Affissioni funzionali, igieniche e intime!

Il mondo latino americano continua a regalarci esempi di brillante creatività, ed ecco che le affissioni si trasformano a seconda dell’occasione.

Blogcitario ci aggiorna su due stunt davvero simpatici!

Jonhson&Jonhson con un cotonfiocco gigante vi permette di “sentire” meglio le comunicazioni telefoniche, anche se magari starete un po’ scomodi…

E se l’esame della prostata vi preoccupa un po’, fate attenzione a dove vi sedete in autobus, potreste averene un’anteprima…

Ma anche il nord america si mette in competizione, come riporta ipub in Canada potreste accomodarvi su “confortanti” panchine, sapientemente allestite da Whitehall, per promuovere un farmaco celeberrimo sul quale vige una riservatezza esagerata, Preparazione H.
Il cotonfiocco telefonicoL´esame della prostata in autobus!La panchina PreparazioneH

Una mucca viola? No in Jeans!

Passeggiare tra le meraviglie della Firenze medievale accompagnati da mucche variopinte. Non è una visione onirica post joint ma è quanto vedranno i visitatori del capoluogo toscano dal 22 ottobre 2005 al 20 gennaio 2006.

Si tratta della “Cow Parade”, probabilmente la più grande manifestazione d’arte pubblica mondiale, ideata a Zurigo nel 1988 dallo scultore svizzero Pascal Kapp. Mucche di vetroresina, a grandezza naturale, affidate ad artisti di fama mondiale o ad esordienti che possono sbizzarrirsi decorandole a loro piacimento.

Per la prima volta in Italia, la “Cow Parade” non poteva trovare ambientazione più suggestiva della città di Firenze. A partire dall’Aeroporto e dalla Stazione di Santa Maria Novella, le mucche “accompagnano” il visitatore lungo tutti i luoghi più famosi e caratteristici: Santa Maria in Fiore, Piazza della Signoria, Ponte Vecchio e così via.

Lo scopo di questa iniziativa? Le mucche verranno messe da Sotheby’s alla fine della manifestazione ed i fondi saranno destinati all’Ospedale pediatrico Meyer.

Marketing alternativo sociale, dunque. E, non va dimenticato, molte mucche erano anche sponsorizzate da “mecenati” illustri, da Ferragamo a Rifle.

Ed i turisti cosa ne pensano? Paradosso dei paradossi, i flash dei turisti giapponesi preferiscono le mucche al David di Michelangelo.
La fiorentinaIl famoso polpa fictionIl caro mucca

Post-it mania anche per Zuritel

Dopo Bertinotti, impazza l’uso dei post-it per comunicare in maniera innovativa ed originale.

Così anche Zuritel, una compagnia di assicurazioni online non ha perso l’occasione. Nelle stazioni della metropolitana di Milano, i suoi manifesti sono stati tappezzati di fogliettini gialli, recanti numero verde e sito internet per poter contattare la società per un preventivo o una semplice richiesta di informazioni.

L’iniziativa ha reso gli utenti stessi veicolo di comunicazione. Molte persone hanno staccato i post-it dai poster e riattaccati anche all’interno delle carrozze un po’ ovunque. Inoltre con un investimento decisamente economico ma decisamente originale, i post-it Zuritel sostituiscono in qualche modo il biglietto da visita, consentendo agli utenti di poter tranquillamente conservare un memo della comunicazione.

Zuritel ha anche previsto che alcuni utenti potessero fare un utilizzo improprio e poco civile del post-it ed ha provveduto ad un servizio quotidiano di pulizia delle stazioni metro e delle carrozze.
L´affissione invita a ingannare l´attesa e a giocare con il brand

R35P3C7 e la strada dei non-conventional brands

Conoscete R35P3C7?
E’ la nuova marca di street wear che si appresta a conquistare il mercato, così come in passato hanno fatto Guru, Sweet Years e A-style.

Il segreto del loro successo? Il marketing non-convenzionale.
Di seguito vi allego l’articolo “Si scrive R35P3C7, si legge RI’SPEKT” di Francesca Donatacci pubblicato su Brandforum.it e ripreso da Mymarketing.net.

Si SCRIVE R35P3C7 E SI LEGGE RI’SPEKT

(Articolo di Francesca Donatacci)

Qualche anno fa una margherita stampata su t-shirt e felpe fece il suo ingresso sul mercato italiano e fece impazzire migliaia di giovani e non: era la margherita del marchio Guru; poi fu la volta di Sweet Years, del cuoricino stampato sulle magliette nate dall’idea di Vieri e Maldini e poi ancora di A-style, della A con i due puntini e il doppio senso erotico, marchio di proprietà di Marco Bruns.

E oggi c’è una new entry nel mondo dell’abbigliamento giovanile: R35P3C7.
Cosa accomuna questi nomi? Qualcuno si ricorda del loro primo annuncio pubblicitario, della loro prima campagna? Come si sono diffusi? C’era una volta la pubblicità, e c’era una volta il marketing, quello tradizionale.

Oggi quei tempi stanno tramontando e pare che la parola d’ordine sia “non conventional marketing”: Guru, Sweet Years, A-style, e Respect sono i segnali viventi di queste nuove forme di comunicazione.

Marchi nati dal nulla che si sono fatti largo nel mondo della moda, attirando un vasto pubblico di ragazzini e conquistando il mercato grazie a nuovi strumenti pubblicitari.

Sempre più spesso si sente parlare di azioni di guerriglia marketing e un nuovo linguaggio si sta facendo strada nel mondo della comunicazione: viral marketing, street marketing, stickering, eventi, promozioni sono le nuove strategie di diffusione e di conquista del mercato, che si allontanano da quelle tradizionali e che sembrano raggiungere il target in modo più efficace e con un notevole risparmio di costi.

Privilegiata nel campo dell’abbigliamento, di questa tecnica, insieme al passaparola e a eventi costruiti ad hoc, Guru e A-style sono stati i precursori.

Anche i proprietari di R35P3C7, Stefano Rho e Claudio Furlan, hanno fatto leva su questi nuovi strumenti. Li abbiamo incontrati.

– A cosa si deve la nascita del nuovo marchio Respect?

C.F. Alla strada e al gergo che unisce le persone che la vivono, obbligate a perseguire business, rapporti sociali basati sull’immagine e la competizione, fili conduttori dei nostri centri urbani… se proprio dobbiamo, facciamolo con rispetto!! e quale miglior modo di identificarsi con questa filosofia se non indossarla?

S.R. Prima di tutto R35P3C7 non è Respect, ma R35P3C7. Ci tengo a sottolinearlo solo perché penso che al mondo, di brand con il nome “respect” ne esisteranno un migliaio. Volevamo realizzare una “cosa” nostra, un nostro progetto con cui divertirci, con cui esprimerci senza fare gli artisti ma del puro business; in realtà di business ce n’è poco, lo sappiamo tutti: il campo dello street wear è saturo ma di sicuro noi con questo marchio ci stiamo divertendo.

– Qual è la filosofia che sta alla base della vostra scelta?

C.F. La presa di coscienza che ogni individuo debba agire per se stesso e per gli altri in totale armonia con la società, che agisca per migliorare la propria condizione, partendo da ciò che lo circonda: questo è il rispetto per se stessi e per gli altri.
S.R. La filosofia è proprio il significato della parola, RISPETTO; stima, considerazione, devozione, adorazione, venerazione, omaggio, ossequio, deferenza per tutto cio’ che ci circonda e che ci piace.

– Il nome per essere efficace deve farsi notare. Perchè la scelta del nome Respect e di questo particolare lettering?

C.F. è un concetto che potrebbe essere facilmente banalizzato se letto con semplicità, con questo codice alfa-numerico lo rendiamo volontariamente di difficile comprensione incentivandone la curiosità: una volta decodificato, l’obiettivo è raggiunto, la persona che lo ha identificato ha investito tempo ed impegno…lo ha fatto suo!
S.R. Se una parola è difficile da leggere, una volta capito il suo senso, la persona lo ricorderà sempre e diffonderà il messaggio ai suoi amici.

– Una delle funzioni del nome è quella di rappresentare il posizionamento. Qual è quello del nuovo marchio Respect?
Street wear o urban wear, abbigliamento sportivo, abbigliamento comodo.

– Quali strategie comunicative avete scelto per promuovere la diffusione del marchio?
Prima di tutto il passa parola: se il prodotto piace la gente ne parlerà, poi street marketing, ovvero sticker in giro per la città, poi eventi (feste in locali sponsorizzati – esposizioni di street art – contest di skate e snowboard): un modo alternativo per far parlare di sé, nuovi armi che i marchi giovani adottano per farsi cercare dai consumatori: graffiti, sticker, adesivi; in sostanza nuovi codici comunicativi che suscitano curiosità, destano sorpresa e influenzano più della pubblicità classica, a detta di alcuni studi condotti di recente sulle tecniche di marketing non convenzionale.

Dal sito R35P3C7.comLo street wear R35P3C7

VIRAL VIDEO – Kenwood cambia musica grazie al marketing non-convenzionale

Cosa fa Babbo Natale in un sexy shop? E un becchino ad un semaforo con una rosa in bocca (e con un morto nell’auto)?

Se siete curiosi di conoscere la risposta guardate i nuovi video virali realizzati dall’agenzia creativa milanese Veryweb per Kenwood Italia. Ma attenzione: Kenwood ne sconsiglia la visione ai deboli di cuore!

Questi ‘video shock’ sono parte di una campagna di marketing di Kenwood decisamente non convenzionale, che nell’ambito di una strategia di riposizionamento, stanno contribuendo a svecchiare e dinamicizzare il brand, che scontava una gloria un pò anni settanta (se avete più di 35 anni ricorderete certamente ‘la perla nera kenwood’). Sembra che i video abbiano ottenuto notevoli dati di audience, propagandosi viralmente ‘around the world”.

Nella sezione fun del suo sito istituzionale, oltre a tre viral video da scaricare e diffondere, sono presenti un advergame, che consente di partecipare ad un concorso e i divertenti sticker “Kenwood a bordo” da appiccicare sull’auto.

Inoltre, se scaricare musica è un reato, grazie ad una partnership con Buongiorno Vitaminic, Kenwood dà la possibilità agli utenti di scaricare gratis centinaia di brani!

Beh, se Kenwood aveva intenzione di “Play another sound” quale modo migliore del marketing non-convenzionale!

Mal di testa? Fatti un giro in taxi!

In Messico, Roche ha allestito in maniera piuttosto originale alcuni taxi per promuovere un nuovo analgesico che combatte il mal di testa, il Saridon.

Il lunotto posteriore è coperto dall’immagine di una modella che ha un piccolo foro sulla fronte, così quando l’auto frena, si illumina uno stop proprio al centro della fronte! Si spera che la visibilità sia garantita, e non solo quella di Roche!

SPOT – Senza responsabilità sociale non si costruisce niente

Sul tema della Responsabilità Sociale delle Imprese, vi riporto questo articolo di Mauro Broggi pubblicato su Daily Media.

Mi interessa proporre uno spunto di dibattito. Guardate sotto lo spot, e a voi la palla…

BACK TO CSR?

(articolo di Mauro Broggi su Daily Media)

CSR o Corporate Social Responsability, Responsabilità Sociale d’Impresa. Nasce, priva di coscienza di sé, agli inizi del secolo da alcuni imprenditori che ai propri operai danno, oltre al lavoro, anche assistenza, casa, cultura. Quindi sicurezza e orgoglio d’appartenenza.

Dopo la guerra e la ricostruzione industriale diventa elemento distintivo dell’identità dell’azienda, che ne prende consapevolezza e ne percepisce il valore di immagine. Negli ultimi anni cambia codice genetico e diventa leva di marketing: non più destinata alla sola corporate image, ma perfino alla comunicazione di prodotto.

Un decadimento naturale. Al punto che oggi ha bisogno di essere certificato da terzi quello che prima era vissuto come dna aziendale. Il grande business della certificazione sociale serve a rassicurare consumatori e stakeholder, e pare aver poco a che fare con l’identità dell’impresa: sempre più spesso le aziende si comprano e si vendono a pezzi, il marchio diviso dagli stabilimenti, il portafoglio clienti dall’abilità dei venditori.

A dare dignità di sistema alla CSR ci ha provato il ministro Maroni, all’interno di un modello di welfare nel quale il volontariato mette gente e competenze, le aziende mettono i soldi, il governo mette ordine nel senso che indica priorità e settori di intervento.

Addio vecchio Stato sociale, benvenuta CSR. Maroni, diamogliene atto, ci crede e ci lavora da anni, e oggi lancia anche uno spot non banale: “senza responsabilità sociale non si costruisce niente”. Ma il mix suscita perplessità: l’attività sociale (a scopo di immagine) è generalmente destinata a chi con l’impresa abbia qualche rapporto, almeno di conoscenza.

E se tutti ricordano i grandi marchi, quale piccola o media realtà imprenditoriale si farà convincere ad aiutare bisogni “lontani”? Meglio evitare contraddizioni clamorose: sì al fare meglio ognuno il proprio mestiere, no a stage e apprendistati di anni, no a lavoratori a progetto senza progetto. Spegniamo le candeline a San Precario.

RECENSIONI – Contagious, il meglio del marketing ad alta risoluzione

Contagious è più di una rivista con un DVD da paura. Oltre che uno strumento utilissimo alle agenzie di pubblicità e ai dipartimenti marketing che non vogliono restare nell’età della pietra, Contagious è uno sfizio per cultori del marketing non-convenzionale.

Avete presente l’effetto libidine che provoca lo stile Apple/Mac/iPod? Quella cosa nello stomaco che vi dice: deve essere mio! Sarà che sono perfettamente a target, visto che mi occupo proprio di marketing non-convenzionale. Sarà per questo che l’ho trovato irresistibile, soprattutto quello con il robot tipo Megaloman in copertina.

E finalmente è mio. Impossibile resistere alla grafica cult delle copertine, al candore dello stile bianco minimal, alla preziosità della grafica e della carta. Ma i contenuti?

Anche da questo punto di vista Contagious non delude. Anzi, più che articoli da divorare, sono saggi da studiare con calma ed attenzione. Non mancano le news flash da tutto il mondo, le case studies, le ricerche e i contributi di guru come ad esempio Martin Lindstrom, autore di Brand Sense o di Joseph Jaffe, noto per “Life after 30-second spot”. Altissimo livello.

Gli argomenti trattati attraversano tutti gli stili e gli argomenti del marketing non-convenzionale: viral, guerrilla, word of mouth, branded content, ambient, blogs, interactive/web, video games, installazioni, punti vendita, experiential marketing, prodotti dal design innovativo, alleanze startegiche e novità in campo tecnologico.

Ma la cosa più figa è che allegata alla rivista trovate un DVD con i filmati delle campagne più innovative di marketing non-convenzionale da tutto il mondo. Un viaggione nel meglio del meglio e, soprattutto, ad alta risoluzione.

TEORIE – La Lunga Coda che cambierà il mondo (in meglio)

Grazie a un post dell’illuminante Maurizio Goetz su IMLI ho fatto una ricerca sul modello della Long Tail di Chris Anderson. Qui di seguito vi allego un articolo di Alessandro Banchelli pubblicato su www.masternewmedia.org. Buona lettura…

Cos’è La Long Tail: Dal Mercato Di Massa Alle Nicchie di Mercato

(articolo di Alessandro Banchelli)

Chris Anderson, Chief Editor di Wired, è probabilmente la persona che ha maggiormente influenzato la mia visione e comprensione della rivoluzione dei film indipendenti che si sta realizzando oggi sotto i nostri occhi e, anche, quello che ha meglio spiegato come e perché si sta realizzando.

Prima di subentrare in Wired alla metà del 2001, Chris Anderson è stato per sette anni con The Economist a Londra, Hong Kong e New York. È lui l’uomo dietro il concetto di Long Tail.

Scritto nell’Ottobre del 2004, l’articolo dal nome omonimo, che appare anche nella versione stampata di Wired in tutto il mondo, esponeva, con un’abbondanza di dati di riferimento, grafici e statistiche di supporto, l’evidente rottura che si sta realizzando in tutti quei mercati esposti allo spazio illimitato dell’esposizione virtuale offerto dalle innumerevoli opzioni offerte da Amazon, NetFlix, iTunes e da tutte le simili clearinghouse di contenuti virtuali.

Quando le pubblicazioni non dipendono più dallo spazio e dal tempo esposto, tutti possono diventare star.

La chiave di svolta in un mercato basato sulla Long Tail è che in teoria ciascuno può avere un pubblico. La Long Tail permette una fioritura di generi e stili differenti e un’analoga fioritura di nicchie di pubblico che ruotano attorno ad essi.

Dati i nuovi costi per produrre musica, libri e contenuti video, un un produttore indipendente ha bisogno solo di un pubblico di poche migliaia di persone per cominciare a farsi conoscere o addirittura guadagnare.

Chris Anderson non ha solamente avviato un blog sul fenomeno della Long Tail ma ha recentemente sintetizzato il concetto generale in un piccolo, grande articolo.

Io vorrei condividere qui il suo Long Tail 101 dal momento che esso rappresenta il riferimento fondante per chi che voglia sviluppare una visione realistica del futuro della produzione indipendente di contenuti e dei fattori economici e commerciali che lo caratterizzano.

The Long Tail La teoria della Lunga Coda rappresenta la nostra cultura e la nostra economia. Queste si stanno sviluppando spostandosi da una alta concentrazione di prodotti e mercati in voga in cima alla curva di domanda, verso un vasto numero di nicchie nella coda.

Dal momento che i costi di distribuzione e produzione diminuiscono, specialmente online, vi è una minore necessità di raggruppare prodotti e consumatori in un contenitore unico.

In un’era priva delle costrizioni derivanti dallo spazio fisico dell’esposizione e della della distribuzione, beni e servizi di nicchia possono essere economicamente attraenti allo stesso modo di quelli di massa.

Un esempio di quanto detto è la previsione secondo cui la domanda dei prodotti non reperibili nei tradizionali negozi è potenzialmente uguale a quella dei prodotti che lo sono.

Ma lo stesso vale per i video non reperibili sull’emittenti TV in un dato giorno, e per le canzoni non passate alla radio. In altre parole, piccoli mercati, che presi individualmente non vendono abbastanza bene attraverso la vendita tradizionale al dettaglio e la distribuzione delle emittenti, possono ora rivaleggiare con il grande mercato.

La condizione si riferisce nello specifico alla parte gialla del grafico delle vendite sopra riportato (ndr vedi immagine sotto), che mostra una curva di domanda standard che può essere applicata a qualsiasi tipo di industria, da quelle dell’intrattenimento a quelle di beni durevoli.

La parte rossa della curva rappresenta i mercati di massa, che hanno dominato i nostri mercati e la nostra cultura per gran parte dell’ultimo secolo. La parte gialla è quelle delle nuove nicchie, che hanno una crescita inarrestabile.

La tradizionale economia di vendita al dettaglio impone che i negozi abbiano solo i prodotti di massa, poiché lo spazio di esposizione è costoso. Ma i venditori online, (da Amazon ad iTunes) possono virtualmente immagazzinare tutto, e il numero dei prodotti di nicchia reperibili supera quello dei prodotti di massa di parecchi ordini di grandezza.

Questi milioni di nicchie costituiscono La Lunga Coda, che è stata largamente trascurata fino a poco tempo fa in favore della piccola testa dei prodotti di massa.

Quando ai consumatori vengono offerte infinite scelte, si rivela la vera domanda ed essa risulta meno di massa di quel che pensiamo.

La gente sceglie le nicchie perché soddisfano meglio gli interessi specifici. Tutti in un aspetto o in un altro della nostra vita tutti coltiviamo interessi ristretti.

……

L’articolo Long Tail (e l’imminente libro) presenta le condizioni in cui la nostra economia e la nostra cultura si stanno muovendo, dai mercati di massa ai milioni di mercati di nicchia e spiega come le tecnologie hanno reso più facile per i consumatori trovare e comprare prodotti di nicchia.

Tutto sta cambiando grazie allo spazio di esposizione infinito, al nuovo meccanismo di distribuzione, al download digitale, al mercato peer-to-peer.

Per maggiori informazioni:
http://en.wikipedia.org/wiki/Long_Tail

Articolo originale tratto da TheWeblogProject.
http://tinyurl.com/co4t9

In un grafico la teoria della Long Tail

Fermata Ozanam: un nuovo progetto di marketing urbano

Martedì 25 ottobre si inaugura a Milano Fermata Ozanam, a ridosso del cantiere tra piazza Lima e piazzale Bacone. Fermata Ozanam è la meta di una escursione urbana particolare, un’opportunità per vedere con occhi diversi la vita di un cantiere suscitando l’interesse e la partecipazione dei cittadini.

Alle 17,30 apre il ponte pedonale, realizzato sullo scavo profondo 16 metri e attraversato da una panca attrezzata lunga 12 metri, un mobile in legno dalle molte funzioni: piccola piazza per incontri e avvisi di quartiere, area di sosta per una partita a dama, per leggere o conversare, galleria fotografica, miniparco-giochi per bambini, punto di trasmissione e d’ascolto da una sponda all’altra, area di gonfiaggio per le gomme delle biciclette…
Sarà un’occasione di incontro e di festa con un evento che metterà in risalto la spettacolarità dell’intero progetto. All’interno del cantiere, improvvisazioni di musica classica con Francesca Giomo (violoncello), Cristiana Vianelli (violino) e Raffaele Kohler (tromba). E poi, sospesi nell’aria tra i musicisti e il pubblico, vistuosismi ed evoluzioni della trapezista Giovanna Soletta.

Fermata Ozanam è un esperimento di integrazione e socialità realizzato in collaborazione con la cooperativa Silos Buenos Aires nell’ambito del progetto “Cantieri Aperti”, nato per ovviare ai disagi delle zone interessate dai lavori e dimostrare che la città può essere vissuta in modo diverso.