I pazzi siete voi! Greenpeace simula Fukushima per dire NO al NUCLEARE [REFERENDUM]

E’ ormai viral l’iniziativa dei 7 ragazzi de Ipazzisietevoi.org per dire No al NUCLEARE e mobilitare l’opinione pubblica affinché vada a votare al REFERENDUM del 12 e 13 Giugno 2011.

Sigillati per 30 giorni in un appartamento  in un countdown verso i  giorni del Referendum, documentano quotidianamente la prigionia e la condizione di chi, come è appena avvenuto in Giappone, all’improvviso vede stravolta la propria esistenza a causa dell’esplosione di una “sicurissima”centrale nucleare.

A sostenerli Greenpeace e  migliaia di persone che ogni giorno seguono on line i 7 coraggiosi e che come loro pensano :
“I pazzi siete voi se non voterete Sì al referendum”.

5 consigli per i Fashion Brand su Facebook

Nel settore della moda, i social network hanno avuto il grande merito di far sentire milioni di persone vicine ad un mondo tradizionalmente elitario e distante, al quale poter accedere solo attraverso l’intermediazione di pagine patinate o di boutique presenti solo nelle grandi città. Marchi come Dolce&Gabbana, Burberry o Gucci – solo per citare i casi più famosi – hanno giocato sul terreno del social media marketing una partita vincente, portando una ventata di innovazione all’interno delle aziende e rafforzando la brand image e il livello di engagement dei fan.

Ecco delle linee guida che ogni fashion brand dovrebbe seguire, se non vuole che anni di prezioso lavoro di costruzione dell’identità del marchio vadano in rovina a causa di un “Condividi”.

Al di là dello schermo: le motivazioni

Ci sono delle persone, che formano il vostro mercato. Secondo un recente sondaggio di NowResearch, pubblicato lo scorso aprile, il 44% circa dei consumatori segue un brand su Twitter o Facebook per avere accesso a promozioni o sconti. Ma se ci spostiamo tra i consumatori premium, ovvero quelli che hanno un reddito annuo che va dai 200mila ai 500mila dollari, vediamo che la percentuale relativa a questa motivazione scende al 39,4% e precipita al 29% quando gli intervistati dichiarano un reddito superiore ai 500mila dollari l’anno.

Per questo range di consumatori/utenti, la motivazione più forte è rappresentata dall’attaccamento al brand in sè, quasi un amore incondizionato: “Amo il brand e voglio seguirlo” è la prima motivazione che spinge il 52% dei consumatori con reddito superiore ai 500mila dollari/annui e il 39,7% di coloro i quali hanno un reddito compreso tra i 200mila e i 500mila a seguire un fashion brand sui social network.

E, a sorpresa, si scopre che il valore aggiunto dato dall’entertainment interessa pochissimo sia i comuni mortali sia i consumatori premium (rispettivamente, popolazione generale 9,4% – utenti tra i 200mila e i 500mila dollari3,4% – utenti + 500mila dollari 7,7%)

Quasi a conferma di queste cifre, Maureen Mullen, guru del mondo del SMM nel settore luxury, ha rilasciato un’ intervista a Mashable, dispensando alcune pillole di saggezza riservate ai fashion retailer  presenti su Facebook. Consigli che ci sono sembrati validi anche per i brand e non solo per i retailer in senso stretto.

1. Lavorare sull’engagement

Secondo Mullen – e molti operatori del settore – i tempi non sono ancora maturi per fare di Facebook un mercato nel quale vendere direttamente. Al momento, i social hanno l’importante funzione di stabilire un contatto diretto tra consumatore/fan e marchio, di diffondere un immaginario nel quale il consumatore possa sentirsi pienamente parte. Molto meglio, quindi, investire sui contenuti e rivolgersi ai fan come membri di un “mondo” piuttosto che come clienti. E questo vale specialmente per le aziende del settore luxury.

2. Diffondere contenuti pensati appositamente per i SN

Il fatto che i fan trovino sulla pagina di Facebbok dei contenuti differenti rispetto a quelli normalmente presenti nel sito ufficiale non solo li spinge a visitare la pagina nuovamente, ma rafforza l’engagement e rende ogni singolo fan una potenziale pedina nell’attività di seeding dei contenuti.

Ben vengano quindi i video e le foto di backstage, le informazioni dettagliate,  e qualunque altro accorgimento che consolidi e stimoli la voglia di interagire e partecipare dei fan. Mullen consiglia infatti di diffondere contenuti che sarebbero stati inaccessibili prima dell’avvento dei social media e di permettere ai fan di condividere ciò che pensano in tempo reale. Un esempio su tutti è l’operato sui social media di Dolce&Gabbana che, grazie a questa strategia, si prepara a raggiungere il traguardo di 3 milioni di like su Facebook.

3. Dialogare

I social network non sono media tradizionali. Detta così suona come una banalità, ma sono ancora numerosissimi i brand del settore fashion e luxury che vedono la pagina Facebook semplicemente come una vetrina che i fan devono ammirare: scarsa o nessuna interazione ricercata, un flusso one to many vecchio come il mondo mortificano a tal punto la potenzialità dei social network che la presenza stessa dei brand pare molte volte strumentale.
Secondo Maureen Mullen, non solo si dovrebbe incoraggiare il dialogo ma addirittura sviluppare contenuti sulla base dei feedback ricevuti dagli utenti.

4. “Costruire” i propri fan

I like non piovono dal cielo. Non sempre e non per tutti. Per questa ragione, incrementare i fan sulla pagina ufficiale è vitale per il brand. Prima di tutto perché una pagina ufficiale con molti fan è un inconfondibile e chiaro segno di prestigio. Vale quindi la pena valutare degli investimenti ciclici che comportino iniziative da mettere in atto sia online che offline.

Emblematico Oscar de La Renta, che in occasione del lancio del nuovo profumo, ha invitato i fan a richiedere un campione gratuito. Per far fronte al numero di like e alle richieste sempre crescenti, dai 5.000 previsti, i campioni inviati sono stati 25.000. Risultato: numero di fa aumentato, buzz generato, feedback spontanei degli utenti sul nuovo profumo.

5. Lasciare che la strategia si evolva

Niente può essere statico sui social media, men che meno le strategie, che possono invecchiare velocemente.
Per dirla con le parole di Jason John, direttore marketing di Gilt Groupe, si deve “sperimentare finché non si trova la giusta strategia. Non si deve necessariamente essere divertenti per avere successo sui social media, basta creare un dialogo onesto con i fan. Saranno loro a dirti di cosa hai bisogno per raggiungere il successo.”

Adidas Megalizer: le sneaker con i sensori musicali

Ci piace scovare esempi di tecnologia indossabile in giro per il mondo. Più o meno realizzabili certo, ma di sicuro concept che fanno davvero esclamare: wow!

Direttamente da Parigi, Didier Brun sta sviluppando un progetto per Adidas per promuovere l’uscita delle sneaker MEGA: in pratica integrare nelle calzature dei sensori che permettono, in base al punto in cui la scarpa tocca, di creare un suono.

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Il sistema è wireless ed ogni passo dei ballerini deve produrre realmente quel determinato suono. Che ne dite, davvero bello no?

Qui potrete, passo passo, realizzare le vostre sneaker “danzanti”: Byte Array

A me, questa tecnologia creativa piace, eccome se piace!

Minimimmo, il re dei paper toys alla conquista del pianeta!

Di siti dove si possono scaricare gratuitamente paper toys ce ne sono veramente moltissimi sulla rete; eccone qualche esempio:

– Su ReadyMech, troviamo fantastici alieni e mostriciattoli di carta;

– Su cool4cats giocattoli di carta che prendono vita e si animano. è possibile anche trovare il modellino di kink Kong che si arrampica sul grattacielo;

Studio-waka invece, propone tutti gli animali della fattoria.

Ma di tutta questa folta popolazione di giochini fai da te, solo uno si è posto l’ambizioso obiettivo di conquistare il mondo; forse ne avrete già sentito parlare, il suo nome è Minimimmo.

Avvistamenti a: Zanzibar, Cuba, Firenze...

Sul sito troviamo scritto:

Aiuta Minimimmo a colonizzare la Terra” è un progetto che ha come obiettivo la diffusione di una nuova pacifica specie sul nostro pianeta, attraverso l’aiuto di tutti coloro che vogliono contribuire.

Contribuire non costa nulla… Minimimmo lo puoi scaricare da questo sito, dove trovi anche tutte le informazioni per montarlo (stamparlo tagliarlo piegarlo).
Ma il sito ha anche e soprattutto il compito di documentare la progressiva colonizzazione attraverso il materiale che voi ci invierete, foto, video, etc…
Minimimmo può esistere, può colonizzare la terra solo con il vostro aiuto. Non ci sono premi, non è un concorso, è molto di più, è l’aver contribuito alla pacifica invasione di una nuova specie!

...Salem, Buckingham Palace, Malesia...

Decisamente ambizioso come progetto, magari troppo penserete, e invece Minimimmo c’è riuscito e numerosissime foto lo dimostrano (qui il Flickr)!
Sarà merito della sua faccina simpatica e personalizzabile o del fatto che si monta completamente ad incastro senza nemmeno una goccia di colla, ma veramente una volta visto non si può fare a meno di stamparlo, montarlo e metterlo in bella vista sulla scrivania; ed è proprio quello che ho fatto anche io 🙂


Forse mi sono lasciata prendere un po’ la mano dato che ne ho già stampati 3 personalizzandoli con illustrator e addirittura uno in formato A3!

Chi pensa che siano giochi per bambini dovrà ricredersi.
E voi, che aspettate? Contribuite all’invasione dei Minimimmo!

Dalla pirateria al successo editoriale: “Go the F**k to Sleep”

In questi giorni c’è un caso editoriale che sta sconvolgendo le tradizionali regole del settore: stiamo parlando del libro “Go the Fuck to Sleep” di Adam Mansbach. Ma partiamo dal raccontarvi come è nata l’idea di questo libro.

Una sera come tante l’autore, frustrato dai capricci della figlia di 2 anni che di andare a nanna non ne voleva proprio sapere, pubblicò su Facebook un post che diceva: “Attenti all’uscita del mio prossimo libro per bambini: Go the Fuck to Sleep

Le risposte degli amici furono così appassionate e curiose che Mansbach decise poi di rendere lo scherzo un vero progetto editoriale, con l’aiuto del suo amico illustratore Ricardo Cortés. Go the Fuck to Sleep presentato come un libro per bambini e per adulti, uscirà il 14 Giugno e sarà pubblicato dalla casa editrice indipendente Akashic Books.

Ciò che però rende questo progetto un vero caso del settore è il fatto che proprio in questi giorni il libro risulti già bestseller e al primo posto nei pre ordini di Amazon. Ma come è possibile che questo piccolo libro indipendente di 32 pagine abbia già siglato un’opzione cinematografica con la Fox e che sia in vetta nelle classifiche del commercio editoriale online?

La risposta è una sola: la pirateria. Essa è male, non vi sono dubbi su questo, ma nel caso particolare, ha portato il libro alla pubblicazione.

La versione bootleg in PDF, diventata un vero e proprio ebook virale, non ha infatti sostituito l’opera originale, più che altro ha avuto una funzione di vera e propria promozione, una pubblicità gratis per i potenziali lettori e per gli attuali editori.

Tutti i bambini dall'asilo nido sono nel mondo dei sogni - La rana ha fatto il suo ultimo salto - Diavolo No!Non puoi andare al bagno - Sai dove puoi andare? Cazzo a dormire!

La pirateria può rivelarsi un bene per l’editore oppure è soltanto un danno?

Se “Go the fuck to sleep” non fosse una specie di libro per bambini, i genitori sarebbero così desiderosi di acquistarne una copia cartacea?E se non avesse le sue irresistibili illustrazioni?

Diffile rispondere a questa domanda. Gli editori dovrebbero però analizzare i meccanismi che si celano dietro la pirateria degli e-books, cercando di analizzare le storie di successo come questa in slow motion, al fine di comprendere quali siano le combinazioni di variabili che fanno si che la pirateria diventi un propulsore e non un deterrente per lo sviluppo di un prodotto.

Installi il pulsante "non mi piace"… e ti ritrovi il malware!

Ciclicamente su Facebook tornano a ripetersi i rumor del lancio di una nuova feature, il cosiddetto “dislike button“, il fantomatico pulsante per dire che non piace un contenuto condiviso da un amico o su una pagina cui si è affiliati.

La scorsa settimana il fenomeno si è ripetuto: a macchia d’olio si è infatti diffusa in tutto il social network la voce che fosse possibile installare la funzionalità aggiuntiva. La notizia giungeva come un normale invito di un amico della propria Rete che raccomandava l’installazione del “dislike button”, con un link dove scaricare il plug in per generare il pulsante.

L’invito, però, nascondeva un inghippo.

Il post “portatore” di malware, non necessariamente in italiano (ne abbiamo individuati alcuni anche in spagnolo, inglese e francese), che appare in bacheca è così:

Purtroppo, così come già capitato all’inizio di maggio con la proposta di vedere le foto di Bin Laden morto (sotto, una delle tante fanpage con i link malevoli), la notifica inviata dall’amico a usufruire della nuova feature era in realtà generata autonomamente all’attivazione del link, mentre l’app in questione altro non era che un malware, il quale  invece che installare il tanto agognato pulsante abbassava le protezioni dei dati personali registrati sul profilo e, ovviamente, rendeva possibile il passaggio di virus informatici.

Non è la prima volta che la voce del rilascio del “dislike button” si sparge in rete: già lo scorso agosto Mark Zuckemberg, dopo un analogo caso di diffusione malware, si era affrettato a specificare che non è in programma il rilascio da parte di Facebook di una feature che permetta questo tipo d’interazione (nel video sotto, la segnalazione diffusa la scorsa estate).

 

Eppure, questo non ha impedito il propagarsi di questo link malevolo: fortunatamente, il passaparola fra gli status degli utenti ha permesso di isolare il malware, evitando così il propagarsi dell’infezione.

Per evitare brutte sorprese , è importante quando viene notificato l’invito ad utilizzare un app o a visualizzare un video o una fotografia, capire se l’invio è stato generato da una segnalazione automatica insita nell’oggetto malevolo o se, invece, è effettivamente un’azione compiuta volontariamente da qualche amico.

Bastano pochi accorgimenti, quindi, per evitare di mettere in gioco i propri dati personali e la “salute” del proprio hardware!

PacSun ed il flash mob in Bikini a Los Angeles

Se scrivo: sole, the Grove, ragazzi, costumi, California e… Hollywood, a cosa pensate?

Sbagliato! Non parlo delle riprese di un nuovo blockbuster ma dell’ultima campagna promozionale per la nuova collezione estiva di abbigliamento da surfisti Pacsun: un Bikini-mob!

Ecco cosa accade se in un giorno qualunque la musica va su e i vestiti vanno giù: sulle note di “My Body’s Not Your Toy” ecco il flash mob (più Pac che Sun😉 ) che anticipa la nostra voglia d’estate.

Il budget di nozze è basso? Mi sposo con lo sponsor!

Sposarsi è il coronamento di un sogno, ma che succede se non si hanno abbastanza entrate economiche? Racimolare i soldi necessari per organizzare un matrimonio oggi è diventata un’impresa pressoché impossibile, visto che un matrimonio senza troppi fronzoli non costa meno di 15 mila euro.

Molte coppie spesso si arrendono e aspettano il momento giusto e propizio per farlo, ma arrivano poi a non sposarsi mai.

Elisa e Walt, due giovani ragazzi milanesi, non hanno mollato e con un po’ di creatività hanno trovato una soluzione già usata in altre parti del mondo: sposarsi con lo sponsor.
Hanno creato un blog dove hanno lanciato il loro appello: benefit in cambio di pubblicità!

La loro idea ha funzionato: il blog ha avuto molto successo e tantissime aziende li hanno contattati, offrendo servizi e materiali a prezzi ridotti, arrivando a farli risparmiare fino al 50% e loro in cambio hanno dato visibilità ai brand sul web e distribuendo volantini il giorno delle nozze.

Tra 29 giorni i due ragazzi si sposeranno a Milano, perché non fare un’incursione per vedere cosa succederà?!

Apple Store: l'applicazione di Steve Jobs

Gli Apple Store hanno appena festeggiato il loro compleanno. Il 19 maggio scorso i negozi della mela hanno raggiunto i loro primi dieci anni di vita e molti si aspettavano grande lustro per questa ricorrenza. Steve Jobs ha però disatteso le aspettative di molti e non ha annunciato nessuna novità eclatante.

Niente nuovo iPhone 4 da 64 Gb, niente scenari fantasiosi all’interno dei punti vendita e nessuna presentazione di nuovi device made in Apple.
Volete sapere quali sono state le novità che hanno trovato gli Apple addicted?

Per chi si è recato presso uno dei punti vendita si è sicuramente accorto dei nuovi leaflet posti vicino ai prodotti: non più semplici fogli di carta ma tecnologici iPad esplicativi e interattivi dotati di un apposito sistema d’allarme (per evitare che qualcuno pensi di portarseli via) e di una carica continua nascosta dalla vista della clientela.

Ma per quanto riguarda il mobile?

Il 23 maggio è stata rilasciata la versione 1.3 dell’applicazione Apple Store anche in Italia. Se prima era solo disponibile all’interno del mercato americano, adesso si potrà accedere all’offerta Apple anche dai device italiani per poter curiosare tra tutti i prodotti come se ci si trovasse all’interno di un vero e proprio punto vendita. Ma vediamo con precisione cosa offre.
La sezione Prodotti vi dà la possibilità di cercare l’articolo desiderato con precisione e di controllare tutte le caratteristiche dell’oggetto. iPhone, iPad, Mac e iPod non avranno più segreti e, soprattutto, potrete configurare il vostro Mac in maniera semplice e veloce.
Tramite lo Store potete tranquillamente avviare una ricerca del negozio Apple più vicino a voi grazie alla selezione prima della nazione e poi della città d’appartenenza. Trovato il negozio avrete a disposizione la lista degli eventi, il Genius Bar per riservare un appuntamento con l’assistenza tecnica, la prenotazione dei prodotti e il One to One: un comodo servizio per imparare tutti i “segreti della mela”.

Siete dei veri Apple addicted? Provatela ma attenti a non prosciugare il portafogli con i vostri acquisti compulsivi!