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L'uomo sulla Luna

20 luglio 1969: il momento in cui l’uomo ha superato i propri limiti ed è nato il Moonshot Thinking

Uno stimolo a innovare e pensare in grande a 50 anni dall'Apollo 11

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Ilaria Cazziol 

Digital Storyteller

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Pubblicato il 20/07/2019

Era il 25 maggio 1961 e John F. Kennedy, riunito davanti al Congresso degli Stati Uniti, faceva un annuncio che aveva del folle: il suo obiettivo di mandare l'uomo sulla Luna entro la fine del decennio.

Era il 1961, e l'America era appena stata battuta dalla Russia nelle prime "battaglie" della corsa allo spazio. Non c'erano le tecnologie, né le esperienze, né tantomeno (almeno apparentemente) le possibilità concrete perché una cosa del genere avvenisse. Era impossibile.

Era il 20 luglio 1969, e 8 anni dopo quell'annuncio l'America e il mondo intero guardavano increduli avvenire l'impossibile. Neil Armstrong camminava sulla Luna.

Quel momento, quel "piccolo passo per l'uomo", ha cambiato letteralmente il significato di "impossibile". Un'intera generazione ha d'improvviso visto svanire i propri limiti, fisici e non, sostituiti da un fortissimo senso di fiducia nelle possibilità umane. Quel gesto ha ispirato migliaia di persone ad avvicinarsi alla scienza, e ha probabilmente dato origine al più tipico sogno di bambino nel nostro tempo: diventare un astronauta da grande.

Oggi, 20 luglio 2019: il cinquantesimo anniversario dello sbarco sulla luna, una data storica per cui governi, aziende e brand si sono preparati nei modi più disparati.

LEGGI ANCHE: Per celebrare i 50 anni dell’uomo sulla luna questo sito web riproduce la missione dell’Apollo 11 in tempo reale

Oggi è il 20 luglio 2019 e di "moonshot" si parla più che mai.

Merito della Silicon Valley e della cultura tech che ha preso in prestito questo grande concetto per creare qualcosa di nuovo, più legato al business e meno allo spazio: il Moonshot Thinking.

Cos'è il Moonshot Thinking

Questo termine è passato dal linguaggio aerospaziale a quello del business, andando a significare "una modalità di pensiero e attitudine ai problemi che si pone l'obiettivo di realizzare qualcosa generalmente ritenuto impossibile".

Un concetto preso in prestito da un momento storico di straordinaria importanza, che vuole motivare le aziende e i team a pensare in grande e a superare gli ostacoli con un'attitudine alla Adidas: "impossible is nothing".

Lanciarsi nel business come nel 1961

"Ci sono molti modi per arrivare a quel momento in cui ciò che sembrava impossibile non lo è più". O almeno è quello che sostiene Astro Teller, noto come Moonshot Captain.

Questo scienziato/imprenditore/innovatore/poliedrico professionista svolge un lavoro unico: esamina e accetta le proposte più innovative e stravaganti che arrivano nel suo ufficio di X Company. Questa società, che fa capo a Google, è la creatura di Mountain View che cerca di realizzare qualcosa di tanto straordinario quanto portare l'uomo sulla luna.

Tra i progetti su cui gli innovatori che ne fanno parte lavorano ci sono "mongolfiere" per portare internet in luoghi remoti, droni per la consegna intelligente, progetti per la creazione di elettricità in modi alternativi e molto altro.

Il concetto, come si legge sul sito stesso di X, è che se si sta puntando a un incremento del 10% si sta già sbagliando: bisogna porsi come obiettivo di realizzare dieci volte tanto (10X).

Nel caso di Google, si tratta di progetti che hanno la vision (probabilmente anche in ottica di marketing) di cambiare il mondo in misura 10X. Cose che si trovano al confine tra la realtà e la fantascienza, un po' come nelle più riuscite puntate di Black Mirror.

LEGGI ANCHE: I 50 anni dell’uomo sulla Luna ci ricordano da dove veniamo e dove il progresso tecnologico ci sta portando

lancio aeroplano luna

Cercasi Moonshot in azienda: come fare?

Ma non parliamo solo di aziende tech quando ci riferiamo al Moonshot Thinking. È più un'attitudine al problem solving, come dicevamo, che un tema di prodotti.

Insomma, non è tanto riuscire a far camminare il primo uomo sulla Luna che conta, quanto la capacità stessa di tutto il team (da Kennedy all'ultimo degli ingegneri che avvitavano bulloni sul razzo spaziale) di convincersi che sia possibile farlo, contro ogni pronostico.

Prendi in considerazione il tuo lavoro, qualunque esso sia. Concentrati per un attimo e immagina di non dover aver paura del fallimento. Della critica. Che non ci siano risposte giuste o sbagliate. Cosa faresti di diverso? Quale strada che sembra insensata ma stuzzica la tua immaginazione seguiresti?

Dal contatto con i clienti alle risorse umane, dall'accounting alla produzione, l'attitudine al Moonshot Thinking può aprire strade inesplorate e bellissime.

Certo, non può essere un modo di operare generalizzato. La ricerca dell'innovazione, di modi diversi di fare le cose per ottenere un incremento 10X invece che del 10%, non è una strada facile né priva di rischi.

Serve una task force specifica, così come l'ha avuta l'Apollo 11. Teste nuove, possibilmente giovani, perché i giovani hanno ancora quell'imprudenza, l'incoscienza di chi non ha ancora concetti precostituiti ma solo la voglia di fare e di cambiare.

Persone che possano farsi un'idea dei problemi a tutto tondo, di cosa funziona e cosa non funziona, che scrutino a fondo sotto il tappeto perché consapevoli che è proprio se guarderanno lì che avranno fatto il proprio lavoro. D'altronde è nei grandi problemi che si nascondono le maggiori opportunità.

Se queste persone lavoreranno in un clima in cui davvero gli viene detto che tutto è possibile, che devono mandare l'uomo sulla Luna perché è ciò che serve e ci sono le risorse e le opportunità per farlo... allora ci crederanno. E finiranno per creare (o per aiutarti a capire come farlo) quel maledetto razzo.

Ma perché non puntiamo più alla Luna veramente?

Dall'altra parte, però, forse il termine è un po' usato a sproposito oggi, specialmente dai grandi del tech.

Il Moonshot Thinking dovrebbe anche ispirare veri e propri cambi di paradigma nel nostro modo di vivere, tanto quanto l'allunaggio 50 anni fa ha fatto. È quello che si ripromette Google, quando dice di voler cambiare la vita di milioni, forse miliardi di persone, con i progetti di X.

"La probabilità che qualcosa funzioni è remota", sostiene Astro, "ma se qualcosa funzionerà, sarà incredibile". È così che nascono questo tipo di startup e progetti: possono sfruttare migliaia di euro di investimenti e diventare un successo che cambierà la nostra vita come la conosciamo finora, oppure semplicemente fallire lungo la strada. E questo non sembra essere un problema, anzi è proprio come dovrebbe funzionare un "moonshot" secondo lui.

In effetti, il paragone rende benissimo fino a questo punto, ma qui si incaglia su qualcosa. C'è una differenza di attitudine fondamentale: il vero lancio verso la luna, quello del 1969, non poteva fallire. Non c'era questa mentalità del "proviamoci come se non dovessimo fallire mai, ma se lo facciamo non importa". Ed è per questo che è riuscito!

È solo quando non c'è alternativa al successo che i progetti più visionari possono realizzarsi. Se 50 anni fa fossero riusciti a far camminare l'uomo sulla Luna, ma non a riportarlo a casa sano e salvo, non sarebbe stata una vittoria.

Be', oggi è il 20 luglio 2019 e l'ultimo uomo ad aver camminato sulla Luna è stato Eugene Cernan, nel 1972.

Certo, le innovazioni degli ultimi 50 anni sono state straordinarie in tantissimi ambiti, ma di grandi "moonshot" degni dell'Apollo 11, che da un giorno all'altro cambiano il mondo, non ce ne sono stati altri. La stessa NASA, dopo Apollo 17, ha ridotto gli sforzi aerospaziali e, come nelle parole dello stesso Eugene Cernan, "abbiamo sacrificato l'esplorazione (exploration) spaziale in favore dello sfruttamento (exploitation) dello spazio: interessante, ma scarsamente visionario".

E forse non è solo la NASA. Come fa giustamente notare quest'articolo dell'ACM, l'Association for Computing Machinery, molti di questi presunti "moonshot" alla Google X sanno più di marketing che di reale voglia di migliorare il mondo. Un po' come le presentazioni delle startup che popolano la bellissima serie TV dedicata al mondo tech, Silicon Valley: tutte hanno "l'obiettivo di rendere il mondo un posto migliore", puntualmente attraverso l'uso di un'improbabile tecnologia altamente settoriale.

Mentre il mondo, che avrebbe davvero bisogno di essere un posto migliore, continua ad essere sfruttato e maltrattato, senza che qualcuno dei "Big" abbia il coraggio di fare un vero, nuovo, grande Moonshot.

Uno di quelli dove la possibilità di fallire non è minimamente contemplata.

Quel momento, quel "piccolo passo per l'uomo", ha cambiato letteralmente il significato di "impossibile". Un'intera generazione ha d'improvviso visto svanire i propri limiti, fisici e non, sostituiti da un fortissimo senso di fiducia nelle possibilità umane.

Scritto da

Ilaria Cazziol 

Digital Storyteller

Curiosa ed iperattiva per natura, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e progetti per mettermi alla prova, nel digital marketing e nei suoi continui cambiamenti ho trovato la … continua

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