UPDATE: Massimo Guastini eletto Presidente dell'Art Directors Club Italiano [INTERVISTA]

“Sarò un presidente al di sopra delle parti. Non ho interessi privati, non faccio parte di grandi famiglie e non ho né faide né vendette da consumare”. Perché crederti? 🙂

Uhm, brava, Ninja Adele, vedo che ti sei documentata sulle mie affermazioni. E hai letto il mio blog.
La risposta è semplice. E’ la verità. Ho regalato le mie quote 5 anni fa quando lasciai Dorland G2, allora nell’orbita WPP. Mi è bastata quest’ultima esperienza per non volerne mai più sapere di agenzie internazionali, di grandi famiglie. Mi ci trovo male perché comportano troppi compromessi. Forse, per questa mia scelta, non tutti sanno chi è Massimo Guastini. Ma l’importante è che ce l’abbia ben chiaro io. La pratica quotidiana della mediazione non me l’avrebbe permesso.

In questi cinque anni ho ricevuto tre proposte, due delle quali mi sono arrivate in momenti difficili da un punto di vista imprenditoriale. Ho comunque risposto di no. Sto bene in cOOkies adv e la presidenza Adci sarà eventualmente un mezzo per raggiungere un fine comune, non una poltrona di prestigio in qualche grande agenzia. Voglio realmente restituire dignità e autorevolezza al ruolo dei creativi. Il nostro lavoro deve tornare ad avere un valore.

Per quanto riguarda le vendette da consumare, ti garantisco che non ne ho per il semplice fatto che non ho nemici personali. Magari sarò antipatico a qualcuno ma, se ci hai fatto caso, ti sarai resa conto che chi ha parlato apertamente di me, mettendoci nome e cognome, non l’ha fatto per criticarmi. “Coraggio” è il valore che mi hanno attribuito più spesso.

Nel programma emerge il tuo desiderio di unità per il Club, anche perché “per troppo tempo ci siamo divisi su questioni talmente piccole”. Ad esempio quali?

Per questioni piccole intendo tutto ciò che gravita intorno ai premi e agli ingressi nell’Annual Adci. Quindi mi riferisco alle annose polemiche sui “fake” e sulle giurie. La nostra mission è in realtà nel nostro stesso nome: siamo un Club prima che un Award.
Torniamo a essere un Club innanzitutto, il cui scopo principale, dichiarato espressamente dalla Statuto è migliorare gli standard della creatività nel campo della comunicazione e delle discipline ad essa collegate. Come ripeto da molto tempo, non puoi migliorare gli standard della creatività, se non ti batti anche per migliorare la qualità di vita di chi deve produrla. Questo non significa una deriva sindacalista ma comporta, specie in un periodo come quello attuale, non tacere più su una serie di fatti inaccettabili. Noi siamo quelli che devono dare valore le marche, cerchiamo di ricordarcene e rammentarlo a tutti gli altri attori di questa industria. La mia non è una minaccia, è una promessa di dialogo con le nostre naturali controparti, a cominciare da chi lavora nel marketing delle aziende.

La tua soluzione di unità per l’ADCI punta al “ritrovare le ragioni che ci uniscono”. Quali sono queste ragioni?

Le ragioni che ci devono unire stanno sotto gli occhi di tutti quelli che fanno questo lavoro da più di sei mesi. Le ho anche ricordate nel mio programma.
Stiamo diventando la figura professionale più precaria e meno pagata della filiera.
Siamo la manovalanza che lavora giorno e notte per sfornare idée gettate in quelle fornaci senza fondo che sono le gare, quasi mai remunerate. .
Il nostro punto di vista conta sempre meno. Nelle sale riunioni dove le campagne vengono scelte, negli organigramma di agenzia, nelle decisioni gestionali e nei confronti pubblici.
Dobbiamo riappropriarci del nostro ruolo di protagonisti della comunicazione. Abdicare ha peggiorato la stessa qualità dei lavori pubblicati. Nel ’97 Aldo Grasso scrisse che spesso la pubblicità era migliore dei programmi che interrompeva. Oggi non lo ripeterebbe. Malgrado il livello dei palinsesti non si sia innalzato.

Quali sono le etichette che nel tempo hanno ingessato e rallentato l’ADCI?

Più che di etichette, parlerei di un’etichetta, per altro mai ufficializzata, secondo la quale non contano le idée ma chi le sostiene. C’è tutta una liturgia non ufficiale ma officiata quotidianamente, probabilmente in una sorta di inconsapevole e ormai dogmatico automatismo. “Quanti premi hai vinto?” “Quanto è figa la tua agenzia?” “Quanto sei figo tu?” Viviamo ormai immersi in viscidi pregiudizi paludati che da tempo ci impediscono di manifestare, anche solo lontanamente, quella spinta vitale che caratterizzava I 40 famosi fondatori dell’Adci.
La crisi economica può farci avere meno soldi. Ma idee, entusiasmo, energie e voglia di fare dipendono solo da noi.

Quali termini – perché desueti, fuorvianti o semplicemente perché ti infastidiscono – vorresti abolire nel linguaggio dell’advertising?

Sono un democratico anche a livello linguistico. Rispetto nascita e morte di qualunque parola. Nel mio lessico personale cerco però di evitare alcuni termini che mi abbattono il tasso di fertilità: sinergia, integrata, virale e soprattutto non convenzionale. Non convenzionale deve essere un modo di pensare non un media. Ho visto e vedo contenuti con l’aspirazione di essere “viral” più convenzionali del tè inglese delle cinque.

Quale aspetto delle gare a tuo avviso andrebbe più urgentemente regolamentato?

Più che regolamentare occorre diffondere la consapevolezza tra aziende e agenzie che le gare non remunerate, quelle che impegnano sino a 60 agenzie in presentazioni che comportano anche più di 500 ore lavorative per ogni team, fanno male a questa professione e di conseguenza danneggiano anche le aziende.

Nel tuo programma sottolinei l’importanza di costituire un punto di riferimento reale nella formazione dei giovani e proponi di identificare “20 giovani con le potenzialità per emergere ma che non possono permettersi gli ormai onerosi investimenti necessari”. Per loro, ad esempio, prevedi incontri settimanali in cui un socio senior commenta i loro portfolio. Ma quali sarebbero i criteri concreti per la selezione di questi 20 giovani?

Cercherei giovani dotati di autentica creatività. Per autentica creatività non intendo “idiot savant” che già promettono di saper utilizzare a menadito programmi di computer grafica e meccanismi pubblicitari. Creatività è un termine abusato nel nostro lavoro e di non facile definizione, ma mi piace molto quella che ne ha dato Annamaria Testa nel suo ultimo libro (LA trama lucente):
La creatività è qualcosa di nuovo e utile per la collettività. I buoni titoli, le buone campagne, hanno di solito questa caratteristica, possiedono insight nuovi. Diffondono memi utili alla collettività. Più di parlare dei criteri concreti per selezionare I 20 giovani, ci tengo a sottolineare che voglio dare realmente la possibilità a 20 giovani veri di entrare nel nostro settore spendendo il loro talento e non Ie risorse della famiglia di provenienza.. Approfondirò questo argomento nei prossimi giorni, sul mio blog. Credo di avere già approfittato abbastanza del vostro spazio. Grazie.

I momenti più emozionanti del Mobile World Congress 2011 [REPORT]

Il Mobile World Congress è stato ricco di novità e conferenze, talmente ricco che è difficile citarle tutte: dal Windows phone alla guerra delle tablets, dall’intervento di Eric Schmidt a quello di Steve Ballmer. È per questo che mi limiterò a raccontare i miei momenti preferiti, ovvero quelli “social” e “sociali”.

Twitter come l’acqua: keynote di Dick Costolo

Questo è stato il mio momento preferito dell’intero congresso. Costolo, CEO di Twitter apre la sua presentazione con una storiella sui pesci, citando David Foster Wallace:

Un pesce vecchio incontra due pesci giovani e chiede loro “Ciao ragazzi, com’è oggi l’acqua?” I due pesci giovani rimangono due minuti in silenzio, finché uno dei due pesci giovani dice all’altro “ma che cavolo è l’acqua?”

E continua:

Sentirete molto parlare durante questa settimana di nuovi device con interfacce sempre più sofisticate ed eleganti ma non parlerò né farò alcun annuncio su nessuna di queste cose perché la cosa incredibile è che Twitter già funziona su quasi tutto quello di cui avete sentito parlare qui in questa settimana.

Prosegue dando un po’ di numeri che giustificano la sua presenza al MWC, come se ce ne fosse bisogno: il 40% dei tweet arrivano dagli smartphone.

Quindi afferma di voler parlare di quelli che sono i suoi obiettivi per il futuro: un Twitter che sia istantaneamente utile, semplice e sempre presente, proprio come l’acqua. Il che vuol dire che una volta che l’utente passa ad un nuovo device non deve preoccuparsi di imparare nuovamente ad usare Twitter, proprio come si passa dalla cucina al bagno. L’acqua “funziona” sempre allo stesso modo.

Un altro obiettivo è quello di accorciare la distanza tra awarness e engagement in relazione naturalmente ai nuovi utenti, in modo tale che possano subito beneficiare pienamente dell’esperienza twitterina. Annuncia quindi la realizzazione della traduzione per facilitare le connessioni globali.

Parla dell’elevato valore sociale e di engagement di alcuni tweet come ad esempio quello di Cristiano Ronaldo che dedica il risultato della partita a suo fratello e ci presenta il record dei tweet di tutti i tempi: oltre 6.000 tweets al secondo a capodanno in Giappone.

Risponde alla domanda che alcuni gli fanno e cioè quand’è che inizierà a fare un po’ di soldi con Twitter, rispondendo che sta già succedendo. Quindi rapporta il valore social di Twitter all’impatto sul business, affermando: “Tweeter is the second screen”. Grazie al social network infatti molta gente sta ricominciando a fruire dei contenuti televisivi in real time poiché la voglia di condivisione spinge gli utenti a seguire uno show televisivo nel momento stesso in cui va in onda, come avviene in UK per X Factor e come è avvenuto per il Super bowl e in particolare per gli spot.

Sembra quasi che l’abbiamo fatto di proposito ma è una pura coincidenza. Infatti mentre Eugenia lavorava al suo post sul CRM al tempo di Twitter proponendoci i casi di alcune compagnie aeree, lo stesso Costolo fa l’esempio del CRM social di Virgin che ha inviato un nuovo codice di conferma ad una passeggera tramite Twitter.

Parla poi dell’impatto di Twitter in Tunisia ed Egitto, riproponendo l’analogia dell’acqua: la gente vive nel deserto perché sanno come trovare acqua e a quanto pare è accaduto lo stesso con i tweet.

Senza fare alcuna considerazione politica, Costolo afferma che l’obiettivo resta quello di “connettere le persone nel mondo cosicché possano condividere ciò che è più importante per loro”. In conclusione ciò che conta davvero sono le persone, e Twitter così come qualunque altra tecnologia, è solo un piccolo pezzo del puzzle. Twitter deve essere come l’acqua cosicché: “all you can see is each other”.

Foursquare tradotto in 5 lingue: keynote di Dennis Crowley


Il co-fondatore di Foursquare Dennis Crowley annuncia che la sua creatura sarà tradotta in cinque lingue, italiano, francese, spagnolo, tedesco e giapponese poiché il geosocial network non riguarda solo i fighetti di New York o le offerte dei bar ma viene utilizzato in tutto il mondo. Inoltre afferma di prendere in considerazione l’idea di creare un’esperienza sempre più personalizzata per gli utenti e non vediamo l’ora di scoprire come!

Video messaggio a sorpresa di Zuckerberg


Mark Zuckerberg è stato il grande assente del congresso anche se voci di corridoio parlavano di un “Mark Zuck” di Facebook registrato tra i partecipanti e un po’ ci speravo che ci facesse una bella sorpresa. Invece è intervenuto soltanto durante la conferenza stampa di HTC, attraverso un video messaggio, dicendo che ci sono dozzine di Facebook Phone in arrivo e promettendo una sempre maggiore integrazione social. Trovate il video messaggio qui.

Global Mobile Awards

La tradizionale serata di gala, tenutasi nello splendido palazzo nazione di Montjuic, è stata presentata dall’inglese Jonathan Ross e ha visto le performance live dei Metric e di Duffy.

La cerimonia di premiazione è stata caratterizzata dal trionfo di Angry birds come migliore App, soprattutto relativamente alla monetizzazione, e a sorpresa, si fa per dire, l’Iphone 4 come “best mobile advice”.

Trovate i dettagli e tutti i premi qui.

Il Mobile World Congress è stato ricco di novità e conferenze, talmente ricco che è difficile citarle tutte: dal windows phone alla guerra delle tablets, dall’intervento di Eric Schmidt a quello di Steve Ballmer. È per questo che mi limiterò a raccontare i miei momenti preferiti, ovvero quelli “social” e “sociali”.

Twitter come l’acqua: keynote di Dick Costolo

Questo è stato il mio momento preferito dell’intero congresso. Costolo, CEO di Twitter apre la sua presentazione con una storiella sui pesci, citando David Foster Wallace:

un pesce vecchio incontra 2 pesci giovani e chiede loro “ciao ragazzi, com’è oggi l’acqua?” i due pesci giovani rimangono 2 minuti in silenzio, finché uno dei 2 pesci giovani dice all’altro “ma che cavolo è l’acqua?”

“Sentirete molto parlare durante questa settimana di nuovi device con interfacce sempre più sofisticate ed eleganti ma non parlerò né farò alcun annuncio su nessuna di queste cose perché la cosa incredibile è che twitter già funziona su quasi tutto quello di cui avete sentito parlare qui in questa settimana”.

Prosegue dando un po’ di numeri che giustificano la sua presenza al MWC: il 40% dei tweet arrivano dagli smartphone.

E continua annunciando quelli che sono i suoi obiettivi per il futuro: un Twitter che sia istantaneamente utile, semplice e sempre presente, proprio come l’acqua. Il che vuol dire che una volta che l’utente passa ad un nuovo device non deve preoccuparsi di imparare nuovamente ad usare Twitter, proprio come si passa dalla cucina al bagno. L’acqua “funziona” sempre allo stesso modo.

Un altro obiettivo è quello di accorciare la distanza tra awarness e engagement in relazione naturalmente ai nuovi utenti, in modo tale che possano subito beneficiare pienamente dell’esperienza twitterina. Annuncia quindi la realizzazione della traduzione per facilitare le connessioni globali.

Parla dell’elevato valore sociale e di engagement di alcuni tweet come ad esempio quello di Cristiano ronaldo che dedica il risultato della partita a suo fratello e ci presenta il record dei tweet di tutti i tempi:

Oltre 60.000 tweets per seconds durante nye in japan 23 : 50 il record di tutti I tempi

Risponde alla domanda che alcuni gli fanno e cioè quand’è che inizierà a fare un po’ di soldi con Twitter, rispondendo che sta già succedendo. Quindi rapporta il valore social di Twitter all’impatto sul business, affermando: “Tweeter is the second screen”. Grazie al social network infatti molta gente sta ricominciando a fruire dei contenuti televisivi in real time poiché la voglia di condivisione spinge gli utenti a seguire uno show televisivo nel momento stesso in cui accade, come avviene in UK per X Factor e come è avvenuto per il Super bowl e in particolare per gli spot.

Sembra quasi che l’abbiamo fatto di proposito ma è una pura coincidenza. Infatti mentre Eugenia lavorava al suo post sul CRM al tempo di Twitter proponendoci i casi di alcune compagnie aeree, lo stesso Costolo fa l’esempio di Virgin che ha inviato un nuovo codice di conferma ad una passeggera tramite Twitter come esempio di CRM appunto.

Parla poi di Aljazeera campagna su twitter in egitto hashtag demandaljazeera in english

Tunisia ed egitto, bloccati per un po’ e 31.27 come in china. La gente vive nel deserto perché sanno come trovare acqua e

Senza fare alcuna considerazione politica, Costolo afferma che l’obiettivo resta quello di “Connettere le persone nel mondo cosicché possano condividere ciò che è più importante per loro” e il ruolo di Twitter deve essere talmente radicato nella nostra vita da diventare scontato come l’acqua, proprio come i pesci di Foster Wallace che non sapevano nemmeno cosa fosse. In conclusione ciò che conta davvero sono le persone, e Twitter così come qualunque altra tecnologia è solo un piccolo pezzo del puzzle. Twitter deve essere come l’acqua cosicché: “all you can see is each other”.

Foursquare

Il co-fondatore di Foursquare Dennis Crowley annuncia che la sua creatura sarà tradotta in cinque lingue, italiano, francese, spagnolo, tedesco e giapponese poiché il geosocial network non riguarda solo i fighetti di New York o le offerte dei bar ma viene utilizzato in tutto il mondo. Inoltre afferma di prendere in considerazione l’idea di creare un’esperienza sempre più personalizzata per gli utenti e non vediamo l’ora di scoprire come!

Facebook

Mark Zuckerberg è stato il grande assente del congresso anche se voci di corridoio parlavano di un “Mark Zuck” di Facebook registrato tra i partecipanti e un po’ ci speravo che ci facesse una bella sorpresa.

Invece è intervenuto soltanto durante la conferenza stampa di HTC, attraverso un video messaggio, dicendo che ci sono dozzine di Facebook Phone in arrivo e promettendo una sempre maggiore integrazione social.

Per vedere gli altri interventi cliccate qui: http://www.mobileworldlive.com/

Global Mobile Awards

La tradizionale serata di gala, tenutasi nello splendido palazzo nazione di Montjuic, è stata presentata dall’inglese Jonathan Ross e ha visto le performance live dei Metric e di Duffy.

La cerimonia di premiazione è stata caratterizzata dal trionfo di Angry birds come migliore App, soprattutto relativamente alla monetizzazione, e a sorpresa, si fa per dire, l’Iphone 4 come “best mobile advice”.

Trovate i dettagli e tutti i premi qui. http://www.mobileworldcongress.com/awards/global_mobile_awards.htm

Nike e Kobe Bryant presentano "The Black Mamba": domani il trailer in anteprima


Prodotto da Nike Basketball e diretto da Robert Rodriguez, è il film interpretato da Kobe Bryant, Kanye West, Bruce Willis and Danny Trejo che sarà presentato in occasione del NBA All-Star Weekend 2011. Il film mostra in azione l’alter ego di uno dei più grandi giocatori di pallacanestro, Kobe Bryant, che si erge a difensore della pallacanestro lottando contro coloro che vogliono distruggere il basket.

Per guardare il trailer in anteprima

Il lancio in contemporanea mondiale è in programma sabato 19 febbraio alle ore 10.00 (ora italiana). Per assistere per primi alla visione del video è possibile registrarsi al sito www.nikebasketball.com. I trailer del film si possono vedere sin da ora collegandosi a www.kobevi.nikemedia.com.

Per scaricarli, clicca qui (alta risoluzione) e qui (bassa risoluzione).

L'alibi perfetto? Ci pensa My 4Square Alibi [GUERRILLA]

Come trovare la scusa perfetta con i Local-Based Service: My 4Square Alibi [GUERRILLA]
Avete bisogno di una buona scusa per poter andare a quel concerto che aspettate da una vita? Qualcuno vi controlla continuamente? My 4Square Alibi vi può aiutare!
Stiamo parlando di una nuova applicazione web che permette di effettuare il check-in in qualsiasi luogo e mostrare a tutti dove ci si trova. Niente di nuovo, penserete: c’è già Foursquare per questo. Ma My 4Square Alibi fa molto di più: ci permette infatti di effettuare il check-in anche in luoghi in cui non ci troviamo realmente.

Tanti alibi per tante storie

Sulla homepage del sito possiamo divertirci a guardare una serie di divertenti video nei quali i protagonisti raccontano le loro “scappatelle” rese possibili dai grandi poteri di My4Square Alibi.

Ma i creatori non si sono limitati a questo per farci divertire: non appena effettuiamo un check-in tramite il sito, vedremo apparire sulla Homepage l’update della nostra posizione, corredata però da un’immagine che rischia di mettere in pericolo il nostro alibi!

Come trovare la scusa perfetta con i Local-Based Service: My 4Square Alibi [GUERRILLA]

Dietro tutto ciò troviamo l’agenzia Famous Interactive, che ha creato il sito durante la promozione dei prodotti Hungry Man, una simpatica campagna che vedeva protagonisti personaggi illustri quali Davy Crockett, Leonardo da Vinci, Gengis Khan. Sono stati creati diversi video, distribuiti sui principali Social Network, che ritraggono gli Hungry Heroes nella loro estenuante ricerca della sede di Hungry Man. È proprio dal tentativo di localizzare gli Hungry Heroes ai fini della campagna, tramite Foursquare, che è nato My 4Square Alibi.

Un caso di Guerrilla Marketing

Il caso My 4Square alibi è un calzante esempio di Guerrilla. Alla base di questa tecnica di marketing c’è il concetto di disruption, una rottura che parte dalla critica ai luoghi comuni e agli stereotipi sociali costruiti dai media. E quale migliore occasione per un’azione di guerrilla di un’applicazione come Foursquare, il cui uso è divenuto ormai diffusissimo ed è diventato fonte di numerose critiche sulle questioni di privacy (soprattutto per quanto riguarda la condivisione di certe informazioni con persone su cui non si esercita alcun controllo)?

C’è qualche nota stonata in questa simpatica operazione? Effettivamente, nonostante l’idea di My 4Square alibi nasca come gioco, il sito funziona davvero! Effettuando il check in dal sito, verranno aggiornate le informazioni anche su Foursquare e sui Social Network più diffusi.
I creatori non mancano di segnalare  l’importanza della correttezza nell’uso dell’applicazione. Nel blog della Famous Interactive leggiamo:

We hope by now you’ve realized that My 4Square Alibi is a joke. We do not recommend that you use it to commit crimes. Nor do we recommend that you use your check-ins as evidence in a court of law, to cheat on your spouse or to neglect your children.
We do recommend that you use My 4Square Alibi to have a good laugh with friends and maybe get into a little harmless online mischief. Again, strong-armed robbery, prescription drug abuse and clandestine exotic pet theft are not playful mischief. Please remember this
“.

Nonostante ciò, è un dato di fatto che l’applicazione violi la regola numero uno di Foursquare, ovvero “non effettuare il check in in luoghi in cui non ti trovi”.
Insomma, My 4square Alibi è una buona occasione per farsi una risata tra amici, ma potrebbe portare a più di un problema nella gestione degli accessi e sulla loro veridicità.
E voi, cosa ne pensate?

Fare Startup: "Mission Possible" anche in Italia [EVENTO]

Fare Startup: “Mission Possible” anche in Italia

E’ possibile creare startup di successo? Assolutamente sì grazie al crescente instaurarsi di rapporti diretti tra chi sviluppa e offre innovazione e chi supporta lo startup e l’ingresso nel mercato.
Le cravatte dell’economia dicono che non basta più avere una buona idea per avere successo nel mercato: sembrerebbe che non appena hai una buona idea, la stessa balena nella testa di altre 5 persone. Questa la ragione per cui molte aziende partono più o meno simultaneamente con lo stesso prodotto.

E allora le parole d’ordine per un avvio con il botto sono condivisione, contaminazione e trasporto nel continuo flusso di idee con i piedi ben piantati per terra.
Analisi e studi dimostrano che tutti gli imprenditori di startup di successo hanno in comune atteggiamenti di entusiasmo e critica costruttiva…come dire che non sono innamorati solo della loro prima “brillante idea”.

Fare Startup: “Mission Possible” anche in Italia

La ricerca del Sacro Graal del successo nel business, della pozione magica che trasforma una startup in un’impresa di incredibile successo è alla base dell’iniziativa “Fare Startup: Mission Possible anche in Italia”, ciclo di incontri targato Brainstorming Lounge, promosso dal Comitato di Settore Imprenditoria dell’Associazione Italiana Fulbright (AIF) e coordinato da Bruno Iafelice per promuovere la creazione di ecosistemi locali in cui far crescere e sviluppare aziende innovative.

Brainstorming Lounge è organizzato con il supporto degli ex borsisti Fulbright che ri-portano in “patria” le esperienze vissute durante un periodo di studi negli Stati Uniti e che gli ha permesso di confrontarsi con un modello innovativo di fare impresa, fondato su startup tecnologicamente avanzate ispirato alle pratiche della Silicon Valley.

Dopo uno start esaltante lo scorso 25 Novembre che ha visto la partecipazione attiva di ottanta curiosi tra giovani imprenditori, startupper, studenti, innovatori, ricercatori e investitori, il prossimo appuntamento è fissato per Martedi 22 Febbraio presso la Fondazione Alma Mater di Bologna (Villa Gandolfi Pallavicini, via Martelli 22/24), alle ore 18.00.

Come arrivare all'evento!Gli attori che operano nell’ecosistema dell’innovazione economica si incontreranno anche questa volta per mettere in scena non una lezione didattica in senso stretto ma un vero e proprio evento sociale in cui la partecipazione attiva è fondamentale per la riuscita dell’iniziativa.

A condividere esperienze e impressioni ci saranno questa volta Michele Ursino, co-fondatore di BAIA e imprenditore web a San Francisco, Elizabeth Robinson, co-fondatrice di NicOx pharma (quotata alla borsa di Parigi) e investitore con Italian Angels for Growth, Massimo Ciociola, fondatore di Wireless Solutions (acquisita da DADA) e di musiXmatch, Gianumberto Accinelli, fondatore e CEO di Eugea (finanziata con venture capital), Alessandro Rizzoli, fondatore e CEO di Mopapp e AnguriaLAB.

Si parlerà di “bootstrapping”, di “venture capital”, di opzioni per la fase di exit, di Silicon Valley e degli esempi di successo italiani.

Nello stile del Brainstorming Lounge, l’evento sarà informale, la cravatta lasciamola agli economisti vecchio stile, e completamente gratuito.

La location ha un numero di posti limitato, però, ed occorre registrarsi obbligatoriamente on line.

Ma il team del Brainstorming Lounge ha pensato proprio a tutto.
Disponibili qui indicazioni per raggiungere la Fondazione e qui gli orari dei mezzi pubblici.

Ora non resta che partire …buon startup!

Maggiori info: http://www.brainstorminglounge.com/.

[BREAKING NEWS] La sfida continua: Big G apre ai social network!

La sfida continua tra Google e Facebook!Continua l’appassionante sfida tra Google e Facebook! Dopo Google Me, Facebook Docs, Facebook Mail etc., una nuova mossa da parte di Big G apre ulteriori scenari.

Stiamo parlando di un alcuni aggiornamenti che potenziano Google Social Search, verso una maggiore possibilità di ottenere informazioni peer-to-peer, dai nostri amici o dai soggetti che seguiamo.

Ma quali sono, nello specifico, i cambiamenti di maggiore rilievo? Continua a leggere

Pirateria online nei videogiochi: l'Italia nella top 5 delle nazioni "cattive"

Proprio così. Secondo una ricerca dell’Entertainment Software Association (ESA) siamo uno dei principali centri della pirateria online dei videogiochi, insieme a Cina, Brasile, Spagna e Francia.
Il 54% dell’attività globale di condivisione illegale di giochi si svolge in questi cinque paesi, nei quali non si starebbero adottando misure adeguate per proteggere i diritti d’autore.

Le aziende che fanno parte dell’ESA hanno rilevato che più di 144 milioni di connessioni a livello mondiale sono implicate nel file sharing illegale di videogiochi tramite reti P2P. Circa 78 milioni di queste sono rintracciabili nelle cinque nazioni “canaglia”, un numero cinque volte maggiore di quello attribuito agli utenti degli Stati Uniti.

Tra questi cinque paesi noi non siamo i peggiori. Infatti c’è la Spagna “osservata speciale”. L’ESA considera infatti lo stato spagnolo una priorità da analizzare con molta attenzione, a causa di “politiche negligenti che hanno promosso una cultura permissiva nei confronti della pirateria”.

Altre Nazioni come il Brasile rimangono sotto controllo a causa delle barriere di mercato, che limitano l’acquisto legittimo da parte degli utenti a causa del prezzo, molto spesso troppo elevato per la maggior parte della popolazione.

In Italia invece “il Governo sembra che abbia riconosciuto la gravità del problema, e ha fatto partire una consultazione ufficiale per esaminare i potenziali rimedi “.

Personalmente, ci sarebbero altri problemi più seri da risolvere. Ma questa è un’altra storia.
{noadsense}

Tutte le apps di Sanremo, per seguire il festival da veri Geek

ninja marketing report sanremo facebook

Inutile nascondere il telecomando, manomettere l’antenna, uscire di casa: a Sanremo quest’anno non si sfugge!
Il Festival ve lo portate in tasca con le apps per i vostri device.

Vi interessa essere aggiornati in tempo reale su quello che succede sul palco, nel backstage e sui gossip? C’è S.it Sanremo, l’app gratuita ad hoc dell’ Editrice La Stampa. Siamo già alla versione  1.1 che promette ancora più video e scatti rispetto a quella dell’anno scorso. E per veri fanatici  segnaliamo Offline Sanremo al costo di 2,99 euro, che vi darà appunto in versione offline tutte le notizie su questa edizione e sulle precedenti. Ovviamente su Itunes è già disponibile la raccolta delle canzoni in gara, così come le canzoni dello speciale sui 150 anni dell’Unità d’Italia.

Ma veniamo alla vera novità, che crediamo riserverà delle sorprese: OpenSanremo, un App di Facebook per votare i cantanti in gara e non solo!

Nato da un’idea dei fondatori della start-up Busk.fm, in collaborazione con Tiscali, Opensanremo funziona così: per ognuna delle cinque serate si vota il cantante preferito e quello più sgradito, con la possibilità di dare preferenze multiple e di cambiare idea. Tutto ciò lo si fa direttamente dalla propria pagina di Facebook, dunque da pc, smarthphone o  tablet, a voi la scelta!

w robebrto benigni a sanremoUna votazione veramente popolare: la possibilità di scambiare battute, votare il cantante e il presentatore preferito, tutto gratuitamente, in real time e condividendo l’esperienza col popolo della rete.

OpenSanremo sfida il televoto,  promettendo di essere anche più trasparente: terminata la kermesse, le votazioni saranno comparate e ordinate per fascie d’età, posizione geografica, sesso. Gli utenti stessi al momento dell’iscrizione danno il consenso al trattamento dei dati.
La classifica del popolo della rete sarà molto diversa da quella ufficiale?

Per amore di cronaca un tuffo su OpenSanremo la vostra ninja Naoko l’ha fatto e ha scoperto che oltre ai commenti degli utenti di Facebook si possono scorrere i tweet che intanto parlano del festival.

Chissà perché mentre su Twitter si parlava della performance di Roberto Benigni all’Ariston, su Facebook si scambiavano pettegolezzi da comari su Belen e la Canalis…

Per ascoltare i brani in gara e lo speciale 150 anni d’Italia:

Speciale Sanremo 2011, Artisti VariSanremo 2011, Artisti Vari

Le Apps del festival!

Offline SanremoS.it Sanremo

E se poi Sanremo non vi basta, vi ricordiamo i due big della musica italiana che sono già in App Store:

iVasco – App Vasco Rossi Ufficiale – Il Blasco sempre con teiLiga

e per chi vuol cantarle?

SingRing


22 febbraio all'I3p di Torino = Cocktail startup! Chi se lo beve? [EVENTO]

22 febbraio all'I3P di Torino = Cocktail Startup! Chi se lo beve? Erano quattro amici al bar quelli che nel 1991 volevano cambiare il mondo e oggi quanti sono?
Uno, nessuno, centomila, direbbe Pirandello e non saremo noi a contrariarlo, ma per sapere quanti ce ne saranno a Torino il 22 febbraio dalle 18 in poi, bhè bisognerà esserci.

Dopo il successo del mese scorso, torna al Politecnico in C.so Castelfidardo 30/a l’appuntamento con Cocktail Startup:un modo nuovo, giovane e divertente per incontrarsi e trattare temi mai raggiunti tra i banchi di scuola. Un club creato al di fuori di ogni schema che cerca di raggruppare tutti i giovani incuriositi dal mondo delle imprese e delle startup.

Potete vedere il loro blog per essere aggiornati sulle loro iniziative o seguirli su Twitter e Facebook.

Per l’occasione sarà presente Massimiliano Ceaglio, che svelerà a tutti i partecipanti come operano e cosa vuol dire far parte di un incubatore in Italia.
Incubatore?
Sì, avete capito bene: IN CU BA TO RE!

Il Cocktail Startup di febbraio è stato organizzato in collaborazione con I3P: il principale incubatore universitario italiano e uno dei maggiori a livello europeo. Favorisce la nascita di nuove imprese science-based con validata potenzialità di crescita, fondate sia da ricercatori universitari sia da imprenditori esterni, fornendo loro spazi attrezzati, servizi di consulenza e professionali per avviare la propria attività imprenditoriale e una network di imprenditori, manager e investitori.

Un passo indietro…

Fondato nel 1999, I3P è situato nella Cittadella Politecnica e ad oggi ha avviato oltre 120 start up che hanno saputo mettere a frutto i risultati della ricerca in diversi settori: dall’Information Technology all’elettronica, dall’energia alla meccanica, dall’aerospazio all’ambiente e territorio.
Mediamente, ogni anno I3P riceve oltre 150 idee imprenditoriali, valuta più di 50 business plan e avvia circa 15 nuove start up. Promotore di importanti iniziative per il trasferimento tecnologico, l’incubazione e la crescita di impresa, la sua attività si inquadra nelle strategie globali del territorio piemontese volte a sostenere la ricerca, l’innovazione tecnologica e la nuova imprenditoria.

…e due avanti

I3P ha l’obiettivo di facilitare gli scambi e le connessioni sia a livello di istituzioni/imprese locali sia a livello, più ampio, nazionale ed internazionale. Per questo l’incubatore si impegna a creare sinergie tra le imprese ospitate, a facilitare i contatti con i laboratori del Politecnico, ad animare la rete di contatti con enti, associazioni ed imprese presenti sul territorio generando una rete di relazioni che possano: avviare partenership, aprire opportunità, scambiare esperienze, sviluppare competenze, concludere affari, ricevere servizi.
Spazi ad hoc sono stati creati per favorire il networking, sale riunioni, uno spazio break e l’Agorà, una grande sala di conferenza attrezzata per ospitare eventi: uno spazio pensato per essere il cuore pulsante dell’Incubatore e di tutta la Cittadella Politecnica. Una vetrina verso l’esterno, un open space fisico ma contemporaneamente un forum virtuale a disposizione di un’intera comunità.

Basta, vi abbiamo svelato anche troppo, ma non pensate che le sorprese siano finite…al Cocktail Starup non si fa solo teoria, ma anche pratica: quella da banco di scuola prima e da bancone del bar poi. Ma durante la parte seria dell’incontro due imprese-startup incubate da I3P condivideranno la loro esperienza e la loro storia con i presenti.

Amici, simpatizzanti ed interessati sono tutti invitati.

U.S. Army Handbook: quando l'Esercito Americano dà lezione di social networking! [TOOL]

Social Media U.S. ArmyLe news dall’America non smettono mai di stupire: è recente la notizia della pubblicazione della nuova edizione del manuale di utilizzo dei social media per i soldati dell’esercito USA.

40 pagine ti testi, immagini e documenti che da qualche settimana sta girando non solo tra gli uffici delle basi militari, ma anche tra i computer degli utenti civili, che possono scaricarlo gratuitamente qui.

Fare un’analisi adeguata dell’iniziativa è stato ben più complesso del previsto! Riprendiamo e distinguiamo allora quello che abbiamo trovato di lodevole e di meno bello, per cercare poi di trarre qualche conclusione.

CHE COSA CI E’ PIACIUTO MOLTO?

Il manuale è sicuramente ben costruito e strutturato, e in linea generale affronta due tipologie di argomenti:

1. Gestione della presenza personale sui social media: nella prima parte vengono dati consigli e sono delineate regole di utilizzo dei social media. In altre parole, cosa deve fare un soldato americano se desidera aprire una pagina Facebook, un blog o un altro account?

2. Gestione della presenza corporate sui social media: in questo caso le linee guida si orientano più verso il tema dell’organizzazione-esercito e della gestione della sua presenza online.

Infine, l’handbook è arricchito da casi di studio esemplari che mettono in pratica e spiegano il testo, dai documenti originali interni all’esercito relativi all’utilizzo delle tecnologie informatiche, da una serie di check-list molto utili e chiare e dalle FAQ, immancabile strumento time-saving presente in ogni documento americano!

In generale, quindi, stiamo parlando di un manuale molto completo, che in qualche decina di pagine affronta adeguatamente tutti gli argomenti di potenziale interesse.

CHE COSA CI E’ PIACIUTO MENO?

I contenuti del manuale, troppo ambigui! In effetti, scorrendo le pagine si passa da esaltazioni dei social media e delle nuove modalità di comunicazione:

“Social media represents a shift in the way we as a culture communicate […]. Social media is a cheap, effective and measurable form of communication.”

A pagine che martellano elenchi di rischi a cui i soldati e l’intero esercito, dunque l’intera nazione americana, possono andare incontro per un utilizzo scorretto o improprio dei social media.

“The primary concern when using social media is mantaining operations security. […]. Sharing what seems to be even trivial information online can be dangerous to loved ones and the fellow soldiers in the unit – and may even get them killed.”

Sicuramente per un’organizzazione come l’Esercito questa doppia faccia dei social media è più importante che per altre strutture, ma qui la retorica è forse troppo invadente. E le immagini non sono da meno!

Un'immagine dello U.S. Army Handbook

Nell’handbook sono anche differenziati soldati e ruoli di comando e vengono dati consigli a generali e tenenti su come gestire le “amicizie” richieste da soggetti di ruoli minori e le relazioni online con essi. E qui forse si apre allora una domanda di fondo: Parlando di social media questa distinzione regge ancora? Probabilmente no, e se regge significa che il medium non è il messaggio, in altre parole che i social media vengono utilizzati come gli strumenti tradizionali (telefoni, fax, etc.). Allora, è ancora utile usarli in questo modo?

CHE COSA AVREMMO FATTO NOI?

Premesso che l’iniziativa dell’U.S. Army è davvero interessante e anche lodevole, l’handbook è strutturato come un manuale ad uso interno, che deve essere letto ed utilizzato esclusivamente dai soggetti operativi nell’esercito. Forse l’averlo reso disponibile a tutti e l’averlo caricato su Slideshare non è stata la mossa migliore..!

Inoltre, il manuale presenta macro-temi come quello della sicurezza sul web, del branding (anche personale), etc. Tutti argomenti, non si irriti nessuno, di cui esperti di qualsiasi nazione hanno già scritto in profondità, da anni. Un’altra possibilità poteva essere allora quella, più semplice, di evitare la scrittura dell’handbook e di distribuire ai dipendenti dell’esercito un buono in libreria e una lista dei manuali che trattavano gli argomenti, da comprare e leggere. Più semplice di così!

Lettori ninja, prendetevi dieci minuti di tempo e date un’occhiata al manuale: cosa ne pensate? Non trovate anche voi qualche paradosso e ambiguità, all’interno di un progetto comunque da apprezzare?