Sarkozy è su Twitter: una strategia digitale per rivincere le elezioni? [BREAKING NEWS]

Barack Obama non poteva rimanere solo per lungo tempo: è notizia di poche ore fa l’apertura dell’account Twitter ufficiale di nientepopodimenochè Monsieur Nicolas Sarkozy!

Ecco i primi cinguettii, inviati in mattinata.

La Francia è da sempre una nazione sensibile alle tecnologie, e sta abbracciando in pieno la rivoluzione digitale (“culture numérique“). Con questo nuovo posizionamento, Sarko avrà una possibilità in più per cercare di riprendersi la fiducia che, a causa anche della crisi, si è un po’ persa nel tempo. Aspettiamo però a dirlo: l’account conta già oltre 41000 follower (mentre segue, manco a dirlo, solo l’Elysée), ma tutto dipenderà dalle strategie di engagement che saranno messe in atto. Non ci resta che seguirlo e tenerlo d’occhio, sperando che cominci a sua volta a seguire il nostro account di sezione! 🙂

PETA e veganesimo, lo spot divide la rete [VIRAL VIDEO]

Sapete qual’è il vero nuovo fenomeno virale che sta sconvolgendo la rete? Il BWVAKTBOOM, acronimo di “Boyfriend Went Vegan and Knocked the Bottom out of Me“, ‘sindrome’ terribile che colpisce le povere fidanzate di coloro che intraprendono la via del veganesimo e si trasformano così in veri tori a letto. Con conseguenze a quanto pare debilitanti.

Il concept è stato ideato da PETA per promuovere l’adozione di stili di vita vegani, molto spesso criticati poiché considerati fonte di malnutrizione e indebolimento del fisico. Così l’associazione ha deciso di tirare fuori dal mazzo la buona vecchia carta della sessualità che, si sa, assicura audience. La campagna è accompagnata da un sito interamente dedicato alla promozione del “veganesimo sicuro“, fonte di salvezza per l’incolumità delle giovani coppie che si trovano a fare i conti con questa bomba a mano.

PETA nel corso degli anni ci ha abituato a campagne forti e d’impatto in difesa degli animali, e questa volta sembra aver alzato decisamente il tiro. Inutile dire che lo spot sta creando molto scalpore nel web, e soprattutto sta scatenando le ire di chi vede nella campagna uno smacco insopportabile a quella che è una piaga invece tristemente vera, la violenza domestica. La decisione di difendere i diritti animali promuovendo, anche se solo per scherzo, il ‘maltrattamento’ femminile è per molti una scelta alquanto discutubile, anche se la chiave stilistica dello spot è evidentemente ironica.

E voi, da che parte state? Meglio salvare la povera Jessica, o gli animali?!

BioLite, la stufa ecologica con uscita usb

Progetto innovativo e di aiuto nelle situazioni critiche: BioLite è la stufetta ecologica da campo (e non solo) che invece di utilizzare una fonte di combustibile a base di petrolio, funziona con rami, pigne, pellets, aghi di pino, foglie o altre biomasse.

BioLite, la stufa ecologica con uscita usb

Mentre cucinate potete anche ricaricare il vostro smartphone (o altri device) grazie all’uscita usb: BioLite dispone di un sistema termoelettrico che trasforma il calore in energia elettrica. Non sono necessarie batterie, benzina o qualsiasi altra fonte energetica.

BioLite, la stufa ecologica con uscita usb

Questa energia generata potrà essere utilizzata tramite una porta USB per ricaricare i vistri dispositivi, inclusi smartphone, luci a LED, GPS e molti altri.

Prezzo? Ora è prenotabile a 129 dollari!

Apps e privacy: il caso Path mette in discussione le app indiscrete

La privacy è un tema scottante nel mondo dei social network: ciò che è chiaro ormai ai navigatori delle community virtuali è che i propri dati sono un tesoro molto ambito dalle aziende e non è neanche necessario spiegare ad oggi il perché.

Ecco perché la settimana scorsa il caso dell’app Path ha destato così tanto clamore sul web, sebbene forse la notizia abbia mosso più gli utilizzatori dell’applicazione che il generale popolo della rete.

Cos’è Path

Path è uno smartphone-based personal network  che sfida le altre social app come Instagram ma posizionandosi completamente contro tendenza: è un social network che permette all’utente la condivisione solo con un numero ristretto di amici, 50 per l’esattezza.

Come afferma il CEO Dave Morin, già executive di Apple e Facebook, al Los Angeles Times:  “Sono cinque di solito le persone in cui si ha la massima fiducia. Venti sono amici stretti, con cui usciamo e passiamo il nostro tempo; cinquanta quelli che formano il nostro network personale” (fonte La Repubblica).

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L’app, al momento disponibile solo per iOs, è un modello semplificato delle applicazioni social di condivisione di foto: le immagini possono contenere tre informazioni (persone, posti, cose) e non hanno funzionalità come Mi Piace o commenti. Questo perché le proprie immagini sono appunto destinate ad un gruppo di intimi. Una scelta che velocizza lo share e rende più immediata la comunicazione, che qui è davvero per immagini.

Ma soprattutto, occhio a questa affermazione, Path doveva essere l’app che rende il vostro spazio di condivisione più sicuro perché si muove nella cerchia dei vostri 50 contatti. Ecco perché i fatti della settimana scorsa sono stati così tanto discussi…

La scoperta: Path copia la rubrica senza permesso

L’8 febbraio esce la notizia che un hacker, tale Arun Thampi che stava studiando le API di Path in vista dell’Hackathon di Singapore, scopre ( e pubblica sul suo blog) un errore grossolano nell’app che mette in discussione la buona fede della start-up di San francisco che sta dietro all’app: durante le fasi di registrazione al network Path, l’applicazione impacchetta e invia ai server l’intera lista dei vostri contatti con i nomi completi, i numeri di telefono e gli indirizzi e-mail associati. Così Path vi invia una notifica quando un amico si iscrive al network, ma lo fa senza chiedervi il permesso.

In meno di 24 ore su Twitter si sono raccolte più di 4000 tweet e sulla rete un gran numero di commenti arrabbiati (fonte Huffington Post) che hanno portato il CEO Dave Morin a reagire subito rispondendo direttamente sul blog di Arun Thampi:

Ecco il testo tradotto:

“Arun, grazie per la precisazione. In realtà credo che questa sia un argomento importante da prendere seriamente in considerazione. Noi carichiamo i contatti della rubrica sui nostri server per facilitare l’utente nel trovare e connettersi ai propri amici e familiari su Path, in modo rapido ed efficiente, nonché per notificare quando amici e familiari entrano su Path. Niente di più.

 Noi crediamo che questo tipo di ricerca dei contatti e di corrispondenza sia importante per l’industria e che è importante che gli utenti comprendano chiaramente ciò, così abbiamo lanciato in modo pro-attivo un opt-in sul nostro client Android un paio disettimane fa e stiamo testando l’opt-in per la versione 2.0.6 del nostro cliente iOS, in attesa dell’approvazione dell’Appstore”.

La soluzione: Path cancella i dati raccolti e fa l’upgrade dell’app

Sul blog ufficiale dell’app il CEO Dave Morin si scusa con gli utenti e ammette “We made a mistake (Noi abbiamo fatto un errore)”. Morin ribadisce che l’uso delle informazioni raccolte è limitato a migliorare la funzione ‘Aggiungi amici’ e per informare l’utente quando uno dei suoi contatti entra a far parte di Path. Assicura che l’azienda ha sempre trasmesso ai propri server queste e qualsiasi altra informazione tramite una connessione criptata e utilizzando la tecnologia firewall standard del settore.

Ma Morin continua: “We also believe that actions speak louder than words” cioè “Riteniamo inoltre che le azioni sono più eloquenti delle parole”. Perciò l’azienda ha cancellato tutti i dati raccolti dai propri server così che gli utenti sentano di poter avere il controllo delle proprie informazioni.

Il social network ha reso disponibile inoltre un nuovo aggiornamento su App Store per Path con la quale all’app è implementata la finestra di notifica che chiede il consenso al raccoglimento e all’archiviazione di dati sui server. Se si da il consenso al raccoglimento dei dati e si cambia idea in un secondo tempo, basta inviare un’email a service@path.com che provvede a revocare l’accesso e cancella i dati raccolti.

Considerazioni sui rischi per la privacy

Quello che più però deve destare interesse è il fatto che l’app in questione ha agito nonostante le linee guida per gli sviluppatori mobile della piattaforma iOS dicano espressamente al punto 17.1 che “non è possibile trasmettere dati relativi a un utente senza ottenere la preventiva autorizzazione dell’utente” (fonte Applebitch).

Per questo motivo molti blog e riviste si sono mosse alla ricerca delle apps  “indiscrete” rivelando dati impressionanti e imprevisti su apps ufficiali come Instagram e Foursquare che accedono ai dati degli utenti senza il permesso. Non a caso, solo l’ultimo upgrade di Instagram, la versione 2.1 – casualmente proprio pochi giorni dopo il caso Path – ha provveduto a colmare il difett: ora l’app infatti fa la richiesta di accesso ai dati prima dell’iscrizione.

Intanto ancora Apple non ha dato una risposta a quegli utenti che fanno notare cheanche loro hanno parte in causa di questa falla nella sicurezza per gli utenti. Aspettiamo di aggiornarvi sugli sviluppi di questa importante questione.

In fondo a questo articolo trovate gli articoli a riguardo con i casi delle apps più impiccione e i motivi per cui stare in guardia.

I migliori giochi Android per tablet Tegra: DUNGEON DEFENDERS, Second Wave

Il videogioco “Dungeon Defenders” è un’applicazione gaming gratuita per tablet Android, sviluppata dalla software house americana Trendy Entertainment, ottimizzata appositamente nella specifica versione “Second Wave” per dispositivi NVIDIA Tegra.

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Ambientato in un tipico contesto medievale fantasy, appartiene al genere Action RPG (videogioco di ruolo basato su combattimenti in tempo reale) e, allo stesso tempo, anche al genere Tower Defense (videogioco strategico in cui si impedisce ai nemici di attraversare la mappa costruendo torri, che sparando automaticamente, colpiranno i nemici in avvicinamento).

Specifiche del sistema hardware utilizzato


Queste le caratteristiche tecniche del nostro testing che ci hanno permesso di giocare al massimo del dettaglio consentito: CPU: Processore dual-core NVIDIA Tegra 2 da 1 GHzMemoria1 GB di RamSchermo: Display tattile LCD da 9,4 pollici con risoluzione 1280×800, retroilluminazione LED.  Sistema OperativoAndroid Honeycomb 3.2 .

La tecnologia NVIDIA Tegra 2

Quale migliore occasione, cari Ninja, per capirne di più 😉

NVIDIA Tegra 2 è definito come un “multi-core system-on-a-chip” (SoC).
La CPU è un Dual-Core ARM Cortex A9, con frequenza di calcolo di un 1 GHz per singolo core.

La GPU presenta un’architettura GeForce, che può contare su 8 core, di cui 4 core pixel shader e 4 core vertex shader, per una performante elaborazione.
Questa GPU GeForce è detta “Ultra Low Power” (ULP), e grazie alle sue specifiche caratteristiche è in grado di ridurre il consumo energetico ma allo stesso tempo ne incrementa la qualità grafica.

La tecnologia Tegra 2 supporta le API (Apllication Programming Interface), come l’OpenGL ES 2.0, utilizzata dagli sviluppatori per scrivere applicazioni grafiche per device mobile come smartphone, tablet e device portatili da gaming.

Riuscendo a sfruttare in modo ottimale la potenza della sua GPU, Tegra 2 permette di offrire una qualità console sui dispositivi mobile, che esalta l’alta definizione del motore grafico 3D “Unreal Engine 3“.


Una caratteristica importante di Tegra 2 è anche quella di riuscire a migliorare ulteriormente la qualità delle immagini grazie al “Coverage Sampling Anti-aliasing” (CSAA) a 5x, ossia la tecnica per ridurre l’aliasing (la scalettatura grafica), smussandone i bordi ed ammorbidendone le linee.

Storia e Ambientazioni

All’avvio, una piacevole cinematica precede il menù di presentazione.
La storia racconta di un castello nel regno fantasy di Etheria, in cui vengono lasciati soli quattro ragazzini, che durante i loro movimentati giochi combinano un grande guaio: Si è liberata una imponente e malvagia orda di orchi, goblin e koboldi che hanno intenzione di assediare il castello per arrivare  ad un sacro cristallo, che dovremmo cercare di difendere in tutti i modi.

Sono quindi 4 le rispettive giovani classi che avremo a disposizione: “the Squire” (il cavaliere), “the Huntress” (la cacciatrice), “the Apprentice” (il mago) e “the Monk” (il monaco).

La nostra classe preferita è risultata essere quella del maghetto, con cui ci siamo divertiti a pianificare minuziosamente le posizioni difensive.
Il design delle diverse ambientazioni garantisce un buon senso d’immersione durante il piazzamento delle trappole, delle barriere difensive e delle torri magiche.

Il Multiplayer

Questo videogame è caratterizzato da una specifica modalità multiplayer cooperativa, fino a 4 giocatori in contemporanea. Usufruibile, creando un account gratuito, sul network online GameSpy di IGN Entertainment.
Sicuramente un’ottima scusa per fare esperienza più velocemente, potendo così notare le strategie difensive usate dai nostri compagni d’avventura.

La Tegra Zone

Sarà possibile trovare Dungeon Defenders sulla piattaforma online Tegra Zone, che ha lo scopo di affiancare il celebre Android Market, fornendoci una selezione di giochi, studiati appositamente dalle software house del gaming entertainment per i processori mobile Tegra.

Giudizi e voto complessivo

Grafica: 9.5
La definizione grafica mentre si gioca è davvero un costante piacere per gli occhi.
Magnifica la complessità degli schemi di illuminazione dinamica, che fa emergere un’accurata elaborazione di effetti visivi ambientali davvero avanzati.
Una grafica senza sbavature, fluida e ricca di dettagli.
Poter riuscire a notare il disegno di alcune crepe sulle mattonelle delle scale, è davvero qualcosa di superlativo.

Sonoro: 6
La musica della colonna sonora è decisamente necessaria durante il combattimento, ma risulta fin troppo ripetitiva. Discreta la traccia musicale presente alla taverna.

Gameplay: 9
Sempre coinvolgente e divertente.
Respingere le ondate di nemici è una continua sfida, che dovrà far emergere il nostro miglior ingegno nelle più concitate fasi d’azione difensiva.

End Game e Rigiocabilità: 8
I 4 differenti livelli di difficoltà garantiscono una grande rigiocabilità.
Ma sarete davvero così bravi nel completare tutte le mappe alla massima difficoltà e raggiungere il livello 80? 🙂
Resistere alle crescenti ondate sarà più difficile di quello che potevamo immaginarci. E questo ci piace!

VOTO COMPLESSIVO: 8.5 su 10
La gaming experience in Dungeon Defenders è sempre piacevole.
L’interfaccia touch è ben schematizzata ed intuitiva
Le performanti capacità di elaborazione grafica, messe a disposizione dalla GPU GeForce, hanno permesso agli sviluppatori di Dungeon Defenders di trasporre in maniera perfetta anche su Android questo famoso gioco multi-piattaforma.

Ringraziamo per lo svolgimento di questo testing ufficiale sia Nvidia, per averci mandato il gioco, e sia Sony per averci messo a disposizione il tablet.


 

Il link all’app NVIDIA Tegra Zone per dispositivi a SO Android con processore Tegra:
 

Il link al gioco Dungeon Defenders:

Digitals: quando il suono diventa musica [VIDEO]

Siamo in grado di identificarli, riconoscerli e a volte ci dilettiamo nel personalizzarli: sono i suoni degli alert e delle notifiche che ci informano dell’avvenuta ricezione di un messaggio, una chiamata, tweet o commento che sia. È il tema del video realizzato da Chris Crutchfield che rende perfettamente l’idea della proliferazione di questi suoni e del brulicare di comunicazione in ogni tasca.

L’idea nasce in seguito ad una serie di coincidenze: dopo aver ricevuto una e-mail, un SMS, un chiamata, una messaggio di Facebook a distanza di cinque secondi l’uno dall’altro, il regista e art director Chris Crutchfield ha deciso di dare vita alla reinterpretazione della sua mente di quell’evento.

Chris ci trascina nel suo “soundtrip” persuasivo in un loop di suoni resi piacevoli da un mushup ben orchestrato, un racconto fluido dai toni ironici ed un editing da vero intenditore

L’artista ha inoltre pensato di realizzare due track musicali sulla base del motivo che accompagna il video e renderle disponibili agli utenti. Le due tracce sono infatti scaricabili come suonerie per iPhone, giusto per restare in tema.

Pubblicità o relazioni pubbliche? 10 differenze di metodo [PARTE 1]

Quando vogliamo promuovere la nostra azienda, specie se la nostra posizione lavorativa comporta il relazionare la compagnia per cui prestiamo servizio con l’esterno, ci troviamo nella posizione di dover scegliere tra attività di advertising e quella di relazioni pubbliche.

In molti, erroneamente, ritengono che le due tipologie di servizio siano l’una sinonimo dell’altra. Vedremo quindi, con una suddivisione di dieci punti, quali profonde differenze intercorrano tra questi due comparti industriali, al fine di saper meglio scegliere quale sia, caso per caso, ciò che più attiene alla nostra attività in quel momento.

1) Spazi sui media: a pagamento o copertura gratuita ?

Da questo primo prospetto si intuisce che nel caso di campagne pubblicitarie, oltre ad un controllo più diretto sulla qualità e la quantità di adv in circolazione, si è in presenza di un’attività regolata da un budget di riferimento, con le pubbliche relazioni si cerca di non far gravare sull’azienda un costo di produzione vero e proprio.

2) Controllo sul processo creativo o libertà di movimento

Affidarsi alle relazioni pubbliche comporta l’assunzione di alcuni rischi; innanzitutto potremo essere ignorati dagli organi di informazione sui quali vorremmo si parlasse di noi. Come se non bastasse, per quanto possiamo inviare tutto il materiale di supporto, nessuno sarà obbligato a pubblicarlo in toto o nel modo in cui vogliamo. Infine, lasciare che un media si occupi di noi, implica l’esporsi al diritto di critica che i suddetti media possono esercitare.

3) La durata di un’attività di promozione

In sintesi, quando compriamo degli spazi, possiamo gestirli per tutto il tempo che riteniamo opportuno, questo non ci garantisce che il messaggio di promozione sarà un successo, potremmo anche rischiare di inflazionare le fonti pubblicitarie suscitando nel target un sentimento di ripulsa. Con le relazioni pubbliche il rischio è quello opposto, abbiamo nella migliore delle ipotesi un solo colpo in canna, va usato con efficacia.

4) La consapevolezza del consumatore

Mai sentito il detto “chiedere all’oste se il vino è buono” ? Fare pubblicità in maniera tradizionale implica un atteggiamento di diffidenza di fondo da parte dei soggetti a cui viene sottoposta. Affidarci al report di un soggetto esterno conferisce autorevolezza alla promozione, superare positivamente la critica preventiva di un organo di informazione fornisce credibilità a noi stessi, alla nostra azienda e a ciò che stiamo cercando di promovuore.

5) Creatività o fiuto per la notizia

Questo aspetto è di fondamentale importanza. Operare nel campo pubblicitario (in proprio o affidandosi ad agenzie specializzate) richiede la capacità di immaginare la propria attività in un modo sempre nuovo ed originale, promuoversi come i nostri competitor non sono in grado di fare sul mercato. La pubbliche relazioni sono un’attività in cui bisogna scegliere con cura tempi e modi di proposizione che però sono di uguale accesso per tutti. Scegliere quale forma di informazione e quando farsi promuovere fa la differenza tra una campagna di successo o un buco nell’acqua.

Nei prossimi giorni pubblicheremo la seconda parte, contenente gli altri cinque punti del decalogo “Pubblicità o relazioni pubbliche? 10 differenze di metodo”

to be continued…

"Republik Twitter": finalmente un film su Twitter!

Dopo The social Network ci si sarebbe aspettato che Hollywood dedicasse un po’ di attenzione anche al sito di microblogging più importante del mondo, Twitter. Eppure, Dick Costolo & co. non hanno ricevuto tanta attenzione dal mondo della cinematografia statunitense, e di quella pellicola non si è mai trovato traccia fra le nuove produzioni delle major di LA.

Forse perché la storia di Twitter non è così controversa come quella che ha portato Mark Zuckerberg a fondare Facebook, chissà. Eppure, oggi più che mai questa lacuna, per così dire, pesa.

O forse, dovremmo dire “pesava”, visto che come ci segnala GlobalPost.com nel post Twitter-obsessed Indonesia braces for “Republik Twitter” film, in Indonesia qualcuno però pare averci pensato: stiamo parlando di Republik Twitter, un film nato dalla mente di un documentarista indonesiano, Kuntz Agus, che ha scelto di “raccontare” la generazione dei cinguettii digitali nel sud est asiatico, dove così come sta avvenendo in occidente l’informazione e la politica talvolta scelgono i 140 caratteri di Twitter come canale privilegiato.

Su YouTube sono stati postati alcuni trailer della pellicola, che danno anche un’idea del plot della storia: ve ne proponiamo uno, fortunatamente sottotitolato.

RepublikTwitter sarà nelle sale di Jakarta e dintorni, recita il sito ufficiale, a partire dal 16 febbraio.

Ci auguriamo che questo piccolo grande documento possa approdare anche qui in Italia presto, così che anche i social media manager che si  chiedono come i social network stiano cambiando le società dell’altra parte del mondo possano avere qualche risposta in più!

Carte intestate di personaggi famosi

La carta intestata dice molto di un brand (personale o aziendale che sia), la storia e le biografie invece ci hanno portato innumerevoli notizie e curiosità su vita, morte e miracoli di tanti personaggi famosi. Ma come sarebbe stato ricevere una lettera da loro? O per meglio dire, com’era fatta la loro carta da lettere? Su un blog, Letterheady.com, c’è una raccolta molto fornita di questo tipo di memorabilia, che abbraccia i personaggi più disparati: dagli uomini politici ai musicisti, passando per scienziati ed artisti.

Vi invito a dare un’occhiata a queste che ho scelto io, ma ne troverete a centinaia sul blog di Shaun Usher (che in realtà ne gestisce altri due molto interessanti, tutti sulla corrispondenza offline).

Albert Einstein, 1932

Andy Warhol

Ozzy Osbourne, 2011

Ray Charles, 1990

John Fitzgerald Kennedy, 1952

Frank Sinatra, 1967

Groucho Marx, 1943

Rolling Stones Records, 1982

Marvel Comics Group

Design Conspiracy, 2008

The Doors, 1970

Pepsi, 1941

Charles Schulz, 1958

Harry Houdini, 1913

Frank Zappa, 1986

Adolf Hitler, 1934

Thomas Alva Edison, 1923

Steve Jobs, 1982

Lady Diana, 1997

Frank Lloyd Wright, 1946

Marilyn Monroe, 1958

Abbey Road Studios, 2003

Amazon apre il suo primo store a Seattle

La forza del mattone prevale anche sulla malleabilità della rete.

Si potrebbe commentare così la notizia che Amazon, il celeberrimo sito dedicato all’e-commerce, abbia deciso di aprire una sua filiale “fisica” a Seattle, sede della società.

Si tratta di una sorta di apertura di prova, o per meglio dire un esperimento commerciale. Il management ha intenzione di progredire su scala nazionale qualora i ricavi fossero soddisfacenti, proiettando nel “reale” alcune delle peculiarità dell’e-store, dai prezzi a basso costo, ai modelli esclusivi di accessori hi-tech come il tablet Kindle Fire.

Soprattutto la domanda relativa a questo prodotto, quasi ingestibile on-line dal solo Amazon.com, ha spinto ad una diversificazione in termini di punti vendita, anche perchè competitor come Best Buy e Target rischiavano di aprire una concorrenza al ribasso in termini di guadagni.

Ma perché diventare una catena di negozi analoga a Mediaworld o Euronics tanto per citare omologhi che ben conosciamo in Italia?

La risposta a questo tipo di domanda è di duplice natura. Da un lato Amazon.com, o per meglio dire il marchio Amazon, ha oramai conquistato una così grande credibilità presso la propria clientela abituale (under 40 con alto livello di istruzione e di informatizzazione), tale da poterla “convertire” in un mercato di punti vendita reali e non solo virtuali.

A questa apertura di credito di cui godrebbe a priori un negozio Amazon, va aggiunta la possibilità di ampliare il mercato dei possibili consumatori a tutti colori i quali, vuoi per abitudine, vuoi per naturale refrattarietà rispetto all’acquisto di un prodotto che non si tocca subito con mano, potrebbero aumentarne esponenzialmente i ricavi.

Va detto che in questo senso la strada è stata già percorsa da ebay, l’altro colosso mondiale dell’e-commerce, che non molti mesi fa ha aperto un punto vendita a Londra sebbene con specifiche diverse. In quel caso, infatti, si fornisce un servizio diverso, ossia la possibilità di registrarsi in loco ed utilizzare il proprio smartphone per fare i propri acquisti on-line di alcuni oggetti in vetrina (i 300 più venduti in assoluto sul portale), una forma di commercio misto, se così la si può definire.

 Tutto rose e fiori quindi? Come è naturale che sia no.

La partenza da un singolo punto vendita ci suggerisce la presenza di alcuni rischi derivanti dalla conversione da e-store a physical-store, a partire dalle tariffe, presumibilmente non più così basse come sulle piattaforme virtuali. Del resto i costi di mantenimento di un negozio (personale, locazione, tasse di fatturazione etc) sono assai diversi in un mercato reale.

A questo si aggiunga una diminuzione in termini di vastità di scelta dei prodotti; per quanto grande un negozio non può mai accogliere neanche lontanamente il catalogo infinito che oggi ospita Amazon.com.

Sarà quindi una scelta vincente quella di Amazon? Non possiamo far altro che aspettare l’apertura a stretto giro a Seattle e vedere quali, tra pro e contro, avranno la meglio.