante questa piccola incertezza, non possiamo non innamorarci di questa splendida invenzione.

6 viral advertising campaign con protagonista un distributore

I distributori convertiti in media e oggetto di attività di marketing virale on line e off line. Ecco di seguito una raccolta dei migliori viral di questo genere comparsi in rete negli ultimi anni.

Restyling al femminile dell'online dating

Che sia per amicizia, che sia per svago, che sia per un bisogno d’amore, a volte il pressing maschile alla conquista della donna “puntata” diventa pesante. La donna spesso si sente disturbata da presenze invadenti e da messaggi incalzanti e sfugge all’uomo con una preda in fuga dal suo cacciatore.

Questo capita nella vita reale, ma figuriamoci sul web, dove il popolo di romantici internauti alla ricerca dell’anima gemella, o solo di un amichevole e leggero incontro, è numerosissimo.
ll “date” tanto sperato dopo ore trascorse a chattare si traduce spesso in un bel “due di picche” ed offline poche coppie virtuali realmente si guarderanno negli occhi.

Uno sguardo al mondo dell’online dating

Il dating sul web è un business da 1 miliardo di dollari di fatturato annui , di cui la metà deriva da mobile app, rispetto ai circa 1.400 siti attivi sul web.

Le chat old-style hanno lasciato il posto a siti sempre più originali dove ci si iscrive sulla base dei propri interessi o altri parametri di segmentazione che aiutano il match tra le coppie, riducendo i fake. Chi ha la passione per la tecnologia può incontrarsi su Geek2geek; chi adora pedalare può conoscersi su Cyclingsingles; gli “over-anta” si danno appuntamento su SilverSingle.

I cervelloni si incontrano su Sparkology, dove la laurea diventa un criterio di selezione rigoroso, oltre al pagamento per la registrazione che riduce lo spamming. Cosa si fa nella vita e come si è trascorsa la giornata sono il “la” per l’approccio su NerveDating, che dietro una fee mensile permette di rompere il ghiaccio con una pre-presentazione del proprio quotidiano.

Meetic, Badoo ed altri “big” del settore sono già “anziani”.
Le nuove proposte stuzzicano perché puntano sul gioco e sul divertimento. Vedi Clique che consente di creare incontri tra le amicizie entro il terzo grado di conoscenza; certo a discapito della privacy nel proprio network di amici, ma con qualche garanzia in più di poter avere “referenze” sulla donna o uomo nel mirino.

E non mancano le app per smartphone: vedi SinglesAroundMe che sfrutta la geolocalizzazione dei single da “approcciare”.

E in Italia? Il settore è dormiente e l’online dating rischia di rimanere solo un’attrattiva per uomini e donne soli ed annoiati che iniziano una relazione a due con il pc con un ending non sempre entusiasmante.
Questo sino all’ingresso sul mercato del web di Cacciatrici.it!

Cacciatrici.it: l’online dating tra gioco e conquista

E se il dating online diventasse un gioco? E se ci si potesse divertire prima ancora che impegnare nella spasmodica ricerca di un appuntamento da combinare? E se i fastidiosi spam maschili venissero meno rendendo più invitante l’esperienza del dating online per le donne intimorite?

A tutto ciò ha pensato una startup nostrana che nel giorno di S.Valentino 2012 ha dato vita al lancio in grande stile della versione beta del sito, Cacciatrici.it, con un party al Tocqueville di Milano (vedi le foto dell’evento qui).

Luca Vavassori, il founder, ci ha spiegato com’è nata l’idea:

Provando a registrarmi su vari siti come una ragazza, mi sono accorto di quanto scocciante possa essere per una lei usare servizi di questo tipo per conoscere nuova gente online: nel giro di pochi minuti si è letteralmente sommersi da dozzine di email da parte di uomini insistenti, che spesso copia-incollano lo stesso messaggio banale e impersonale e lo mandano a tutte le ragazze sul sito.

Inoltre, una buona percentuale dei messaggi ricevuti sono a sfondo sessuale e per una ragazza che sta semplicemente cercando di conoscere qualcuno deve essere davvero irritante.
Da qui l’idea di base di migliorare la user experience femminile con un sito pensato per le donne
.”

Su Cacciatrici.it i tipici ruoli della seduzione si invertono e i ragazzi non possono rimorchiare le ragazze a meno che non glielo sia concesso.
Gli attori del social game tinto di rosa sono le “Prede” e le “Cacciatrici”.
Conosciamo le regole del “gioco”:

I ragazzi si iscrivono come “Prede” e non possono contattare direttamente le ragazze, iscritte come “Cacciatrici”, a meno che queste non li “catturino” nei loro “Recinti” virtuali.
I ragazzi possono solo lasciare delle “Tracce” per far capire alle cacciatrici che sono interessati a entrare in contatto con loro, cercando di rendersi accattivanti attraverso profili originali, foto migliori ed una tattica di “pavoneggiamento” che porti la Cacciatrice a ritenere che qualcuno di loro sia la preda giusta, recintandolo!

Quando una ragazza riceve una traccia, nella sua area privata visualizzerà una semplice interfaccia (SI, NO o Passo) tramite cui potrà decidere se consentire al ragazzo di iniziare una conversazione con lei.
La ragazza può decidere a sua volta di approcciare un ragazzo. Come? consultando un catalogo zoologico attraverso il quale gli uomini sono raggruppati in specie e categorie.
Si trova di tutto. Esempi? Dagli “artisti” ai “geek”, dai “fighetti” ai “tamarri”, dai “grossa taglia” ai “tronisti”, e non limitate la vostra fantasia nell’ipotizzare categorie di esemplari disponibili. 😉

Solo i fortunati che verranno aggiunti al Recinto della Cacciatrice potranno contattarla inviandole un messaggio o chattando con lei. I “rifiutati” non avranno modo di comunicare, salvo la donna cambi idea. Fine dello spamming, insomma.

Quali i punti di forza di Cacciatrici.it?

A partire dal fatto che l’esperienza del dating diventa giocosa e, quindi, meno impegnativa, Luca (il founder) ci ha riassunto dove il suo social game (lui ama definirlo così) supera la concorrenza.

Per Lei: il primo sito completamente dedicato a un pubblico femminile dove le ragazze hanno il potere di scegliere chi può interagire con loro.
Per Lui: chi non ha mai sognato di essere rimorchiato, anzichè faticare per rompere il ghiaccio nel modo giusto? Niente piu perdite di tempo, se finisci in un recinto, c’è un chiaro interesse da parte della ragazza e sei a metà dell’opera!

– Un sito totalmente gratuito, privo anche di banner pubblicitari. Nulla a che vedere con le fee mensili richieste dai Big del settore (anche sui 30 euro mensili). Un sollievo per le tasche, quindi;
Target giovane (tra i 20 ed i 35 anni d’età), il che evita che si aggirino online over-anta che striderebbero con la giocosità e lo spirito leggero del social;
– Niente questionari chilometrici o magici algoritmi per trovare l’anima gemella. L’interfaccia è semplice ed intuitiva; la registrazione veloce;
100% made in Italy e pensato per utenti italiani.

E nel futuro cosa hanno in serbo per noi?

Ad oggi il sito ha raccolto 1.000 utenti registrati con 500 visite giornaliere. Numeri ancora bassi ma con un trend in crescita, in particolare nelle ultime settimane.

E per far conoscere ai potenziali nuovi user cosa Cacciatrici.it è pronto ad offrire nel prossimo futuro, Luca ci da qualche anticipazione in merito ad una mobile app pronta ad essere lanciata insieme ad una roadmap indirizzata ad una maggiore presenza in ambito social per arrivare a ricoprire il ruolo di portabandiera nel settore italiano.

Intanto state attenti agli eventi che Cacciatrici.it sta organizzando in giro per l’Italia. Il Tour estivo 2012 è partito. Stay tuned per vedere se le frecce verranno scoccate anche nella vostra città!

Boo, il cane più carino al mondo diventa ambassador Virgin America

Frutto di un’attenta pianificazione strategica di social media marketing, la compagnia aerea Virgin America ha scelto di utilizzare un testimonial d’eccezione. Un pò peloso, ma estremamente carino e dolce. Il suo nome è  Boo, un volpino amato da tantissimi. Il suo motto? “Io sono Boo. Sono un cane. La vita è bella“. Potrete seguirlo con maggiore attenzione tramite la sua pagina Facebook.

Sul social network di Mark Zuckerberg, Boo ha rilasciato un album fotografico scattato sulla nuova “flotta” della Virgin America che recita:

Virgin America mi ha chiesto di essere il suo collegamento con il mondo degli animali. E’ un onore che questo riconoscimento venga dato ad un piccolo cucciolo con i grandi capelli. Penso che saremo molto amici e per questo comincerò ad avere le ali”.

Infatti, nelle diverse foto si può osservare Boo al check-in dell’aeroporto di San Francisco al Terminal 2. Aiutato dal personale della Virgin America viene spiegato a Boo il numero del gate al quale si deve imbarcare. Così Boo posa in una foto con il best seller che racconta della sua vita e una bottiglia d’acqua della sua compagnia di volo preferita, la Virgin America.  Ancora, si può mai partire per un viaggio senza il proprio amico? In compagnia di Buddy, i due animaletti partono per …Las Vegas!

Passo dopo passo, con l’aiuto dell’animaletto peloso, Virgin America fa conoscere se stessa, la sua mission e la sua volontà di essere al servizio dei clienti, di qualsiasi tipo. Per i prossimi mesi, infatti, Boo darà degli amichevoli consigli di viaggio diventando un vero e proprio ambassador  per l’azienda.

Il profilo del Community Manager in Italia [INFOGRAFICA]

Lo sviluppo e la crescita dei social network hanno fatto emergere una nuova figura professionale: il community manager.
In questa infografica viene presentato il profilo del community manager, definito come esperto di social network che sfrutta questi canali di comunicazione per interagire con gli utenti, creando una comunità virtuale intorno al brand aziendale.

Il profilo del Community Manager in Italia

Il profilo del Community Manager in Italia

L’età media degli esperti dei social media è di 31 anni per gli uomini e 30 anni per le donne. Uno studio ha dimostrato che al crescere dell’età cresce anche lo stipendio medio percepito.
Possiamo notare che al Sud sono per la maggior parte giovani donne con uno stipendio medio leggermente inferiore.

Il profilo del Community Manager in Italia

Che relazione c’è tra il guadagno di un Community Manager e la posizione geografica?

Possiamo notare che chi lavora come freelance percepisce dei ritorni economici inferiori rispetto a chi è assunto all’interno di un’azienda. In particolare viene messo in evidenza che nel Nord si guadagna di più che al Sud e al Centro.
Le attività svolte con maggiore frequenza sono nell’ordine:

  1. Community Engagement
  2. Content Creation
  3. Facebook Engagement
  4. Twitter Engagement
  5. Analitycs Reporting
  6. Customer Service

Un’ultima considerazione riguarda il tempo dedicato al Community Management; in media si dedicano circa 10 ore di lavoro giornaliere alla gestione dei social network.

Il profilo del Community Manager in Italia

Il profilo del Community Manager in Italia

Le cover dei vinili ritrovano casa nelle foto di Bob Egan

Dove saranno state scattate le fotografie protagoniste delle cover dei vinili di successo?

A partire da questa semplice domanda, il fotografo Bob Egan avvia un’indagine per la scoperta dei luoghi che hanno fatto da teatro agli scatti ormai noti a qualunque appassionato di musica.

Nella serie PopSpots le copertine degli album sono perfettamente integrate nello stesso posto dove decine di anni addietro hanno preso vita. Inoltre, nel sito dedicato al progetto, Egan spiega la ricerca effettuata per trovare non solo la location di ogni cover, ma anche l’esatta prospettiva fotografica!

Non solo cover dei vinili, però: Bob Egan accontenta tutti gli appassionati della cultura pop a 360° includendo nel suo progetto anche scene di film e opere d’arte!

Gattini, nonni e musica: i migliori viral della settimana [VIDEO]

A volte ci troviamo di fronte a spot che, partendo dagli stessi soggetti, creano storie completamente diverse. Un esempio? Nello spot Tulipan, un rassegnato signore di età avanzata viene lasciato dal figlio in un ospizio, mentre un’arzilla vecchietta spara ai dispositivi Apple, con estrema e lucida precisione, nella campagna di ClearPlex.

Non si parla di abbandoni invece nello spot della ASPCA, che anzi invita in modo totalmente non convenzionale ad adottare dei gattini, star dei video virali più amati.

I veri amanti della musica ne celebrano ogni giorno la storia: Eytan and the Embassy, giovane band newyorkese, ha deciso di farlo anche nel suo video dove vediamo il cantante affrontare ben 18 cambi d’abito che ricordano i grandi personaggi degli ultimi 50 anni di musica.

Siete amanti della robotica ma non disdegnate una bella partita a morra cinese tra amici? In un prossimo futuro potreste pensare di sfidare questo robot sviluppato dall’Ishikawa Oku Lab dell’Università di Tokyo: grazie ad una telecamera ad alta velocità, il dispositivo prevede le vostre mosse e vi batte. Tutte le volte.

Se invece preferite il movimento alla tecnologia, potreste imitare l’impresa di Steve Camb, che sulla scorta dei viaggi ballerini di Matt Harding, si è allenato a ritmo di musica per 18 mesi, in giro per il mondo.

Alcune considerazioni sul caso di Beppe Grillo e dei Twitter follower

La comunicazione politica è uno dei settori più difficili in cui operare: se una strategia viene sviluppata con qualche “falla”, si rischia di ottenere il contrario dell’effetto sperato. In questi giorni stiamo assistendo a un esempio chiaro di quanto il settore sia delicato: stiamo parlando, ovviamente, della discussa ricerca sui followers di Beppe Grillo, realizzata nelle scorse settimane da Marco Camisani Calzolari, che ripresa dai maggiori organi di stampa ha avuto eco nazionale e scatenato un fitto dibattito fra concordi con il noto professore e detrattori della ricerca.

I fatti, intanto: il Prof. Camisani Calzolari pubblica la scorsa settimana un documento in cui si denuncia la presenza massiccia di bot fra i followers di Beppe Grillo. Addirittura, si parla di un 54% sul totale. Il dato è ricavato dall’utilizzo di un algoritmo – spiega Marco Camisani Calzolari – che ha dedotto, attraverso l’utilizzo dell’account di ogni follower, se questi fosse gestito da un umano o da un BOT, come vengono comunemente definiti i falsi profili.

Un terreno in cui Camisani Calzolari si era già avventurato (e che la nostra Alice Mascheroni alias Miruki aveva già illustrato nel post “Followers robot su Twitter? Alcune riflessioni sulla ricerca di Camisani Calzolari”) e che tanto aveva già fatto parlare allora.

La risposta non si è fatta attendere, ed è proprio il comico genovese dalle pagine del suo blog a rispondere, riportando uno studio fatto da Maurizio Benzi che potete ritrovare qui e segnalando come nel curriculum vitae di Marco Camisani Calzolari vi sia anche una seria collaborazione per il noto leader politico Silvio Berlusconi (antitetico per antonomasia allo stesso Beppe Grillo e al suo Movimento 5 Stelle). La discussione è continuata anche su Facebook.

Insomma, un caso intricatissimo che sposa le più avanzate strategie di web marketing alla reputation online, fino ad arrivare alle esigenze elettorali di ogni movimento politico: ma non è su questo che vorremmo concentrarci. In particolare, vogliamo spingerci oltre e capire cosa si può dedurre da tutto ciò.

A volte, abbiamo osservato in questi giorni la mancanza di preparazione per dibattere sulle dinamiche che nascono e crescono nel mondo dei social network: spesso abbiamo letto (e sentito) di followers comprati perché “pubblico chiama pubblico“. Un errore che molte aziende hanno probabilmente compiuto, credendo di operare in ambiti equivalenti al mercato convenzionale della pubblicità, dove dati di traffico elevati equivalevano a un valore in termini economici.

Ebbene, su Twitter (come su Facebook e in generale sui social network) è il contenuto a portare pubblico. Perché il vero valore di un social network è il suo essere orizzontale, fare incontrare hub della comunicazione (un brand, una personalità, un opinion leader) e pubblico facendoli relazionare, e da questo scatenare la dinamica virale di trasmissione del contenuto che amplia il bacino di utenti “all’ascolto”.

Agli occhi di un user vale di più un retweet ben fatto che non la vista di centinaia e centinaia di followers: perché se un account ufficiale è in grado di solo di replicare contenuti già pubblicati altrove, difficilmente diventerà un valore aggiunto per un utente qualsiasi.

In questo senso, Beppe Grillo può essere annoverato fra le eccezioni? Il suo account è di fatto un megafono del blog.

Come per altri personaggi del mondo dello spettacolo e della politica, non è lui a twittare ma uno staff che lavora riprendendo i contenuti del sito istituzionale e che solo nell’ultimo periodo ha cominciato a produrre contenuti “dedicati” al microblogging; la stessa cosa che accade su Facebook, dove sono pochi i post esclusivi per il social network.

La spiegazione, quindi, potrebbe essere un’altra: beppegrillo.it rimane fra i dieci siti più visti d’Italia e fra i cento più influenti del mondo, e non sarebbe fatto strano che abbia “riversato” parte del suo pubblico nella social sfera.

L’utilizzo di Twitter, infatti, soprattutto in Italia è cresciuto molto negli ultimi 18 mesi: non sarebbe strano che molti di quegli utenti che prima fruivano solo di contenuti postati su un solo portale, abbiano scelto di aprire un account su Twitter proprio perché “invitati” da quel tasto posto sotto ogni contenuto prodotto e sentirsi parte di quel processo di trasformazione della società che Grillo descrive come frutto dell’incontro fra cittadini comuni in Internet. E poi, dopo un po’ di tempo e in linea con il comportamento di molti, essersi ‘stancati’ o dimenticati e non aver più badato al social, facendo involontariamente somigliare il loro account Twitter a quello di un BOT.

Twitter in questo senso diventa un approdo e non il punto di partenza per arrivare al contenuto (realizzando quella dinamica centrifuga di cui aveva già parlato il collettivo Wu Ming).

C’è inoltre da segnalare come la polemica scatenata dalla ricerca abbia in qualche modo rafforzato lo stesso Grillo fra il suo pubblico e contribuito a renderlo ancora più antipatico agli occhi sei suoi detrattori: vediamo perché.

Chi lo stimava prima, avrà certamente letto attentamente la ricerca di Camisani Calzolari trovandone gli eventuali limiti. Allo stesso tempo, chi considerava il comico genovese male si sarà accontentato di leggere le cronache riportate sui media convenzionali, dove le informazioni – bisogna sottolinearlo – sono state date spesso in modalità raffazzonata e poco precisa, trascurando appunto tutte le variabili che in questi giorni stanno venendo alla luce grazie al dibattito dei professionisti del settore.

Insomma, questa ricerca si è rivelata per certi versi non un elemento di trasformazione ma di radicalizzazione del pensiero: uno, forse, dei grandi problemi di questo Paese.

La realtà, allargando il discorso e riprendendo un nostro vecchio appello, è che se effettivamente c’è stata compravendita di followers da parte non solo di Beppe Grillo (anche se i fatti sembrano smentire quest’ipotesi) ma anche di altri brand e altre personalità, la scelta migliore sia rivelarlo al mondo, spiegandone le ragioni. Fare outing, insomma. Perché Twitter e in generale i social network non sono come la televisione o la radio, dove il messaggio viene diffuso verso molti senza obbligo di risposta.

Nella social sfera la verità e la produzione di buoni contenuto sono le uniche garanzie per uscire sempre vincitori. Se viene a mancare uno di questi ingredienti, si rischia appunto di ottenere l’effetto inverso a quello sperato.

Tutti i dati indispensabili per scrivere tweet perfetti [INFOGRAFICA]

Twitter è sicuramente uno dei social network più interessanti del momento, anche per i brand e le aziende. Una delle cose più difficili da fare sul social, però, è sicuramente scrivere contenuti impattanti, coinvolgenti e virali, che sappiano raggiungere e interessare i follower diffondendosi in rete.

Per aiutarvi nell’arduo compito e potenziare il personal/company brand 2.0, ecco un’utilissima inforgrafica di Fusework Studios contenente dati e informazioni a riguardo: timing di pubblicazione, tipo e lunghezza del contenuto ideale, hashtag e altro ancora. Happy tweeting!

L'inarrestabile crescita del Mobile [INFOGRAFICA]

Il mercato della tecnologia mobile è tanto dinamico quanto velocemente in crescita: più il settore si rinnova, più aumentano i consumatori. D’altra parte le innovazioni influenzano anche la rapida crescita delle connessioni web dai device mobile e i cambiamenti di conseguenza delle modalità di engagement dei consumatori.

Vi mostriamo un’infografica realizzata da Trinity Digital Marketing grazie anche ai dati raccolti attraverso News.Cnet, TechCrunch e MobiThinking e che ci riassumono in grandi linee i trends di crescita del settore Mobile.

I numeri del mercato Mobile

Il primo dato importante è che  l’87% della popolazione mondiale possiede un dispositivo mobile. Questa crescita è guidata da Cina e India, che rappresentano oltre il 30% di questa crescita.

Secondo l’infografica, Nokia è il principale produttore di telefonia, mentre Samsung è il maggiore fornitore di hardware.

Il sistema operativo che si sta diffondendo più rapidamente? Android con ben 700mila sottoscrizioni ogni giorno! Non c’è da stupirsi, considerando che il sistema operativo di Google gira sulla metà dei device venduti in tutto il mondo!

Mobile advertising: paese che vai, marketing che trovi!

Il maggiore uso di telefoni cellulari ha portato ad un aumento delle entrate per gli inserzionisti mobili. Un dato su tutti: Google conta 2.5 miliardi di dollari in entrate pubblicitarie all’anno dalle connessioni mobile.

L’infografica ci mostra un interessante dato riguardante le differenze “culturali” sull’uso dei device mobile fra i vari paesi del mondo: i consumatori giapponesi tendono ad usare più il telefono cellulare per le applicazioni, e-mail e l’utilizzo web; negli U.S.A. e in Europa invece i consumatori usano il proprio device prevalentemente per sms e giochi.

Pensate quanto possa incidere sul mobile advertising una differenza così evidente fra i due usi: ad esempio in Europa e negli Stati Uniti restano ancora incisivi il marketing attraverso i tradizionali sms, mentre in Giappone l’in-app advertising è una delle strade percorribili per il marketing.

Come credete che crescerà ancora il settore Mobile? Come cambieranno le nostre abitudini con tablet e smartphone?