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DeSwag: l’app per acquistare la moda virtuale nella vita reale

Sei una fashion addicted sempre alla ricerca di nuovi trend?

Se la risposta è si l’app che fa per te si  chiama DeSwag.

DeSwag è un fashion mobile game che ti consente di fare shopping unendo il reale con il virtuale. Attraverso la piattaforma potrai indossare virtualmente tutti quei capi che hai sempre sognato di avere nel tuo guardaroba e acquistarli attraverso lo smartphone con un semplice tap.

Esplora, gioca e acquista con DeSwag

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DeSwag disponibile gratuitamente sia per iOs che per Android oltre ad essere una guida di stile, costantemente aggiornata con le nuove tendenze del settore fashion, consente a tutte le amanti della moda di fare shopping divertendosi.

Una volta scaricata l’app e creato e personalizzato il proprio avatar sarà possibile iniziare un tour virtuale volto all’esplorazione delle più note capitali internazionali della moda, da Milano a Parigi, New York, Londra, Honk Hong e cosi via.

Passeggiando per Via Monte Napoleone o sulla Fifth Avenue di New York potrai dare libero sfogo alla tua fantasia  mixando e indossando abiti e accessori in un camerino virtuale.  Ogni capo presente all’interno dell’app è collegato alla relativa piattaforma di e-commerce, per rendere semplice e facile acquistare tutto ciò che si desidera con un semplice click, e riceverlo comodamente a casa.

Durante il viaggio virtuale nel mondo della moda si faranno piacevoli incontri con le icone del fashion che sveleranno i loro segreti e consigli di stile.

Non solo shopping, con DeSwag potrai divertirti a sfidare le tue amiche attraverso una serie di mini giochi, e conquistare nuovi accessori virtuali per rendere più glamour il tuo avatar.

DeSwag cavalaca l’onda di quelli che sono i trend in forte crescita al momento quali fashion mobile shopping e gamification accompagnata da una componente social, il mix perfetto per un’esperienza d’acquisto unica.

Non vi resta che provarla e iniziare il vostro viaggio nel mondo della moda e del mobile shopping online.

IF! Italians Festival: arriva la quarta edizione

Sovvertire. Rovesciare la visuale, ribaltare il paradigma”. Questo il tema creativo della quarta edizione dell’IF! Italians Festival, che mette ancora una volta insieme e a confronto cinema, moda, letteratura, musica, arti grafiche e visive per “elaborare nuove connessioni, ispirare, educare e comunicare imprimendo nuova potenza relazionale ai brand, ai loro prodotti e servizi”.

Il più importante appuntamento italiano con la migliore creatività internazionale, organizzato e promosso dall’Art Directors Club Italiano (ADCI) e ASSOCOM, in partnership con Google, si svolgerà dal 26 al 30 settembre, il Teatro Franco Parenti di Milano.

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IF! Italians Festival: il programma di quest’anno

Si tratta del quarto anno consecutivo nella “casa” del Festival della Creatività che in questa edizione verterà il suo ricco e articolato programma intorno al tema #sovvertire.

Numerose le novità di questa edizione. A cominciare dal format dell’evento che si svilupperà su 5 giorni (uno in più rispetto al 2016) con le prime due giornate interamente dedicate alla formazione: martedì 26 con un focus specifico sul digitale e mercoledì 27 sulle arti applicate.

Il Festival della Creatività riserverà un doppio appuntamento con il più importante riconoscimento alla migliore creatività italiana, gli ADCI Awards: l’IF! Short List Party con l’esposizione delle short list del premio durante l’opening ufficiale di giovedì 28 settembre, e l’atteso Show di premiazione del 30 settembre, la cui regia è affidata quest’anno a Samuele Franzini, fondatore di Souldesigner Creative Technology Boutique e SWARM Hybrid Design Lab & Hackademy.

Per il quarto anno consecutivo, Google è vicino al mondo dei creativi italiani per promuovere la collaborazione tra creatività e tecnologia. Insieme a speaker d’eccezione, tra le attività in programma nella nuova edizione del festival sono già confermati i workshop sulle piattaforme Google, il premio “Best Use of YouTube” all’interno degli ADCI Awards, e una rassegna delle migliori campagne pubblicitarie 2017 su YouTube.

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Partecipa al più importante appuntamento con la industry creativa e pubblicitaria italiana

Il più importante appuntamento per la industry creativa e pubblicitaria italiana lo scorso anno ha visto la partecipazione di oltre 5000 persone a Teatro, con 125 relatori italiani e internazionali, e circa 50 partner, tra aziende, editori, case di produzione e scuole di comunicazione. Cosa aspetti a partecipare? Approfitta dello sconto Early Bird, fino al 12 luglio!

Vuoi avere un assaggio dall’appuntamento dello scorso anno? Guarda il video report del 2016.

Amazon Prime Day arriva l’11 luglio

Cos’è Amazon Prime Day?

È un grande evento Amazon, una giornata per ottenere sconti su tutto quello che ti piace arrivato alla sua 3a edizione. Quest’anno, rispetto al Prime Day del 2016, gli iscritti al programma Amazon Prime potranno contare su ben 30 ore di shopping con promozioni a partire da lunedì 10 luglio alle ore 18.

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Cosa devi fare prima dell’11 luglio

  • Diventare cliente AMAZON PRIME
  • Scaricare l’App AMAZON e seguire le Offerte: imposta “Segui l’offerta” sul telefono (Seleziona “Impostazioni”, e successivamente “Notifiche” nel menu dell’app) e Amazon Assistant sul tuo pc.
  • Preparare la tua Lista dei Desideri: aggiungi gli articoli che ti interessano nella tua lista, Amazon ti invierà una notifica se saranno selezionati per un’offerta Prime Day.

L’edizione dello scorso anno in Italia ha stabilito un record assoluto: 750.000 prodotti venduti con un picco intorno alle ore 14, dove la media ha toccato i 22 pezzi al secondo.

Non ci resta che prepararci al prossimo Prime Day!

Babbel e Airbnb, insieme per un contest da sogno

2 viaggiatori, 4 città (Berlino, Roma, Parigi e Barcellona), 6 esperienze di Airbnb e le migliori sfide linguistiche di Babbel: ecco quali sono gli ingredienti del nuovo progetto lanciato da Babbel e Airbnb che regalerà a due fortunati viaggiatori un’avventura in Europa.

Babbel e Airbnb, insieme per un contest da sogno

Babbel, la app per imparare a parlare una nuova lingua fin dall’inizio, e Airbnb, la piattaforma home sharing per vivere l’esperienza di viaggio come una persona del luogo, hanno lanciato insieme un contest che permetterà ai vincitori di visitare quattro tra le più belle capitali Europee. Durante questo viaggio i fortunati vincitori parteciperanno alle sfide linguistiche lanciate da Babbel e vivranno le Esperienze disponibili sulla nuova piattaforma Trips di Airbnb, scoprendo cosa vuole dire vivere e parlare come una persona del luogo. I viaggiatori, naturalmente, saranno ospiti di Airbnb.

LEGGI ANCHE Airbnb Trips restituisce al viaggio un tocco di magia

Se tutto questo vi ha affascinato e state già preparando la valigia, allora non dovere fare altro che partecipare, inviando un video girato con un amico oppure con il vostro partner in cui raccontate la vostra passione per i viaggi e per le lingue straniere. Attenzione però: il video deve essere realizzato il due lingue diverse e deve essere caricato, entro il 30 giugno, sul sito del contest.

Credits: Depositphotos #52887177

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Il ruolo della SEO nell’Inbound Marketing

Chi si occupa di marketing oggi, non può non conoscere la metodologia inbound; ovvero quel processo ideato da HubSpot che consente di trasformare un utente sconosciuto in un cliente e, successivamente, in un promotore spontaneo del tuo brand.

Se sei tra quelli che non conoscono bene l’inbound marketing, di seguito trovi una breva descrizione di questo nuovo modo di fare marketing. Se invece conosci già questo sistema, la lettura del prossimo paragrafo servirà comunque a rinfrescare la memoria e a fissare concetti magari poco chiari.

Cos’è l’inbound marketing

L’inbound marketing è quella metodologia del marketing digitale che, attraverso 4 fasi ben precise, ci permette di individuare persone che non conoscono ancora il nostro brand e di trasformarle in clienti e, successivamente, in promotori spontanei della nostra attività. Di seguito uno schema esemplificativo tratto dal sito di HubSpot:

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#1 Attrarre

La prima fase del processo di inbound consiste nell’attrarre sul sito web dell’azienda (o del professionista) persone potenzialmente interessate ai prodotti/servizi che vengono offerti. È una fase importantissima, forse la più importante. Il motivo? Beh, ci permette di far arrivare sul nostro sito ufficiale o su una delle nostre properties, persone che prima non ci conoscevano ma che hanno comunque bisogno (più o meno esplicito) dei nostri prodotti.

#2 Convertire

La seconda fase consiste nel convertire le persone che sono arrivate sul nostro sito in lead, ovvero in utenti interessati ai nostri prodotti/servizi. Per aumentare il tasso di conversione è possibile utilizzare form, call-to-action e landing page che hanno il medesimo obiettivo, ovvero quello di concentrare l’attenzione dell’utente e convincerlo a formulare una richiesta di preventivo, scaricare un pdf, fare un acquisto, prenotare un volo, lasciare il suo nominativo e la sua mail.

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#3 Chiudere

Nell’inbound marketing, chiudere significa far sì che il lead diventi effettivamente nostro cliente, acquistando un prodotto di cui nella fase 2 aveva richiesto informazioni, pagando un servizio di cui nella fase 2 aveva solo richiesto un preventivo etc etc… Tutto ciò che consente al lead di diventare un cliente attraverso mail di follow-up, crm, attività commerciale per telefono o direttamente in negozio fa parte delle attività della terza fase dell’inbound marketing.

#4 Deliziare

La quarta ed ultima fase della metodologia inbound consiste nel deliziare quelli che sono ormai nostri clienti soddisfatti e fedeli al brand. Come? Attraverso una serie di attività che possono essere: invio di contenuti educativi per utilizzare al meglio e con maggiore consapevolezza i prodotti/servizi acquistati; invio di surveys per comprendere il livello di soddisfazione del cliente e se questo consiglierebbe la nostra azienda ad amici e parenti. Tutto ciò che serve per stimolare il passaparola del cliente entra a pieno titolo in quest’ultima fase del processo che ci porta a chiudere il ciclo virtuale.

Se guardi la linea viola del grafico qui sopra, noterai che riporta tutto al primo step. Questo perché tutte le persone che verranno in contatto col mio cliente soddisfatto ripartiranno da lì, ma con una consapevolezza diversa, avendo ricevuto un importante feedback che influenzerà positivamente le loro decisioni di acquisto. Come vedi è un processo a ciclo chiuso e che può autoalimentarsi all’infinito, fermo restando la qualità del prodotto/servizio offerto, la serietà dell’azienda e la capacità della stessa di entrare in risonanza con i reali bisogni della gente.

La SEO nel primo step dell’inbound marketing

Dopo aver rispolverato le 4 fasi dell’inbound concentriamoci sulla prima, ovvero sulla Search Engine Optimization, l’insieme delle tecniche e delle strategie volte a posizionare un sito in modo tale che questo intercetti le persone giuste al momento giusto sui motori di ricerca.

Esatto, il momento giusto! Cioè il preciso istante in cui una persona va a cercare informazioni su Google circa un prodotto, un servizio, un’idea, un bisogno più o meno esplicito. È proprio in questa fase, detta anche ZMOT (Zero Moment of Truth o momento zero della verità) che una persona può entrare in contatto (seppur virtualmente) con la nostra azienda.

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È il momento in cui presentiamo il nostro primo biglietto da visita, quello che promette di rispondere in modo esaustivo alla domanda/esigenza che l’utente sta ponendo in quell’istante a Google. Il biglietto da visita si chiama snippet, ovvero l’insieme di Tag Title, Meta Description e URL che costituiscono uno dei risultati della SERP. Come nell’esempio qui di seguito…

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Uno dei compiti della SEO è proprio quello di ottimizzare lo snippet che appare nella pagina dei risultati di ricerca, ovvero le meta informazioni che sono un’anteprima di ciò che l’utente leggerà una volta cliccato su quel risultato.

Il lavoro di ottimizzazione SEO è un mix equilibrato di psicologia, marketing e copywriting. Non sono parole a caso giusto per farsi belli… è proprio quello che succede!

  • Psicologia: perché devi comprendere lo stadio informativo in cui si trova l’utente e capire come e cosa cerca in questa sua fase del processo di acquisto.
  • Marketing: perché prima di definire il title e description devi aver compreso le reali esigenze delle tue buyer personas, ovvero dei tuoi potenziali clienti.
  • Copywriting: perché bisogna sapere scrivere (oltre che in italiano) per catturare l’attenzione del lettore e persuaderlo al punto da invogliarlo a cliccare sul link azzurro.

Nel tag title hai a disposizione circa 60 caratteri spazi compresi per presentare il contenuto della tua pagina in modo convincente ed esaustivo. Nella meta descrizione (il testo in nero) hai circa 120 (max 150) caratteri con cui convincere il tuo lettore che sta per cliccare sul risultato giusto, quello che risponderà nel migliore dei modi alla sua richiesta.

Poi c’è anche l’URL (Uniform Resource Locator), ovvero l’indirizzo della tua pagina web, su cui puoi lavorare per essere pertinente anche con le paroline che usi subito dopo il nome a dominio. Per una guida efficace su come ottimizzare l’URL ti rimando al mio articolo su Argoserv “9 modi per url-are come piace a Google” che ti consiglio di leggere.

Ma l’ottimizzazione dello snippet di Google è solo uno dei tanti aspetti di cui si occupa la SEO nel processo di Inbound. Per conquistare nuovi lead e trasformarli in clienti soddisfatti o, meglio, in ambasciatori del tuo brand, occorre ben altro. Iscriviti al Master Online in Digital Marketing dove ti parlerò della parte più succosa dell’argomento. Ti aspetto! ?

Igersitalia rilascia il Codice Etico per i Digital Content Creator

Un insieme di norme generali di comportamento ma anche di rapporti con la committenza, al fine di riconoscere il giusto valore alla propria professionalità e tutelare chi richiede e paga una consulenza di qualità in ambito digitale. Questo il “cuore” del Codice Etico per i Digital Content Creator redatto dall’Associazione Igersitalia e pubblicato in questi giorni sul sito.

>>> Consulta il Codice

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Il documento, voluto fortemente dal Comitato Scientifico costituitosi appena due mesi fa, nasce dalla volontà di fare chiarezza in un settore come quello della Comunicazione Digitale, caratterizzato da una parte da una crescita esponenziale registrata negli ultimi anni – in termini di mercato, investimenti, player, nuove professioni – e dall’altra da una totale assenza, fino a oggi, di un quadro normativo o di linee di indirizzo generale.

“Il codice trova applicazione pratica nelle Guideline, il documento allegato che ne costituisce parte integrante – ha commentato Ilaria Barbotti, presidente di Igersitalia – Ma stiamo lavorando alla realizzazione anche di altri strumenti che consentano di rendere operativo quanto condiviso, come ad esempio la costituzione, entro l’anno, di un elenco nazionale al quale i Content Creator, professionisti o aspiranti tali, potranno iscriversi dopo aver aderito a Igersitalia e completato un percorso formativo abilitante. E poi la redazione di un disegno di legge da presentare in Parlamento con l’obiettivo di dare al settore un sistema di regole condivise e universalmente riconosciute”.

L’iscrizione all’elenco nazionale costituirà per gli iscritti una forma di “certificazione di professionalità” nei confronti di agenzie e brand che ricercano sul mercato un certo tipo di competenze ed esperienze. “Ma nel frattempo invitiamo tutti i Content Creator a operare secondo le semplici regole condivise nel Codice per evitare di incorrere in problemi con l’antitrust o di restare esclusi dalle selezioni di brand e agenzie, sempre più sensibili al tema della trasparenza nella comunicazione” – ha aggiunto Francesco Montefusco, tra i primi promotori del Codice Etico all’interno dell’Associazione.

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Codice e Guideline

Secondo i primi punti del codice, infatti, nell’espletamento di incarichi professionali il Digital Content Creator (DCC) rende esplicita e chiara la natura promozionale dei contenuti pubblicati attraverso i propri canali utilizzando diciture condivise, eventualmente rielaborandole e contestualizzandole a seconda dell’iniziativa a cui prende parte – “contenuto realizzato in collaborazione con”, “sponsored by” – oppure tramite l’inserimento di hashtag quali #ad e #sponsored. Una indicazione improntata alla trasparenza e che rende chiara fin da subito la natura “consulenziale” del DCC, figura che “assume carattere professionale nel momento in cui è regolamentata da un contratto/accordo e ha come contropartita un compenso economico” (cfr. punto primo del Codice).

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Serietà, riservatezza, coerenza, rispetto della privacy, dell’immagine della committenza e della professionalità dei colleghi; contratti/accordi di collaborazione, realizzazione di mediakit professionale; copertura assicurativa e certificazioni; divieto di compravendita follower, gestione dei contenuti pubblicati in adempimento agli impegni contrattuali, compensi; questi solo alcuni dei temi trattati che vanno a completare il quadro di riferimento espresso nel Codice e che trovano applicazione pratica nelle Guideline.

Un percorso lungo ma necessario, quello intrapreso dal Comitato Scientifico, che intende fornire principi generali e modelli di riferimento a tutti coloro – fotografi, instagramer, videomaker, blogger – che con i propri contenuti e attraverso i propri canali web e social promuovono prodotti, servizi, destinazioni turistiche.

Il Comitato Scientifico

Il nuovo organo consultivo, voluto da Igersitalia e insediato il 5 aprile scorso, è composto da personalità di spicco provenienti dal mondo scientifico (avvocati e accademici) e dal settore della Comunicazione Digitale (influencer e agenzie) oltre che dal Consiglio Direttivo dell’Associazione. Tra i membri figurano Mirko Pallera, Luca Della Dora, Giovanni Boccia Artieri, Vatenee Suvimol, Marco Massarotto, Giulia Mentore, Francesca Marchelli, Giuliano Ambrosio, Marianna Lovagnini, Claudio Rascio, Alessandro Ghioni, Nicola Carmignani, Nicola Pasianot, Gianpiero Riva, Ilaria Barbotti, Antonio Ficai, Orazio Spoto, Francesco Montefusco, Raffaele Monaco, Alessandra Polo.

Il Comitato Scientifico nasce con l’obiettivo di riconoscere le nuove professionalità emergenti e contribuire alla crescita del livello qualitativo del settore digitale, attraverso il monitoraggio delle evoluzioni del mercato, la codifica degli standard del settore condivisi da tutte le parti interessate alla sua evoluzione, l’individuazione degli strumenti tecnico-giuridici idonei a garantire il più alto livello qualitativo per gli operatori del mercato.

Per maggiori info QUI.

Educazione Cinica: dai libero sfogo a creatività e cinismo

“Viviamo in un tempo in cui se hai dei valori morali non sei nessuno!!! Benvenuto nell’era in cui il vero reato è trattenersi!”

Ecco cosa recita la descrizione introduttiva della pagina Facebook di Educazione Cinica e, se la si legge bene, anticipa un po’ anche l’approccio di ComboCut all’argomento.

Come nasce l’idea di Educazione Cinica?

Partiamo dall’inizio. ComboCut è una Video Agency che lavora a Milano nel XXI secolo e questo significa tre cose: tantissimi stimoli, tantissimo lavoro (fortunatamente) e pochissimo tempo libero.

A un certo punto abbiamo deciso, un po’ per gioco, di creare uno spazio per dare libero sfogo alle menti mai sazie dei creativi, uno spazio in cui possano davvero “darci dentro”, liberi da brief, scadenze e linguaggi mediatici da rispettare.

Ecco come nasce Educazione Cinica. L’idea è quella di prendere situazioni in cui a tutti capita di trovarsi e durante le quali a volte si vorrebbe reagire in un determinato modo, ma per diversi motivi si finisce col censurarsi (regole sociali, timidezza, ecc.). Su questa pagina i filtri sono eliminati e si dà il via libera al cinico che c’è dentro ognuno di noi.

Le “lezioni” pubblicate finora trattano vari argomenti, da “come affrontare i vecchi in coda” a “come reagire ai disegni orribili dei bambini” a “come uscire con classe da un pranzo con i suoceri”. Insomma, la prossima volta che la signora davanti a te impiegherà mezz’ora a contare i centesimi, grazie a Educazione Cinica saprai come comportarti. Ovviamente tutto è trattato con un tocco surreale.

Lo scopo di questa operazione? Permettere agli utenti di farsi due risate e staccare dalle fatiche quotidiane.

Ma anche la speranza che il linguaggio un po’ cinico, un po’ irriverente di Educazione Cinica trovi uno spiraglio per spingere a qualche riflessione il pubblico target (che di certo sotto una risata sa cogliere anche un messaggio più profondo).

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Quali risultati ha raggiunto ad oggi il progetto?

La pagina conta quasi 100mila Like e più di 4 milioni di views in sei mesi. Anche se su questo progetto abbiamo deciso di non dare troppo retta ai numeri e di far guidare la pancia, ne abbiamo comunque ricavato diversi dati interessanti.

Il primo di tutti riguarda la durata delle views.

Chi fa marketing sa infatti che ogni video all’inizio crolla. Le visualizzazioni “generali” di Facebook si riferiscono ai primi 3 secondi, poi una porzione più o meno ampia stacca.

Analizzando uno dei primi video di Educazione Cinica, per esempio, ci siamo accorti che nonostante i risultati ottimi (tra il 50% e il 35% delle persone è rimasto attaccato al video guardandolo fino alla fine), c’era un crollo sul cartello finale. Questo ci ha dato un’indicazione importante, se volevamo che il cartello finale fosse rilevante, dovevamo cambiarlo in ogni puntata.

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Quindi guardare la quantità delle visualizzazioni non basta, bisogna analizzarle nel dettaglio?

Esattamente. Approfondendo questi aspetti si possono apportare modifiche e lavorare per migliorare le performance.

Un altro dato rilevante per esempio riguarda l’utilizzo di sottotitoliCirca un terzo degli utenti ha guardato il video da smartphone, senza attivare l’audio. Forse erano in situazioni in cui non avevano la possibilità di ascoltare (in metro, al lavoro…).
Alcune di queste persone probabilmente avrebbero comunque attivato l’audio in seguito, ma senza sottotitoli sicuramente ne avremmo perso una bella fetta.

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Quanto conta l’adv, specie in una fase di lancio di un video su Facebook?

Per quanto riguarda Educazione Cinica, il 95% delle visualizzazioni del canale sono organiche! Ma sicuramente anche se il contenuto è valido un minimo di “carburante” può servire ad accelerare i tempi e raggiungere pubblico più in fretta (i tempi dell’organico sono chiaramente più lenti).

In questo caso, per esempio, abbiamo attivato delle campagne di marketing per aumentare il Like sulla pagina. Abbiamo lavorato principalmente su target che avevano già mostrato interesse (chi ha visualizzato più del 75% dell’ultimo video, per esempio) e che quindi è più probabile che mettano Like.

In questo modo si allarga automaticamente la base di organico per i video successivi.

Ora che conosci Educazione Cinica, cosa aspetti? Non ti resta che mettere un like “CON ARROGANZA!”.

Crazyrun 5: è tornata la corsa più pazza del mondo

di Maichol Pallera

Avventura e Adrenalina: questi i caratteri di Crazyrun, l’evento automobilistico di genere adventure della durata di 2 giorni che si è tenuto lo scorso 13 e 14 maggio. Una gara “imprevedibile attraverso un percorso a tappe su strade aperte al pubblico e nel rispetto del Codice della Strada per un totale di circa 500 chilometri (250 al giorno) con 10 checkpoint per 10 tappe selettive. 

L’intero evento è caratterizzato dalla passione per i motori e da un lifestyle che consente ai team di visitare mete uniche e ricercate, tra monumenti storici, paesaggi collinari e città d’arte. Una gara che raccoglie fan da tutta Europa e coinvolge sempre un pubblico più vasto, che ogni anno si incontra per le strade più belle d’Italia per seguire i fantasiosi team che sfrecciano davanti a loro.

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80 team, per un totale di circa 200 partecipanti, si sono cimentati in prove d’ingegno e d’abilità, indizi da decifrare e risoluzione di enigmi di ogni genere. 500 km vissuti a bordo di supercar, vetture speciali, auto d’epoca, auto non convenzionali e, per sottolineare la straordinaria “originalità” dell’evento, abbigliamenti goliardici e bizzarri. L’Associazione ASD, organizzatrice dell’evento – guidata da David Mazza, Giulio e Lorenzo Barnini – ha ottenuto un successo favoloso per il quinto anno consecutivo, vedendo schierati alla partenza alcuni team delle passate edizioni, molti nuovi equipaggi provenienti da tutta Italia e team anche da Francia e Svizzera.

Anche in questa edizione Crazyrun è stata una car race coinvolgente in un itinerario, che tra Tavarnelle Val di Pesa e Pietrasanta, ha visto sfrecciare oltre 80 auto tra  Lamborghini, Ferrari, Maserati, auto d’epoca, hypercar, supercar e auto stravaganti in una caccia al tesoro di 48 ore. Per citarne alcune: La Fortezza di Radicofani, dalla quale si ha una vista mozzafiato su tutta la Val d’Orcia; Scansano, famoso per l’ottimo Morellino; il mare di Punta Ala; il meraviglioso Golfo di Baratti; Bolgheri con il viale alberato più famoso d’Italia; il vecchio anfiteatro di San Giuliano Terme; le mura di Lucca.

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Ad ogni tappa i team dovevano dimostrare di aver superato la prova per poter registrare il personal badge ed ottenere la busta contenente l’indizio successivo.  Indizi e prove rompicapo scanditi dal tempo messo a disposizione per superarle.

Alcuni esempi? “Avocado. Aculeo. ISO 216. Contrade. Ghino di Tacco. Polini 102. Filo di rame. San Guido. Atalanta-Milan. Vite di rame. Istrice. Macadamia. Autografo. Porchetta. Porcini sull’asfalto. Giosuè Carducci. 500 gr. Moby & Toremar. Chiocciole. Sito a siluro. A3. Puzzle. Sisal. Selfie. Vite di zinco. A0. Limoni. LED. Etruschi. Francigena. Le Difese. Carburatore 19′. Esilio.”

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Parole che sembrano scritte a caso, ma che per i partecipanti significano molto di più.  Divertimento, velocità,  astuzia, abilità, comicità, energia, saper fare squadra, ovvero Crazyrun!

chi dovrebbe ottimizzare i contenuti SEO

Chi dovrebbe ottimizzare i contenuti in ottica SEO?

Search Engine Optimization e Content Marketing sono spesso chiamati in causa insieme, al punto che in molte agenzie Web il SEO Specialist e il Content Writer sono la stessa persona.

I due ruoli sono compatibili? È preferibile puntare sull’uno piuttosto che sull’altro? Si tratta di un’evoluzione della stessa figura professionale?

Partiamo dall’inizio.

SEO: come si ottimizza un contenuto per Google?

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Ottimizzare un contenuto significa posizionarlo in cima ai risultati presentati dai motori di ricerca, per le parole chiave selezionate. Queste ultime emergono da un’accurata analisi.

Questo è un lavoro per cui servono conoscenze e risposte precise: file robot, sitemap, page speed, responsive design, metadata, keyword e backlink sono tra i principali elementi da controllare.

Il SEO si occupa di questi fattori tecnici implementandoli o rinnovandoli, perché rispondano alle specifiche fornite da Google e dagli altri motori di ricerca. Molto si basa sull’esperienza e sulla sperimentazione, poiché se alcuni fattori di ranking sono conclamati, molti altri sono tutti da verificare e adattare ai singoli casi.

LEGGI ANCHE: I fattori di ranking di Google nel 2017

Content Marketing: come si crea un contenuto per gli utenti?

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Tra gli elementi sopra indicati spiccano le keyword, cioè il punto di contatto tra motori di ricerca e utenti. Si tratta dell’astrazioni delle query degli utenti, ossia dell’intento alla base delle ricerche digitate sulla barra di Google e dei suoi colleghi. Esse vengono isolate dalle analisi SEO per gettare le basi dello sviluppo dei contenuti.

Una pagina web o un articolo nascono per rispondere ad una domanda. Questa domanda deve essere inerente al motivo per cui si desidera realizzare l’intero sito web. Non sono asserzioni banali: da questa linea di condotta dovrebbero dipendere tanto l’alberatura di un portale quanto i temi da trattare in un blog.

Scrivere un contenuto implica un passaggio ulteriore: non solo dare risposte corrette alle giuste domande, ma altresì formularle correttamente.

Le conoscenze chiamate in causa sono forse meno specialistiche, ma più ampie: spaziano da grammatica e sintassi a comunicazione e psicologia, ferma restando una forte consapevolezza del mezzo digitale e del canale. Una webpage non è un volantino, e nemmeno un post su Facebook.

Tutto questo è Content Marketing, che per la sua natura trasversale lascia spazio allo stile artistico del Content Writer.

Ottimizzazione per Google o per gli utenti?

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SEO Specialist e Content Writer sono dunque due ruoli diversi, che possono convivere nella stessa persona, e forniscono contenuti complementari all’ottimizzazione dei contenuti.
Si tratta di due ambiti che presentano numerose sovrapposizioni ma non per questo sono sostitutivi. È un fraintendimento comune, alimentato dal sensazionalismo di molti articoli scritti sull’argomento.

Luca De Berardinis, noto SEO Specialist italiano, definisce i due concetti di SEO e Content Marketing come due facce della stessa medaglia. Ecco cosa pensa il consulente SEO di Argoserv:

La SEO senza contenuti è vuota, mentre il contenuto senza SEO è cieco. Quindi è chiaro che una strategia SEO è tanto più efficace quanto maggiore è la quantità e la rilevanza dei contenuti da ottimizzare. Viceversa, un piano di content marketing trova la sua ragion d’essere solo quando viene supportato da un lavoro certosino di ottimizzazione SEO.

Questa prospettiva risolve anche la magna quaestio inerente l’ottimizzazione dei contenuti: è rivolta a Google o agli utenti? La risposta è creare per le persone, ottimizzando per i motori di ricerca che cercano di mimarne i comportamenti.

Anche per questo il Content Marketing ha guadagnato popolarità nel tempo, ma il suo ruolo non può prescindere da una corretta Search Engine Optimization.

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Ken cambia look: ecco il restyling del fidanzato di Barbie

Siate sinceri: quanti di voi non hanno subito il fascino di un’icona senza tempo come Barbie?

Bionda, bellissima e sempre alla moda, Barbie è stata (e lo è tuttora) un must per diverse generazioni. A contraddistinguerla, il suo stile all’ultimo grido, il suo fisico statuario e il suo eterno fidanzato, Ken.

A proposito di Ken, la Mattel ha annunciato una vera e propria rivoluzione estetica del personaggio, lanciando una nuova flotta composta da 15 Ken nuovi di zecca.

Dimenticatevi il ragazzo California style con addome scolpito e sorriso plastico: il nuovo Ken somiglierà sempre più al ragazzo della porta accanto, sarà molto meno etereo e più “imperfetto”.

I nuovi Ken avranno un fisico più realistico e saranno realizzati in due corporature (snello e robusto), che affiancheranno quella tradizionale. L’intento è quello di dare un’immagine meno plastificata e più realistica, arricchendo il personaggio di tratti e caratteristiche tipiche del ragazzo moderno.

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Credits: @DesignBoom

Oltre ai cambiamenti fisici, c’è stato da parte della Mattel uno sforzo non indifferente in termini di (re)styling di Ken: ci saranno 7 tonalità di pelle differenti, 8 tinte di capelli, 9 acconciature e look all’avanguardia che ben si sposano con i gusti e le tendenze amate dalle nuove generazioni.

D’altro canto, la Mattel non è nuova a questo tipo di cambiamenti. Da qualche tempo, infatti, l’Azienda ha lanciato sul mercato diverse versioni di Barbie, sempre più lontane dallo stereotipo di donna perfetta.

Dalla Barbie curvy a quella petite, la bambola più famosa del mondo è stata rivoluzionata a più riprese nella forma, pur rimanendo (quasi) costante nel suo amore per Ken.

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Anche lo stesso Ken, pur non avendo mai subito un cambiamento così radicale, ha subito delle evoluzioni nel corso degli anni. Dal Ken Mod Hair degli anni Settanta, con le basettone e la giacca a quadri al Ken Totally Hair degli anni ’90, super capellone e con indosso colori sgargianti, siamo giunti ad un Ken sempre più somigliante ai Millennial di oggi.

nuovo Ken

Credits: @DesignBoom

Come vedete, i tempi cambiano e cambiano anche i costumi. Come sarà il Ken del futuro?