Green economy: mondo ricco, risorse scarse

Sentiamo parlare sempre più spesso di Green Economy, sostenibilità, riciclo, eco-compatibilità, risparmio energetico. Non si tratta sempre e solo di buone notizie. L’avvento della Green Economy è coinciso con la crescita smisurata del prezzo delle materie prime. I rincari degli ultimi 10 anni, anche del 100-200% per alcuni materiali, hanno azzerato la discesa dei prezzi, in termini reali, registrata in tutto il secolo precedente.

Cambiamenti radicali

L’emersione di una nuova classe media in primis, in paesi come India, Cina ed Indonesia. Frotte di consumatori frenetici ed ubriachi, di un consumo, finalmente alla portata delle proprie tasche, che consumano beni, energia, imballaggi, risorse naturali, territorio.

Estrarre risorse sta diventando incrementalmente più costoso e dispendioso. Aumentare la produzione significa scavare, ad esempio, pozzi di petrolio meno accessibili o più piccoli. I giacimenti noti di petrolio si esauriranno tra 40 anni ai ritmi di estrazione attuali, e le scoperte di nuovi giacimenti si fanno più scarse.

Riprogrammare il modello di business

Nel secolo scorso, in uno scenario di prezzi reali stabili o decrescenti, l’approvvigionamento delle materie prime è diventato progressivamente marginale, sicuro, standardizzato, globalizzato. La partita della competitività si è giocata nel campo della produttività del lavoro (in primis) e del capitale.

Oggi, le industrie devono riprogrammare il proprio business model in funzione del nuovo scenario. Acquisti, produzione e marketing orientati al produrre verde. Il cambiamento farà nuovi vincitori, gli innovatori e precursori della logica verde, e perdenti, destinati a soccombere, tagliati fuori dagli approvvigionamenti e non più in grado di competere in termini di efficienza.

L’industria cartaria è un ottimo esempio dei cambiamenti repentini e violenti che possono affliggere una catena del valore: in pochi anni, produrre da carta riciclata è divenuto più economico che da fibra vergine, ed i prezzi del macero sono schizzati alle stelle. Carta e cartone sono passati da bene sussidiato a prezioso materiale con quotazioni di oltre 100 euro per tonnellata. Oggi i più competitivi sono coloro che avevano, a tempo debito, integrato la propria filiera produttiva con i raccoglitori del materiale.



Futuro ricco di opportunità

Diversi trend potranno influenzare la partita competitiva dei prossimi 15 anni:

1) De-globalizzazione dei flussi commerciali delle commodities, causa di una nuova predilezione della produzione localizzata, o della ri-localizzazione produttiva sopratutto in funzione della disponibilità di materie prime chiave, e meno del costo del lavoro più basso

2) Pricing degli imballaggi e degli scarti di consumo, creazione di incentivi diretti al consumatore per la conservazione e restituzione delle componenti in eccesso. Il riuso dei materiali diventa preponderante rispetto al riciclaggio, ridotto alla soluzione di ultima istanza, oggi rappresentata dalla discarica. I vantaggi competitivi deriveranno dall’ingegneria verde in grado di produrre scarti duraturi, standardizzati e riutilizzabili, abbattendo i costi di produzione ed inscatolamento

3) Contromarketing verde e cambiamento delle logiche di consumo: dal prodotto verde destinato ad una nicchia di precursori disposti a pagare un prezzo superiore, alla penalizzazione del prodotto non verde, da parte della massa dei consumatori, in un mercato dove la produzione verde ed ecosostenibile si impone come standard di mercato.

4) Fotovoltaico, biocombustibili da alghe e pongamia, impianti di condizionamento ad essiccamento indotto. Sono alcuni dei nuovi prodotti che attendono l’abbassamento dei costi di per invadere sul mercato. Le curve di apprendimento per molti prodotti della generazione sostenibile e le applicazioni di ingegneria biologica si stanno rivelando molto più rapide del previsto.

Di certo è che la partita verde è solo all’inizio. Quella che ad oggi è stata la moda di una nicchia è destinata a rivoluzionare il modo di produrre e fare impresa. Confidando che alghe e pongamia non diventino pure condimento per pasta.

I Ninja Virals a Smart&App: i video della settimana [VIDEO]

Cari Guerrieri, come sapete continua la collaborazione tra Ninja Marketing e Smart&App, il programma di La3 dedicato alla tecnologia e all’innovazione che durante la settimana vi propone alcuni dei video virali più forti del momento da noi selezionati. Ve li riproponiamo qui, per darvi una vera e propria scarica viral! 🙂

My Time is Now“, il video di Nike ideato in occasione degli europei di calcio e e collegato ad un progetto di scouting alla ricerca dei giovani più talentuosi, che si concluderà ad agosto. E a proposito di talento, non credete ne abbia da vendere anche William, il piccolo protagonista del secondo video?

Interagire a distanza con un oggetto può essere divertente come nel caso dell’iniziativa McDonald’s a Piccadilly Circus, o creare gli imbarazzanti malintesi dello spot Samsung. È la vicinanza all’etilometro nascosto invece che ha sorpreso gli ignari canterini dell’ultimo video, protagonisti di un’iniziativa di guerrilla creativa a sfondo sociale di Ogilvy Brazil.

Idee per il weekend? Farsi una doccia di Sprite ghiacciata in spiaggia, girare tutto il mondo guardandosi il videoclip di “A Ghost Train” o partecipare ad una lezione con Darth Vader agli Star Wars Weekend dei Disney Studios. Non male come idee, no?  😉

Cannes 2012, la parola ai principali player del mercato italiano dei media

Proprio mentre la nostra giurata Raffaella Bertini sta arrivando a Cannes, prosegue il nostro viaggio insieme a lei dietro le quinte del Festival Internazionale della Creatività.

Nelle precedenti interviste abbiamo vissuto l’atmosfera e compreso i meccanismi delle votazioni, con un excursus su alcune tra le più interessanti campagne internazionali che hanno vinto l’anno scorso e altre – italiane – che quest’anno meritano altrettanto successo.

Questa volta coinvolgiamo i principali player del mercato italiano dei media, per capire quale sia la loro visione del mercato, come stiano cambiando le loro strategie di comunicazione e come i diversi mezzi si stiano preparando ad affrontare un futuro che arriva sempre più velocemente.

Ringraziamo quindi per la loro disponibilità:

Sara BuluggiuHead of digital Starcom
Simona ZanetteCountry Manager Alfemminile.com e Presidente IAB Italia
Luca ColomboCountry Manager Facebook Italia
Zeno MotturaGeneral Manager MEC Italia 

In un paese come l’Italia, quanto un brand è realmente pronto a investire in operazioni che superino i confini dell’advertising classico?

Sara Buluggiu

E’ una domanda un po’ generica, dipende tantissimo dal brand, dalla sua equity di marca e dal suo posizionamento. Quelli che stiamo vedendo sono due attegiamenti opposti: clienti che a fronte di budget ridotti puntano tutto su un’attività speciale, escludendo dal media mix televisione e mezzi più tradizionali, e altri che invece stanno facendo marcia indietro chiedendoci sempre più mezzi misurabili, che in qualche modo li rassicurino. Se dovessi dare una percentuale, sarebbe tra il 5 e l’8%.

Simona Zanette

Dipende se queste attività oltre confine sono below the line o digital. Si è investito molto in progetti speciali e attività di below the line negli ultimi anni e abbiamo visto esempi importanti di campagne che hanno aggiunto questi elementi all’advertising classico. Per quanto riguarda invece il digital, direi che i top spender sono ancora tiepidi, anche se si sono fatti grossi passi avanti negli ultimi due anni e sempre più le piattaforme digitali vengono prese in considerazione per le attività di comunicazione. Non siamo ai livelli di UK, dove nel 2011 gli investimenti internet sono valsi per il 21% del totale, portando il web al primo posto tra i media pianificati, anche perché dobbiamo considerare che noi proveniamo da una storia molto solida di investimenti TV che non è facile modificare, vista la penetrazione del mezzo sulla popolazione italiana

Luca Colombo

Anche in Italia, come nel resto del mondo, i brand hanno ormai acquisito la consapevolezza che l’utente-consumatore crei opinioni e aumenti la propria relazione con il brand stesso attraverso i nuovi canali di comunicazione. Proprio una ricerca del Politecnico di Milano e Mimesi, pubblicata sul Corriere della Sera nei giorni scorsi, ha riportato un dato notevole su questo aspetto, cioè che 8 milioni di italiani orientano gli acquisti sui social network. Quello che manca è una “ricetta” consolidata per capire in maniera strutturata e secondo economie di scala come affiancare i new media ai canali classici. La velocità di cambiamento e i mezzi complementari rendono infatti complessa questa ricerca.

Zeno Mottura

“Innovazione” è la parola d’ordine dell’ultimo anno e mezzo, che sempre appare nei brief di marketing e comunicazione. Il punto è capire cosa significa concretamente. Spesso si associa a digitale, internet o operazioni di below the line. In realtà, il panorama media italiano, seppur caratterizzato da un ruolo centrale della Tv soprattutto a confronto con l’estero, è decisamente evoluto. La digitalizzazione ha dato nuove dinamiche e interazioni. Aumentando le possibilità di contatto, aumenta necessariamente la complessità e l’articolazione dell’adv. All’Italia la creatività non manca, ci serve maggior coraggio e spirito di cambiamento.

Gestire strategicamente dei media così diversi tra loro permette di ottimizzare l’utilizzo di ogni mezzo e crea nuove figure professionali. In questo scenario, sta cambiando anche il rapporto tra media e cliente?

Sara Buluggiu

Il nostro ruolo è sempre più consulenziale e nascono in agenzia figure come “digital media special project and social manager”, che non è una figura strategica ma proprio una persona dedicata a tutti i progetti sui social media e alle attività cross tra digita-tv e territorio, sicuramente un fenomeno interessante e stimolante per chi si affaccia ai centri media.

Simona Zanette

Sicuramente, e ci sono diversi studi e ricerche a riguardo, si sono venute a creare nuove figure professionali negli ultimi 5 anni, anche se non tutte le aziende si sono ancora adeguate a questa situazione. Il rapporto tra media e cliente è variato di conseguenza e, per esempio, l’introduzione nella filiera di comunicazione degli utenti finali come parti integranti della stessa, nonché la loro gestione e la gestione dei contenuti da loro prodotti, hanno sicuramente modificato il modo di fare comunicazione che era prima di oggi unidirezionale, mentre diventa bidirezionale, continua e in tempo reale.

Luca Colombo

Le difficoltà aumentano sia per le agenzie sia per i clienti e le loro necessità. Il rapporto tra media e cliente richiede infatti uno sviluppo e un’evoluzione delle reciproche competenze, che tendono a diventare sempre più trasversali. È necessario avere la massima expertise in quelle che continuano a essere le competenze fondamentali, ma allo stesso tempo essere sempre più creativi, con maggiori funzioni e aree di responsabilità anche su altri campi.

Zeno Mottura

In passato si diceva che i media erano gli esperti dei numeri. Decisamente meno sexy rispetto alla creatività, ma necessari a valutare l’impatto investimento/risultato. Lo scenario attuale è data centric, il che significa che la misurazione è sempre più puntuale e frammentata. Roi e Analytics vanno a braccetto; i dipartimenti strategici dei centri media si popolano di figure specializzate di modeling ed econometrie. Direi che il rapporto tra media e cliente si sta spostando sempre più verso logiche di marketing.

I nativi digitali, grandi consumatori che si muovono al di fuori dei media tradizionali, sono la nuova nicchia del marketing, come negli anni ’90 potevano essere i nascenti single e i gay?

Sara Buluggiu

Temo che sia un po’ più complesso di quello che negli anni ’90 fu il fenomeno dei nascenti single: queste sono persone con vite e diete mediatiche molto diversificate e ai limiti dell’irraggiungibile, ci vuole un equilibrio magico tra creatività, media e capacità di ingaggio per raggiungerli e farsi scegliere.

Simona Zanette

I nativi digitali, se consideriamo come tali tutti coloro nati dal 1985 in poi, che quindi erano teenager a fine anni ’90, oggi non hanno ancora un potere di spesa così elevato da potere influenzare in maniera drammatica i consumi e di conseguenza la comunicazione, anche perché non dimentichiamoci che in termini di numerica e quindi di massa critica, l’età della popolazione attiva si sposta sempre più in là, e di conseguenza abbiamo sempre più “anziani” con un buon potere d’acquisto e che sono digitali. Sicuramente nel caso di prodotti/marche con target 0-30 anni la percentuale di investimento sulle piattaforme digitali deve essere elevata considerando che è principalmente fuori dai media classici (stampa, tv e radio su tutti) che è possibile andare a prenderli.

Luca Colombo

I nativi digitali fino ai 24 anni rappresentano sicuramente un segmento ben definito, importante, da valutare attentamente, non solo una nicchia del marketing. Da una parte sono un segmento difficilmente raggiungibile dai media classici, dall’altra hanno una maggiore predisposizione al coinvolgimento e allo scambio di informazioni. Sono più orientati al dialogo di altre generazioni e fortemente coinvolti nella fruizione mobile.

Zeno Mottura

Difficile dirlo. Ritengo che essere nativi digitali non debba essere inteso come sinonimo di “diversità” o “elite”. Le recenti tecnologie ci abituano a forme di comunicazioni non più lineari, istantanee e personali. Questi elementi devono essere di stimolo per aziende e agenzie, perché sono il segno del cambiamento.

Secondo le previsioni, nel giro di pochi anni il traffico di internet calerà in favore delle App: gli smartphone hanno fatto in cinque anni quello che la tv a fatto in tenta. Se i nuovi mezzi sono il futuro, possiamo dire che la comunicazione sta diventando sempre più one to one?

Sara Buluggiu

Parlare di un calo di un mezzo che cresce mi sembra un po’ azzardato: sicuramente ci sarà un’ulteriore diversificazione che va nella direzione della comunicazione “rilevante per me”. Che sia in un app o su un sito, noi professionisti del settore ci dobbiamo abituare a parlare al singolare e non più al plurale indistinto.

Simona Zanette

Il traffico da mobile, sia esso via App che sugli m-site, è in costante crescita così come lo sono i device mobili (smartphone e tablet) per cui sicuramente ci troviamo di fronte a una transumanza di audience in questa direzione. La vera domanda è quanto sia pronta l’offerta sia in termini di contenuti, che di strumenti di comunicazione pubblicitaria, che di servizi, per fare in modo che gli utenti trovino tutto quello che cercano e ne fruiscano di conseguenza creando una vera e propria area di business che ovviamente sarà sempre più customizzata sulle esigenze personali di ciascuno.

Luca Colombo

La complessità e il numero di informazioni a cui ogni utente viene sottoposto sono in costante aumento, con sempre meno tempo a disposizione. In questo contesto, la ricerca della rilevanza diventa fondamentale e irrinunciabile. Le nuove app, le soluzioni per i siti web e i servizi dei dispositivi che permettono la consultazione delle informazioni devono seguire questo nuovo trend.

Zeno Mottura

Smartphone e mobile in generale sono la risposta tecnologica al cambiamento delle abitudini di vita e di consumo dell’individuo moderno. Ancora una volta sono le tecnologie a interpretare i nostri bisogni, in questo caso di mobilità, personalizzazione, connettività.

Difficile pensare alla fine della comunicazione main stream in favore del one to one. Sovente il one to one diventa direct, e sappiamo tutti che la conversione funziona solo se a monte c’e’ una forte capacita di Awareness e Branding che inneschi il desiderio.

Certamente la comunicazione rivolta a obiettivi di Reach dovrà sempre più tener conto di messaggi più personali e non generici in base al target socio demo. Ancora una volta saranno le tecnologie e l’addressabilty dei media a consentire la veicolazione di messaggi pertinenti, contestuali rispetto alla fruizione del consumatore in quel momento e declinati a seconda delle caratteristiche del device.

La capacità di saper interpretare correttamente i dati e di leggere i bisogni in real time del consumatore genererà un modello “many to one”, che garantirà alle aziende la sostenibilità dei volumi come oggi avviene con la TV.


Federica Scaramelli – Nel 1997 sceglie di iscriversi alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano per poter conciliare ed esprimere mentalità scientifica e animo umanistico. Nel 2001 scappa in Erasmus, al National College of Art and Design di Dublino. Dopo la laurea, comincia come grafica, prosegue come responsabile editoriale di un portale di informazione, e intanto è redattrice per un magazine online di architettura. Finalmente, nel 2010 molla tutto per il lavoro che ha sempre sognato: la copywriter. Appassionata lettrice di ogni tipo di etichetta, il giallo è il suo colore preferito e odia i numeri pari.

Raffaella Bertini – Nata a milano il 14 luglio del 70, sono molto fiera dalle mia data di nascita.Per ragioni familiari ho vissuto a Parigi fino ai 22 anni.Nel 1992, torno in italia per seguire i corsi in Hdemia di comunicazione a Milano.Nel 1995 apro Effects con due soci, prima agenzia “interattiva italiana”. Poi lavoro in Nurun, Arc Leo Burnet ed attualmente sono in Leagas delaney come Head of digital planing.Da 16 anni lavoro nei new media, ho fatto il giurato nel 2005 per gli ADC*E, nel 2006 a Cannes per i Cyber e lo sarò anche quest’anno per i Promo & activation. Adoro il mio lavoro.nel tempo libero pratico surf, scuba diving, paracadutismo e molto giardinaggio.

 

Raffaella – @raffy_bertini

Federica – @_Geeena_

Con Paper Prometheus Trailer Alien diventa di carta [VIDEO]

Secondo la mitologia greca, siamo tutti debitori di Prometeo, il famoso titano che non soltanto regalò il fuoco agli uomini ma, modellando del fango animato dal fuoco divino, li forgiò. Al suo mito si ispira Prometheus di Ridley Scott che narra però una nascita dell’uomo per mano aliena. Ovviamente il film è diventato subito un must per gli amanti della fantascienza tanto da spingere Travis Betz a realizzarne un trailer… di carta!

Il video riproduce, in tutto e per tutto, il trailer originale del film ma le immagini sono interamente realizzate con pezzi di carta animati. Non è la prima volta che vediamo animazioni realizzate con questa tecnica (basta pensare al videoclip di  Josh Ritter) ma “Paper Prometheus Trailer” si differenzia dagli altri video sia per il contenuto (il primo fan-trailer realizzato con la carta in animazione) sia per l’elevata qualità tecnica delle figure e delle animazioni.

Il nuovo film di Ridley Scott, una sorta di prequel alla trilogia Alien, non poteva desiderare una pubblicità migliore grazie al trailer di Travis Betz. Prometheus è uscito nelle sale americane l’8 giugno ma, per vederlo in Italia dobbiamo aspettare il 19 Ottobre. Nel frattempo possiamo consolarci ripassando tutta la storia di Alien e, perché no, inventare un nuovo trailer!

Geert Lovink: il social-thinking a MMGuru #05

Ieri, giovedì 14 giugno, alla Mediateca Santa Teresa è andato in scena l’ultimo appuntamento pre-estivo di Meet the Media Guru che ha visto protagonista assoluto Geert Lovink, guru del mondo Social Media e non solo.

Il nostro amico Geert ci ha anche parlato del suo ultimo libro “Ossessioni Collettive, Critica ai social media”.  Già, il nostro Geert di critiche ai social ne ha da fare, e neppure poche!

Come sempre l’appuntamento con MMGuru è ad alto impatto tecnologico grazie alla Streaming Social Map e ad un’ampia copertura di live-tweeting e chat-roll.

Il concetto principale emerso dall’evento è la chiusura di alcuni Social, come Facebook, all’apertura verso l’esterno, verso una cerchia (ogni riferimento è puramente casuale 🙂 ) di conoscenze ampliata rispetto alle mura che ci circondano dai rapporti “sociali” al di fuori di un gruppo ristretto di amici.

Insomma, per Geert Facebook è il passato mentre Twitter (e secondo me Google+) sono il futuro. Geert sembra avercela parecchio con il “primitivo” Facebook andando a sottolineare come questo potrebbe facilmente agevolare il dibattito pubblico ma forse questo non accade perché Facebook non lo vuole.

Potremmo stare qui ore a parlare di quello che pensa Geert e quello che penso io o pensate voi, ma alla fine il punto è sempre il solito: i Social Network sono delle piazze virtuali che ci consentono di interagire con altri individui per crearci e creare opportunità altrimenti impensabili, ma tutto questo a patto che vengano utilizzati correttamente e nel modo sensato, perché altrimenti questi non sono altro che luoghi dove perdere tempo. Il dibattito continua sui Social! 😉

Only presenta una video brand experience a 360°

Il marchio d’abbigliamento danese Only ha realizzato una “video brand experience” che supera ogni aspettativa: un “percorso interattivo” attraverso la sua nuova collezione che unisce social media sharing ed e-commerce.

Attraverso una trama avvincente, costruita attorno ad una storia di ragazze ribelli, ed una colonna sonora perfetta, gli spettatori diventano i protagonisti del film. Con un semplice click sugli abiti indossati dalle protagoniste, il video si interrompe e apre automaticamente il catalogo interattivo dove l’utente può selezionare un capo d’abbigliamento, comprarlo o semplicemente condividerlo sui social.
Cliccando nuovamente, il film prosegue e gli spettatori sono invitati ad interagire con i personaggi e le loro decisioni.

Only ha creato un esempio interessante, innovativo e perfettamente curato tecnologicamente, di esperienza online di video interattivo molto distante dalle solite campagne che troviamo su YouTube.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=kCr7ZP7KC0Q&feature=player_embedded’]

Vivi l’esperienza completa @ onlybecausewecan.com, siamo sicuri che ti piacerà!

Caffè e giornale? Ecco la versione social nel packaging di Tim Hortons

Il caffè è un rituale mattutino di molti, come anche leggere il giornale, allora perché non unire le due abitudini quotidiane in un unico, innovativo, prodotto? E’ proprio quello che ha fatto l’agenzia Y&R di Dubai per il coffee franchise canadese Tim Hortons insieme a Gulf News, giornale inglese leader negli Emirati Arabi.

L’idea dell’agenzia è di allegare alle tazze da caffè le “Headlines News” direttamente dall’account Twitter di Gulf News adottando una stampante speciale, così ogni cliente in qualsiasi momento riceverà insieme al suo gustoso caffè le news del momento; ed oltre al tweet col relativo url breve è presente il QR Code che indirizza al sito web Gulf News, in modo da leggere la notizia completa. Lo stile vintage del tweet stampato si sposa in maniera ottimale col packaging della tazza di caffè.

Eccovi le foto!

Rielaborare in chiave 3.0 il rituale della prima colazione a base di caffè e quotidiano, sfruttando Twitter e la tecnologia del QRcode  è stata davvero un’idea contagiosissima! Se volete scoprire tante altre idee contagiose, perché non vi iscrivete all’innovativo corso in “Viral Strategy & Archetypal Branding“? L’evento è organizzato il 22-23 Giugno da Ninja Academy e conta docenti davvero eccezionali: Mirko Pallera, Gianluca Lisi e Gianni Miraglia. Interessati? Contattateci subito!

Amnesty arruola le forze del male per la sua campagna [VIDEO]

Chi sono i reali malvagi? Questa la provocazione di Amnesty International nel video di denuncia per contestare la vendita di armi da parte delle multinazionali del mercato bellico nei paesi in cui la democrazia non è ancora una forma politica diffusa e riconosciuta.

Il video mostra un uomo che da un’auto a vetri oscurati, si avvicina ad una fabbrica di armi in Belgio per acquistare armamenti a nome del suo boss, proponendo una trattativa alla guardia giurata posta all’ingresso.

Oltre alla sorpresa della sentinella, ad un tratto dall’auto compaiono due Starm trooper, direttamente dalla saga di Star Wars, e si manifesta una creatura malvagia decisa ad acquistare un numero spropositato di armi: Darth Vader, il capo delle forze oscure di Guerre Stellari da sempre simbolo di malvagità e icona del male.

Amnesty ha creato un’altra versione della campagna dedicata a Joker di Batman, protagonista di un simile episodio ambientato però all’ingresso di una fabbrica di armi militari in Francia.

Il video è chiaramente una provocazione nei confronti di quei governi che permettono alle imprese di armamenti, solitamente non del tutto privatizzate, di vendere armi a tiranni e dittatori che impongono il loro regime autoritario con la forza e tramite un colpo di stato.

Una realtà che tutt’ora esiste in diverse parti del mondo e che Amnesty International ha scelto di denunciare con toni ironici e meno cruenti rispetto alle immagini mostrate in spot simili. L’iniziativa non si ferma al video ma invita a firmare una petizione al fine di bloccare il flusso di esportazioni di armi e avere regole più forti e stringenti per tutelare i diritti umani delle popolazioni in situazione di regimi antidemocratici.

In UK è in arrivo una legge contro i troll

Guerra dichiarata alle false identità: in Inghilterra la Camera dei Comuni dovrà valutare la proposta di legge che vuole combattere diffamazione e molestie online.

In UK è in arrivo una legge contro i troll

Il troll in versione "ironica"

La norma, contenuta al quinto paragrafo del Defamation Bill, obbligherà i siti ad identificare le persone (i cosiddetti troll) che hanno postato messaggi diffamatori online: in questo modo si vuole velocizzare e semplificare il procedimento di individuazione del diffamatore virtuale. I provider (che segnaleranno questi profili) potranno agire sotto la “copertura” del governo, che li difenderà da eventuali ricorsi legali per violazione della privacy e della libertà di espressione.

Contrarie alla norma le associazioni favorevoli all’anonimato nella rete: temono che la nuova legislazione possa facilmente estendersi a quei siti basati sulle soffiate anonime (e quindi tradursi in una forte limitazione delle libertà d’espressione e informazione in Rete).

Voi cosa ne pensate? C’è bisogno di una norma che regoli queste situazioni nel Web?

Social media: 20 statistiche aggiornate al 2012

Non c’è dubbio: il 2012 si sta rivelando l’anno di consacrazione dei social media. Facebook irrefrenabile, Twitter capace di stupire, Pinterest e tutti gli altri. Un socialscape sempre pronto a proporre novità e colpi di scena… senza contare i trend che ci aspettano e che promettono di portare nuove innovazioni 2.0!

Anche se non siamo ancora entrati nel vivo delle settimane pre-feriali, è già tempo di qualche bilancio: ecco allora una rassegna sul mondo social, come per fare il punto della situazione a metà anno. 20 statistiche molto interessanti relative a molte piattaforme e alle nuove tecnologie, selezionate dalle 50+ proposte da PR Daily. Non abusatene 🙂

Facebook

  • In media gli utenti Facebook hanno 130 amici.
  • Il 25% degli utenti utilizza la piattaforma senza nessun tipo di privacy.

Twitter

  • Vengono condivisi 750 tweet al secondo.
  • Le ricerce su Twitter sono molto di più rispetto a quelle di Bing e Yahoo messi insieme. Ben 24 miliardi! 😎

LinkedIn

  • Almeno due nuovi membri si iscrivono a LinkedIn ogni secondo.
  • Esiste almeno un milione di gruppi.

Youtube

  • Il video più visto è “Bad Romance” di Lady Gaga, con più di 470 milioni di visualizzazioni.
  • I visitatori spendono in media 15 minuti al giorno su Youtube.

Blogging

  • Ogni mese vengono messi on-line 3 milioni  di nuovi blog.
  • Il 35% dei blogger aziendali lavora nel giornalismo, media o ha un ruolo di scrittore professionista.

Pinterest

  • La piattaforma riesce a garantire un traffico referenziale maggiore di YouTube,  Google+ e LinkedIn insieme!
  • Ogni giorno può contare 1.3 milioni di visitatori.

Instagram

  • Ogni giorno vengono caricate più di 5 milioni di immagini.
  • Vogliamo parlare dei like? 575 al secondo!

Google+

  • Gli utenti più numerosi di Google+ sono studenti.
  • Ogni giorno ci sono 625 mila nuovi utenti.

Klout

  • Registra un traffico 50 volte superiore al competitor PeerIndex.
  • Justin Bieber è l’unica persona con un perfetto Klout score, di 100. Facciamo qualcosa 🙂

Web mobile

  • Più di 110 milioni di persone tra U.S.A. e Europa utilizzano i propri smartphone per accedere a social network e blog.
  • La Cina è al primo posto nel mondo per l’utilizzo di smartphone, con circa un miliardo di utilizzatori.

Le ricerche confermano che sempre di più sentiamo la necessità di connetterci con il mondo in qualsiasi luogo e momento. Condividere esperienze (nel migliore dei casi conoscenza), trovare lavoro – avete letto le statistiche aggiornate sul recruiting 2.0? – o perché no trovare l’amore (una coppia su cinque si è conosciuta sul web). Bene, con le nuove tecnologie abbinate ai giusti social media tutto questo è possibile. Siamo ormai da tempo in una nuova era… rivoluzionaria!