TheWeblogProject: E’ italiana l’idea del primo film-blog

The Weblog ProjectLa sempre maggiore invasione di blog su internet ha convinto due italiani a realizzare il primo film internazionale, dedicato al fenomeno blog.

Sono Massimo Stella, regista e film-maker indipendente, e Marco Montemagno, curatore di Pianeta Internet su SkyTG24, i quali hanno unito le forze con Robin Good, guru internazionale di comunicazione online. Continua a leggere

AdWeek lancia un magazine sull'advertising non tradizionale

Il 21 marzo debutta `Other Advertising`, il nuovo magazine allegato ad AdWeek che si concentrerà sui mezzi di comunicazione alternativi, come le in-store promotion, il product placement, gli ascensori, i cellulari, il guerrilla marketing, e chi più ne ha più ne metta.

La testata si propone di fare informazione sul mondo dei mezzi alternativi raggiungendo i media buyer, i brand manager delle aziende e gli account manager delle agenzie. Interessante! Si dà il caso che questa volta l’Italia sia partita prima. Oltre sei mesi fa l’agenzia Mirata di Milano ha dato il via alle pubblicazioni Mirata News, una newsletter trimestrale dedicata proprio ai “mezzi alternativi”.

Rabble potenzia il mobile blogging

In futuro saremo tutti dei media, e geolocalizzati per giunta. Cosa significa? Che grazie al nostro telefonino, dotato di videocamera, potremo produrre e pubblicare in tempo reale il nostro personale show televisivo.

La Intercasting Corporation ha introdotto Rabble, un’applicazione per il mobile blogging. Li chiamano Location-aware Media Networking Operators e sono sicuro che ne sentiremo parlare. Con Rabble il contenuto prodotto e pubblicato in rete da un blogger viene taggato con informazioni sulla località da cui proviene, fornendo informazioni utili ad aggregare una community. Gli utenti possono quindi creare i propri contenuti e soprattutto connettersi e interagire con l’ambiente circostante. Non è ancora chiara l’applicazione? Provate a pensare ad una crew di writer intenti a bombardare i muri di un quartiere: potrebbero creare la loro webzine interattiva multimediale. Il futuro sarà più che un reality. Sarà infatti la realtà a diventare entertainment. Perchè una vita non può diventare un’opera d’arte?

Viral marketing

Il Viral marketing sfrutta i meccanismi di propagazione tipici dei virus, entità che si auto-perpetuano e si auto-propagano in maniera esponenziale, generando vere e prorie epidemie. Un’operazione di Viral marketing:

a) Identifica solamente le persone maggiormente interessate ad un particolare messaggio di marketing

b) Veicola il messaggio in una maniera rilevante per loro, rendendolo “enjoyable” o “valuable”

c) Fornisce il messaggio in modo che le persone siano incoraggiate a condividerlo con gli altri.

Dal Manifesto del Viral+Buzz Marketing Association 



'Cuore Sacro' sperimenta product placement previsto da legge

I prodotti Granarolo compaiono in una scena di ‘Cuore Sacro’, di Ozpetek: e’ uno dei primi esempi di product placement nel cinema italiano.Consiste nella possibilita’ per le aziende commerciali di comunicare se stesse e i loro prodotti all’ interno delle pellicole cinematografiche, prevista dalla legge Urbani, nuova normativa per il sostegno alle produzioni nazionali. L’operazione e’ stata curata dalla Film Vision Srl, societa’ che si occupa di azioni pubblicitarie legate al mondo del cinema. (da Ansa)

PRODUCT PLACEMENT: CONTRIBUISCE GIA’ PER IL 5/10% AL BUDGET

Ad un anno dalla sua introduzione, il “product placement”, cioè l’inserimento nei film di prodotti da reclamizzare, contribuisce già per il 5-10% all’ investimento totale per la realizzazione della pellicola. E’ quanto emerso nel corso del dibattito “Un oggetto misterioso chiamato Product Placement. Consigli per gli acquisti”, svoltosi ieri nell’ambito del Premio Saint Vincent del cinema italiano. I primi dati sono stati forniti dall’agenzia di pubblicità e promozione Camelot di Milano, che ha monitorato un campione di una sessantina di aziende. Finora, i settori merceologici interessati maggiormente al progetto sono l’elettronica (pc, monitor, televisori, hi-fi), la telefonia, auto e moto (soprattutto di livello medio, niente marchi di lusso), “food & beverage” (per ora solo bevande analcoliche, ma il mercato si svilupperà presto anche ad alcolici e superalcolici da sempre presenti nei film) e abbigliamento. Da elaborare ancora il rapporto con il “made in Italy”: per ora nessuna azienda vinicola si è interessata, “anche perché – hanno spiegato i responsabili di Camelot – i loro budget non lo consentono”; in futuro, le agenzie di pubblicità contano, comunque, di poter attirare aziende enogastronomiche per reclamizzare prodotti tipici a denominazione di origine protetta o controllata. “Solo se si mantiene una percentuale del 5-10% di contributo – ha spiegato Paola Mazzaglia, a.d. di Camelot – sul costo globale del film, il progetto può avere un senso. Il “product placement” (introdotto dalla Riforma Urbani sul cinema, ndr) è sempre esistito in Italia. Ora è importante imparare a parlare il linguaggio delle aziende, anche per dare garanzie al partner sul risultato dopo il montaggio del film”. “Per ora non c’ è un listino prezzi – ha aggiunto – ma gli accordi avvengono in base al buon senso. L’ottica è quella di effettuare un inserimento del prodotto serio, intelligente, elegante nel contesto del film”. Infine, Michele Lo Foco, presidente di Cinecittà diritti, ha sottolineato che “la pubblicità prima era un nemico del cinema, mentre ora diventa un elemento del piano produttivo. Bisogna, dunque, reimpostare il sistema per farla diventare un perno della produzione” (da “Daily Media”).

Immigrati, un target da studiare

L’immigrazione costituisce uno dei fenomeni di cambiamento più complessi in Italia negli ultimi 10 anni.
Un processo in cui interagiscono componenti diverse: più etnie, più culture, più religioni, più lingue, che a loro volta si combinano con i diversi contesti della struttura socio-economica italiana: aree metropolitane e province, nord e sud, economie industriali e postindustriali…

Un sistema di «mondi» paralleli e anche conflittuali che si integrano e si separano secondo modelli differenziati: uno scenario ben diverso da quello convenzionale e monolitico – rappresentato nello spettacolo mediatico – per cui immigrazione è clandestini-sicurezza-criminalità-razzismo…
«Mondi» che nei prossimi anni muteranno la propria «forma» sociale e culturale: le seconde generazioni, per esempio, saranno le protagoniste del prossimo decennio e vivranno l’integrazione diversamente da quella attuale; diversa sarà anche la questione di un’integrazione al «femminile» più autonoma e potente rispetto a quella tradizionale al «maschile».

Un’evoluzione che si accompagna a quella della stessa figura individuale e familiare dell’immigrato che è a sua volta un sistema a più facce: uncittadino ma anche un consumatore, che seleziona e sintetizza modelli di cultura materiale originaria con modelli di consumo introiettati e a loro volta trasformati.
Un fenomeno complesso e multiforme che Assirm ha affrontato con una ricerca articolata su diversi livelli tematici, nell’intento di fornire un contributo nuovo, che rifletta le peculiarità dei propri associati nella condivisione dell’approccio da ricerca di mercato con quello da ricerca sociale.
La ricerca è stata, quindi, disegnata su un’architettura che integrasse metodi e tecniche diverse:
• un’analisi desk condotta sul web e su documenti cartacei, su fonti istituzionali e private;
• una fase qualitativa realizzata attraverso 60 colloqui/interviste in profondità, con un approccio «etnografico», ad appartenenti alle nazionalità più numerose nel nostro Paese (marocchini, albanesi e filippini);
• una fase estensiva basata su un campione di 819 casi, «rappresentativo» della popolazione statistica degli immigrati, consultati attraverso interviste dirette.
I temi della ricerca sono stati sinteticamente definiti in tre aree:
• i modelli culturali originari e i processi d’integrazione;
• la cultura materiale e gli stili di consumo;
• le abitudini e le preferenze in fatto di media.

Elite designers against IKEA

Laura ci segnala il caso di questo personaggio fuori di zucca che si è fatto pubblicità contrapponendosi al colosso del design popolare: l’IKEA.
Un caso di guerrilla marketing interessante, soprattutto perchè questo Van Den Puup, che ci pare veramente un leader del trash-design, sul sito vende tazze e magliette. Altro che elitè!Annuncio stampa contro IKEAAnnuncio stampa contro IKEA

Spot rifiutato dai network, ci pensano i blog

La United Church o Christ, dopo che si è vista rifiutare dai principali network televisivi uno spot che enfatizza l’accettazione della chiesa dei gay, ha trovato nella rete e in particolare nei Blog la possibilità di diffondere il proprio messaggio di tolleranza.

Il media buyer della UCC ha dichiarato “Nella tradizione di questo paese degli storici autori di pamphlet, i bloggers oggi condividono informazioni nel segno di una società veramente libera, che non può essere controllata e manipolata dalle corporation multinazionali”.

La Cina: la nuova frontiera del marketing interculturale

La foto che vedete è stata scattata in un bar di Salerno. E’ una lampada sul bancone del bar. Gli ideogrammi, incomprensibili ai più, riportano in realtà un messaggio chiaro, che risponde al posizionamento di Heineken: la scritta non è nient’altro che il pay off di Heineken, vale a dire “sounds good”. Bello vero?

Allegato trovate anche uno spot radio andato in onda su Radio Popolare in questi giorni. Si rivolge alla comunità cinese più grande d’Italia, quella di Milano ed è stato realizzato dall’associazione Oltre Onlus per promuovere un ciclo di tre conferenze che si sono svolte alla Camera del Lavoro di Milano.

L'ostia cambia gusto?

In Danimarca i cuochi dell’isola di Funen cercano nuove strade per insaporire il `corpo di Cristo`. Ma per il momento rimane solo una curiosa proposta. Il diacono di Copenhagen, Finn Laugesen non sembra apprezzare l’iniziativa. Non vorrebbe sentire alla messa frasi del tipo: `Questo è il corpo di Cristo, lo volete al cioccolato, vaniglia o fragola?`