Future Hipsters: cosa diremo dei social fra 50 anni [VIDEO]

È il 13 febbraio 2062 e alcuni vecchi hipsters raccontano in un’intervista della loro giovinezza, ovvero proprio di questi anni zero che stiamo vivendo noi… anzi: loro potremmo essere noi! Che cosa penseremo del web e dei social, cosa racconteremo ai nostri nipoti fra 50 anni?

Lo spassoso video Future Hipsters, curato dall’agenzia canadese Entrinsic, fa parte della campagna lanciata per la Social Media Week, che si svolgerà dal 13 al 17 febbraio in varie città del mondo fra cui Amburgo, Hong Kong, Londra, New York e Toronto.

Future Hipsters ha scelto un punto di vista unico per parlare delle nostre manie social: ci prende in giro. Un nonno stilosissimo racconta che al tempo sviluppò una App che non serviva a niente, una ex community manager in abito vintage si fa beffe dell’amica che condivideva le foto di tutto ciò che mangiava, e questi sono solo i primi due ottantenni… See the future before it happens!

Le rivolte di Atene: ecco la mappa dei tweet [BREAKING NEWS]

Mentre in Parlamento il Governo Greco discute le misure di austerità per evitare il fallimento e la bancarotta e fuori la città registra scontri e incendi, anche in rete le informazioni e le proteste girano veloci. I tool di monitoring stanno mappando le aree di maggiore attività di tweet, registrando livelli mai visti. Per esempio, sono interessanti le immagini e le analisi di Total Social Media Clima Web 3.0 Meter.

Nello specifico, i tweet in città arrivano sia dal Parlamento che dalle strade, in particolare da quelle limitrofe, ed è curioso come qualcuno, oltre ai tweet, si “conceda” anche qualche check-in (in blu) in mezzo agli scontri…

Le attività di tweeting e scambio di news e informazioni in tempo reale continueranno tutta notte e nei prossimi giorni: per seguire le evoluzioni, digitate su l’hashtag #Greece. Da parte nostra, vi terremo aggiornati!

Siete pronti? Al via Radio Create! la webradio di Ninja Marketing

Cari Ninja, ce l’avete chiesto tante volte e finalmente abbiamo deciso di farla partire. Cosa? Si tratta di una specie di webradio, o meglio di un talkshow, o forse semplicemente di un webinar. Un momento di pausa, di riflessione creativa, di delirio live. Mah chissà cosa sarà l’importante è che parta.

La prima puntata sarà martedì 14 prossimo alle ore 18, qui trovate il link per iscrivervi: https://www3.gotomeeting.com/register/160517550

Ci saranno Mirko Pallera, direttore di Ninja Marketing e autore di “Create! Progettare idee contagiose (e rendere il mondo migliore), in uscita il 21 febbraio in libreria edito da Sperling & Kupfer e Gianluca Lisi, consulente, esperto di branding archetipico e filosofo del marketing.

Questi due intervisteranno di volta in volta un ospite, un creativo, un visionario, un folle. Il tutto alla ricerca del segreto del genio e della creatività. Obiettivo: manifestare Bellezza e Poesia e raggiungere l’Illuminazione Creativa. Alcuni nomi: Paolo Bordino, street artist, Bruno Bertelli, 15 leoni a Cannes, Gianni Miraglia, creativo e scrittore, Giuseppe La Spada, video poeta, Michelangelo Tagliaferri, reincarnazione di Platone ed esperto di comunicazione… E poi? gli altri compagni di viaggio li sceglierete voi.

Prima puntata dedicata all’uscita di “Create!”: Gianluca Lisi intervista Mirko Pallera che ci spiegherà, tra le altre cose, cosa l’ha fulminato sulla via di Damasco e perché la Macrobiotica l’ha aiutato a scrivere un libro.

QUANDO: martedì 14 febbraio

ORA: dalle 18 alle 19 (se sforiamo è perché ci stiamo divertendo)

DOVE: Online

COME: vi dovete registrare qui: https://www3.gotomeeting.com/register/160517550

Punizioni al tempo di Facebook, spara al pc della figlia [VIDEO VIRALE]

Tommy Jordan è un padre molto, molto arrabbiato, che in queste ore sta facendo il giro del web con il controverso video realizzato per punire la figlia quindicenne: la ragazzina, guidata dal più classico dei tormenti adolescenziali, aveva pubblicato su Facebook un lungo sfogo contro la famiglia e i genitori, accusati di essere severi e “schiavisti”. Purtroppo per lei però il padre è tutt’altro che anti-digitalizzato, e ha ben presto scoperto il post. Con conseguenze imprevedibili.

Jordan ha deciso di registrare questo videomessaggio e pubblicarlo in rete, esponendo indirettamente la figlia al pubblico ludibrio e facendola assistere (assieme poi ad altri milioni di utenti) alla tremenda fine del suo unico alleato: il laptop. L’uomo infatti, dopo aver più volte biasimato la figlia per il suo comportamento irrispettoso, ha sparato diversi colpi al computer della ragazzina. Aggiungendo che oltre al notebook, dovrà ripagare anche i proiettili utilizzati per distruggerlo.

Tommy Jordan sembra aver intrapreso una piccola crociata personale. In successione al video, scrive: “forse un pò di ragazzi possono imparare qualcosa da questo. Se siete così irrispettosi nei confronti dei vostri genitori e di voi stessi da postare questo genere di cose su Facebook, meritate di essere trattati con un pò di polso (‘though love’, letteralmente ‘amore duro’). Oggi mia figlia ne ha avuta una piccola dose“.

Jordan ha quindi invitato genitori e figli a commentare il filmato direttamente sulla sua pagina Facebook. E come potete immaginare, l’hanno fatto in tantissimi, e i commenti sono dei più vari. Alcuni ironici, alcuni di sostegno, tanti altri di sdegno o rimprovero. Decidere di usare la rete come mezzo per punire la figlia non è poi così incomprensibile (in fondo sempre più dinamiche sociali sono influenzate dai social), ma la scelta di utilizzare addirittura una pistola è per molti piuttosto forte e assolutamente inadeguata.

Voi cosa ne pensate?!

STUDIO 35 LIVE: 10 posti per il "secret concert" di Paolo Benvegnù lunedì a Salerno

Per amici, fans e followers di Ninja Marketing 10 posti per partecipare al Secret Concert di Paolo Benvegnù il prossimo 13 Febbraio alle 15,00 a Cava dei Tirreni (SA).

Tutto quello che dovete fare per partecipare alla trasmissione Studio 35 live è mandare una mail a: pubblico_studio35@live.it scrivendo nell’oggetto “I’m a NINJA“.

Dopo il successo della prima edizione del programma, e con il supporto del MEI (Meeting etichette indipendenti), parte la nuova edizione che prevede una serie di Secret House Concert dove gruppi e artisti si esibiranno live alla presenza di una 40ina di fortunati fans.

Ma le opportunità per vivere questo primo evento non finiscono qui. Se proprio non riuscite a partecipare al concerto di Salerno, avete la possibilità di proporci alcune domande per un’intervista a Paolo Benvegnù che pubblicheremo prossimamente sul sito.

Che aspettate Ninja?Partecipate al secret concert e aiutateci ad intervistare un vero artista della parola suonata.

Infografica estrema: il suo autore la trasforma in un tatuaggio

L’artista polacco Paul Marcinkowski ha creato un’infografica sui tatuaggi davvero incisiva: anzichè utilizzare un classico foglio bianco, ha usato il proprio corpo, trasformando le informazioni in un tatuaggio che gli ricopre la parte superiore del corpo: collo, braccia e busto.

Guardando attentamente le immagini, il dubbio che si tratti semplicemente di un uso sapiente di Photoshop è fondato, ma l’idea è comunque molto originale e creativa!

Scrittori e Social Media: decalogo per chi "lavora" con lo storytelling

Sappiamo che per muoversi nel mondo dei social network è necessario avere non solo le conoscenze del marketing “convenzionale”, ma anche quell’ingrediente in più per creare nuove forme di interazione che esaltino il contatto fra gli utenti e restituiscano il sentirsi parte di quel mondo che è la social sfera.

Un qualcosa che talvolta è proprio delle tecniche dello storytelling, ossia le modalità per raccontare: ed è proprio a chi fa “narrazione”, ossia chi vuole raccontare attraverso i social network le proprie storie. Parliamo degli scrittori, che vogliono emergere attraverso le Reti digitali.

A loro  si rivolgono i consigli di Matt Petronzio, pubblicati su Mashable nell’articolo 10 Pro Tips for Writers Using Social Media, e da cui traiamo spunto per creare questo decalogo magari utile non solo a loro: perché sì, gli scrittori sono narratori di razza, ma chi non dice che il loro approccio possa essere utilizzato da tutti i social media manager?

1. Entrare nella Rete giusta

Sembra banale ma non lo è: selezionare il proprio social network di riferimento è un primo passo, ma non bisogna mai perdere di vista che sono tante le possibilità che la social sfera offre. Pensiamo al caso di Federico Moccia, che ha scelto Facebook ma che ha anche un seguitissimo blog sul sito di Giangiacomo Feltrinelli, o di Fabio Volo con la pagina fan del suo programma radiofonico Il volo del mattino, protagonista anche di una piccola polemica (di cui abbiamo parlato nel post  Fabio Volo molla Facebook. Siete contenti? E soprattutto perché?). Altri esempi internazionali: sempre su Facebook troviamo Chuck Pahlaniuk mentre su Twitter postano regolarmente Bret Easton Ellis e Joe Lansdale. Strumenti che servono per dialogare, condividere idee e consigli di scrittura, ma anche per offrire al grande pubblico un taglio delle proprie narrazioni più tangibile, fatto intanto da un contatto diretto con l’autore.

2. Parlate con i vostri lettori, e fatelo con entusiasmo!

Già, perché è proprio il contatto diretto e la possibilità di dialogare che fanno del social network lo strumento in più a disposizione di chi vuole avere una sorta di canale preferenziale con il proprio target. Certo, se si stesse parlando di posizionare un brand di merendine o promuovere un nuovo modello di automobili, le strategie sarebbero forse regolate da forme più rigide di interazione: ma nel caso degli scrittori, è proprio così?
Chi scrive storie ha piena autonomia di dire la propria, confrontarsi, perché no raccontare qualcosa che nei propri libri non viene pubblicato o che è ancora in gestazione… E i lettori apprezzeranno, certamente.
Certo, questa dinamica non va forzata o resa artificiosa: ciò che conta è che non si snaturi la propria immagine. Proprio come si fa per rafforzare il proprio personal branding, anche se qui è centrale il ruolo delle storie che si raccontano: ma per certi versi, se siamo ciò che mangiamo, si può tranquillamente affermare per chi scrive di professione: “Siamo ciò che raccontiamo“.

3. Non dire mai: “Io sono il più”

Matt Petronzio nel suo post intitola il terzo punto di questo listato: “Ridurre al minimo l’autopromozione“. Nel caso degli scrittori, questo non va sottovalutato. Tacciati per lo più di avere un ego mostruoso, considerati dai detrattori come stereotipati e poser del mondo intellettuale, gli scrittori che si propongono male sui social network possono ritrovarsi in situazioni ingestibili. La regola vale soprattutto nel caso si voglia promuovere il proprio nuovo libro, o annunciarne l’uscita: va fatto con cautela, magari con strategie il più possibile narrative (come vedremo al punto 8) ). Diventa vincente, talvolta, avvicinarsi alla social sfera come incuriositi e decisi a valorizzare un incontro che, rispetto alle canoniche presentazioni in libreria, è forse persino più autentico e vero.
A questo proposito, citiamo l’esempio di Davide Longo, che è approdato su Facebook grazie a una sua ex allieva che, appassionata dei suoi romanzi e delle sue lezioni, ha aperto una pagina fan e l’ha promossa in piena autonomia. Questo post è molto in linea con il concetto proposto da Matt:



4. La privacy è importante

La resistenza di molti scrittori ad entrare nella social sfera è basata sul timore di dover dare troppe informazioni su di sè. Certo, c’è chi non ha proprio paura e anzi, preferisce usare i social network nella maniera più “personalizzata” possibile. È il caso di Fabio Geda, il quale preferisce utilizzare un profilo personale perché “lo avvicina di più alle persone”: questo non significa che sia necessario mostrarsi nella quotidianità più profonda, anzi. Si deve saper mediare, facendo una scelta il più possibile ponderata e bilanciata fra il proporsi e i cosiddetti “dati sensibili”. Non si sa mai che un lettore deluso venga a cercare lo scrittore sprovveduto sotto casa per restituire il libro che non è stato apprezzato!

5. L’estremo non piace

L’attività di social media management deve essere equilibrata e mai portata all’essere estrema. Se ad esempio uno scrittore come Stephen King scegliesse di aprire un account su Twitter e cominciasse a postare tweet sempre macabri e orrorifici, potrebbe essere apprezzato dai fan più sfegatati ma alla lunga potrebbe essere considerato noioso. Stesso discorso per autori molto ironici. La virtù sta sempre nel mezzo, anche nella pubblicazione dei contenuti che devono essere sì fedeli alla voce narrativa dello scrittore, ma che devono anche saper spaziare su tematiche e tono.

6. Fare rete, il più possibile

Aprirsi ai social network per uno scrittore non è solo un modo per dialogare con i propri lettori, ma anche per… incontrarne di nuovi! In questo è necessario provare a focalizzare la propria azione sulla pubblicazione di contenuti che possano in qualche maniera coinvolgere un target sempre più ampio, in modo che in un secondo tempo lettori magari non coinvolti con altri canali possanno scegliere di orientare la propria attenzione  anche alla vera e propria produzione letteraria.
In questo la scelta di “cosa parlare” è decisiva: orientare le discussioni e gli input ad argomenti che svariano dall’attualità alle passioni personali, dalle scelte narrative per il prossimo romanzo al film che si sceglie per il week end. Tutto va bene, basta che vi sia un filo invisibile che permetta un vero e proprio incontro fra autore e target della social sfera il quale possa, partendo da un coinvolgimento iniziale basato sulla discussione, andare poi a scoprire le storie dello scrittore stesso.
Ci piace citare, anche se la professione è trasversale, l’esempio del giornalista – scrittore Luca Sofri che, attraverso il suo account Twitter, condivide ogni mattina una rubrica tutta personale su cosa legge la gente in tram (con tanto di hashtag personalizzato: #datodeltram): un modo come un altro per dialogare con la twittersfera, partendo da un argomento apparentemente semplice ma che offre una miriade di spunti interessanti e che può essere lo spunto giusto per parlare con chi ancora non si conosce.

7. Non stufarsi!

Nell’epoca della comunicazione digitale, il fattore tempo è determinante per il successo o meno di una campagna: questo punto è semplice ma molto efficace. Mai lasciar per troppo tempo sguarnito il proprio profilo, account o spazio nella social sfera. Customizzarlo graficamente con una veste personalizzata, aggiornarlo regolarmente, apparire presenti nonostante magari un periodo di scarsa vena creativa (aggiuntiva a un mai domo “blocco dello scrittore”). Ogni storyteller che si rispetti vanta prima di tutto fantasia: utilizzatela se vi rendete conto, amici scrittori, che il vostro profilo sul social network che avete scelto sta invecchiando senza aggiornamenti!

8. Per scrittori emergenti e scrittori “stagionati”

Se si vuole scrivere un libro o magari se ne è pubblicato uno con un piccolo editore, si deve necessariamente lavorare sulla promozione e i social network possono essere un vero valore aggiunto. Di controcanto, se si è già affermati e si vuole promuovere il proprio nuovo lavoro si può sfruttare il posizionamento del proprio canale ufficiale, magari lavorando alla costruzione di un messaggio che non sia propriamente convenzionale ma un po’ fuori dagli schemi, alternativo, intrigante. L’azione fatta in questo senso da Sandro Veronesi con il suo libro XY è emblematica: un sito dove sono stati pubblicati contenuti inediti, realizzato su modello della scrivania del famoso autore, con l’appoggio di una pagina fan che addirittura fu utilizzata per pubblicarne uno spin off (una campagna che innescò anche qualche polemica, quella di XY, che comunque non guasta mai.). Certo, parliamo di una strategia ben definita con un team di tutto rispetto alle spalle: ma nel principio realizzabile anche in piena autonomia, o in sinergia con la propria casa editrice. In ogni caso, sia che si sia affermati che emergenti, l’importante per uno scrittore è proporsi in maniera originale.

9. Non essere ossessionati dai numeri

Sbarcare sui social network è come aprire un piccolo negozio: ci va una piccola fase d’avviamento. Non spaventarsi se nei primi giorni o settimane il numero dei fan o dei follower non cresce. L’importante è parlare al proprio pubblico sempre in maniera genuina e coerente con il proprio essere: i numeri si alzeranno se l’attività sarà costante e l’interazione costante.

10. Arrendersi al momento giusto

Come ogni scelta che si rispetti, si può compiere oppure no: ma se uno scrittore sceglie di sbarcare sui social network e vede che i risultati non sono quelli sperati, che l’ambiente digitale sfrutta tempi e modi troppo distanti dalla propria voce narrativa, che non ci sono abbastanza stimoli per rimanerci, lasciare non è un peccato mortale. Ovviamente, ci va un po’ di pazienza e disponibilità a capire come utilizzare questi strumenti, e rifacendoci alla regola numero 9, se i numeri non sono immediatamente quelli che ci si aspettava non bisogna arrendersi. Ma se proprio si vede che l’azione di social media management non riesce a rendere ciò che volete raccontare, allora è meglio scegliere altri canali. Le storie, prima di tutto!

Questi i nostri consigli per voi, autori vicini e lontani. Se vi va, raccontateci la vostra opinione!

Tre parole, la formula di successo dei migliori slogan

Può la perfezione comunicativa davvero sussistere in tre sole parole ?

Non abbiate timori, non ci occupiamo di numerologia o filosofia semantica ma in questa occasione vogliamo parlarvi di alcune campagne di marketing, tradizionali e non, che da questa semplicità espressiva hanno tratto i maggiori benefici in termini di efficacia.

La regola aurea delle tre parole è alla base degli slogan di gran parte dei commercials d’oltre oceano, una sorta di imprinting made in Usa sulla natura del commercio in via di espansione tant’è che, come vedremo più avanti, comincia a farsi strada e ad imporsi linguisticamente anche nei mercati non anglosassoni.

Ma qual è il fattore scatenante che porta all’uso smodato del 3P ?

1) Più piccolo, quindi più facile.

Innanzitutto, come è evidente, fa un uso sapiente della sintesi, prima qualità di impatto sui consumatori. Un pay off o un qualsiasi motto che utilizzi pochi vocaboli si ricorda prima e meglio di altri ( e sappiamo quanto sia importante che un utente abbia a mente un claim pubblicitario che si associ ad un brand o un prodotto), è fisicamente orientabile, in altre parole posizionare le 3P su un poster, un banner, su una schermata video o sul prodotto stesso risulta assai più semplice per un comparto grafico di una formulazione lessicale più argomentata.

2) Se somiglia ad un marchio, diventa un marchio.


Altro pregio incontestabile sulla golden rule delle 3P : un pay off corto, così facile da pronunciare da sembrare quasi un acronimo, una sigla di un prodotto, se rappresenta al meglio le peculiarità di un brand finisce per diventare una sorta di brand alternativo, un secondo logo, un’avatar inconfondibile.

Lo storico slogan della Nike che vediamo poco più su ne è un esempio di scuola.

Il “just do it” della multinazionale per l’abbigliamento sportivo è oramai parte integrante del marchio stesso. Da un punto di vista simbolico non è neanche più considerato un semplice motto ma ha il medesimo valore del nome dell’azienda e dell’inconfondibile baffo del marchio.

In un certo senso la regola delle 3P qui diventa delle 3P ², da un lato la costruzione di senso delle tre parole, dall’altro l’attribuzione di contenuto dei tre soggetti fondanti di un marchio in piena coerenza e a parità di valore. Una sorte di reiterazione di perfezione meta-linguistica.

Di una tale potenza da riuscire a valicare i confini linguistici, tant’è che just do it non viene mai tradotto in nessuna lingua, la forza d’impatto di questo 3P è tale da superare le barriere più arcigne quando si tratta di comunicazione testuale, si può dire che è un urlo così forte da poter esser persino muto.

3) Catturo, Evoco, Ri-catturo.

Questo ultimo tentativo di analisi in molti aspetti riprende il processo triadico di Hegel (tesi, antitesi, sintesi N.d.R.), o quantomeno fa leva su schemi cognitivi analizzati sia in filosofia che in pedagogia. Ed è così potente, se opportunamente costruito, da essere usato non solo per tutto quel che riguarda il commercio ma può trovare campi di applicazione in altre forme di comunicazione diretta al pubblico.

Nel primo esempio citato parliamo del claim di chiusura di uno spot di una nota azienda di bevande gasate, la Sprite, andata in onda sugli schermi italiani nell’estate del 2009.

Non facciamoci prendere dalla superficialità pensando che l’esempio non calzi visto che “ascolta la tua sete” consta di 4 parole, vedremo come nel decriptare lo slogan siamo comunque davanti ad un caso di 3P.

Come avviene il C.E.R . in questo spot ?

Prima parola del motto : ASCOLTA. Persino l’uso del maiuscolo ha la funzione di richiamo, si intende colpire l’utente con un vocabolo che in termini teorici non ha nulla a che vedere col prodotto. L’udito, infatti, non ha alcuna relazione col gusto, senso sul quale si presume dovrebbe aver luogo il gioco di parole per uno slogan inerente ad una bevanda.

Il primo termine quindi ha un compito ben preciso, ti stuzzica e fa salire il livello di attenzione.

Seconda parola : TUA. Nonostante sia in minuscolo, questa particella ha il compito di evocare gli istinti di chi si trova al cospetto dello spot, nello specifico l’evocazione è introspettiva, nel senso che si vuole dare ad intendere che il prodotto cui fa riferimento non è qualcosa che è al di fuori del nostro universo, ma che bensì deve essere vissuto come una dimensione privata e personale, apre il campo alla necessità, l’attenzione di cui parlavamo prima viene portata dallo slogan al target, dal prodotto al suo consumatore.

Terza parola : SETE. Il ritorno del maiuscolo poggia su un doppio binario, il primo è quello di riportare l’attenzione sul campo di applicazione dello spot, è relativo ad una bevanda, riportiamo il focus della campagna di nuovo sulla bevanda. Il secondo legame che si viene a creare è con la prima parola del 3P. Connettere l’ascolto con la sete è porre in essere un ossimoro di contesto che, di nuovo, destabilizza dal punto di vista linguistico chi lo subisce. In conclusione dopo aver catturato l’attenzione dello spettatore con la prima parola e portata su di sè con la seconda, con la terza Ri-catturo la sua attenzione (questa volta tutta sul prodotto) con un richiamo sul piano grafico.

Pensate forse che il meccanismo di Cer valga solo in questo frangente e sia applicabile solo in termini commerciali? Beh no, è un meccanismo ad ampio raggio e per dimostrarlo passeremo in rassegna quello che ad oggi, è considerato il miglior slogan di sempre nella storia della comunicazione politica, quello “Yes We Can” che ha condotto Barack Obama alla vittoria nelle elezioni presidenziali del 2008.

Partiamo da una semplificazione di genere difatti non ci dilungheremo sulla punteggiatura, non perchè il suo uso nello specifico sia superficiale, anzi, meriterebbe una discussione a sè stante. Il rischio nel considerare quella virgola dopo lo Yes potrebbe essere nel considerarla un’altra parola, creando confusione ed uscendo dal tema discorsivo sulle 3P.

Dopo questa premessa applichiamo il Cattura-Evoca-Ricattura al motto di Obama.

Prima parola YES. La politica è l’applicazione e la determinazione di norme, dell’amministrazione della cosa pubblica, della limitazione delle libertà personali al fine di esaltare il bene comune. Per dirla come l’uomo della strada la politica per lo più ti dice cosa non si fa, uno slogan di natura politica che comincia con Si è una contraddizione al senso del comune sentire, cattura l’attenzione perchè si discosta dalla prassi.

Seconda parola WE. Entra in scena l’evocazione, come per la Sprite si passa dal marchio Obama al target elettore, il candidato vuole portare a sè tutta la forza dei singoli, rendere ognuno protagonista del meccanismo elettorale, avvicinando la cittadinanza alla politica dopo la disastrosa ed alienante amministrazione Bush.

Terza parola CAN. Lo slogan si conclude con la stessa inversione di tendenza con cui si è aperto, quel possiamo va a braccetto con il si iniziale catturando di nuovo l’attenzione di chi lo guarda, ma questa volta la stessa attenzione è rivolta a connettere il candidato con quella possibilità, con i concetti di futuro e speranza che fanno da motrice alla campagna.

Quando si dice “vendere” un candidato.

Internet ed il 2012 [INFOGRAFICA]

Internet ed il 2012

Il 2012 è appena iniziato e si prospetta un altro anno di successi per Internet. Nell’infografica che segue vengono snocciolati alcuni dati (o meglio, previsioni) sul tempo che spenderanno online le persone in questo anno.

L’infografica è di facile lettura, ma segnalo questi “appunti”:

  • il 51% degli utenti Internet soffrirà di “ansia elettronica“: cioè l’ansia di non poter controllare Facebook oppure la posta elettronica;
  • Tumblr potrebbe salire al secondo posto come social network più visitato;
  • continua la crescita del mercato dei giochi online;
  • i libri sono il prodotto che gli utenti vorranno comprare di più online nel 2012.

Eccola completa:

Internet ed il 2012