Realizzare un'analisi dei competitor in 5 mosse [HOW TO]

Tenere d’occhio con una cadenza regolare le mosse dei concorrenti è una prassi oramai consolidata in moltissime aziende, soprattutto quelle di medio-grandi dimensioni.
L’analisi dei competitor, o benchmarking, ci permette di definire una strategia più consapevole in quanto si assumono decisioni che tengono conto anche del fatto che nel mercato non si è da soli.

1. Individuare i competitor

La prima cosa da fare è individuare i propri competitor. Un competitor è colui che compete con te nel vendere un prodotto allo stesso target di clienti. Dunque i prodotti devono essere sostituibili tra loro dal punto di vista del cliente, non basta che siano nello stesso mercato. Un produttore di scarpe in pelle fatte a mano e con un prezzo di vendita di 300€ non è un competitor di un produttore di scarpe da ginnastica da 50€ made in China.

E’ possibile includere anche competitor potenziali, vale a dire player che al momento non vendono prodotti concorrenziali ai nostri, ma che verosimilmente inizieranno a farlo in futuro.

2. Raccogliere le informazioni

A questo punto è necessario iniziare a raccogliere dati e informazioni sui nostri competitor e che successivamente andremo ad elaborare per renderle confrontabili e rilevanti ai fini delle decisioni strategiche.
Non è certamente semplice reperire i dati aziendali di player concorrenti, proprio perché ognuno si limita a far uscire dalla propria azienda solo le informazioni strettamente necessarie ai fini della comunicazione pubblica.

Ad ogni modo una serie di ricerche approfondite su internet di solito ci forniscono una buona panoramica. A queste vanno a unirsi i documenti societari, reperibili tramite operatori specializzati tipo Cerved, le ricerche di mercato e l’analisi che possiamo condurre direttamente sui prodotti concorrenti.

3. Elaborare le informazioni

A seconda delle informazioni raccolte e soprattutto delle necessità informative che vogliamo soddisfare con la nostra analisi, procederemo a rendere più fruibili tutti i dati raccolti in precedenza.

E’ dunque possibile creare tabelle riepilogative con un foglio di calcolo, avendo l’accortezza di rendere omogenei i dati da confrontare. Per esempio se vogliamo analizzare il fatturato della nostra azienda e di altri 5 competitor dovremo prendere come riferimento lo stesso orizzonte temporale e la stessa valuta. E’ possibile infine elaborare dei grafici e riportare le principali evidenze emerse in una presentazione da condividere con gli altri stakeholder.

Credits: Developing Business Strategies (David A. Aaker)

Tra le rappresentazioni più classiche vi sono il confronto delle caratteristiche dei prodotti concorrenti e grafici che riportano sugli assi varie metriche come ROI, CAGR, fatturato e tasso di rischio.
Alla fine ognuno sceglie la rappresentazione che mette in evidenza i valori veramente rilevanti ai fini della competizione.

4. Analizzare l’assetto organizzativo

Tra le dimensioni da prendere in considerazione nella nostra analisi non dovrebbe mancare quella organizzativa, che è invece frequentemente ignorata.
E’ importante capire come sono strutturati i nostri competitor per rispondere velocemente ai cambiamenti del mercato.

Le domande da porsi sono: nel mercato in cui opero è opportuno dotarsi di una struttura organizzata per linee di prodotto o per area geografica? Oppure a matrice visto che il prodotto e l’area geografica sono dimensioni ugualmente importanti? Che rapporto tra numero di dipendenti e fatturato hanno i miei competitor? Devo tenere tutte le attività in house o è il caso di dare in outsourcing quelle più operative?

5. Effettuare una Gap Analysis

L’ultimo punto dell’analisi è quello delle valutazioni e delle decisioni. Preso atto della situazione propria e di quella dei competitor si deve quantificare, se presente, il gap da colmare.
Tale gap può essere presente su tutti i fronti o solo su alcuni, l’importante è individuare per ogni singolo punto una o più azioni da mettere in atto per riconquistare terreno.

A tale scopo possono essere utili rappresentazioni come il Capabilities Level Chart, un grafico che mette in evidenza le aree in cui siamo più bravi dei competitor e quelle in cui invece dobbiamo migliorare. A ciascun punto devono essere collegati obiettivi chiari e misurabili come ad esempio investire in una nuova tecnologia, acquisire le risorse umane necessarie per migliorare determinate attività oppure cambiare strategia di marketing.

Quali sono i vantaggi di chi analizza i competitor?

Un’analisi dei competitor ben fatta porta sempre informazioni utili al management di un’azienda e fornisce una fotografia dello stato attuale del proprio mercato di riferimento.
Ci si può spingere perfino oltre prevedendo possibili scenari del mercato con analisi what-if utilizzando modelli tipici della teoria dei giochi in cui le dimensioni analizzate diventano variabili del modello.

Weeats, il "social dining" più appetitoso del web

Ecco weeats, un social dining a dir poco appetitoso

Facciamola breve. La domanda cruciale da porsi se si vuole conoscere e apprezzare questo nuovo Social Network è la seguente: paghereste mai una certa somma di denaro per una cena a casa di sconosciuti?? Beh, di primo acchito, rimarremmo certamente perplessi di fronte a una domanda come questa, ma è proprio su questo semplice concetto che si basa WeEats, il nuovo “social dining” a dir poco appetitoso.

Vi spieghiamo velocemente il funzionamento. Una volta entrati nel sito e registrati con un proprio account nell’area apposita, si può iniziare a partecipare e organizzare eventi culinari scoprendo la cucina tipica di ogni zona d’Italia e del mondo. Se ad esempio ciò che vogliamo è cercare un evento in una data città, basterà cliccare su “Eventi”, cercare la città che ci interessa, e poi consultare tutti gli eventi organizzati dagli utenti in quell’area geografica , e valutare attentamente ogni dettaglio, dalla data dell’evento al numero di invitati, e, soprattutto, il menu!

Ecco weeats il social dining più appetitoso del web

Se invece siamo intenzionati ad organizzare un evento e ci servono dei partecipanti, è presto fatto: basta cliccare su “Crea Evento”, dare un nome e un’immagine all’evento, scrivere dove e quando si terrà, caricare il proprio menu e indicare il numero di invitati richiesti per la serata e i crediti necessari per partecipare. Esatto, “crediti”. Per poter partecipare a ciascuno degli eventi caricati dagli utenti della community (inutile dirlo, amanti della buona tavola!) è infatti necessario prenotarsi pagando la serata con un certo numero di crediti (1 credito=1 euro), precedentemente acquistati sul sito. Secondo Weeats è possibile guadagnare da 169 euro a quasi 1.700 euro al mese organizzando tre semplici cene con almeno sei partecipanti.

Ecco weeats, il social-dining più appetitoso del web

Dunque un sistema molto semplice, che può far divertire e guadagnare molti appassionati di cucina. Una community di “social dining” diversa dalle solite piattaforme che parlano italiano, la prima dedicata all’organizzazione di eventi enogastronomici tra sconosciuti, in cui i commensali si scelgono sul web e allargano la propria rete di conoscenze (stavolta vere, non virtuali!) partendo da una passione in comune, quella tutta italiana per il cibo. Gli ingredienti per un social di successo ci sono tutti: la partecipazione è molto semplice, e la dinamica alla base del sito è arricchita dalla condivisione di foto, commenti e feedback che esprimono un giudizio globale sulla serata, a partire dalla qualità dei cibi, fino ad arrivare alla location e agli altri commensali.

Ma veniamo al sodo. Dopo aver capito il funzionamento del sito, siete riusciti a rispondere alla domanda iniziale? Quanto saresti disposti a pagare una cena a casa di sconosciuti? Organizzereste mai una cena a casa vostra invitando persone mai viste prima? Molti sono i siti di successo che si basano su questi principi, ma gli Italiani, si sa, in cucina non scherzano!

Lasciamo aperto il dibattito, e se qualcuno avrà da segnalarci una sua esperienza diretta in merito saremo lieti di ascoltarla! 🙂

Addio a Jack Tramiel: il fondatore del Commodore ci ha lasciati

Addio a Jack Tramiel: il fondatore del Commodore ci ha lasciati

Tutti, ma proprio tutti, hanno sentito parlare almeno una volta nella loro vita del mitico Commodore, ma non tutti sanno chi lo ha creato. Il visionario che lo ha concepito è stato Jack Tramiel, inventore del mitico Commodore 64 e di altri successi informatici che sono passati alla storia (vedi Vic 20).

Addio a Jack Tramiel: il fondatore del Commodore ci ha lasciati

Jack è venuto a mancare domenica sera ad 83 anni: un mito per ogni techno-fan del nostro tempo ed un mito per chi ha vissuto negli anni ’80 l’invasione del pianeta da parte del Vic 20, del Commodore 64 ed infine (nel 1984) del Commodore 128.

Il mitico Jack era un tipo avanti nei tempi, forse troppo, dato che voleva rendere accessibile a tutti quello che allora (e forse anche oggi) era disponibile per pochi, e cioè l’informatica, i computer, l’elettronica di consumo.

Ed è per questo suo spirito rivoluzionario che  nel 1984 lasciò soci ed azienda per rilevare la rivale storica, l’altrettanto mitica Atari.

Oggi tutti noi conosciamo quelli che sono Microsoft, Apple, Intel ed i relativi creatori, ma non dimentichiamoci di chi è stato uno dei più grandi visionari tecnologici del nostro tempo, senza il quale, forse, non avrei potuto scrivere questo post.

Ciao Jack.

Google Project Glass, le parodie spopolano in rete [VIRAL VIDEO]

La parodia nacque ai tempi di Omero col suo poemetto intitolato Batracomiomachia, e da allora è sopravvissuta fino ai giorni nostri, senza risparmiare proprio nessuno. In questi giorni bersaglio prediletto è Google: dopo il lancio dei favolosi occhiali per la realtà aumentata (descritti dal nostro ninja Simone Cinelli aka Simosoke qui) diversi personaggi più o meno famosi in rete si sono cimentati con video parodistici a dir poco esilaranti.

Ecco a voi una piccola raccolta di spoofs dedicati a Google Project Glass. Buona visione!

Windows Project Glass: One day too…

E se, invece di Google, gli occhiali per la realtà aumentata fossero realizzati di Windows?

Google Glasses: A New Way to Hurt Yourself

Mappa, telefono e molto altro. Tutto sugli occhiali, tutto nel nostro campo visivo. E gli ostacoli? Tom Scott realizza un video che mette in mostra i lati negativi dei Google Glasses.

ADmented Reality – Google Glasses Remixed with Google Ads

Google è un servizio di ricerca pratico, veloce e gratuito. In cambio ci sommerge di pubblicità mirata, funzionale alle nostre esigenze e, a volte, molto invasiva. Anche negli occhiali a realtà aumentata…

Google Project Glass – Cheating Wife Parody

Google Glass ha, tra i tanti servizi, la possibilità di geolocalizzare gli amici e… le mogli! I ragazzi della Less Films ci mostrano cosa succede quando ti accorgi che tua moglie e il tuo amico stanno camminando insieme, a pochi isolati di distanza da te…

Goggle – Project Dangerous Glasses

Dal video di lancio sembra proprio che gli occhiali di Google saranno una figata pazzesca. Ma nella vita reale? Riusciremo a sopravvivere alla valanga di informazioni, domande e pubblicità di Google?

Project Glass: One day… (WoW Parody)

Ormai il mondo virtuale ha la stessa importanza, se non maggiore, di quello virtuale (insultare qualcuno su Facebook è considerato meschino tanto quanto farlo in piazza). Allora perché non concedersi anche gli occhiali di Google nel mondo virtuale più numeroso del web? Ecco i Google Glass per World of Warcraft!

Google’s Project Glass on Kimmel Live

Gli occhiali di Google non sfuggono neanche al comico americano Jimmy Kimmel che, nel suo show Jimmy Kimmel Live!, ci delizia con un’esilarante parodia.

Sicuramente innovativi e rivoluzionari, gli occhiali di Google hanno lasciato il segno incuriosendo molti e lasciando perplessi altri. Ma c’è una domanda che mi rimbomba in testa: ne abbiamo veramente bisogno?

Loghi famosi: come li vedono (davvero) i consumatori?

Ogni brand cerca di esprimere, attraverso il proprio logo, le caratteristiche core che contraddistinguono i suoi beni o servizi, facendolo diventare una manifestazione immediatamente visibile della propria identità. Ogni logo, però, porta con se una componente “invisibile”, data dalle esperienze, dalle percezioni e dai pregiudizi che il consumatore ha elaborato nella sua mente.

L’illustratore ‘MyHotJuly’ ha reinterpretato alcuni dei loghi più famosi mostrandoci come vengono visti davvero dai consumatori nella serie Naked Brands:

Ninja Candy: scopri chi si aggiudica l’ingresso omaggio al corso in Social Media & Tourism Marketing!

Dopo le tonnellate di cioccolato delle feste Pasquali, torniamo al dolcetto che tanto ci piace: il Ninja Candy! Questa volta siamo qui per decretare il vincitore che avrà la possibilità di partecipare in modalità gratuita alle due giornate di corso di venerdì 13 e sabato 14 aprile: Social Media & Tourism Marketing.

Il corso, presso il covo milanese della Ninja Academy, questa volta sarà capitanato da Tommaso Sorchiotti [esperto di web e media sociali] e Alessio Carciofi [strategist per il social media marketing turistico]. La notizia sorprendente è che avremo numerosissimi ospiti in entrambe le giornate, professionisti che si confrontano ogni giorno con i problemi del settore riuscendo a trovare le migliori strategie e ad uscirne vincenti!

Ma bando alle ciance! Vi avevamo chiesto di sorprenderci attraverso una riflessione sul viaggio comparandolo con ciò che è stato ieri, ciò che rappresenta oggi e quello che probabilmente sarà domani.

Dopo aver postato il vostro contenuto sulla bacheca Facebook di Ninja Academy, avete cercato di farlo diventare il più virale possibile: i tre che sono saliti sul podio sono stati infatti quelli che hanno ricevuto il maggior numero di like!

Ecco chi si è conteso il corso a colpi di creatività!

Lenka Kamenovska con 53 like 

Gianluca Peruzzo con 61 like 

Pietro Bonomo con 30 like 

Colui che, secondo l’inappellabile opinione della Ninja Juria di Kwalità, ha meglio espresso, all’interno del suo contenuto, la definizione viaggio ieri-oggi-domani, è stato:

GIANLUCA PERUZZO!

Complimenti Gianluca, ti aspettiamo al corso!

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A tutti i Ninja che invece non hanno partecipato al Ninja Candy, vi ricordo che il corso è (quasi) sold out: sono rimasti infatti solo 2 posti disponibili per la giornata di sabato in Tourism Marketing!

Vi consigliamo dunque di iscrivervi il più presto possibile!
QUI trovate info, programma e form di iscrizione.

Noi dello staff Ninja Academy rimaniamo sempre a vostra disposizione, pronte a rispondere ad ogni eventuale dubbio. Potete scriverci a info[@]ninjacademy.it o telefonarci allo 02 400 42 554.

L’appuntamento è per venerdì 13 e sabato 14 a Milano per scoprire tutti i segreti del Social Media Marketing turistico e, perché no, iniziare a sognare insieme le prossime vacanze! 😎

Fashion blogging: un esempio di paradosso 2.0?

Negli scorsi giorni, molte testate online hanno parlato – per lo più criticandole – dei/delle fashion blogger e del loro ‘lavoro’, per il quale cominciano a chiedere benefit e compensi economici non indifferenti. L’argomento mi sembra davvero interessante, e mi ha ricordato la volontà di trattarlo da qualche tempo. Approfitto dunque del tam tam per mettermi in coda, premettendo che la mia vuole essere una riflessione che possa riuscire a stimolare un po’ il dibattito, un pensiero che – guardandosi intorno – giova riprendere.

Tutto è cominciato da un articolo di Repubblica – “I nodi dei blogger vengono al pettine” – in cui si riportava la richiesta a 4 zeri da parte di una famosa blogger italiana per partecipare a un evento organizzato da un marchio di moda. L’approccio della testata – con tutto il rispetto – mi è sembrato un po’ retrò: come sottolinea giustamente Silvio de Rossi in un post che vi consiglio, non è possibile sconvolgersi ancora per il fatto che i blogger vengano pagati a volte anche profumatamente. Naturalmente questo non succede a tutti, ma il mestiere del blogger richiede aggiornamento, buona capacità di scrittura e altre conoscenze, e in più richiede tempo. Per collegarmi alla richiesta a 4 zeri, mi sembra un po’ il discorso fatto da chi dice che i calciatori guadagnano troppo e dovrebbero andare a lavorare: in realtà – e qui mi ricollego alla metrica del punto precedente – così come Messi riempie tutte le settimane lo stadio del Barcellona, fa vendere magliette e gadget della sua squadra etc. etc., un/una fashion blogger importante impatta sul fatturato di un’azienda in modo anche significativo (dipende molto dalle dimensioni dell’impresa), generando buzz con l’articolo, spingendo i fan all’acquisto del prodotto e, in definitiva, posizionandosi come un vero e proprio vettore di comunicazione aziendale.

Nel suo bel post “Come diventare una fashion blogger di successo”, Lorenzo Mapelli di Vibe introduce allora due argomenti interessanti, dicendo che il successo delle fashion blogger è dovuto alla poca quantità di professionisti in circolazione e introducendo scherzosamente (ma poi nemmeno così tanto!) alcuni consigli per avere successo in quel magico mondo.

In tutti questi contributi individuo un fil rouge. Tutti ormai conoscerete il modello base del processo comunicativo, elaborato da Shannon negli anni ’40 e che poi ha subito tanti cambiamenti, ma che rimane ancora valido:

mittente – codifica – messaggio – decodifica – ricevente (feedback)

Nulla di straordinario né innovativo per noi oggi, ma molto interessante per ‘leggere’ il ruolo del fashion blogger. Un mio professore universitario di linguaggi della pubblicità era solito dire che il peggiore esempio di comunicazione fosse quella proveniente dalle case di moda: sempre e solo immagini di persone perfette, nessuna volontà di dialogo e di interazione con l’utente. Ecco, a mio avviso, il punto critico: i contenuti generati dai/dalle fashion blogger, le cui logiche sono molto simili alla comunicazione offline.

Una delle grandi sfide dei blogger è quella di trovare sempre nuove forme e modi per coinvolgere i lettori, non limitandosi al semplice ‘compitino’. Questo i/le fashion blogger non lo fanno, limitandosi a qualche foto e pochi commenti, stando bene attenti/e a citare il brand che le paga e ponendosi il più delle volte in una posizione di superiorità rispetto al lettore, attaccandolo quando si ‘permette’ di dire qualcosa non in linea con la ‘linea editoriale’. Blogger che lavorano per uno dei settori più creativi al mondo senza rispettare il Cluetrain Manifesto: non ci vedete un bell’esempio di paradosso 2.0? Beh io sì 😉

Ecco allora la modesta proposta ‘alla Jonathan Swift’: se – come si dice ormai da tutte le parti – il futuro sarà nei contenuti, per continuare ad avere successo (e a farsi pagare così) i/le fashion blogger dovranno ‘sporcarsi le mani’ e migliorarsi, producendo prodotti editoriali di qualità che non si limitino a qualche fotina e a una riga in inglese. Dovranno aprirsi al multimediale, scendere dal piedistallo e fare interviste, parlare con voce più umana sottolineando anche quello che non va, creare dei meeting point reali/virtuali con i propri lettori, avviare progetti imprenditoriali innovativi che esulino dal semplice post per l’azienda XY. Insomma, dovranno tornare nella loro posizione iniziale di broker di comunicazione equidistanti tra aziende e utenti. Altrimenti la loro non sarà nient’altro che una moda passeggera (ma sì, leggiamoci un altro paradosso, questa volta linguistico!), non riusciranno a fare più presa tra gli utenti e impatteranno sempre meno nel bilancio delle aziende. E a quel punto, considerando anche l’aumento della competizione, chi li/le vorrà più? 😉

Arriva in Italia YouTube Show

E’ da poco disponibile anche in Italia Youtube Show, una nuova sezione tematica creata da Youtube in accordo con diversi partner e che permette di rivedere contenuti e/o filmati integrali dei proprio programmi tv preferiti. I contenuti sono organizzati per categorie tematiche.

L’ANSA ci dà alcuni dati iniziali:

“Si puo’ navigare tra 120 show e oltre 2800 ore di video integrali. Oltre a La7 sono disponibili anche i programmi forniti da Yam112003, societa’ di Endemol Italia. Sono serie integrali tra cui Il Mondo di Patty e i principali programmi per ragazzi trasmessi da K2 e Frisbee: NPS, Sabrina e A tutto reality.”

Il servizio fornisce inoltre informazioni aggiuntive sui filmati, come il cast, gli orari, la trama, etc. Youtube Show, un altro esempio di come il web rimodelli le modalità di fruizione della TV tradizionale!

Adriano Olivetti, un secolo troppo presto [RECENSIONE]

Si chiama BeccoGiallo la casa editrice padovana che progetta, realizza e pubblica fumetti d’impegno civile e iniziative da #editoriresponsabili.

Fumetto, letteratura e giornalismo alternativo costituiscono i tre pilastri del “rinascimento civile” al centro di questo nuovo progetto editoriale. Il contesto argomentativo scelto è molto significativo, perché abbraccia sia la filosofia del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, sia il tentativo di narrare attraverso un gesto artistico fatto non solo di parole, ma anche di immagini, spunti interessanti per sviluppare discussioni più articolate capace di coinvolgere lettori, pensatori e innovatori, per capire, tutti insieme, come sia possibile migliorare.

È stato all’interno di una sua lista di letture a tema storia, politica e cronaca estera che ho trovato racconti di cene con Antonio Gramsci o Giovanni Falcone

bibliografie tributo a Luigi Tenco, Bob Marley e Fabrizio De André o, ancora, dialoghi sull’etica hacker con Julian Assange.

Fino a scoprire il testo di cui mi sono innamorata in pochissimi istanti: il dialogo con Adriano Olivetti.

Un’intervista immaginaria con una studentessa venuta dal futuro

Un secolo troppo presto” è una preziosa graphic novel in 140 pagine d’ispirazione che racconta questa surreale “intervista immaginaria all’uomo che seppe unire fra loro mondi, saperi e valori che nel suo tempo apparivano inconciliabili“.

Autori del libro sono Marco Peroni, per la sceneggiatura, e Riccardo Cecchetti, per i disegni, uniti in questo fumetto a raccontare la storia industriale del nostro Paese, rappresentare le parole di Olivetti in prima persona, reinterpretare quei concetti fondamentali del suo pensiero per cui è nella vita delle singole persone e delle famiglie il centro della discussione su cui fare le riforme economiche.

Non si tratta di una lettura impegnata in senso stretto. Anzi. È un romanzo poetico fatto di scene, illusioni e visioni dei protagonisti implicati nel racconto molto simili a noi.

Il ritmo dei discorsi di Adriano Olivetti, a volte tradotti semplicemente con una tavola, si alterna alle ansie e alle aspettative degli altri personaggi e manifesta perfettamente la capacità unica di esercitare leadership, trasmettendo prima di tutto valori sociali e motivi di riflessione (l’insoddisfazione umana nonostante il suo successo professionale) sulle politiche dell’innovazione che sarebbero utili a far rinascere un sistema economico, ormai disfuzionale e incapace di adattarsi alla dimensione umana delle persone.

“Questo fumetto rappresenta finalmente una vera prospettiva di lavoro. Coglie un comune sentimento d’identità con la vicenda olivettiana sottraendola alla staticità del ricordo e a quella della speculazione (…).

Ci sono due altri elementi di novità che rendono il libro attraente. Anzitutto, il fumetto restituisce il volto gentile del personaggio e quello altrettanto gentile di tutta la storia comunitaria. Con la sovrapposizione dei livelli raffigurativi delle tavole, e grazie all’architettura del testo, conduce nei luoghi olivettiani e in quelli della narrazione con la leggerezza e l’essenzialità che meglio rappresentano il senso più nascosto dell’intera vicenda olivettiana, portando in primo piano gli aspetti più infantili e profondi che rendono suggestiva la figura di Adriano olivetti, e così Ivrea (…).
Degli incontri avuti con olivetti, eugenio Montale scrisse che ciò che lo aveva colpito era la lotta contro la lonely crowd che egli sembrava sentire intorno a sé. Aggiunge, però, che per lui Adriano Olivetti rappresentava anche l’uomo nuovo di cui l’italia aveva bisogno. Un riconoscimento poetico di quanto anche il paesaggio interiore più turbolento e più difficile da delineare possa avere esiti straordinariamente utili per la collettività, quando si cerca di neutralizzare lo spaesamento negli atti anziché nell’egoismo pigro dell’indifferenza”.

Qualche pagina in anteprima per i lettori ninja

“Nell’idea di Marco Peroni il luogo di quell’ultima solitudine è trasformato nel luogo del riscatto, dove si compie, grazie alla giovane intervistatrice immaginaria, un passaggio generazionale significativo, e dove si chiude l’arco che da Olivetti arriva fino a noi passando sopra alla desertificazione lasciata dall’illusione del profitto senza misura.
Le idee di Olivetti sono vive e rappresentano molto più di un esempio. Esse sono una prospettiva, un’idea di futuro, ci invitano a pensare che i suoi sforzi, e quella solitudine, hanno oggi un senso diverso e rassicurante”.

La mia personale opinione è che siano maggiormente letture come queste, romanzate e fuori dal comune, ad aprire la mente ed ispirare creazione.
Nessun manuale con le regole per diventare il perfetto business man di successo potrà mai equiparare il lavoro della riflessione che alcuni libri fanno nello spirito delle persone chiamate a cambiare il mondo, richiedendo, anche con un’immagine, il bisogno urgente di ricambio generazionale radicale, sia dal punto di vista del pensiero adottato, sia dal punto di vista del potere economico che lo potrebbe permettere. Al di là della solita demagogia, cioè.

Un ringraziamento a Guido Ostanel, direttore ed editore di BeccoGiallo, che mi ha permesso di estrapolare dal libro alcune tavole per i nostri lettori.