Il corso online in Performance Marketing della Ninja Academy: gli strumenti di web marketing e analytics per campagne efficaci

corso online performance marketing

Si è concluso con successo il corso online della Ninja Academy in Performance Marketing. I docenti, Alessio Semoli, Matteo Polli ed Alberto Mengora, hanno fornito le conoscenze e gli strumenti necessari per poter affrontare le sfide del Performance Marketing e fare la differenza nella creazione di campagne efficaci.

I partecipanti al corso hanno imparato a conoscere e ad utilizzare gli strumenti di web analytics e le tecniche utilizzabili nel marketing digitale e focalizzate su una “performance”, ovvero un risultato concreto e misurabile che dia un immediato ROI. Saper utilizzare la leva del Performance Marketing vuol dire, infatti, riuscire ad acquisire l’utenza web specifica che permette di avere il miglior ritorno sull’investimento.

Oltre alla pianificazione di campagne marketing focalizzate su obiettivi misurabili e precisi, i docenti hanno offerto a tutti i partecipanti una panoramica completa del Retargeting, del Real-Time Bidding, del Mobile Advertising ed hanno spiegato quali sono le soluzioni pubblicitarie più adatte ad ogni social media e le competenze e le attitudini utili alla gestione di campagne multicanale e multipiattaforma.

performance marketing

Questo post desidera andare al di là della semplice descrizione del corso e vuole essere, piuttosto, un’occasione per mostrare i risultati raggiunti dai partecipanti e far rivivere i momenti salienti e degni di nota a chi non ha potuto partecipare ed è curioso di sapere qual è stato il vero valore aggiunto e la crescita formativa, relazionale e professionale di chi ha vissuto il corso (più che seguito).

Il percorso formativo, declinato nei mesi di giugno e luglio, è stato scandito da webinar, esercitazioni pratiche e question time, che hanno consentito uno scambio di opinioni tra gli studenti e i docenti. Inoltre, come per ogni corso targato Ninja Academy, anche questa volta è stato creato un gruppo chiuso su fb dove i partecipanti hanno interagito tra di loro e con i docenti ed hanno avuto la possibilità di condividere esperienze, idee, contenuti, informazioni ed opinioni. Il gruppo è stato veramente utile per conoscersi, confrontarsi sulle tematiche affrontate, di volta in volta, nell’ambito delle lezioni e porre quesiti ai docenti, sempre disponibili a rispondere e sciogliere ogni eventuale dubbio.

post facebook elisa marino

Vi posso assicurare che il confronto e la collaborazione tra tutti coloro che hanno partecipato al corso è stata sempre viva e dinamica: in molti hanno presentato casi pratici, esercitazioni ed hanno chiesto consigli su come procedere, ricevendo sempre il riscontro degli esperti.

Performance Marketing
Come produrre risultati di acquisizione e vendita attraverso il digital

Alessio Semoli, Marketing Director di Facile.it Softec SpA ed esperto di Analytics e Performance Marketing, nelle prime due lezioni del corso, ha spiegato, in modo chiaro ed efficace, come il Performance Marketing permetta di acquistare o vendere pubblicità attraverso la definizione di un risultato raggiunto e come tali risultati possano essere tracciati con precisione ed in modo istantaneo.

Il Performance Marketing richiede un’ottima conoscenza della Web Analytics e, cioè, dello studio del comportamento dei visitatori di un sito che avviene attraverso la misurazione, l’analisi e la reportistica dei dati raccolti.

Le lezioni di Alessio Semoli sono state preziose per capire come misurare ed ottimizzare le performance delle campagne promozionali; ottimizzare il processo di vendita; analizzare le performance del proprio sito e porre in evidenza fenomeni legati alla user-experience; fornire dati per lo studio della navigazione sul sito e riuscire a capire come si muove il visitatore sul nostro sito e comprendere il percorso ideale per riuscire ad ottenere un’alta conversion-rate.

Social Network Advertising

Social Network Advertising

Alberto Mengora, Social & Digital PR Manager Softec, ha illustrato agli studenti l’impostazione strategica delle campagne e come bisogna scegliere il giusto social network per l’adv in base a obiettivi, mainstream level, presenza di influencer, messaggi, target e pensiero laterale e creatività.

I Social più importanti per gli advertiser sono Facebook, LinkedIn, You Tube, Google+ e Twitter, che catalizzano quasi il 90% dell’attenzione: è possibile parlare di “Big 5” del Social Adv (Fonte: 2014 Social Media Marketing Industry report, Social Media Examiner).

L’adv sui social network ha registrato nell’ultimo anno una crescita del 75%, sfiorando i 100 milioni di euro (Fonte: Osservatorio New Media & New Internet del Politecnico di Milano 2014) e, dunque, risulta essere sempre più strategica la scelta di investire sui Social, ma per farlo bisogna conoscerli, saper pianificare ed implementare le campagne e verificarne i risultati al fine di ricavarne i vantaggi che il Social Advertising è capace di offrire.

Alberto Mengora ha raggiunto l’obiettivo prefissato ed è riuscito, ampiamente, a trasmettere ai partecipanti come funzionano le campagne per ciascuno dei “Big 5” e, nello specifico, come si organizza e sviluppa una campagna adv sulle diverse piattaforme.

RTB e SEM: due facce del performance marketing

Con le lezioni di Matteo Polli, Sem Strategist Facile.it, il corso si è arricchito di ulteriori tools:

Real Time Bidding (RTB), Advertiser e Publisher Ad Server, Ad Network, Supply/Server Side Platform (SSP), Data Manager Platform (DMP), Ad Exchange, Demand Side Platform (DSP), DSP vs Ad Network.

Community online: condivisione, collaborazione e nuove conoscenze

Formazione professionale, consigli preziosi, spiegazioni chiari ed efficaci, knowledge sharing, relazioni produttive, collaborazione e condivisione proattiva, sono stati solo alcuni degli ingredienti che hanno caratterizzato il corso online di Performance Marketing.

Grazie alla disponibilità del team della Ninja Academy e alla professionalità dei docenti, il corso ha riscontrato degli ottimi risultati (come testimoniato dagli studenti stessi) ed è stato anche un modo per conoscersi, confrontarsi su tematiche di interesse comune e creare relazioni.

Vi consiglio di dare uno sguardo ai prossimi corsi in programma e vivere l’esperienza formativa e professionale che il team Ninja Academy riesce sempre ad offrire a 360°.

Be Ninja & Knowledge for change!

Un barlume di speranza: la serie web dell'antieroe italiano [VIDEO]

Un barlume di speranza: la serie web dell'antieroe italiano [VIDEO]

In una storia il protagonista è solitamente l’eroe, il personaggio che affronta le situazioni per uscirne vittorioso. Libri, film e serie televisive ci insegnano però che talvolta il protagonista non vince, o che può addirittura trasformarsi in un antieroe.

A rendere preziose e interessanti queste storie sono i tentativi fatti dal protagonista per “vincere”: è questo che ritroviamo in “Un barlume di speranza“, web serie italiana di cui vi parliamo oggi assieme al suo creatore Manuel Grieco.

Assieme ad Alessandro Lazzi, Martino Castellani, Luca Migliorucci, Manuel ha dato vita ad un progetto davvero interessante, ritratto della nostra società e di un’Italia che si racconta sorridendo.

UBdS mantiene l’ironia della commedia italiana ma allo stesso tempo strizza l’occhio alla comedy statunitense. Come siete riusciti a unire due stili apparentemente così differenti tra loro?

Hai usato la parola giusta: “apparentemente”. Perché in realtà non sono poi così tanto diversi come stili. O almeno per quanto riguarda il tipo di comedy americana a cui mi sono ispirato. Da una parte c’è la comicità tipica delle sitcom classiche, in cui è solitamente presente la “laugh track” che porta alla risata in modo più diretto ed esplicito.

Poi c’è la comicità politicamente scorretta più implicita e riflessiva e che, al contrario, non è una comicità passiva e tende a far ragionare lo spettatore su quello che sta vedendo. Quindi, con “Un Barlume di Speranza”, io mi ispiro ovviamente alla seconda tipologia, che non è poi così diversa, secondo me, dalla commedia all’italiana di un tempo.

Lo stile americano ha un ritmo leggermente differente, più forte e serrato, e spesso esaspera molto di più determinate situazioni (basti vedere la comicità di Louis C.K.). Non sono ovviamente uguali, insomma, ma hanno molti fattori in comune. Per questo non è stato molto complicato far convivere i due stili. Essendo la mia una serie di stampo americano (anche perché ispirata dichiaratamente a una serie oltreoceano, conosciuta davvero da pochi, che si chiama It’s Always Sunny in Philadelphia) ho cercato di dare alla struttura quel tipo di ritmo.

Ma avendo poi, in fin dei conti, un’identità italiana, ho cercato di identificarla inevitabilmente nella commedia all’italiana, uno stile che, purtroppo, il nostro cinema ha perso da tempo. Una delle opere di questa corrente a cui faccio maggior riferimento probabilmente è “I Soliti Ignoti”. Ho sempre visto i nostri personaggi un po’ come la banda di pseudodelinquenti di Monicelli. Vorrebbero scegliere la via più breve, aggirare il sistema, non hanno all’apparenza problemi ad infrangere la legge. Poi, in fin dei conti, sono troppo tonti e “buoni” per riuscirci.

Un barlume di speranza: la serie web dell'antieroe italiano [VIDEO]

Manuel Grieco, Alessandro Lazzi, Martino Castellani, Luca Migliorucci

La serie ha ricevuto un riconoscimento ufficiale dal Rome Web Awards per la Best comedy scene. Secondo te perché proprio quella scena?

Non so, effettivamente anche io l’ho sempre considerata una delle scene più divertenti della serie. Penso che in quel momento si capisca realmente, per la prima volta, quanto i personaggi di questa serie siano senza scrupoli e completamente estranei alla realtà che li circonda. Hanno in testa un mondo tutto loro, in cui i piani che escogitano funzionano sempre nonostante abbiano basi inconsistenti. E quando poi alla fine affrontano la realtà dei fatti, si accorgono di aver sbagliato tutto. Probabilmente è anche per questo che ha vinto un premio. Perché individua molto bene l’atmosfera generale della serie e il carattere dei personaggi.

In quella scena è nata la musica della serie. Anche per questo è stata importantissima. Perché, io non l’ho mai detto, ma l’idea per la melodia della colonna sonora è nata completamente a caso. Quando abbiamo girato quella scena uno dei ragazzi della troupe e il nostro Martino Castellani si sono messi a fischiettare un motivetto blues battendo le mani sul tavolo. Tutto questo mentre erano ripresi dal direttore della fotografia, senza saperlo.

Fatto sta che, ignaro di tutto, in montaggio mi sono trovato questa clip divertentissima dove loro facevano i cretini fischiettando. E, a parte le risate, quel motivetto che “cantavano” mi è piaciuto talmente tanto che non me lo sono tolto dalla testa per settimane. Finché non ho dato il video al nostro grandissimo compositore Pierluigi Pietroniro, che lo ha trasformato nel sottofondo che ora sentite durante tutte le puntate.
Che dire… Queste sono le cose belle e inaspettate questo lavoro regala.

In un periodo dove si vorrebbe meritocrazia “Un Barlume di speranza” racconta di quattro ragazzi disorganizzati e simpatici, con molte idee ma molto confuse: alla fine anche loro ce la faranno?

Assolutamente no. Loro falliranno sempre. Possiamo dire che sia praticamente una costante. La necessità di meritocrazia non è certo qualcosa che loro quattro possono rivendicare. Anzi, loro agiscono sempre in modo sbagliato, se prendiamo come misura la meritocrazia. Cercano sempre la via più furba, più semplice, più contestabile. Sono degli antieroi a tutti gli effetti. E per questo motivo falliranno sempre. Ma nonostante questo, continueranno a provarci.

La serie vuole anche implicitamente criticare, per certi aspetti, lo stile di vita che contraddistingue i protagonisti. Rappresentano in qualche modo anche gran parte degli italiani, ma allo stesso tempo quasi lo giustifica all’occhio esterno. Mi spiego meglio: riprendendo come esempio “I Soliti Ignoti”, i protagonisti erano dei ladri, quindi convenzionalmente personaggi negativi. Erano dei ladri creati dalla povertà, quindi inevitabilmente dalla società di quel momento, e facevano quel che facevano per necessità. Ed ecco la giustificazione di tale comportamento. Anche loro alla fine del film, infatti, non vincono. Perdono miseramente. Così anche i nostri personaggi.

Perché poi è vero, hanno molte idee, spesso anche apparentemente geniali, ma la domanda che ti poni è: lo sono davvero? Sono davvero dei geni o è la necessità che li spinge ad usare il cervello? Ecco, a me piace proprio giocare su questa ambiguità, che dà anche la possibilità al pubblico di immedesimarsi nei personaggi.

Un barlume di speranza: la serie web dell'antieroe italiano [VIDEO]

Manuel tu hai scritto, diretto e sei uno degli interpreti. Quale è stato il percorso che ti ha portato a Un barlume di speranza?

A livello didattico ho sempre fatto solo recitazione. Per il resto mi sono un po’ improvvisato. Mi sono avvicinato prima di tutto al montaggio, negli ultimi anni. Il resto l’ho costruito con la passione e l’interesse verso questo mondo. Quello di fare un po’ tutto in questa serie è stato più che altro un fatto di necessità.

Prima che l’idea prendesse piede, avevo appena finito il liceo e provato ad entrare in una scuola di cinema a Roma, la “Gian Maria Volonté”. Quindi mi sono rimboccato le maniche e ho deciso di arrangiarmi da solo. Così, da lì, piano piano, anche dal fatto che sono un grande appassionato di serie tv americane, è nata l’idea di UBdS. La sceneggiatura poi è venuta da sé.

Mi sono buttato. E ho finito per pensare un pochino a tutto, persino alla scenografia. Il bancone del bar l’ho comprato su Ebay, altre cose in negozi d’usato.

Ovviamente, non sono da solo. Ho comunque altre persone che mi aiutano sul set. Persone senza le quali non avrei fatto nulla di tutto questo e che non smetterò mai di ringraziare. Perché questo è un lavoro che si fa soltanto in gruppo. Se avessi realizzato la serie per conto mio, sicuramente sarebbe venuta fuori una schifezza.

Quando uscirà la prossima puntata?

Con i fondi, i mezzi e la forza lavoro che abbiamo, è inevitabile essere un po’ lenti. Le puntate sono abbastanza complesse per molti aspetti, a partire dalla durata; sono mediamente più lunghe rispetto all’abitudine dei prodotti visibili su YouTube. Tutti noi lavoriamo, al di fuori della serie, e viviamo pure sparsi, in posti diversi, quindi non riusciamo sempre ad organizzarci bene.

Intanto voi utenti cercate di diffondere la serie più che potete, che maggiore è la partecipazione e più ci spingete a continuare.

Dove si ferma il nostro sguardo su un annuncio pubblicitario?

Dietro ad ogni campagna pubblicitaria ci sono ore e ore di pianificazione, strategia e infinite regole di lettura da considerare.

Grazie all’ Eye Tracking possiamo sapere davvero cosa attiri “lo specchio dell’anima”, monitorando i movimenti oculari e ottenere importantissime informazioni non solo per plasmare una campagna efficace ma anche per scoprire ciò che realmente coinvolge il nostro pubblico.

Scopriamo dove si sofferma lo sguardo del pubblico su un annuncio stampa, un packaging o una pagina Facebook!

Il Focus dell’adv per il profumo The One di Dolce e Gabbana è il viso di Scarlett Johansson. Sorpresi?

In una confezione di carne come questa, lo sguardo si concentra immediatamente sul prodotto. Solo in seguito si legge l’etichetta e si controlla l’adesivo.

In questa immagine si ravvisa la prima differenza di genere: gli uomini si focalizzano maggiormente sulla figura femminile mentre le donne impiegano più tempo a leggere il resto dell’annuncio.

Se questa fosse una pubblicità di scarpe per uomo nessuno saprebbe cosa sta realmente comprando. Infatti, in questo caso, a nessun uomo interessano le scarpe indossate dalla modella.

Il Cenacolo Vinciano concentra gli sguardi su Gesù e sugli Apostoli. Lo sguardo cade anche – naturalmente – sullo spazio tra due delle finestre posteriori, nel punto opposto a dove Gesù reclina il capo.

Nel settore Food gli acquirenti sono attratti subito dal prezzo. Lo sguardo si muove in una compulsiva comparazione alla ricerca dell’offerta migliore.

Questa foto rappresenta la trama dello sguardo e mostra come le persone controllino uno scaffale dedicato solo agli shampoo.

Sembra che a nessuno interessi l’immagine della Porsche. In questo caso si preferisce leggere il testo.

Anche per questa immagine ci sono evidenti differenze di genere tra quello su cui si concentrano le donne – il viso del giocatore – e quello su cui si concentrano gli uomini – il tronco.

Nel caso di un profilo Social entrambi i sessi si concentrano più sulla foto per un profilo femminile, sul testo in un profilo maschile.

Nonostante la parte eccezionale sia la barba smisurata, la gente tende a focalizzarsi ancora una volta sul volto del soggetto.

L’Eye Tracking ci permette di evincere che alcuni dei classici standard di progettazione di una campagna sono stati superati. Le differenze di genere, quindi le differenti emozioni suscitate, spostano il nostro focus visivo.

In termini molto generali, le donne sono maggiormente attratte da tutto ciò che riguarda i contenuti e le parole nei confronti di soggetti maschili mentre la competizione di genere si fa pressante davanti a figure femminili, in quanto lo sguardo viene rivolto in primis verso il viso o il corpo della donna ritratta. I maschietti, se edulcorati da una bella testimonial, potrebbero invece acquistare di tutto incuranti delle specifiche di un oggetto. L’amore vero lo dimostrano davanti alle macchine dove lo sguardo cade solo furtivamente sull’estetica dell’oggetto del desiderio mentre l’attenzione sulle caratteristiche della stessa.

Minube: l'app per ispirare i viaggiatori [INTERVISTA]

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Se siete ancora indecisi sulla destinazione delle vostre vacanze, potreste chiedere ispirazione alla community di Minube: una piattaforma mobile e web che aiuta i viaggiatori a scegliere la loro meta sulla base dei consigli di chi ci è già stato.

Ci sarà l’imbarazzo della scelta: attualmente, Minube contiene recensioni su più di 570.000 luoghi e 22.000 città, con le raccomandazioni di un milione di utenti. In occasione del lancio dell’applicazione per tablet Android e iOS (la versione per iPhone è già presente dal 2011, e quella per smartphone Android dal 2013) intervistiamo Ciro Gechelin, Country Manager Italiano di Minube.

Minube è piú una community o un servizio? Sulla base della tua avventura in Minube, come sono cambiati i confini tra “community” e “servizio” in questi ultimi 3 anni?

In origine minube è nata come una community di viaggiatori dove gli stessi potessero condividere le proprie raccomandazioni per esplorare le destinazioni. Oggi minube è una piattaforma globale che aiuta i viaggiatori lungo tutto il ciclo del viaggio, permettendo loro di ispirarsi, organizzarsi, confrontare prezzi, prenotare voli e hotel, godere appieno del proprio viaggio e infine condividerlo.

Pertanto è passata ad essere uno spazio di utilità per il viaggiatore dall’inizio alla fine del viaggio. Per noi dunque è difficile dare una definizione univoca in quanto continuamente cerchiamo di realizzare nuovi servizi per il viaggiatore. D’altra parte la community continua a crescere: oggi abbiamo più di 1 milione di utenti iscritti che generano raccomandazioni, ma non possiamo dimenticare che abbiamo oltre 55 milioni di visitatori l’anno che usufruiscono del contenuto di minube per rendere il proprio viaggio migliore.

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In questo senso in minube non esiste una demarcazione tra community e servizio, perché tutto è integrato. Mentre prima gli utenti erano abituati a utilizzare diversi servizi per ogni fase del viaggio, con minube è possibile compiere questo percorso in un’unica piattaforma.

Si può parlare, dunque, di “turismo partecipativo”?

Nel caso di minube non possiamo parlare di “turismo partecipativo”, ma piuttosto di un utilizzo di internet, dei social network e delle applicazioni mobile per accedere a delle informazioni e raccomandazioni che prima non si potevano avere (in precedenza l’unica fonte informativa era quella istituzionale degli enti di turismo, a cui si è ora affiancata quella esperienziale degli utenti). Non è partecipativo perché ogni viaggiatore in minube costruisce il proprio viaggio, pur facendolo con le raccomandazioni di tutti.

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Foto: “Two girls Talking, Cerro San Cristóbal, Santiago, Chile. © Szymon Kochanski

Il concetto che invece domina in minube è quello di “rivoluzione social dei viaggi”, una rivoluzione in cui le fonti dell’informazione si rompono, in cui otteniamo accesso a luoghi che non escono normalmente nelle guide tradizionali, grazie soprattutto ai progressi della tecnologia. In quest’ultimo ambito minube è stata sempre una specialista e una pioniera, sia in web che mobile, e ha saputo fornire strumenti validi agli utenti come per esempio la sezione “ispirami” per colori ed emozioni che si trova all’interno del nostro sito e dell’applicazione.

Di recente è stata implementata una novità nell’app di minube: si tratta della sezione “il meglio”. Di cosa si tratta? Sarà personalizzabile sulla base dei propri gusti?

Le diverse sezioni incluse in minube mirano a fornire le migliori informazioni possibili ai viaggiatori. Il fatto di avere migliaia di raccomandazioni di tutto il mondo e di ogni tipo fa sì che sia personalizzabile, nel senso che ciascuno può trovare raccomandazioni di viaggiatori simili a lui: backpaper, viaggi in famiglia, romantici etc. Come sempre avere accesso alle informazioni si traduce in libertà per l’utente, in questo caso libertà di costruire il proprio viaggio in maniera personale.

Minube prevede (o prevederà) profili aziendali? Se la risposta è no, qual è il vostro modello di business?

In minube esiste già la possibilità per ogni struttura di creare del contenuto, all’interno del quale spiegare quali sono i vantaggi o i servizi offerti agli utenti. È totalmente gratuito e rappresenta un modo per farsi conoscere. Anche le destinazioni possono avere uno spazio dentro minube in cui dare visibilità alle migliori raccomandazioni che lo riguardano (‘brand channel’).

Il modello di business è duplice. Da una parte, mediante strategie di marketing esperienziale, aiutiamo gli enti di turismo e le compagnie ad entrare in contatto con i viaggiatori creando un ambiente più propizio per la vendita di servizi e di viaggi. Grazie alle nostre azioni di promozione mettiamo in contatto l’offerta con la domanda.

Dall’altra invece il nostro modello di business è complementato dalle commissioni del motore di ricerca, costi che non imputiamo all’utente ma ai nostri partner. Nel 2014 abbiamo potenziato moltissimo la parte transazionale, in quanto gli utenti utilizzano sempre di più minube per quei servizi legati alla prenotazione di voli e hotel.

Con minube è possibile trovare, oltre a nuove ispirazioni, nuove persone con le quali viaggiare?

Non si è mai pensato a minube come uno spazio per far incontrare persone con cui viaggiare. Tuttavia si può pensare a minube come uno spazio per conoscere le forme di viaggiare di altre persone, seguirli, dare ‘like’ alle loro esperienze di viaggio.

Un luogo comune recita: “non puoi sapere com’è un posto se non ci sei stato in prima persona”. I traveller di minube sono capaci di dare consigli esclusivi e aggiornati. Secondo te, però, la classica guida turistica è ancora necessaria?

La guida turistica classica ormai è tramontata: le nuove guide di oggi sono costituite da raccomandazioni di migliaia di viaggiatori di tutto il mondo, non dall’opinione di una sola persona. Ad esempio, le guide di viaggio social di Minube sono il risultato dell’unione della moderna tecnologia con le migliaia di raccomandazioni dei viaggiatori. Poter mostrare una destinazione in modo positivo è una conseguenza di quella ‘rivoluzione social dei viaggi’ di cui abbiamo parlato. Grazie alle raccomandazioni, le esperienze dei nuovi viaggiatori che ne fanno uso ne risulteranno arricchite.

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Sappiamo che di recente hai partecipato a un Minubetrip: di cosa si tratta?

Il minubetrip è parte di una serie di azioni di marketing esperienziale che proponiamo alle destinazioni o alle compagnie per stare vicino ai viaggiatori e per presentar loro la propria offerta e le proprie raccomandazioni.

È uno strumento molto vantaggioso perché consente di promuovere i valori di una destinazione non facendo pubblicità, ma tramite l’esperienza diretta e le parole dei viaggiatori. Diamo naturalmente molta importanza alla qualità dell’itinerario e dei posti visitati, perché vogliamo fornire solo contenuto trasparente e di qualità, mai forzato o ingannevole. Anche in quest’ambito siamo stati pionieri in Europa: ad oggi abbiamo realizzato oltre 150 minubetrip, non solo per enti di turismo ma anche per compagnie come Ford o Canon.

Una domanda a cui non sappiamo resistere: da ispiratore e country manager Italia in minube, quale meta ci consigli quest’anno per le nostre vacanze?

Esistono moltissime destinazioni che sono state poste in particolare risalto dalle raccomandazioni dei viaggiatori, dalla Germania col suo poco noto patrimonio Unesco alla Giordania in cui siamo stati recentemente e che ci ha sorpreso molto. Però tra le raccomandazioni mie personali vi è sempre l’Italia, sia per destinazioni ideali per le vacanze estive come la Puglia, sia per posti più specifici da scoprire fuori porta che ciascuno può trovare navigando in minube.it.

 

Potete scaricare l’app di Minube sul vostri Android o iOS cliccando direttamente sui seguenti banner:

iOS

 

 

 

 

 

 

Android

Performly, la nuova piattaforma per misurare il ROI dell'earned media

I social media hanno ormai guadagnato il loro posto all’interno delle strategie di marketing utilizzate dai brand. Eppure non è ancora chiaro come quantificare l’impatto finanziario degli sforzi  attuati su queste piattaforme.

Possiamo misurare il numero dei fan e dei follower e quello delle interazioni, ma quanto valgono davvero?

Scopriamo grazie al white paper di Performly, una piattaforma ideata da Mediabrands Social per calcolare gli investimenti in earned media degli account Facebook e Twitter.

Da portata organica a earned media

Prima del 2011, quando l’Edge Rank ha rivoluzionato il modo di fare Facebook Marketing, questo strumento era considerato quasi gratuito: i fan arrivavano facendo uno sforzo minimo, senza la necessità di  investire in contenuti e in post sponsorizzati.

In seguito, ai KPI come Numero di Fan, Portata e Persone che parlano di si è aggiunto il Costo per Fan ed è cominciata la ricerca per la formula magica: come acquisisco il maggior numero di fan con il minimo investimento?

Nel dicembre 2013 la portata organica è precipitata all’8%, in alcuni casi anche al 5%, rendendo quindi i contenuti creati inaccessibili al 95% del nostro pubblico.

La fan base che abbiamo creato e sostenuto negli ultimi anni oggi vale praticamente nulla. Tutti gli sforzi che facciamo e tutti i brillanti contenuti che ideiamo  servono a poco se non paghiamo  affinché il nostro pubblico li veda, proprio come paghiamo lo spazio su un cartellone pubblicitario o i 30’’ di uno spot televisivo.

La portata e il coinvolgimento che i fan e i follower generano per un brand si chiama earned media. Questo è l’unico modo per dimostrare realmente il valore dei social media nel marketing mix.

Misurare il content marketing con l’Earned Media Value

Dal momento che è quasi impossibile misurare la correlazione diretta tra un post, un like o un video condiviso, l’obiettivo dei marketer dovrebbe essere il TCO, ovvero il Total Cost of Ownership dei social media e il valore creato dagli earned media.

L’Earned Media Value può essere misurato in tre step:

  1. Misurare ogni interazione di fan e follower che amplifica la portata del post;
  2. confrontare le KPI rispetto al settore di riferimento;
  3. misurare il valore di ogni interazione.

La misurazione dell’EMV è importante poiché permette ai marketer di valutare la performance delle campagne social, individuare degli obiettivi più adeguati, ottimizzare l’efficienza dei contenuti, ridurrei costi.

Calcolare l’Earned Media Value con Performly

Attraverso software come Performly è possibile calcolare il valore di qualsiasi attività svolta su account Facebook e Twitter, valutare quali contenuti funzionano meglio giorno per giorno per aumentare la portata e determinare il valore delle attività social  rispetto agli altri elementi del media mix.

Lanciato da poco, Performly è disponibile in beta per i clienti IPG mediabrands.

Il futuro del retail: 12 modelli vincenti di vendita interattiva

Chi ricorda la scena di Minority Report in cui il protagonista entra nel negozio di una famosa catena di abbigliamento americana e, dopo essere stato riconosciuto tramite scansione della retina, viene accolto da un ologramma che gli consiglia come procedere negli acquisti?

Quello che nel 2002 era fantascienza oggi sembra sempre più avvicinarsi alla realtà. La vendita al dettaglio sarà sempre più tecnologica, personalizzata, immediata, divertente. Cambiano gli atteggiamenti di consumo, la comunicazione, i touchpoint del brand con il cliente. Tutto converge in un unico flusso in cui tutti sono always on e le aziende, quindi, devono trovare un modo per rendere indimenticabile l’esperienza di marca.

Ecco alcuni esempi di integrazione tra tecnologia e creatività che ci fanno presagire come saranno i negozi in un futuro sempre più prossimo.

1. Ambient marketing: la casa delle bambole di Target

Per promuovere la linea di home décor Threshold di Target i creativi dell’agenzia Deutsch LA hanno pensato di ricreare una casa delle bambole a grandezza d’uomo all’interno della Grand Central Station di New York. Gli oltre 4.000 prodotti presenti nell’installazione potevano essere acquistati in loco oppure via smartphone.

2.Pop-up store: Nike+ Fuelstation

A Londra gli amanti della corsa possono fare rifornimento nel Nike+ FuelStation, pop-up store sorto nel BOXPARK di Shoreditch, un centro commerciale composto da container assemblabili e rimovibili. L’ambiente non è stato ideato solo per la vendita: l’atleta qui, grazie a schermi interattivi, può integrare al meglio le funzionalità del prodotto hi-tech di punta dell’azienda: Nike+ Fuelband.

3. Flagship store: New balance

Come unico rivenditore di scarpe da ginnastica prodotte interamente negli Stati Uniti, New Balance rivendica la propria autenticità con il flagship store sulla 5th Avenue di New York. Non un negozio ma un vero e proprio calzaturificio in cui il cliente può customizzare il proprio paio di scarpe e riceverlo direttamente a casa dopo pochi giorni.

4. Concept store: NikeLab

Nike in questo caso propone un diverso punto di contatto con il cliente dove lo spazio della vendita e quello digitale si combinano in un’unica soluzione: il NikeLab. Questo laboratorio ospiterà gli articoli più innovativi e avrà lo scopo di mostrare al cliente i processi attraverso i quali nell’azienda vengono elaborate le nuove idee.

5. Vetrine interattive: +rehabstudio

Ecco la proposta del tutto innovativa di +rehabstudio: una vetrina che, interagendo con gli smartphone, riconosce i gusti del cliente e permette di effettuare l’acquisto in pochi semplici gesti.

6. Personal shopper hi-tech: Inspiration Corridor

Le clienti francesi dei centri commerciali Klépierre possono godere di un personal shopper speciale. L’agenzia creativa DigitasLBi di Parigi ha infatti ideato per loro Inspiration Corridor: un corridoio in cui, attraverso body scanner e schermi interattivi, il cliente viene guidato nello shopping e negli abbinamenti con i capi già acquistati.

7. Specchi magici: Mirror Mirror di Topshop

Non è lo specchio magico della strega di Biancaneve bensì un’installazione creata da SHOWstudio per la sede di Oxford Circus della catena di abbigliamento britannica Topshop. Basta rimanere davanti allo specchio per circa un minuto ed ecco che appariranno i commenti di esperti di moda come Nicola Formichetti oppure di Edward Enninful di Vogue US o ancora del fashion blogger Bryanboy.

8. Espositori interattivi: teamLabHanger

Il teamLabHanger è un sistema multimediale che pervade lo spazio espositivo. Non ci sono manichini: ogni volta che un cliente prende un capo dalla stampella il sistema mostra sugli schermi del negozio foto e video del prodotto.

9. Lookbook da vivere: Stylepit.dk

Per il lancio del sito di abbigliamento Stylepit.dk l’agenzia di Copenaghen UncleGrey ha trasformato una delle pagine in un lookbook interattivo. La sensazione mentre si naviga è quella di essere sul set dello shooting fotografico in cui si trovano modelli di ogni età. Il motto del sito è, infatti, Fashion for all kind.

10. Localizzazione: Estimote Beacon

I Beacon sono dei piccoli localizzatori a forma di pietra colorata che, grazie alla tecnologia Bluetooth, individuano chi si trova all’interno di un negozio. A seconda della propria posizione il cliente potrà accedere tramite smartphone a foto, video, recensioni, prezzi speciali e update sui social network relativi ai prodotti a lui vicini.

11.Integrazione social: Vogue e Instagram

Il profilo Instagram di Vogue ha introdotto una nuova funzionalità che sarà molto gradita alle fashion victim più accanite: l’invio ai follower di link per acquistare i prodotti delle foto preferite. Creata in collaborazione con LiketoKnow:IT,  un ramo della piattaforma di acquisti on-line RewardStyle, l’applicazione rappresenta un nuovo livello di integrazione tra social media e retail.

12. Retail e solidarietà: cause.it

Infine un’applicazione che mette in contatto imprese locali, volontari, no-profit e persone ordinarie che intendono dare un contributo alla comunità. Cause.it promuove delle cause sociali a cui chiunque può fornire un apporto utile. Si innesca così un effetto rete che non solo migliora la comunità locale ma dà vantaggi personali a chi vi partecipa (le imprese acquistano nuovi clienti, volontari e no profit ricevono l’aiuto necessario e i semplici individui ottengono premi in forma di sconti).