Elio e il Bunga Bunga Waka Waka: vi spieghiamo perchè è virale

Nell’ultimo corso della Ninja Academy con i nostri allievi Ninja abbiamo approfondito le dinamiche della viralità. Ci siamo fatti queste domande:  come si progetta un virale? Quali sono le molle psicologiche all’origine del contagio sociale? Cosa rende di un video una viral hit?

Ricordate come abbiamo definito la viralità (badate bene non la “virilità” visto che il tema  di questo post potrebbe creare un po’di confusione) ?

“Virale è la condivisione sociale delle emozioni”.

Questa è la nostra definizione, concettualizzata  dopo un lungo studio dei fenomeni virali.

Alla base di un fenomeno virale c’è sempre infatti una emozione: gioia, paura, sorpresa, disgusto.

La catarsi libera una tensione (sociale) attraverso le emozioni

Oltre alle emozioni, l’altra variabile chiave alla base dei”virali” di successo è un effetto paragonabile a quello delle tragedie greche, ovvero la  catarsi, vale a dire di liberazione di quelle emozioni.

Catarsi vuol dire purificazione, ma da cosa? Alla base della catarsi c’è sempre una “tensione sociale”, ovvero da una frustrazione psicologica o culturale. E’ questa la molla che fa scattare l’impulso alla condivisione!

E’ questo che rende la parodia di Waka Waka, realizzata con incredibile tempismo da Elio e Le Storie Tese durante la trasmissione “Parla con Me” il fenomeno del momento, condiviso all’impazzata su Facebook.

Berlusconi, Elio e il Waka Waka

Rissumendo, nel caso che stiamo prendendo in esame esiste una tensione culturale e psicologica latente, ovvero il disgusto –  io direi in qualche modo l’invidia (qualche psicoanalista ci potrebbe aiutare  – relativa ai fatti di cronaca che coinvolgono Berlusconi e il suo enturage. Elio attraverso la parodia di Waka Waka  purifica, ovvero libera, questa tensione, attraverso il divertimento, il sorriso, la risemantizzazione delle emozioni positive associate al Waka Waka (musica e ballo).

Ecco spiegato il successo del virale del momento attraverso la lente del nostro modello di progettazione del  Viral-DNA di una comunicazione, ovvero il modello  TENSIONE-EMOZIONE-CATARSI (copyleft Ninja Marketing).

Provate ad applicarlo e fateci sapere! Be Ninja. E… Bunga Bunga!

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Nella mente dei creativi di successo: Youtube Show + Tell svela i segreti dei video più virali del momento

Vi siete mai chiesti quante cose passano per la testa di un artista della comunicazione durante la fase creativa?

Come fanno ad inventarsi quelle campagne in grado di movimentare la rete, diventando subito dei virali di successo? Show + Tell potrebbe essere la risposta a tutte le vostre domande.

Show + Tell è un canale ospitato dalla community stessa, curato in collaborazione con la Art Directors Club. Al momento del suo lancio era concepito come una vetrina delle migliori idee pubblicitarie e di marketing, fonte d’ispirazione per i marketer di tutto il mondo su come costruire una campagna di successo utilizzando le potenzialità pressoché infinite di Youtube, spiegate in un video-tutorial dal titolo The Story of Youtube Car, ma da un po’ di tempo sta diventando una vera e propria scuola di creatività.

La Home del canale non lascia spazio a dubbi: una lavagna indica l’argomento della lezione, “Esempi efficaci di Marketing Creativo”, ed invita a selezionare una delle categorie, riempite periodicamente dai contenuti selezionati dalla ADC per portare agli “studenti” il meglio del meglio.

Si può scegliere tra video interattivi, canali dei brand, presentazioni delle migliori home page, virali di maggior successo ed infine l’angolo dei creativi. Proprio in quest’ultima sezione, la ADC ha iniziato di recente a pubblicare una serie intitolata Creative Process Illustrated, in cui i creativi che hanno ideato i virali più cliccati del momento vengono invitati a spiegare in prima persona, usando un pennarello ed una lastra trasparente, come li hanno concepiti: pensieri, problemi, soluzioni, idee, ognuno a modo suo. Vedrete frecce puntate in ogni direzione o punti sparsi sul vetro per indicare che non è un processo lineare, oppure un grande punto interrogativo con intorno una lampadina per rappresentare l’idea di partenza.

Tra gli intervistati figurano per adesso creativi che hanno totalizzato milioni di visualizzazioni come Kevin Roddy (la mente dietro il virale della campagna Clean Your Balls realizzata per conto di Axe), Terrence Kelleman (suo The Original Magnetic Plaything), oppure Eric Kallman e Craig Allen (responsabili per l’Old Spice Guy, secondo video più condiviso su Facebook),  con la promessa di nuove interviste in arrivo. Insomma, se volete imparare dai migliori siete nel posto giusto. Io continuerò a tenerlo d’occhio, e voi?

Personal pizza: co-creazione e crowdsourcing

Continua a gonfie vele il successo delle iniziative che prevedono il coinvolgimento degli utenti.

Qualche mese fa vi avevo parlato del contest di Dunkin’ Donuts per inventare nuove ciambelle, ultimamente invece è la pizza a farla da padrone.

In Gran Bretagna, infatti, gli utenti – attraverso MePlease e Facebook – potranno votare la loro pizza preferita tra quelle giunte in finale nel “Create Your Pizza Challenge” della catena Pizza Express.

Appena qualche mese fa, negli USA, Papa John’s Pizza aveva lanciato via Facebook un analogo contest per trovare la ricetta per una nuova pizza.

Evidentemente (pensiamo anche al caso Peperami) l’engagement degli utenti viene ritenuto sempre più importante e declinato in contest che favoriscono dinamiche di co-creazione.

Benvenuti (ancora una volta) nell’era dell’empowerment.

VouchAR, con Android alla ricerca di affari [REALTA' AUMENTATA]

Continuano gli utilizzi intelligenti della Realtà Aumentata. Stavolta parliamo di VouchAR, applicazione che permette di vedere nelle vicinanze di dove ci si trova quali attività offrono sconti o iniziative promozionali.

Basta puntare la fotocamera ed il gioco è fatto. Compariranno dei loghi a forma di V che segnaleranno le offerte. Cliccando si può accede ad ulteriori informazioni. Naturalmente tutto a costo zero.

Le offerte dei vari punti vendita, degli hotel e dei ristoranti saranno visibili sullo schermo del vostro smartphone e potrete decidere di coglierle al volo.

Per ora è in funzione in UK solo per dispositivi che usano Android.

Questo il sito dell’applicazione.

LeBron James "risorge" con Nike RISE: quando lo spot è conversazione [ADVERTISING]

“Rise” è la nuova campagna Nike che ha per protagonista LeBron James, il due volte MVP della NBA. Nello spot il giocatore interpreta sé stesso, affrontando in modo diretto le polemiche che lo hanno recentemente coinvolto e concentrandosi sul suo futuro.

L’8 luglio 2010, infatti, James ha annunciato in diretta tv su ESPN che avrebbe lasciato la squadra dei Cleveland Cavaliers per andare a giocare nei Miami Heat per la stagione 2010-11, assieme agli altri giocatori Dwayne Wade e Chris Bosh. Una doppia delusione ha invaso il basket quel giorno: da un lato i Cavaliers, venuti a conoscenza della sua decisione pochi minuti prima dell’inizio della diretta, dall’altro i fan della squadra che si sono sentiti traditi ed abbandonati.

RISE presenta dunque i diversi aspetti della personalità di Lebron James: atleta, avversario, attore e uomo d’affari. “Cosa dovrei fare?” è la frase pronunciata, una domanda che nel filmato viene continuamente riproposta al pubblico. Ogni scena successiva pone infatti l’accento sui diversi pareri espressi fino ad oggi. In una di queste scene LeBron dice “Non sono un modello da prendere come esempio” prendendo in prestito una battuta di un altro giocatore di basket Nike, Charles Barkley. LeBron chiede consiglio anche a Don Johnson, il detective Sonny Crockett nella serie “Miami Vice”, al quale domanda “Dovrei provare a recitare?”. Il filmato termina con James che vola a canestro, rispondendo al quesito iniziale con un’altra domanda: “Dovrei essere quello che vogliono gli altri?”. Quando nella brand comunication vengono combinati coraggio e convinzione, i risultati si vedono:

Da sottolineare, inoltre, l’attitudine di Nike nell’affiancare i suoi più grandi brand ambassador nei momenti cruciali della propria carriera e della propria vita: cercando di orientarne le conversazioni, fa sì che una delle principali risposte alle domande controverse sia “Just do it“. Lo spot è ben concepito ed accattivante, con un messaggio che le persone possono comprendere in maniera empatica: si parla di sport e di passione, la decisione presa da LeBron aveva a che fare col suo percorso di vita e con ciò che aveva senso per lui.

“In ‘Rise’ amplifichiamo la voce di LeBron – ha dichiarato Davide Grasso, vice Presidente Global Brand Marketing di Nike – e celebriamo il coraggio di un atleta che ha scelto di andare avanti per la propria strada, persino quando in molti non sono stati d’accordo con le sue scelte. Un video che esprime con lo spirito ‘Just Do It’ l’essenza di LeBron e Nike, che ci sforziamo di trasmettere a tutti i giovani sportivi.” La campagna ha debuttato a livello mondiale con uno spot di 90 secondi online su YouTube, trasmesso anche la sera del 26 ottobre in occasione di Miami – Boston, uno dei più importanti incontri del campionato di basket professionistico americano. Lo spot, realizzato dall’agenzia Wieden & Kennedy di Portland, è diretto da Stacy Wall.

Nike

RoadSharing, il viaggio 2.0 tra social network e geolocal

RoadSharing, viaggio 2.0Il Web 2.0 ha cambiato tanti aspetti della vita quotidiana, ma anche il modo di viaggiare.  Ogni giorno tante persone si spostano per motivi personali, di studio, di lavoro o soltanto per piacere,  utilizzando i propri mezzi di trasporto o il servizio pubblico. Grazie a RoadSharing, una piattaforma multilingua,  che coniuga social network e geolocalizzazione, si possono trovare passaggi in auto, inquinare meno e risparmiare anche in autostrada.

Il sito, infatti, nato da un’idea della web agency WebDev.it , consente di mettere in contatto la domanda e l’offerta di passaggi auto per trovare compagni di con cui condividere le spese, ma anche affrontare il viaggio in compagnia. Bastano pochi click per risparmiare e muoversi in piena sostenibilità ambientale.

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Il 27 novembre a Milano torna la Ninja Academy con il corso in Personal Branding Online e due Ninja Masters d'eccezione!

Carissimi secchioni della Ninja Academy,

per il prossimo corso potevamo stupirvi con effetti speciali e… l’abbiamo fatto 😉

Questa volta infatti la Ninja Academy ha creato per voi l’evento dell’anno sul Personal Branding!

Sabato 27 novembre a Milano, si terrà il primo corso della Ninja Academy sul Personal Branding online con due Ninja Masters d’eccezione: Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti, fondatori di PersonalBranding.it e autori del best seller “Personal Branding” edito da HOEPLI.

Ma facciamo un passo indietro! Sapete tutti cos’è il Personal Branding? Bene, per chi non lo sapesse e potrebbe beccarsi un 2 sulla pagella Ninja, facciamo un test. Andate su Google e digitate il vostro nome. Se i risultati della ricerca vi portano a meno di 10 risultati, siete catalogati come SFIGATI. A questo punto il mio consiglio è di provvedere immediatamente iscrivendovi al prossimo corso della Ninja Academy.

Il Personal Branding è infatti la ragione per cui un partner, un cliente, un datore di lavoro ti sceglie al posto di un altro, dopo aver ovviamente consultato quello che la rete dice di te.

Quindi diciamocelo con tutta franchezza il corso è fondamentale per il vostro successo a tutti i livelli, dagli studenti che si affacciano al mondo del lavoro, ai responsabili d’azienda che intendono aumentare l’efficacia lavorativa grazie alla loro immagine online. Il corso non è rivolto necessariamente ai professionisti della comunicazione né agli esperti di Marketing o ai tecnici della Rete e ai Geek in generale

Notate bene, Luigi e Tommaso non vi insegneranno ad assumere la postura giusta durante un colloquio, a pettinarvi nella maniera corretta per fare bella figura con il nuovo capo, a stilare il CV per ottenere il posto assicurato, a scegliere il nodo giusto della cravatta in occasione di un meeting importante. No, no, no… Loro faranno molto di più: grazie alla Ninja Academy imparerete a programmare la Rete per far lavorare il vostro Marchio Personale anche mentre dormite.

Una magia che diventerà realtà con questo corso!!

Incuriositi vero? A breve vi sveleremo anche il link per iscrivervi e per avere il programma definitivo.

Nel frattempo potete “tartassare” di email Francesca Albrizio all’indirizzo francesca [@] ninjamarketing.it o chiamarla al 346 4278490 per avere maggiorni informazioni.

Fate i bravi ma non troppo e come dicono quelli che hanno già capito tutto di Personal Branding: BE NINJA!

PER ISCRIVERTI AL CORSO CLICCA QUI!

Gaffe di Apple: rinviato l'iPhone 4 bianco! [RUMORS]


Probabilmente l’ultimo gioiello della casa di Cupertino color bianco non arriverà mai sul mercato. I rumors sembrano davvero fondati e sostengono che, dopo i noti (non per la casa madre) problemi di ricezione, l’iPhone 4 bianco abbia anche problemi di pigmentazione e di scarsa qualità delle fotografie.

A conferma della situazione (che dura da molti mesi, con continui rinvii) Apple ha rimosso dallo store il prodotto e probabilmente abbandonerà la produzione visti i problemi non risolvibili in breve tempo.

Ulteriore nota il fatto che di solito nel primo quarto dell’anno Apple introduce sul mercato i nuovi prodotti. Quindi se uscirà il nuovo iPhone a primavera 2011 chi sarà ancora disposto a comprare la versione 4 bianca?

Passateci il gioco di parole. Per ora, l’iPhone 4 bianco è andato… in bianco!

Staremo a vedere.

Come usare Twitter per lo small business: 3 esempi concreti [CASE HISTORY]

Che Twitter rappresenti un social network di crescente utilizzo nel mondo è ormai risaputo. Il problema in molti casi sembra essere piuttosto come utilizzarlo.

Nonostante la quantità di video ed altri contenuti con le relative istruzioni per l’uso, ai più questo mezzo sembra ancora poco pratico, a volte una vera e propria perdita di tempo.

Il tutto si complica se consideriamo le attività di social media marketing & communication su Twitter: pur non mancando guide più o meno autorevoli e spesso molto creative sulle strategie più adatte, l’imbarazzo di molti rimane. “Cosa dire?, “a chi?”, “con che registro?”, “ogni quanto tempo?” sono solo alcune domande a cui si deve rispondere prima di aprire un account Twitter per la propria azienda.

Figuriamoci, quindi, l’atteggiamento e l’approccio degli imprenditori alla guida di piccole imprese e attività nei confronti di questo social network! E’ facile immaginarsi un quasi totale disinteresse. In effetti non sempre le piccole attività che decidono di essere presenti su Twitter si accorgono delle sue grandi potenzialità ma qualcuno ci è riuscito.

Ecco allora che vi proponiamo alcuni casi di successo di realtà operative nel settore della ristorazione, che hanno saputo sfruttare al meglio i cinguettii del social network per promuovere il proprio business e rafforzare il legame con il cliente.

Tre case history esemplari

Next Restaurant è un ristorante americano nato dalla collaborazione tra alcuni chef e designer conosciuti a livello internazionale. In questo caso Twitter è utilizzato con lo scopo di comunicare con il cliente in modo costante, rimandandolo ad altri social network o direttamente al sito internet per recuperare materiale (foto, locandine, etc.) sugli eventi ed ottenere altre informazioni.

Un’altra piccola attività che utilizza in maniera adeguata Twitter è CasaMono, ristorante specializzato nella cucina spagnola. La sua pagina colpisce subito perché è bella da vedere, grazie ad una scelta coerente dei colori, che richiamano il logo. Inoltre i tweet sono scritti sia in americano che in spagnolo, e anche questo è segno di coerenza con quella che potremmo definire la missione del ristorante, la diffusione della cultura spagnola attraverso il cibo. Anche qui la pagina è utilizzata per instaurare un dialogo con l’utente, informandolo di happening vari che si tengono nel locale o semplicemente proponendo i servizi.

Infine abbiamo individuato un ottimo esempio in CaféBaBaReeBa, altro ristorante spagnolo in America. Lo sfondo della pagina è costruito riproducendo più volte il logo dell’attività e sono fornite costantemente informazioni su eventi e offerte del ristorante. In generale, questi tre ristoranti usano Twitter per dialogare direttamente con i clienti, rimandandoli ad altri social network o al WWW per vedere foto, pagine personali degli ospiti invitati, etc. Questo crediamo essere il livello più alto di utilizzo efficace di Twitter, una modalità di gestione che ne sappia esaltare le capacità di costruire discorsi bilaterali, da e verso l’utente.

Due casi di comunicazione one way

Risultano interessanti anche i casi di quelle attività per le quali Twitter rappresenta uno strumento utile per tenere i clienti informati.

Un primo livello positivo di utilizzo del social network da parte di piccole attività può essere raggiunto già in casi come quelli di Emilia’s Pizzeria, ristorante, che utilizza il social network semplicemente per trasmettere all’utente una serie di informazioni, che gli permettono di risparmiare tempo (e denaro): orari di lavoro, aperture/chiusure eccezionali, promozioni sui menu.

Una gestione simile a Emilia’s Pizzeria la fa il Detroit Bar, che tramite Twitter informa la clientela per lo più sulla programmazione di performance e musicisti ospitati nelle differenti serate.

In questi ultimi due casi la frequenza dei tweet varia a seconda delle quantità di informazioni e il linguaggio è asciutto, rispetta una comunicazione one way, unicamente dall’azienda all’utente e con poche possibilità di risposta. Tutto questo rappresenta comunque una prima apertura dell’azienda verso l’esterno.

Tentar non nuoce!

Che cosa ci insegna questa breve rassegna di piccole attività che hanno deciso di gestire in modi diversi ma adeguati la loro presenza su Twitter? Che in realtà quelli che potremmo definire i principi guida per l’utilizzo di Twitter nel commercio rimangono gli stessi indipendentemente dalla dimensione aziendale.

Twitter rappresenta uno strumento ideale per le aziende che, come i manuali spesso scrivono, vivono in un ambiente e proprio per questo non possono non comunicare. Anzi esso invita ad andare oltre, aggiornando il cliente costantemente e spingendolo ad approfondire la conoscenza dell’impresa.

Da Gucci al Bar Gianni il passo è meno lungo del previsto; cambiano per lo più i contenuti e il tono delle comunicazioni. E allora osate, piccoli imprenditori, provateci anche voi!

Nasce il nuovo Myspace: per sopravvivere copia Facebook!

Il restyling di Myspace, preannunciato dal cambio di logo, è partito ufficialmente, anche se ci vorrà un po’ di tempo prima che tutti i profili visualizzino il nuovo layout.

La nuova livrea dell’ex re dei social network segue la linea dei piccoli aggiustamenti che abbiamo potuto vedere negli scorsi mesi. La parola d’ordine è prendere spunto (per dirla elegantemente..) da Facebook, per combatterlo con le sue stesse armi.

Andiamo a vedere un po’ più nel dettaglio quali sono i cambiamenti.

Design

Il nuovo design ricorda assolutamente Facebook. Dalle icone con le notifiche di richieste d’amicizia, messaggi ed eventi (almeno hanno fatto i pop up gialli invece che rossi!) allo stream con i commenti sotto (guardate il box per i commenti), dalla casella per aggiornare il proprio status alla chat (già aggiunta da un po’) tutto sembra evidenziare da dove provenga l’ispirazione.

Da segnalare anche la diminuzione del numero di layout utilizzabili dai precedenti 152 agli attuali 7 e la conseguente sensazione di un ambiente molto più pulito e ordinato. D’altronde uno dei fattori della vittoria schiacciante di Facebook era per molti proprio la semplicità del layout, che non consentendo modifiche di fatto rassicurava molto di più gli utenti.

Abbiamo chiesto ad Antonio Prigiobbo begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting, Design Manager di Woom, se questo tentativo di semplificazione è andato a buon fine, ma a quanto pare non è proprio così:

Il nuovo design non è per niente semplice. Sicuramente un grosso sforzo è stato fatto per “semplificarlo” e “ordinarlo”, ma ci sono ancora troppe parole! Sarebbe facile contarle, copiarle e incollarle in colonna e confrontarle con le poche parole di Facebook. La forma di Facebook e di Google è l’essenzialità. In Facebook i parlatori sono gli utenti, il portale è silente. Pensiamo a Calvino e alle lezioni americane: il nuovo Myspace è poco calviniano e per niente calvinist…”

Condivisione


Ovviamente il nuovo design è coerente con l’introduzione di nuve funzionalità, anch’esse ispirate a Facebook. In particolare nascono le “topic pages”, ovvero delle pagine dedicate a serie tv, artisti, sportivi, aziende e quant’altro che gli utenti possono seguire iscrivendosi. In poche parole le Fan Page su Myspace!

Il tutto nell’ottica della condivisione dei contenuti con gli amici, favorita dalle raccomandazioni basate sugli interessi: anche questa non è certo una novità.

Badge

Udite udite, finalmente un’idea che non deriva da Facebook. Era troppo però chiedere qualcosa di originale, ed ecco quindi che stavolta l’ispirazione è l’astro emergente dei social network, Foursquare. Perchè non aggiungere quindi la possibilità di conquistare grazie alle attività svolte dei badge visibili poi sul proprio profilo?

Dulcis in fundo, la possibilità di effettuare lo sharing degli elementi su Facebook e Twitter.

Obiettivi

L’obiettivo di Myspace, come abbiamo visto neanche tanto velato, sembra essere quindi quello di riconquistare gli utenti offrendo loro gli elementi che con la loro mancanza ne hanno favorito l’abbandono.

Chiaro che questo da solo non può bastare, perchè spostarsi di nuovo da Facebook a Myspace se non c’è nulla di meglio? Ecco quindi che il vero obiettivo non è più essere il social network per gli amici (“a place for friends”) ma offrire i migliori strumenti sociali a chi più che alle interazioni sociali è interessato a categorie ben precise come muscia, cinema, TV e celebrità.

E qui si apre una nuova sfida: come ricorda infatti ancora Antonio Prigiobbo, in maniera indiscussa Myspace è stato il palco per eccellenza per i musicisti indipendenti, questo quando YouTube non era il canale assoluto anche per l’entertainment. Ora se vuole tornare ad essere il punto di riferimento fra i social network per la musica Myspace dovrà cofnrontarsi, oltre che con Last.fm, anche con YouTube.

Forse si tratta dell’ultima possibilità di rinascita per Myspace, vedremo se il trapianto di elementi estrapolati dalla concorrenza servirà a salvare la vita al social network di Murdoch!

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