La business etiquette per i tuoi prossimi meeting internazionali

In una società sempre più “global” è molto importante saper affrontare efficacemente un meeting internazionale, anche rispettando le culture dei nostri interlocutori. Per questo FXTM, società di broker forex, ha creato una semplice infografica che, tra luoghi comuni e curiosità, ci mostra qual è la International Business Etiquette da rispettare in ogni Paese.

Credits: Adobe Stock #81808080

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Come salutarsi e presentarsi

La stretta di mano è il saluto più diffuso, ma ci sono delle piccole differenze in ogni nazione:

  • In Germania, Australia, USA e Canada, dev’essere ferma e decisa, come anche in Russia, dove però ci si deve guardare negli occhi;
  • In India, al contrario, dev’essere gentile, ma le donne non possono stringerla ad un uomo;
  • Negli Emirati Arabi si può utilizzare soltanto la mano destra, in quanto la sinistra è utilizzata per l’igiene del corpo;
  • In Giappone è ancora in uso l’inchino, ma viene accettata anche la stretta di mano;
  • In Italia, come ben sappiamo, il bacio sulla guancia è ammesso come forma di saluto informale, ma solo toccando la guancia dell’interlocutore con la propria;
  • Mentre in Brasile, solo le donne baciano le guance.

Quando ci si rivolge ad un interlocutore è ovunque diffuso, e senza molte differenze, utilizzare inizialmente il titolo seguito dal cognome, finchè non si viene autorizzati a chiamarlo con il nome di battesimo.

credits: Adobe Stock #99118603

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I biglietti da visita vengono utilizzati in tutto il mondo, ma credete sia così semplice crearne uno e consegnarlo in maniera professionale? Beh, vi sbagliate:

  • Se siete in Francia, ricordate di consegnarlo alla reception appena arrivate al vostro appuntamento;
  • In Russia o in Brasile è buon usanza tradurlo in lingua, per dimostrare la vostra voglia di collaborare, come anche in Canada, ma non dimenticate la doppia traduzione in inglese e francese;
  • In India ed Emirati Arabi, dovete consegnarlo con la mano destra, per il motivo indicato sopra;
  • Ricordate di tenere ben in ordine la vostra business card e di consegnarla con due mani se state andando in Cina o in Giappone.

Come approcciarsi agli usi e costumi locali

Anche durante il meeting bisogna rispettare determinati costumi locali. Per Questo è importante sapere che:

  • Gli indiani, i russi e i sudamericani sono ritardatari, ma ti considererebbero maleducato se tu non fossi puntuale;
  • I tedeschi e i giapponesi vanno dritto e al punto e non perdono tempo in chiacchiere futili;
  • Totalmente all’opposto gli italiani, le cui riunioni non devono per forza concludersi con dei risultati concreti (dite che è solo un luogo comune?). Così anche gli spagnoli e gli arabi, che non tendono a seguire i punti prestabiliti.
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Qualche dettaglio culturale da osservare

La sezione più interessante dello schema riguarda come comunicare in maniera professionale, rispettando le altre culture. In ogni Paese è una buona forma di rispetto parlare nella lingua dell’interlocutore, anche utilizzando solo saluti o poche frasi di cortesia, per dimostrare l’interesse che si ha nell’intrecciare rapporti con lui e la sua azienda.

Durante la fase di mediazione di un rapporto lavorativo, bisogna tener presente alcuni dettagli culturali:

  • Francesi e tedeschi apprezzano molto quando si va diretti al punto e non si divaga in dettagli non inerenti alla telefonata o all’incontro, ma tenete presente che questi ultimi sono molto diretti e franchi quasi al punto da sembrare scortesi;
  • Al contrario, per noi italiani e per gli spagnoli il business è una vera e propria relazione basata sulla fiducia: prima si deve stabilire un rapporto (anche  parlando della propria vita personale), poi si può discutere di affari e, nel frattempo, si rimandano le decisioni;
  • Gli inglesi preferiscono la comunicazione tramite email e telefono, mentre i meeting, come per gli australiani e gli statunitensi sono molto rilassati: si comincia parlando del clima e poi si va diretti al punto (mica come gli italiani che perdono tempo?);
  • I brasiliani sono l’opposto: preferiscono incontri di persona con contatto fisico per creare da subito una relazione basata sulla fiducia;
  • Prima dell’incontro con dei russi, porta dei regali ed insisti affinché lo accettino, poi non perdere tempo ed inizia a parlare subito di lavoro;
  • Una volta consegnato il tuo biglietto da visita, studia quello del tuo interlocutore cinese, mostrando interesse a riguardo e tentando di pronunciare correttamente il suo nome; anche lui apprezzerà un regalo;
  • In Giappone la conversazione viene solitamente gestita dai membri senior dell’azienda, per questo ricorda di sederti di fronte ad una persona del tuo stesso livello professionale;
  • In India e negli Emirati Arabi, ormai avrai capito che devi dimenticare di usare la mano sinistra anche per prendere o passare documenti. Dimentica anche di usare la parola “no”; “forse” risulta meno scortese. Preparati a risponde ad un interrogatorio sulla tua vita e anche sul tuo stipendio (per la motivazione precedente, non potrai rifiutarti di rispondere);
  • Arriva puntuale (anche in anticipo) all’incontro con un canadese e guardalo negli occhi durante tutto il tempo, così eviterai di sembrare insicuro e non sincero.

Ora vi sentite pronti per affrontare un meeting internazionale? Di seguito trovate l’infografica originale di FXTM:

Business-Etiquette

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Game on: su Facebook Messenger arrivano gli Instant Games

Qualcuno avrà già speso molto del suo tempo negli ultimi mesi a sfidare gli amici su Messenger a basket e calcio: Facebook ora ha deciso di ampliare la scelta e ha ufficialmente introdotto gli Instant Games sulla sua app di messaggistica.

Così ora potete scegliere di contattare i vostri amici su Messenger non solo per parlare, conversare o condividere, ma anche per sfidarli a Frenzy, a PAC-MAN, a EverWing, Space Invaders, Track & Field 100M, Galaga, e molti altri giochi istantanei.

Questa esperienza di gioco sarà disponibile per  30 paesi e per i sistemi operativi iOS e Android più recenti.

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Il funzionamento, come per i due giochi precedenti, è molto semplice: dopo aver aggiornato l’app Messenger, aprite una conversazione con un amico, toccate l’icona del controller di gioco appena al di sotto dove si digita il messaggio e scegliete un gioco. Dopo aver completato la partita, gli utenti che si sono sfidati vedranno il punteggio dell’avversario e avranno l’opportunità di sfidarlo per superarlo.

Potete anche trovare i giochi cercandoli sul campo di ricerca o  su Facebook News Feed e potrete giocare da soli o sfidare gli amici.

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Al momento Instant Games include 17 giochi disponibili sviluppati da grandi studi come Bandai Namco, Konami e Taito, Zynga, MAG Interactive e King.

Se cercavate una scusa (un’altra?) per contattare i vostri amici su Messenger, Instant Games vi farà sicuramente felici, almeno per un po’!

Corso in Digital PR & Influencer Marketing: Buzz, Engagement e Reputation

Su Internet consumatori, stakeholder ed audience creano un’enorme quantità di conversazioni accessibili a chi lavora nel marketing, nel management d’impresa e nella comunicazione istituzionale. Eppure, in pochi hanno imparato a interpretare questi dati cogliendone le opportunità competitive.

Scopri il Corso

Corso Online in Digital PR & Influencer Marketing [12 ORE On Demand]

Il Corso Online in Digital PR & Influencer Marketing di Ninja Academy con Giovanna Montera [Chief Marketing Officer], Viola Guastafierro [Chief Operating Officer] e David Consolazio [Netnographic Researcher] di Viralbeat presenta strategie, metodi e strumenti per scoprire come si attiva, si gestisce e si monitora una conversazione nel tempo con gli utenti, allo scopo di arricchire la forza, l’autorevolezza e le opportunità di business del proprio brand sia online che offline.

Seguendo questo Corso On Demand, riuscirai a:

  1. Attivare una campagna di Digital PR
  2. Proteggere la brand reputation sul web
  3. Identificare e coinvolgere gli influencer del tuo mercato
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Come funziona il Corso Online in Digital PR & Influencer Marketing?

Il Corso Online in Digital PR & Influencer Marketing consta di 12 ore di didattica: le lezioni sono fruibili On Demand in qualsiasi momento ed ovunque ci si trovi.

  • I moduli didattici – rappresentati da videolezioni e slide didattiche – saranno sempre disponibili e consultabili, senza limiti di tempo, nella propria area utente.
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Facebook fake

Come sopravvivere alle notizie fake sui social

Sarà capitato anche voi, mentre scorrete il feed di Facebook e in preda ad un attacco di share compulsivo, di cadere vittima di una notizia falsa, falsissima, fake epocale ma confezionata talmente bene da sembrare più vera di qualsiasi cosa voi abbiate letto fino ad oggi. Rasserenatevi perché anche i migliori sbagliano e tra i centinaia di contenuti che quotidianamente vengono condivisi sui social network i fake sono dietro l’angolo.

Facebook Fake

Il dato ancora più preoccupante è che a cadere nella trappola della notizia falsa sono veramente in molti. Secondo un Rapporto pubblicato dall’università di Stanford, basato su quasi 8.000 studenti delle scuole superiori e dei primi anni di università, la maggior parte degli adolescenti non è in grado di distinguere una notizia vera da una falsa sui social.

Lo studio era focalizzato sulla capacità di analizzare le news lette sui siti, sui feed di Twitter e Facebook, sui commenti dei lettori di forum ma anche su post e foto di blog privati.

Ma non è tutto, a quanto pare solo un quarto del campione è stato in grado di distinguere il vero profilo Facebook di Fox News da quello fittizio. Non è difficile intuire quanto replicabile e diffusa sia questa tendenza. Il danno principale? La diffusione esponenziale della disinformazione globale.

Facebook fake
La spinosa questione non ha lasciato di certo indifferenti i grandi pilastri del web. Sia Google che Facebook hanno infatti dichiarato guerra virtuale e non solo ai siti web che diffondono, grazie alle loro piattaforme, notizie false e palesemente ingannevoli.

LEGGI ANCHE: Google e Facebook prendono provvedimenti contro i siti che pubblicano notizie fake

Se per noi comuni mortali poco è possibile fare contro questa pratica sempre più diffusa di camuffare notizie palesemente false su Facebook, evitare di cascarci in pieno è possibile grazie a qualche piccola accortenza. Vediamo insieme cosa fare se si ha il dubbio di trovarsi davanti ad un clamoroso fake ed evitare così di fare la figura del superficiale davanti a tutti i nostri contattati. A tutti i social media manager all’ascolto: si, ci rivolgiamo anche a voi.

Verificate sempre il dominio del sito web che ha pubblicato la notizia

Non importa quanto succosa sia la notizia, non importa quanto familiare sia la grafica o il logo di quel brand, se un dubbio, anche minimo, vi assale la prima cosa da fare è verificare il dominio del sito. Se invece del ben conosciuto .com trovate un’estensione .co diffidate, il dominio proviene dalla Colombia. Solo per fare un esempio.

Non lasciatevi affascinare dai titoli “acchiappa like”

Frasi in sospeso, titoli che promettono di rivelarvi il segreto per diventare milionari, attenzione perché se sembra troppo bello per essere vero, probabilmente non lo è. Prima di cliccare sulla notizia apparentemente più bella del mondo e rimanere impantanati in un advertising selvaggio per poi scoprire che si trattava di un evidente fake, fermatevi e ragionate. Non vi abbiamo convinto? Ok se preferite andare dritti per la vostra strada fermatevi di nuovo e quando vi compare il pulsante per lo sharing, almeno in quel momento, spegnete tutto.

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Utilizzate tool e piattaforme per il fact-checking

Utile e a volte anche divertente, necessario e a volte anche semplicissimo. Controllare la fonte di una notizia, ovvero il fact-checking, molte volte si rivela la scelta più giusta. Questa pratica utilizzata soprattutto dai giornalisti e in generale da chi si occupa di informazione sul web è abbastanza comune, o almeno dovrebbe esserlo.

Se i mezzi classici come incrociare le fonti, fare ricerche su google maps, pescare da siti istituzionali, verificare profili e account vi sembra eccessivamente impegnativo, in aiuto ci sono tool e piattaforme online dove basta inserire il link della notizia incriminata per avere qualche informazione in più. Alcuni tra i più conosciuti siti per smascherare bufale sono Snopes, Politifact, e Factcheck.

Smettete di seguire l’amico amante delle notizie fake

Se il vostro ex compagno di liceo continua a riempirvi il feed di bufale e notizie fake, smettete immediatamente di seguirlo. Troppo radicale? Il lasciarsi coinvolgere distrattamente nella diffusione di notizie false potrebbe innescare meccanismi ben più infelici. Il vostro amico capirà!

Avete qualche altro consiglio o buona pratica per evitare di incappare nelle bufale su Facebook? Scrivetecelo sulla nostra fanpage di Facebook.

Immaginario e mondo narrativo, il panorama su cui si muove il nostro Corporate Storytelling

Immaginario è mettersi negli occhi del lettore che guarda il brand e scrivere per lui un Corporate Storytelling efficace, in grado di muoversi in un mondo narrativo aziendale riconosciuto dall’audience.

Ecco di cosa ci parla Daniele Orzati, esperto di modelli narrativi per le aziende, nella sua intervista a margine del corso in Corporate Storytelling organizzato da Ninja Academy.

Come si scelgono le immagini giuste per ottenere un racconto visivo efficace? Racconto visivo è sempre la parola d’ordine?

Inizio dalla seconda parte della tua domanda. Racconto visivo non è sempre la parola d’ordine. È una modalità tra le diverse, anche se quasi imprescindibile. Ma sia che il racconto visivo predomini nella campagna sia che ne rappresenti una declinazione, il bravo Storytelling Designer si pone fin da subito il problema dell’immaginario. Gli elementi narrativi definiti per concettualizzare e posizionare un brand portano con sé un immaginario, e viceversa.

Per scegliere le immagini giuste, invece, serve un bravo creativo. E al bravo creativo serve un buon briefing con gli elementi di grammatica del racconto da rappresentare perché strategicamente rilevanti.

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Cosa non deve mancare in un brief funzionale e a chi si rivolge?

Sempre più mi rendo conto che un briefing scritto, per quanto dettagliato, non sia sufficiente. Quando si parla di mondi narrativi di brand si ha a che fare con una complessità nuova. Tra gli storyteller anglosassoni c’è chi redige dei canvas con tutto l’emerso sia dalla fase di ricerca-analisi che da quella di progettazione ingegneristico-narrativa. In effetti può essere un buon modo per avere tutto in un’unica “tavolozza“. Con l’andare del tempo sono sempre più convinto che oltre al briefing scritto sia necessario un laboratorio di briefing con chi farà creatività, produzione, execution.

Quindi, un briefing è funzionale quando indica una direzione precisa. ma al contempo stimola la creatività. Deve essere strategicamente chiuso e creativamente aperto.

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Per rispondere alla seconda parte della tua domanda: ci sono volte in cui ci si rivolge ad un fornitore prestabilito, ad esempio ad una agenzia con la quale il brand già lavora. In questi casi ci si accorda per fare in modo che il passaggio di testimone tra chi progetta la narrazione e chi la riveste creativamente sia il più naturale possibile. Se invece abbiamo piena libertà sulla scelta del creativo e del maker il gioco si semplifica, perché la scelta ricadrà su un professionista già stilisticamente portato verso la rappresentazione prestabilita.

Mondo narrativo aziendale, in cosa assomiglia e in cosa si differenzia dal mondo narrativo tradizionale?

In potenza non ci sono differenze tra mondo narrativo di brand, mondo narrativo tradizionale (artistico-letterario) e mondo “reale”. I mondi narrativi di brand sono porzioni molto precise del mondo vissuto, percepito e immaginato dalle audience. Se vogliamo che le audience entrino, vivano, si riconoscano nel nostro mondo di brand, dobbiamo dotare questo mondo di elementi presi dal copione di vita dalle audience stesse.

Quanto il mondo narrativo e il mondo reale devono coincidere?

Sembrerà una risposta un po’ forte, ma i due mondi coincidono nell’atto del consumo. A quel punto realizzo nel mio mondo ciò che nel mondo di brand mi è stato promesso.

Quali sono i canali più adatti per presentare un corporate storytelling aziendale e in che modo adattarlo ai diversi owned media?

Non c’è una ricetta mediale prestabilita. Ora sono tornati di moda gli short-film, e da questi vengono tratti video e video pillole per i diversi canali. Mi riferisco, ad esempio, alla campagna Nike Unlimited You. È una modalità semplice ma efficace, gioca sui formati più che sulla transmedialità. Ma il transmedia come superamento del crossmedia rimane una direzione affascinante.

https://www.youtube.com/watch?v=VEX7KhIA3bU

Quindi: non declinare la narrazione ma svilupparla nei rivoli più adatti a sezioni di target. Modalità che richiede grande consapevolezza sia da parte di chi progetta che da parte di chi fa la delivery. Ma forse, ed è la cosa più rara, consapevolezza da parte di chi all’interno dell’organizzazione decide di investire su essa.

Content strategy: come centrare l'obiettivo con il contenuto

Content strategy: il tuo contenuto centra l’obiettivo?

Per costruire la tua content strategy avrai certamente iniziato da qui: “Content is the king”. La frase è diventata una sorta di mantra ripetuto da SEO e digital marketer di tutto il mondo, fino al punto di perdere il suo originario significato.

Il punto di partenza della tua content strategy

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Nel gennaio del 1996, con un articolo sul sito web di Microsoft, cosa intendeva dire Bill Gates con il titolo Content is king? Il CEO aveva semplicemente previsto che i contenuti avrebbero generato Internet esattamente così come lo conosciamo: social network, blog, siti di video sharing, non sono altro che luoghi in cui ogni giorno migliaia di contenuti prodotti dagli stessi utenti vengono messi a disposizione del web.

E Google ci incoraggia ad alimentare questa produzione di contenuti, permettendo di classificarli e renderli disponibili per altri utenti. Secondo Bill Gates, una delle cose più interessanti di Internet era legata al fatto che chiunque avesse un PC e un modem avrebbe potuto pubblicare qualsiasi contenuto da lui creato.

Ed è quello che sta accadendo, specie da quando il Content Marketing è diventata una attività più consapevole per i brand.

Presente in ogni statistica legata al marketing digitale, è diventato il trend del momento, tanto che è stato calcolato che ogni giorno vengono pubblicati 2,73 milioni di blog post.

Solo il 38% delle aziende, però, dichiara di avere una strategia di content marketing.

Come muoversi allora in questa competizione a colpi di contenuto?

Content Strategy, per ogni obiettivo un contenuto

Come ci spiegano Maria Giulia Ganassini e Francesco De Nobili nell’ultimo white paper di MailUp, per una corretta strategia di Content Marketing ad ogni step del funnel dovrebbe corrispondere un obiettivo e ad ogni obiettivo una tipologia di contenuto.

Per intercettare nuovi visitatori e per far concludere un acquisto non avrai bisogno dello stesso tipo contenuto, perché ad ogni tappa del customer journey corrisponde un content differente.

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Credits: MailUp

1. Discovery: porta visitatori al sito

È la parte più ampia del funnel: la fase di discovery mira a intercettare chi non conosce il brand per stabilire un primo contatto con il sito.

I contenuti più funzionali per la tua content strategy sono approfondimenti e notizie in cui il brand sia integrato nella narrazione. Il segreto in questa fase è sperimentare tutti i canali a disposizione, per capire quali sono più efficaci in relazione al pubblico specifico: dal blog ai social media, dalle infografiche al guest blogging, ricerca le keyword più interessanti e rispondi alle domande e ai dubbi degli utenti.

2. Consideration: raccogli i contatti e favorisci la considerazione all’acquisto

Una volta che l’utente ha scoperto il tuo sito o il tuo blog e ha già apprezzato i primi contenuti, è pronto per il passo successivo. La tua content strategy dovrà prevedere il contatto diretto e la valutazione del prodotto per l’acquisto.

Dovrai conquistare nuovi iscritti alle mailing list e costruire un rapporto con i lettori attraverso un contatto più stretto. Offrire i propri dati sensibili, come nome e indirizzo email, per un utente è un enorme atto di fiducia e come tale va ricompensato con un contenuto di valore, all’altezza delle aspettative.

Ad esempio, attraverso un form di download potresti offrire un white paper, un eBook, l’accesso a un webinar o a una landing page di prodotto.

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Credits: Hubspot

3. Conversion: porta i contatti all’acquisto

Siamo giunti allo step più importante: la conversione.

Quali contenuti prevedere per questa fase così delicata in cui l’utente può scegliere il tuo brand o lasciare la pagina senza acquistare?

Il messaggio da comunicare deve essere semplice, chiaro e rassicurante: il tuo prodotto è esattamente quello che risponde nel modo migliore al suo bisogno.

Fai leva sugli aspetti razionali, ma anche su quelli emotivi: è lì che troverai la chiave della conversione, dato che il 95% delle decisioni di acquisto si basa proprio su meccanismi inconsci ed emozionali.

L’email marketing sarà il canale più diretto e più semplice per coltivare il lead con contenuti targettizzati sulle esigenze dell’utente.

Offri testimonianze e recensioni di clienti veri, in grado di rafforzare la fiducia nel tuo brand; proponi case study e tutorial per sciogliere i dubbi degli indecisi e rassicurarli sulla loro scelta.

4. Retention: trasforma i clienti occasionali in clienti stabili

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Sapevi che il costo di acquisizione di un nuovo cliente è più alto di quello necessario per fidelizzarne uno già acquisito?

Non dimenticare questa considerazione nella pianificazione della tua content strategy, perché il Content Marketing può aiutarti anche in questa fase, aumentando gli acquisti ripetuti e incrementando la fedeltà al brand.

Il follow-up è importante almeno quanto la prima parte del customer journey, per questo sarà utile prevedere una campagna di email marketing targettizata, come una DEM con prodotti correlati all’acquisto o newsletter con post di argomenti affini. Puoi anche pensare a sondaggi e feedback o a programmi loyalty.

Mantieni vivo l’interesse del cliente e ottimizzerai la spesa di lead acquisition iniziale.

>>Vuoi saperne di più? Scarica il white paper di MailUp Strategie di Content Marketing e scopri come incrementare le conversioni, attirando e coinvolgendo nuovi prospect.

Content strategy white paper

“Grazie, 2016. È stato strano”, la nuova eccezionale campagna di Spotify

La campagna pubblicitaria outdoor di fine anno di Spotify celebra le stranezze dei propri utenti: nata proprio dai dati raccolti sull’utilizzo della piattaforma, la creatività recita “Grazie 2016. È stato strano“.

Di seguito i copy più interessanti:

Care 3,749 persone che avete ascoltato “It’s the End of the World as We Know It” il giorno del voto per la Brexit, tenete duro.

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A te che hai ascoltato “Sorry” ben 42 volte il giorno di San Valentino, che cosa hai fatto?

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Ai 1.235 ragazzi che quest’anno hanno amato la playlist “Girls Night”, vi amiamo.

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Alla persona di NoLIta (quartiere nel borough di Manhattan) che ha iniziato ad ascoltare canzoni di Natale a giugno, davvero canticchierai fino alla fine?

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La campagna globale sarà distribuita in 14 diversi mercati e conterrà messaggi personalizzati e localizzati ottenuti da insight interni all’azienda e legati ad argomenti di discussione ed eventi significativi a seconda del paese in cui verrà pianificata.

La campagna è stata sviluppata in house dal team creativo di Spotify a New York con il supporto degli uffici regionali dei diversi paesi coinvolti (U.K., Francia, Danimarca, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Germania, Indonesia, Messico, Nuova Zelanda, Filippine e Svezia). Purtroppo l’Italia non è tra i paesi scelti per questa campagna.

Sarebbe interessante immaginare quali copy sarebbero stati ideati per il nostro paese.

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5 principali trend dei Social Media del 2017

Il 2016 volge al termine, il che vuol dire che è arrivato il momento di fare delle previsioni sull’anno nuovo. Con quali evoluzioni (e rivoluzioni) comunicative e di utilizzo dei social network, dovremo fare i conti nell’anno nuovo?

A nostro avviso, meritano particolare attenzione 5 tendenze che potrebbero influenzare il nostro modo di interagire e comunicare, apprezzare e reagire, fare community o fare business, nell’anno a venire.

LEGGI ANCHE: Social Media Trend 2017: recupera la Free Masterclass On Demand

La predominanza del mobile

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Secondo le statistiche del 2016 gli utenti connessi in rete prettamente da mobile sono più di 2 miliardi, e il numero è in continua crescita. Un dato di fatto di cui dovremo sempre di più tener conto, e che si porta dietro delle evidenze: sviluppare siti web responsive, condividere e generare contenuti ottimizzati per la fruizione da smartphone, barattare la qualità con l’ottimizzazione (sono già tempi duri a tal proposito per gli attualissimi video in 4K, che dovranno necessariamente perder peso e comprimersi in range di byte limitatissimi se vorranno tener il passo dei tempi).

Le aziende dovranno investire sempre di più nelle app mobili, che portano decisamente più conversioni delle classiche piattaforme web, plasmando la propria comunicazione non solo sulla base delle classiche 5 W, ma tenendo in considerazione anche una 6° W – la Wi-Fi: non sempre è presente e funzionante, e bisogna tener conto che la maggior parte degli utenti non è disposta a scaricare quantità di dati eccessive per fruire un contenuto.

Live Video: la rivincita della normalità

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La democratizzazione del mondo della comunicazione, e quindi della pubblicità e del marketing, ha preso sempre più piede e sembra inarrestabile. Nel corso degli anni la comunicazione dei brand è diventata sempre più orizzontale.

Le voci autorevoli hanno lasciato spazio al suggerimento d’acquisto, al consiglio di un’amica, alla strizzata di occhiolino, ai sondaggi e all’analisi degli Insight di Facebook; l’inarrivabile figura della Very Important Person ha passato il testimone al blogger, all’influencer, alla persona normale che parla da pari a pari, da consumer a consumer.

In quest’ottica, si sta diffondendo sempre di più il fascino del Live Video: un contenuto chiaramente amatoriale e per questo percepito come reale, e quindi coinvolgente, accattivante. In un mondo di plastica, dove ogni ruga viene eliminata con un effetto blur e ogni protagonista sorridente dei nostri post non è altro che il risultato di qualche ora di ricerca in una banca immagini, l’idea di assistere alla realtà acquista un fascino impareggiabile.

L’idea di poter vivere un’esperienza da remoto è davvero entusiasmante per la maggior parte delle persone: godere di un panorama oltreoceano, farsi balzare il cuore in gola sulle note di un concerto o mangiare un ottimo piatto… con gli occhi. E non sono semplici fotografie scattate a momento ormai concluso, ma vere e proprie esperienze che vivono nel preciso istante in cui noi, in quanto spettatori, ne stiamo fruendo. Le dirette di Facebook, Periscope, le storie di Instagram e Snapchat vanno tutte in questa direzione.

Contenuti a tempo: sempre freschi di giornata

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Un’altra risposta al bisogno di istantaneità degli utenti dei social network sono i contenuti “a scadenza”. Snapchat, Telegram e Instagram danno la possibilità di raccontarsi in messaggi, video o fotografie che si auto-distruggono dopo 24 h. Ogni azienda può, in questo modo, creare contenuti freschi di giornata.

Inoltre, questa volatilità rende ogni contenuto maggiormente interessante e stuzzicante agli occhi dei vostri follower: è la storia più vecchia del mondo, in amor (e anche in comunicazione, delle volte) vince chi s-fugge. La consapevolezza che domani sarà troppo tardi per fruire delle esperienze /storie /snaps scattati oggi, fa perno sulla curiosità e rende il bisogno di rimanere aggiornati quasi un’urgenza.

La sfida è quella di cogliere ogni messaggio prima che sparisca e si disperda nel cyber-spazio.

Creatività e qualità come benchmark per una comunicazione efficace


Viralità, creatività e coinvolgimento sono le chiavi del successo per una comunicazione di qualità sui social. L’impersonalità asettica della vecchia comunicazione aziendale ha lasciato spazio all’estro creativo di agenzie di nativi digitali che hanno rivoluzionato il mondo della pubblicità, online e offline.

Il segreto sta nella qualità della propria comunicazione e la sfida è quella di essere sempre più empatici, inspirational e portatori di sentimenti positivi. Spesso i social media manager di successo puntano tutto su un’ironia – anche pungente – in grado di smorzare i toni più duri e dare un’inaspettata gaiezza anche a prodotti e servizi che, sulla carta, dovrebbero vivere su ben altro registro. Un degno esempio, rappresentativo di questo approccio alla comunicazione, è quello di Taffo G & C – Onoranze Funebri, la cui pagina Facebook è curata con particolare attenzione e creatività.

Nel 2017 si dovrà fare particolare attenzione anche alla personalizzazione dei contenuti: non basterà più investire soldi in Ads, e non solo perchè lo scenario social è ormai sovrappopolato di aziende con lauti budget a disposizione per la sponsorizzazione dei propri post, ma soprattutto perché una pubblicità più targettizzata e mirata garantisce sì la creazione di un parco di utenti realmente interessati (e quindi già potenziali clienti del nostro business) ma non ne garantisce la risposta alla call to action.

Due consigli per il 2017: farsi notare e farsi ricordare (da chi ha effettivamente voglia di ricordarci).

La rivoluzione dei bot

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Bot, in quanto abbreviazione di robot ed evoluzione del concetto di Customer Caring. Questi programmi hanno il compito di imitare il nostro modo di conversare e rispondere alle esigenze dei clienti, e quindi rendere più immediate azioni come gli acquisti online, la richiesta di maggiori informazioni su un servizio, la prenotazione di un taxi e molto altro.

Non ci saranno più centraliniste annoiate e poco propense a dar risposta ad ogni nostro quesito, ma intelligenze artificiali operative 24 ore su 24, pronte a dare dei feedback immediati e a porsi a garanzia di una relazione con il cliente efficiente e continuativa. Non si tratta certamente di un salto di qualità per quanto concerne la conversazione, ma di dare la possibilità di avere feedback puntuali e precisi: un particolare che il cliente apprezza particolarmente.

L’annuncio di Mark Zuckemberg di qualche mese fa, che ha confermato l’arrivo dei bot su Facebook Messenger, dimostra che la rivoluzione è già in atto. L’incremento di assistenti digitali come Siri, Cortana o Amazon Echo va in questa direzione e, nel prossimo anno, ci aprirà nuovi, interessanti e avveniristici scenari.
Il futuro sta arrivando.

LEGGI ANCHE: Content Marketing: ecco i trend per il 2017

facebook bullismo

Il dolore del lutto ai tempi di Facebook

La perdita di una persona amata, come la morte di un caro, sono eventi funesti che, purtroppo, possono entrare a far parte della vita di ognuno di noi.

Il noto modello delle cinque fasi dell’elaborazione del lutto elaborato nel 1970 da Elisabeth Kubler Ross prevede cinque momenti che possono alternarsi, cambiare di intensità e ritornare nel corso del tempo, magari anche sovrapponendosi: negazione, rabbia, contrattazione, depressione e accettazione si susseguono senza soluzione di continuità, nel lungo e doloroso cammino che permette di superare le perdite.

Quello nel lutto è un viaggio profondamente intimo e personale, che al giorno d’oggi non può che misurarsi con quell’infinito serbatoio di ricordi e momenti di vita che sono i social network. Non solo: luoghi di interazione come Facebook e Twitter diventano anche spazi di “condivisione del dolore”, inteso come ambienti in cui si può vivere il lutto insieme ad altri parenti e amici, o vedere altri provare le proprie stesse emozioni.

Non è un’esagerazione. Secondo alcuni studiosi, Facebook nel 2098 potrebbe diventare il più grande cimitero del mondo, con milioni di utenti oggi presenti passati a miglior vita. Una distesa di account di persone che furono ma oggi non più. Identità digitali che non spariscono facilmente.

Le policy e l’etica di Facebook in caso di morte

Non esiste infatti una maniera univoca con cui Facebook tratta gli account di utenti deceduti. Alcuni di questi possono diventare dei “Memorialized Account”. Sono caratterizzati da un suffisso apposito accanto al nome del defunto e, a seconda della privacy preesistente, è possibile per altri postare o meno contenuti sulla suddetta bacheca.

Non compaiono tra i suggerimenti di amicizie o tra i compleanni dei contatti e non possono subire cambiamenti se non esiste un Legacy Contact predestinato, ma si può chiedere, quando si è ancora in vita, di far cancellare il proprio account in caso di morte per non trasformarlo in un “Memorialized”. Si aprono così due domande. La prima, più semplice, è cosa sia un Legacy Contact. Con questo nome si intende un utente Facebook al quale si intende, in via preventiva, di affidare il proprio account in caso di morte.

L’utente in questione ha la possibilità di inserire un post “pinnato”, una sorta di ultimo saluto, modificare foto profilo e immagine di copertina o gestire le richieste di amicizia sul profilo dell’amico deceduto.  

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L’interrogativo etico che si accompagna a questo particolarissimo lascito testamentario, che dovrebbe indurci a riflettere non solo su quanto le identità digitali siano sempre più importanti ma di come queste rimangono dopo la scomparsa del possessore, si accompagna alla seconda delle due domande di cui sopra.

Come fa Facebook a capire che un suo utente non è più in vita? Esiste un apposito form in cui fare la segnalazione; c’è pure quello per richiedere la cancellazione di un account “Memorialized”, con Facebook che però esige elementi per verificare l’effettiva parentela e prossimità del richiedente. Premure necessarie, che possono apparire fredda burocrazia (come la richiesta di un certificato di morte nel primo caso), ma che appaiono necessarie in un Internet sempre più pieno di potenziali teste bacate che si divertirebbero segnalando finte dipartite. Un processo di verifica che è comunque non breve, che può durare anche sei mesi.

Luoghi virtuali, dolori reali

Mesi, settimane, giorni in cui quella persona può sembrare ancora viva, nonostante non lo sia più. E anche quando l’account è “Memorialized” si finisce, sovente, per dare un’occhiata al profilo del caro deceduto. C’è chi, subito dopo l’evento tragico, trova ad esempio conforto postando sulla bacheca dello scomparso o manda messaggi via Messenger.

Per altri invece la NewsFeed può essere un luogo di dolore, magari portando a conoscenza proprio il nefasto accadimento a chi ne era ignaro. O per rivivere ricordi al tempo stesso dolci e amari, scorrendo tra gli album fotografici dello scomparso. Non mancano poi casi molto tristi, come chi scorre i messagi privati o i post in bacheca di chi non ce l’ha fatta più e si è tolto la vita, cercando qualcosa che poteva essere intuito e forse evitato l’accaduto.

Speranze fondate o vane, poco conta. Quel che fa riflettere è come, ancora una volta, Facebook e i social network sono luoghi dove si vivono e riflettono sensazioni ed esperienze realissime, nonostante qualcuno ancora si ostini a distinguere digitale e “real live” come se fossero compartimenti stagni.

Riprendendo la solita metafora della piazza virtuale, Facebook può essere luogo dove ritrovarsi con amici e ricordare un congiunto comune scomparso o, invece, luogo per distrarsi da una perdita dolorosa. O ancora, è persino possibile evitare l’argomento, nascondendo dalla timeline il profilo del deceduto o, in extremis, sospendendo il proprio account. Ma certamente Facebook è anche un luogo di memorie, dove le nostre azioni, anche le più effimere, possono diventare epitaffio di una lapide virtuale che, però, scatena sensazioni realissime.

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Elaborazione solitaria o partecipata?

Perché, come dice la dottoressa Sheri Jacobson sulle pagine di Mashable, vivere il lutto online può portare a conflitti interiori piuttosto forti che, se non approcciati correttamente, possono potenzialmente rallentare quel processo che conduce al cosiddetto “andare avanti”. Essendo un cammino decisamente personale, infatti, il vedere come gli altri invece vivono la nostra stessa scomparsa può provocare rabbia, frustrazione o una generale irritazione. Perché, come ben sapete anche voi Ninja, Facebook può dare fiato anche a trombe sgradite o sgradevoli, come per esempio persone marginali alla vita del compianto che cercano una buona occasione per mostrarsi con vanesia.

In quei casi, la soluzione migliore potrebbe essere quella di allontanarsi un po’ da Facebook e social network. Quello del lutto, come già ripetuto, è un cammino molto personale e, se incrociare quello altrui provoca ancor più dolore, è meglio ritirarsi per qualche giorno e cucire le proprie ferite in solitudine.

Le tecnologie digitali infatti, riportando un pensiero del sociologo James Baudillard, possono costringerci a ricordarci i morti, anche se non lo vogliamo, al punto di diventare una presenza ossessiva. Non c’è nulla di male nel voler sfogliare l’album dei ricordi di Facebook per rivivere un vecchio avvenimento ma, al solito, la virtù sta sempre nel non diventare schiavi di qualcosa che non riusciamo più a controllare. E non c’è niente di più pericoloso che essere dipendenti dal dolore e dal lutto, magari senza rendersene conto. Non lo vorrebbe nessuno, nemmeno, probabilmente, i nostri cari che non ci sono più.

Social Media Trend 2017: recupera la Free Masterclass On Demand

Mercoledì 23 novembre Filippo Giotto e Luca La Mesa, docenti del Corso Online in Social Media Marketing,  hanno tenuto la Free Masterclass “Social Media Trend 2017 – Piattaforme, strumenti e tendenze da tenere d’occhio per comunicare sui Social ”.

Qui un breve estratto video:

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Vantaggi competitivi da pioniere del Social Media Marketing

La comunicazione digitale è in continua evoluzione. Real Time, Video e Bot sono alcuni tra gli elementi che hanno caratterizzato il 2016 e che hanno contribuito ad introdurre nuove tendenze ed opportunità nel panorama social.

L’anno che sta per concludersi ha visto diffondersi nuove forme di engagement, aggiornamenti Facebook e novità nel mondo dell’instant messaging.

Lo scenario è in costante mutamento ed è quindi fondamentale:

  • conoscere le piattaforme su cui si giocherà il business match del nuovo anno, acquisendo padronanza dei linguaggi e degli strumenti più adatti
  • conoscere le tendenze di mercato prima che lo facciano i propri competitor per cogliere vantaggi competitivi da pioniere.

Nuove funzionalità di Facebook e Instagram, live e contenuti video, ADV e opportunità di marketing. Questo e molto altro nella lezione di Luca La Mesa e Filippo Giotto.

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