Cosa si dice delle startup italiane?

Cosa si dice delle startup italiane?Eccoci al nostro secondo appuntamento con un post che contiene tre sezioni: una breve premessa per chiarire il senso di questa iniziativa, la presentazione di un progetto nel progetto, un’intervista a Giorgia Petrini.

Una premessa chiarificatrice

Se dovessi descrivere questa rubrica in 140 caratteri direi:

“Una rubrica che racconta le esperienze delle startup italiane per far emergere le opportunità e le problematiche del nostro sistema”.

Ho pensato a lungo a come mantenere alta la qualità di questa rubrica e dare spazio ad un numero il più ampio possibile di startup e ho deciso che queste saranno le regole del gioco d’ora in avanti:
1. aprirò un file su Google Documents che condividerò con tutti coloro che scriveranno al mio indirizzo (rubini.fulvio@gmail.com)
2. qui troverete le date di ogni futura uscita per i prossimi 6 mesi
3. se volete raccontare la vostra esperienza inserite negli spazi liberi il nome della vostra startup e il motivo per cui dovrei intervistarvi. Pensate a come la vostra esperienza potrebbe essere utile per chi vi ascolta e cercate di non guardare a questa finestra come una semplice occasione di visibilità. Chi si iscriverà per primo, per primo sarà intervistato.
4. una volta ogni due settimane una startup avrà lo spazio che si merita. Nella settimana intermedia sarò io invece a scegliere con chi chiacchierare per assicurare un buon bilanciamento dei contenuti trattati nella rubrica. Continuate a spedire i vostri commenti. Miglioreremo strada facendo.

Cosa si dice delle startup italiane?

La seconda parte di questo post è una semplice rassegna delle opinioni riguardanti il sistema delle startup italiane e insieme un’occasione per far partire un’altra iniziativa da portare avanti insieme. La maggior parte di esse vengono da un contest a cui la startup per cui lavoro, HiNii, ha partecipato e ha vinto la possibilità di partecipare alla prossima fase di Dusseldorf. Se cliccate sui nomi troverete un sacco di link utili!

– Le startup italiane dovrebbero imparare a comunicare meglio (Nicola Mattina)
– Le startup italiane (NON) dovrebbero imparare a comunicare (Massimo Ciociola)
– Esiste una grande capacità di creare innovazione nelle università e i centri di ricerca italiani (Aurelio Mezzatero @ Eurocan European Venture Contest 2010 – Torino)
– Esiste un mercato in Italia per le buone idee, ma è difficile trovare startup che hanno una visione globale del loro business (Lorenzo Franchini @ Eurocan European Venture Contest 2010 – Torino)
– Il più grande problema delle startup italiane è che la qualità del management non è sempre eccellente (Giancarlo Rocchetti @ Eurocan European Venture Contest 2010 – Torino)
– Le startup devono lavorare, restar chiuse nei garage o nei vicoli , e creare prodotti scalabili e che tutti possano usare (Massimo Ciociola)
– Esistono successi individuali, ma non un successo a livello di ecosistema (Aurelio Mezzatero @ Eurocan European Venture Contest 2010 – Torino)
– Le startup italiane hanno ancora bisogno di coaching (Suresh Patel @ Eurocan European Venture Contest 2010 – Torino)
– Do things in a normal way is the difficult thing in Italy (Sandro Grigolli @ Eurocan European Venture Contest 2010 – Torino)
-Le presentazioni degli startupper italiani hanno generalmente uno standard più basso rispetto al resto del mondo (Nicolas Elbaze @ Eurocan European Venture Contest 2010 – Torino)
– Are you really doing your business for a good reason? A bad reason is to do it for emotional reason, like looking good to the others. (Sandro Grigolli @ Eurocan European Venture Contest 2010 – Torino)

Mi piacerebbe che tutti voi ne aggiungeste altre nei commenti o scrivendomi una mail. Ogni settimana aggiornerò la lista con nuove citazioni per arrivare tra qualche mese ad avere una buona collezione di aforismi sulle start-up.

Sideleaders, il progetto che va a caccia dei migliori talenti italiani

Concludo il post di oggi parlandovi di un progetto secondo me davvero interessante, nato dall’iniziativa di Giorgia Petrini, imprenditrice e autrice del libro “L’Italia che innova”. Per fare ciò ho fatto tre semplici domande alla creatrice di questo progetto:

1. Che cos’è il progetto Side Leaders? quali obiettivi sono stati raggiunti? e quali sono quelli futuri?

Side Leaders è un’associazione no-profit che si avvale ad oggi unicamente del contributo economico, sociale e pratico mio (che l’ho ideata e che la presiedo) e dei suoi soci fondatori. A “caso e disordinatamente” intervengono persone di buona volontà, cose ed eventi che fanno emergere e manifestare i contenuti dei quali questo movimento si fa promotore da qualche mese (essendosi configurato, anche giuridicamente nella prima metà di quest’anno). Stiamo tuttora lavorando al popolamento progettuale dell’head quarter di Roma (un punto di analisi e di raccolta di quanto di buono riusciamo ad intercettare nelle scuole, nelle università e in tutti i luoghi nei quali siano presenti quei giovani che noi in codice chiamiamo best&global). Ogni cosa che decidiamo di fare per il bene del Paese e per il futuro delle giovani generazioni per noi è “un obiettivo no-profit” realizzato e tutto quello che fino ad oggi abbiamo fatto non è solo stato grande motivo di soddisfazione ma anche “un centro esatto al tiro a segno”. Siamo tutti imprenditori, liberi professionisti o manager che – per fortuna – hanno un lavoro a tempo pieno, quindi dedichiamo alla missione Side Leaders (che per noi ancora oggi è “unicamente un costo”) il tempo, i soldi e le capacità che siamo in grado di mettere in campo quando, come e dove possiamo. Il primo obiettivo futuro è quello di razionalizzare il lavoro fatto in questi pochi mesi e di tirare alcune somme che in parte prevedono anche di rivedere la missione di Side Leaders sotto alcuni punti di vista. Stiamo scoprendo mondi che non conoscevamo in contesti ancora inesplorati che stanno in parte cambiando la nostra prospettiva e il nostro modo di vedere le cose. Se il prossimo anno mi rifarai la stessa domanda potrò dirti, sperando di averlo raggiunto, quale obiettivo mi stavo ponendo in questo periodo! 🙂

2. Ora una provocazione… io sono convinto che nel nostro paese per qualche strano motivo alla fine dei conti si dà visibilità sempre alle stesse poche persone quando in Italia ci sono tanti giovani che sono degne di avere attenzione.. sei d’accordo con questa affermazione? se sì perchè? se no perchè?
Non mi trovi d’accordo in assoluto questa asserzione, forse in parte si ma poco. Se per “visibilità” intendi “protagonismo” oggi si è protagonisti, a mio parere, a prescindere se si hanno dei contenuti da offrire. Internet è una grande finestra sul mondo che ti mette in contatto con una platea di quasi 4 miliardi di persone. La differenza la fa il mercato, l’utenza: in questo caso, la sovranità della scelta finale è nelle mani di chi esprime “il gradimento”. Se per “visibilità” invece intendi “raccomandazione” o “corsia preferenziale sociale” allora ti risponderei anche di si, ma non è per tutto vero e soprattutto non è vero solo oggi.

3. Come fanno i sidehunter a individuare un potenziale leader o un potenziale startupper di successo? quali sono i vostri criteri di valutazione?

I side hunter si affidano agli hunter. L’hunter è una persona che ha fiuto: banalmente qualcuno che, sulla base della sua esperienza, “va in giro tenendo gli occhi ben aperti” e intercettando potenziali altrui. Il side hunter (che invece è una persona che ha già avuto successo nei suoi mercati o contesti di riferimento) è quello che screma il lavoro fatto dagli hunter: butta quelli che (secondo la sua esperienza) hanno una scarsa capacità di fare centro e (sulle stesse basi) tiene il best&global. La somma dei risultati in corso di valutazione da parte dei side hunter arriva sui nostri tavoli e solo a quel punto se ne delibera la sua capacità o meno di poter essere “garantita” da Side Leaders. Su questo posso già dirti che stiamo sviluppando perfettibili logiche di misurazione del “grado di garanzia” che ci sentiamo nella condizione di poter assicurare. Anche sui criteri di valutazione apri un capitolo di qualche centinaio di pagine, però penso di poterti dire che tra i criteri che reputiamo vincenti quelli che per noi alla fine fanno realmente la differenza sono lo spirito, la capacità inventiva e le attitudini in materia di “marketing eticamente responsabile”: saper vendere si, ma non qualcosa che nuoce o che non abbia una reale funzione socialmente utile e soprattutto responsabile. In testa a questi 3 criteri ce n’è uno inderogabile, dal quale non prescindiamo mai: devono essere best&global, ovvero voler diventare i migliori e non avere limiti geografici di riferimento.

Sasso festeggia 150 primavere su Flickr!

Per il suo 150° anniversario, Sasso festeggia all’insegna della creatività con una campagna che mette in mostra il talento artistico e fotografico di ognuno di noi.

Le attività di comunicazione realizzate per il famoso Olio d’Oliva Sasso hanno sempre avuto un forte legame con l’arte e l’originalità.

E’ per questo che oggi ha deciso di festeggiare il suo 150° compleanno, realizzando un progetto dedicato ad una delle più diffuse arti visive, la fotografia, dimostrando ancora una volta d’essere un marchio che pone l’accento sulle esperienze e le emozioni vissute in prima linea dalle persone.

In mostra!

In diverse piazze italiane, infatti, è stata realizzata una bellissima mostra itinerante grazie agli scatti di cinque autorevoli professionisti del settore, appartenenti ad una delle agenzie di fotografia d’autore più importanti del nostro Paese, l’agenzia Contrasto.

Lorenzo Pesce, Daniele Dainelli, Simona Ghizzoni, Davide Monteleone e Lorenzo Cicconi Massi, sono stati gli interpreti di un vero e proprio racconto fatto di immagini della primavera e della sua essenza: benessere, leggerezza, piacere, bellezza, freschezza colore.

Online è stata allestita, invece, una mostra virtuale che fino al 28 Febbraio 2011 raccoglierà sul canale dedicato di Flickr i nuovi scatti inviati dagli utenti.

Caricando le immagini nel gruppo 150 primavere, si potrà prender parte ad una selezione speciale da parte dell’agenzia Contrasto. Alcune fotografie potranno essere scelte per personalizzare l’edizione limitata della storica latta di Olio di Oliva Sasso.

Le regole

Sasso indica solo poche regole da seguire:

1. rispettare il tema, in quanto le fotografie dovranno mostrare tutto ciò che significa primavera;
2. cercare d’essere originali;
3. esprimere liberamente il proprio stile;
4. inserire sempre il TAG che indica la regione italiana in cui è stata scattata la foto o la regione da dove viene caricata: le foto entreranno a far parte di un percorso fotografico sul sito di 150 Primavere.

Una grande opportunità per dar prova concreta del proprio talento e per poter avviare, eventualmente, le basi per l’inizio di un’avventura nel mondo della fotografia!

UPDATE: Wikileaks sotto attacco informatico? [NEWS]

Nel giorno in cui verranno pubblicati i documenti da parte del sito di Julian Assange (e cominciano ad uscire le prime anticipazioni sui file) accade qualcosa di strano. Proprio così, i responsabili del sito Wikileaks annunciano via Twitter: “We are currently under a mass distributed denial of service attack”. Il sito è irraggiungibile da circa un’ora.

In pratica l’attacco DoS è letteralmente la “negazione del servizio”. Da Wikipedia: “In questo tipo di attacco si cerca di portare il funzionamento di un sistema informatico che fornisce un servizio, ad esempio un sito web, al limite delle prestazioni, lavorando su uno dei parametri d’ingresso, fino a renderlo non più in grado di erogare il servizio”.

La divulgazione dei documenti è prevista per questa sera (ore 22.30 in Italia) da parte delle testate che hanno avuto la copia dei file, tra le quali il New York Times, The Guardian, El Pais e Der Spiegel.

Sempre da Twitter un’altra notizia: qualsiasi sia lo stato del sito, i quotidiani pubblicheranno comunque i file stasera.

Le prime anticipazioni arrivano dal giornale tedesco Der Spiegel. Un giornalista free lance, Symor Jenkins, afferma di aver acquistato a Basilea in Svizzera una copia della rivista tedesca che dovrebbe uscire in Germania solo domani. Non è ancora stato possibile appurare se si tratti di un falso, di un errore di distribuzione o di un’anticipazione voluta dallo Spiegel.


In copertina compare la scritta “rivelato” con il sottotitolo “come l’America vede il mondo, il rapporto segreto del Dipartimento di Stato americano” e le foto di 12 personaggi illustri, tra cui:

– Mahmud Ahmadinejad, con la didascalia «questo è Hitler»;

– il colonnello Muammar Gheddafi («procaci biondine come infermiere»);

– il presidente afghano Karzai («spinto dalla paranoia»);

– il presidente francese Sarkozy («Il re nudo»);

– il premier italiano Silvio Berlusconi, con la didascalia «Feste selvagge».

Non ci resta che aspettare e seguire in real time il susseguirsi degli eventi (con Twitter che ormai è diventato lo strumento più usato per queste comunicazioni). Questa la pagina Twitter di Wikileaks, mentre l’hashtag è #cablegate.

Aggiornamenti dal Web:

The Guardian pubblica una mappa interattiva con i paesi/documenti.

Anche El Pais ed il New York Times cominciano a pubblicare le prime indiscrezioni.

Dal Guardian una prima infografica con la provenienza dei “diplomatic cable”:

Ed ecco il tanto atteso “Cablegate”: http://cablegate.wikileaks.org/
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Marketing Politico: i partiti in spagna si scontrano a suon di orgasmo

Una donna si dirige all’urna con la sua scheda elettorale, niente di più normale, se non fosse per il fatto che durante il tragitto viene rapita da un piacere irrefrenabile che termina nel momento della consegna della scheda in un fragoroso orgasmo.

Questo è quello che avviene nello spot per la nuova campagna elettorale del Partito Socialista della Catalogna “votare è un piacere” che ha spaccato in due la Spagna e ha attirato l’attenzione dei media di tutta Europa.

Il video è stato creato con lo scopo di sensibilizzare i giovani al voto. Per il leader del PSC Josè Montilla il fine giustifica i mezzi e riferendosi allo spot ha commentato “se spinge gli elettori a votare è una buona cosa”.

Al video è arrivata la replica di Montserrat Nebrera, candidata alla presidenza catalana per Alternativa de Governo, che ha realizzato un “contro spot” dal titolo il “Video porno di Montserrat Nebrera” .

Nel video, più esplicito del precedente, si sentono i gemiti di una donna e si vedono dei vestiti sul pavimento. Alla fine la candidata con indosso solo una asciugamano che commenta “Se volessimo creare scandalo per comparire sui media, avrei tolto questo asciugamano. Ma in politica non tutto vale“.

E voi li vedreste i nostri politici a fare spot simili?

Trovato qui.

I migliori portatili del 2010 [TECH]

Ci avviciniamo inesorabilmente alle festività di fine anno e, se dovete cambiare il vostro portatile o comprarne uno nuovo, date un’occhiata qui. Le 140 e più prove da cui sono usciti i vincitori, ovviamente, non sono state effettuate da me, ma dal team di Laptopmag.com.

Ecco allora i migliori portatili del 2010, divisi per categorie, dalle quali sono estratte una soluzione per chi deve stare attento al budget e un’altra per chi è disposto a spendere un po’ di più:

Prodotto dell’anno

Apple MacBook Air 11 pollici

A partire da 999 Euro
Accensione istantanea e boot in soli 15-20 secondi grazie alla memoria Flash, ottimo chip grafico, solo un kilogrammo di peso, design unibody in alluminio, robusto nonostante gli spessori da 2.5 a  17 millimetri, durata della batteria 5 ore, foto/video camera FaceTime per videochiamare iPhone ed altri Mac, Mac App Store a venire… mica male!

Netbook

Budget: Samsung N150 Plus

A partire da 265 Euro
Design bicolore accattivante, tastiera comoda, display 10 pollici con risoluzione massima 1024×600 pixel. Ottima qualità dell’audio integrato, si riavvia instantaneamente dalla modalità ibernazione, più di 7 ore di autonomia.

Per spendaccioni: Asus Eee PC 1215N

A partire da 470 Euro
E’ il netbook più simile ad un notebook, display 12 pollici, processore Atom Dual Core, un discreto chip grafico NVidia ION, 6 ore di autonomia per soli 1.5 chilogrammi di peso. In più, il restyling della Asus ha reso il touchpad più ampio.

Ultraportatili

Budget: Toshiba Satellite T235 – S1350

A partire da 500 Euro
Economico e performante, 13 pollici, 1.77 chilogrammi di peso, design molto bello. E’ l’ideale per gli studenti o comunque per chi lo porta sempre con sè. Presenta una delle migliori tastiere in circolazione ed un processore Pentium U5400, corredato da 4 Gb di RAM ed un’autonomia poco superiore alle 6 ore.

Per spendaccioni: Sony VAIO serie Z

A partire da 1.920 Euro
Questo spettacolare 13 pollici pesa solo 1.5 chilogrammi, quanto un netbook, ma monta un processore Intel Core i5, una doppia memoria SSD da 64Gb e grafica dedicata, display 1600×900 pixel. Lo chassis di alluminio e magnesio lo rende così leggero ma anche resistente. L’hardware gli permette un’autonomia di 5 ore con la possibilità di acquistare una batteria ancora più potente.

Leggeri e sottili

Budget: HP Pavilion DM3

A partire da 580 Euro
Design tipico dei Pavilion, la tecnologia CoolSense assicura che le temperature non vadano mai a livelli troppo alti. Sono riusciti a mettere un Core i3 ed un hard disk da 320 Gb in poco più di 2 centimetri di spessore. Tastiera retroilluminata e copertura nera morbida, 5 ore e mezza di autonomia.

Per spendaccioni: MacBook Pro 13

A partire da 1.150 Euro
7 ore di autonomia ed ottime performance, grazie al chipset NVidia GeForce 320M. Per soli 200 euro in più del “fratello minore” in policarbonato, potrete avere un design unibody in alluminio, la tastiera retroilluminata, il doppio della RAM e lo slot SD (senza contare l’unità DVD integrata, non comune per i 13 pollici).

Per tutte le tasche

Budget: HP G62

A partire da 450 Euro
Costa poco e funziona bene. Processore Intel Core i3, 4 Gb di RAM ed un hard disk corposo da 500 Gb. Aggiungete una finitura opaca (niente segni delle dita) e un paio di casse integrate di qualità, e il gioco è fatto.

Per spendaccioni: Dell XPS 15

A partire da 600 Euro
Design molto tecnologico con alluminio e griglie sulle casse JBL integrate, il tutto montato su tanta potenza. Grafica NVidia con tecnologia Optimus (prestazioni di alto livello quando servono, ma durata della batteria ottimizzata automaticamente), display 1080 pixel e lettore Blu-Ray. Se ancora non vi bastasse, supporta l’USB 3.0 ed ha una webcam HD.

Per l’intrattenimento

Budget: Toshiba Satellite M645

A partire da 820 Euro
Bello da vedere e da sentire. Circa 2.3 kilogrammi, 14 pollici, casse audio ad alta fedeltà fornite dalla Dolby Audio. Processore Core i5, 4 Gb di Ram e 500 Gb di hard disk, tastiera incassata e touchpad spazioso vi assicurano il comfort.

Per spendaccioni: HP Envy 17

A partire da 1.300 Euro
Un sogno multimediale. All’esterno si vedono tastiera retroilluminata, touchpad enorme e schermo Ultra BrightView da 17 pollici con risoluzione 1920×1080 pixel, con angoli di visuale molto ampi, casse fornite da Beats. All’interno è un paradiso: webcam HD, USB 3.0, processore Intel Core i7, ben 6 Gb di RAM e 500Gb di hard disk, più scheda video ATI HD 5850.

Per i video-giocatori

Budget: Alienware M11x

A partire da 999 Euro
Piccolo ma mostruoso, questo 11 pollici è animato da un processore Core i7 con grafica GeForce GT 335M. Avrete la retroilluminazione personalizzabile e vari effetti, più la tecnologia Optimus di NVidia, che vi assicura circa 6 ore di batteria. Il peso è di 2 chilogrammi.

Per spendaccioni: Toshiba Qosmio X505

A partire da 1.835 Euro
18.4 pollici, ha tutto quello che un fissato dei videogiochi potrebbe desiderare. Processore i7 Quad Core, 6Gb di RAM, una memoria SSD da 64 Gb più un hard disk da 500 Gb, scheda grafica con 1Gb dedicato. In più, lettore Blu-Ray.

Per gli uomini d’affari

Budget: Dell Vostro V3300

A partire da 650 Euro
Questo 13 pollici sembra essere vestito con un completo firmato di alluminio. Poco più di 2 chilogrammi e un’autonomia di 5 ore e mezza vi vengono offerti da un Core i5, 3 Gb di RAM e un hard disk da 320 Gb.

Per spendaccioni: Lenovo ThinkPad X201S

A partire da 1.500 Euro
Ultraportatile ed ultraperformante, 8 ore di autonomia, una tradizione di eccellenza. Non ha il trackpad, a cui è stato preferito il TrackPoint (quel puntino rosso al centro della tastiera funge da mouse). Uno schermo 12 pollici da 1440×900 pixel più un processore Core i7 fanno il resto, in poco più di 1.5 chilogrammi di peso.

N.B.: Tutti i prezzi sono indicativi ovviamente.

Io sono fiero possessore di uno dei portatili elencati, riuscite a indovinare quale?

Il messaggio nella bottiglia si è evoluto! [GADGET]

Ricordate il famoso messaggio scritto su un foglio di carta e inserito nella bottiglia, nella maggior parte dei casi spedito “via mare”?
Bene, si è evoluto!

Medea, casa produttrice di vodka, ha pensato di inserire all’esterno della bottiglia una banda elettronica con tecnologia LED per poter inserire dei messaggi di testo (fino a 255 caratteri).

Il dispositivo è molto facile da programmare ed è disponibile in tre colori: blu, bianco e rosa. E’ progettato per spegnersi dopo 3 minuti, con le batterie che possono durare fino a 18 mesi. La bottiglia, che ha un prezzo di 40 $, può essere acquistata nei negozi più importanti di liquori, come Sherry Lehmann a New York e Wally’s a Los Angeles.

Tramite questa “innovazione” la società olandese cerca di guadagnare terreno in un mercato, come quello della vodka, dove c’è molta concorrenza ed è difficile differenziarsi.
Che ne pensate?

Trovato qui.

Con lo spot tv di UHU va in onda un Ambush Marketing televisivo! [Guerrilla]

Se pensavate che la tv fosse solo un mezzo convenzionale per fare advertising, vi sbagliavate di grosso!

Lo spot tv della colla UHU si è letteralmente appiccicato a quello degli altri brand in un’operazione di Ambush Marketing firmata dall’agenzia Mediaplus di Monaco, che ha lasciato il telespettatore sbigottito e “incollato” allo schermo.

Il messaggio del video è chiaro: la colla UHU è super forte e super rapida.

Trovato qui.

Mass Effect 2: statistiche e game design! [VIDEO GAMES]

Solo qualche mese fa, Casey Hudson (Bioware) – produttore esecutivo di Mass Effect 2 – parlava dell’importanza della rilevazione e dell’analisi dei dati di gioco. IGN, sito su cui l’intervista era stata originariamente pubblicata, non a torto aveva iniziato l’articolo citando Orwell e la previsione di un futuro (sempre più vicino) in cui la vita degli essere umani sarebbe stata spiata minuto per minuto.

Gli sviluppatori di videogiochi, sosteneva ancora Hudson, considerano ogni utente come un punto di ingresso di dati tra i tanti: non c’è nessun interesse a identificarli e studiarli. La raccolta dei dati non ha come scopo quello di carpire indicibili segreti, ma imparare a conoscere i giocatori e i loro gusti.

In effetti, le console  sempre connesse (e ancor prima i PC) hanno aperto a tutta una serie di possibilità prima impensabili. Nel passaggio da sistemi chiusi a device ‘parlanti’, l’opportunità di poter avere informazioni su usi e comportamenti dei giocatori ha acquisito un ruolo fondamentale nella progettazione dei futuri prodotti.

Molto spesso, features pensate per un determinato scopo finiscono preda di usi inaspettati; altre possono non riscuotere il successo sperato diventando completamente inutili. Lo stesso gioco può venire fruito in maniera diversa al passaggio da una  piattaforme all’altra (alcune missioni sono più gettonate su PC, altre su console, ecc.). Così, una volta imparate le preferenze dei giocatori, si può pensare di assemblare una nuova esperienza ludica più affine alle richieste, ai gusti e alle propensioni d’uso dei suoi fruitori.

Mass Effect è una delle serie più importanti degli ultimi anni. Deve il suo successo al fascino degli universi finzionali di riferimento, al sistema di personalizzazione (tipico dei GdR occidentali) e per un sistema di gestione degli eventi (scelte e azioni)  quasi interamente libero.

Fatta questa ampia premessa, eccovi alcuni dei dati pubblicati lo scorso settembre (Mass Effect 2 – Xbox 360/PC):

Questi invece i nuovi dati (Mass Effect2 – Xbox360/PC):

– L’83% degli utenti ha utilizzato il sistema di personalizzazione facciale per creare il proprio eroe;
– L’82 dei giocatori ha giocato impersonando l’eroe maschile. Solo il 18% ha scelto di giocare con fattezze femminili;
– Soldato è la classe più utilizzata con un 65% di preferenze
– Archangel è il membro della squadra più scelto
– Il 10% dei giocatori sceglie di non liberare il Krogan dalla sua teca
– Solo il 50% ha scelto di arrivare fino all’ultimo upgrade disponibile per l’astronave
– Il 14% (in media) dei membri del team muoiono entro la fine del gioco
– Il 36% dei giocatori sceglie l’opzione “rinnegato” nella scelta conclusiva del gioco

E voi avete giocato a Mass Effect 2? Il vostro comandante Shepard era una donna? In quanto tempo l’avete finito? Avete liberato il Krogan? Io l’ho liberato anche se temevo di… beh, ne riparliamo dopo che ci avrete giocato! 😉

Lanvin for H&M e Valentino per Gap: due campagne a confronto [CASE STUDY]

Domenica pomeriggio a spasso per le vie del centro di Milano, quale occasione migliore per buttare un’occhiatina al primo Gap Store italiano e, soprattutto, alla collezione Valentino per Gap, creata ad hoc per l’evento?

Mi avvicino al punto vendita senza essere certa di potervi effettivamente accedere: ad oggi, a distanza di un anno dalla sua apertura, il più delle volte è impossibile fare acquisti nel primo store Abercrombie&Fich senza dover attendere in coda svariati minuti, a volte ore.

Rimango stupita quando scopro invece che davanti allo store Gap non vi è alcuna fila: le transenne preparate per l’assalto degli shopaholic sono state parzialmente rimosse e il punto di ristoro allestito all’esterno è pressocché ignorato.

All’interno del negozio, pile e pile di capi della speciale collezione Valentino, a parere di chi scrive molto bella e interessante, giacciono praticamente in ogni angolo.

L’anticipazione per Lanvin

Spostiamoci temporalmente di un paio di giorni: è martedì mattina, la rete dei social network è in febbricitante attesa per la campagna Lanvin for H&M; chi si trova sul posto per documentare l’evento, racconta di giovani in fila già dalle prime luci dell’alba.

I criteri di vendita della collezione sono stati spiegati molto chiaramente già da tempo sul sito istituzionale della casa di moda low cost: fin dalle prime luci dell’alba verranno distribuiti agli acquirenti dei braccialetti colorati in 16 colori differenti con indicata l’ora in cui sarà possibile accedere al negozio, ogni acquirente avrà quindici minuti per scegliere i capi preferiti e altri quindici per provarli, di ogni modello sarà permesso l’acquisto di un solo esemplare.

Nelle ore immediatamente successive, i principali quotidiani riporteranno della straordinaria affuenza e di come, in poco più di due ore, siano andati sold out tutti i pezzi in vendita.

Due eventi dunque molti simili quello promosso da Gap e quello promosso da H&M, avvenuti a distanza di pochi giorni; ma, a quanto pare, con successo di pubblico sensibilmente differente.

Il gioco delle differenze

Hanno avuto più o meno uguale visibilità sulla carta stampata, non molta per la verità; i fashion magazine, si sa, non amano molto le catene low cost.

La  città è stata invasa della cartellonistica pubblicitaria di entrambi gli eventi.

Sono stati promossi da due importanti agenzie di PR: la Negri Firman per Gap e la Karla Otto per H&M.

Una differenza a ben guardare ci sarebbe: il conivolgimento del web e delle fashion blogger.

La campagna di H&M si è concentrata primariamente sulla visibilità web, media che, a differenza della carta stampata, ha potuto diffondere una serie di video creati per l’evento; Gap invece non ha creato alcuna azione ad hoc per il web: le poche blogger che ne hanno parlato sostengono di averlo fatto spontaneamente e di non aver ricevuto alcun invito.

Ma andiamo ad analizzare più nel dettaglio la campagna di H&M per il web: la diffusione dei primi sette video risale al 29 agosto: pochi secondi solo per annunciare che a settembre verrà rivelata la prossima designer collaboration.

Il primo settembre, in anticipo di qualche giorno rispetto a quanto annunciato, viene mostrato un video in cui Alber Elbaz, giovane direttore creativo di Lanvin, annuncia la propria collaborazionte tra la casa di moda svedese.

Ma il colpo di genio arriva solo pochi giorni dopo: viene diffuso un video di backstage degli shooting fotografici in cui gli abiti vengono blurati in postproduzione; questo non può che aumentare vertiginosamente l’attenzione nei confronti dell’evento.

Da quel momento in poi le notizie e le immagini riguardo alla collezione si inseguono su tutti i blog di moda e sui social network, molte blogger vengono invitate a toccare con mano la collezione in anteprima, e persino Anna Dello Russo, fotografatissima direttrice di Vogue Japan, indossa in anteprima sul proprio blog alcuni pezzi della collezione.

Che sia stata questa sapiente azione viral a creare un fenomeno di delirio collettivo come non se ne vedevano dall’ultimo concerto degli AC/DC in Italia?

Puntare sul virale

A venirci in aiuto è Patrizia Martello, trend analyst presso la Nuova Accademia delle Belle Arti: “Il mix comunicativo è diventato essenziale: non è più pensabile condurre una campagna esclusivamente sui media tradizionali. Le campagne virali lanciate nel web riescono a intercettare il consumatore avanzato e, quando riescono a interpretare i suoi desideri, ecco che la domanda supera l’offerta“.

Il lusso non conosce crisi, si suole dire in tempi di vacche magre, Patrizia Martello sostiene che la voglia di lusso sia presente anche in chi il lusso non se lo può permettere: “C’è voglia diffusa di esclusività accessibile, di lusso che guarda in basso, verso il low cost e si democratizza. Inoltre, l’aver rimarcato la limitata disponibilità dei prodotti, ha spinto gli acquirenti a cogliere al volo l’occasione.“.

Quindi non ci rimane che dire a Gap Italia, che è appena nata: “Coraggio! Noi siamo qui! E non vediamo l’ora di potere parlare di voi”.

Come vincere le elezioni ai tempi dei social network? 10 consigli del blogger di Obama

Sam Graham-Felsen è un ragazzone alto e gentile, che ha già negli occhi quel luccichio di chi sa di essere una persona di successo.

E’ infatti un mito. Incarna nella sua persona il sogno di tanti attivisti che fanno politica: quello di trovarsi un giorno a fare parte della storia, di contribuire a realizzare una grande vittoria, di quelle che rimarranno nei libri di scuola e che le generazioni future ricorderanno per trarvi insegnamento.

Sam è stato infatti il capo dei blogger di Obama nella campagna elettorale più incredibile della storia americana.

Una epopea che ha riportato in vita la leggenda di Davide contro Golia, una storia che racconta di un improbabile outsider che vince contro l’establishmnet delle potenti lobby di potere americane sulla spinta di un movimento popolare senza precedenti e grazie ad un nuovo mezzo di comunicazione in grado di canalizzare potenti energie di cambiamento che vengono dal basso: Internet, la rete delle persone.

Realizzare l’impossibile

E’ così che Obama e il suo staff hanno realizzato l’impossibile, riuscendo prima a vincere le primarie del partito democratico contro la favorita Hillary Clinton e poi le elezioni, permettendo ad un afroamericano di diventare presidente degli Stati Uniti d’America.

Presso lo splendido Centro Studi Americano di Roma, incontro Sam in occasione dell’ “Eisenhower day”, il giorno che commera un altro eroe americano, il comandante in capo degli eserciti democratici durante la seconda guerra mondiale poi diventato presidente americano.

La conferenza pubblica (a cui non ha partecipato incredibilmente nessun politico italiano, non avendo probabilmente nulla da imparare!) ha visto anche la partecipazione di Beppe Severgnini, altro grande amico dell’America, con il quale tra l’altro ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere su Bill Emmott e sul suo ultimo libro, “Forza, Italia: come ripartire dopo Berlusconi”.

Noi di Ninja Marketing abbiamo avuto la possibilità di partecipare ad una tavola rotonda ristretta e di intervistare Sam in privato. Erano presenti tra gli altri Alessio Jacona, Raffaele Mauro de “Lo Spazio della Politica”Mauro Lupi e Antonio Pavolini. Qui di seguito alcuni consigli per i candidati e per gli attivisti italiani su come utlizzare al meglio Internet e i social media per vincere le elezioni.

1) Internet può farti vincere le elezioni (se sei all’opposizione)

Su questo Sam è stato chiaro. E’ vero che il comitato elettorale ha deciso di spendere gran parte dei soldi raccolti in tv, ma il ruolo fondamentale lo ha avuto Internet.

Dei 700 milioni di dollari raccolti, 500 sono stati raccolti online. I numeri sono impressionanti: il più grande data base di email mai realizzato, 13 milioni di indirizzi email, 200.000 eventi realizzati dai partecipanti alla campagna, 1 miliardo di minuti di video realizzati dai sostenitori, 15 milioni di amici su Facebook.

Questi sono alcuni numeri che danno l’idea della marea di energia umana raccolta e indirizzata dal movimento Obama.

Internet è il mezzo giusto per chi sta all’opposizione. Raccoglie infatti le frustrazioni e permette di dargli sfogo. E’ un mezzo catartico -come spiegato dal nostro modello “Tensione-Emozione-Catarsi” –  che amplifica e incanala il desiderio di cambiamento.

Per questo è più adatto a chi vuole modificare lo status quo più che per chi vuole difenderlo. Ora che Obama è al potere il rischio è che venga identificato come lo status quo e che invece chi è all’opposizione sfrutti il potere di Internet a proprio vantaggio (come stanno facendo ultimamente Sarah Palin e il movimento del Tea Party).

2) Meglio dotarsi di uno staff fresco e meritevole.

Sam incarna tutta la freschezza e la grinta americana.

E’ giovane davvero, e molti tradizionalisti della comunicazione politica – soprattutto in Italia – storcerebbero il naso trovandoselo di fronte, sapendo che a lui e alla sua tastiera così vergine di marketing e di politica (come lui stesso ha raccontato) Obama ha affidato il compito di dialogare con milioni di elettori.

Dandogli semplicemente carta bianca. Così, senza mettere alcun filtro di direttivi o segreterie di partito, ma affindandosi alla sua spontanea capacità di “raccontare delle storie in grado di ispirare le persone”.

Sam è diventato il blogger di Obama perchè è bravo a raccontare storie. Era un giornalista multimediale, capace di editare foto e video, laureato ad Harvard e diventato sostenitore di Obama dopo aver visto l’adesione di migliaia di giovani su Facebook. Era lui che scriveva i post sul sito di Obama e che teneva i rapporti con la blogosfera.

3) Dare il “potere alle persone” amplifica il messaggio.

Dare la possibilità alle persone di controllare il messaggio è positivo, il messaggio infatti si rafforza se viene rielaborato dalle persone.

Sam ha sempre scritto senza mai dover chiedere l’approvazione di Obama (a volte quella di Michelle se si parlava di lei!), e soprattutto non si è mai avuto paura che le persone prendessero l’iniziativa, anzsi tutto è stato fatto per mettere la campagna nelle mani dei sostenitori.

La visione di Sam è chiara: abbiamo realizzato l’impossibile non idealizzando un nuovo salvatore, bensì mettendo al centro di tutto il potere delle persone. “Siete voi che potete cambiare l’America!”. E’ questo il grande messaggio che si oppone ad ogni visione personalistica e autoritaria della politica. Sono le persone ad avere il potere di cambiare le cose.

E’ evidente che questo consiglio si addice maggiormente ad un partito democratico, che esprime i propri valori attraverso la coerenza delle proprie azioni e il rispetto dei propri sostenitori. Non altrettanto nel caso in cui  un movimento oun  partito faccia della personalità carismatica (o autoritaria) il suo punto di forza.

4) Non usare i nuovi media con le vecchie logiche.

Obama ha voluto dare agli altri questo potere. My.BarakObama.com è stata una “piattaforma relazionale” per permettere al movimento di autorganizzarsi, creando meccanismi virtuosi di crowdsourcing, vale a dire di creazione collaborativa della massa.

Prima di Internet, per partecipare ad una campagna elettorale bisognava fare chilometri, prendere la macchina e unirsi fisicamente ad altre persone. Non che queste cose non siano importanti, anzi Sam ribadisce che Internet deve servire a mobilitare le persone sul terriorio, ma ci invita a riflettere sulle incredibili possibilità offerte a chi vuole dare qualche minuto del suo tempo alla causa politica.

Una specie di attivismo snack reso possibile dalle nuove tecnologie.

Magari alla fermata del tram, con il suo cellulare, un attivista può collegarsi ad un database che gli assegna alcuni numeri di telefono da chiamare ( con un conto Skype prepagato) per poter parlare a nuove persone del progetto politico del candidato. Oppure grazie all’iPad lo stesso attivista può mostrare al suo vicino di posto sull’autobus il nuovo video che spiega la posizione del candidato sui trasporti pubblici nella regione.

5) Non pensare solo a strumenti “sexy”.

Non fraintendete per favore. E’ Sam che lo ha detto: “Le mail non sono sexy ma ci hanno fatto vincere le elezioni”. E ancora, “I blog sono fondamentali, per argomentare un pensiero politico non bastano 140 caratteri di Twitter”.

Pensate che la campagna di Obama ha permesso di costruire un incredibile base dati di 13 milioni di email!

Si può quindi usare una strategia che comprenda blogging +  social network + direct email e sfruttare le nuove possibilità offerte da Internet Mobile che permettono agli attivisti di essere costantemente dei media attivandosi sul territorio.

Senza quindi dimenticare che “Un movimento sociale si incontra per strada, usa i social network per scendere in piazza!”

6) I sostenitori vengono prima di tutto.

Prima vengono i sostenitori, è con loro che bisogna instaurare un dialogo diretto e autentico. Per Sam e per il comitato di Obama sono stati ancora più importanti dei media tradizionali.

Anche se i giornalisti si irritavano, le notizie erano prima postate sui social network e sul sito della campagna, luoghi di incontro e piattaforme di comunicazione degli attivisti.

I video realizzati da David Plouffe, il capo della campagna di Obama, fornivano indicazioni strategiche senza aver paura di veicolare informazioni utlili agli avversari. Il tutto con la massima tempestività e spontaneità.

Questo è servito a infondere nei sostenitori di Obama la sensazione di essere i veri protagonisti.

“A cena con Obama”,: bellissima l’iniziativa di far cenare con Obama i piccoli elettori. Tutto il contrario di quelle cene elettorali con biglietti da cinquemila dollari per raccogliere i fondi dai grandi gruppi di interesse!

7) Spiega la verità in maniera autenticità e senza censurare.

“Faceva paura vedere la cassa di risonanza che riusciva a dare a chi voleva attaccare Obama, ma ogni volta che si faceva disinformazione noi semplicemente dicevamo la verità, realizzando un video e dando ai nostri sostenitori del materiale per difendere Obama”.

Sarah Palin parla di sè e cancella i messaggi sgraditi. Lo stile di Obama è un altro:  nel corso della campagna elettorale cambiò idea su una legge e molti sostenitori non lo approvarono arrivando addirittura a creare un gruppo di protesta  sul suo sito.  Lui non lo chiuse per dimostrare il suo approccio democratico e improntato all’ascolto.

Il messaggio fu: “Bravi, se riuscite ad organizzarvi e a farvi sentire sfruttando il mio sito vuol dire che siete dei bravi democratici che si impegnano attivamente per la democrazia”.

8 – Pensa al candidato come a un brand.

Se vogliamo immaginare ad Obama come ad una marca – e non è un caso che abbia vinto il premio della comunicazione a Cannes –  il posizionamento del brand Obama è stato chiaro:  Obama è il candidato dell’empowerment, di chi vuole trasmettere agli elettori questo senso di protagonismo e di forza. “Sarete voi a cambiare il mondo”.

Tutto doveva comunicare questo. Addirittura in molti suoi video lui non si vede, se ne sente la voce, potente, autorevole, rassicurante. Lui è presente ma non è il protagonista della scena.

Poi c’è l’immagine coordinata, potente, pulita, asciutta, moderna: il blue, la font innovativa gotham.

Il design e l’art direction contano molto, così come il supporto di professionisti come Shepard Farey che hanno creato (spontaneamente) l’icona di Obama che è diventata leggenda.

9) Stai sul pezzo sfruttando viral e multimedia.

Usare i mash up multimediali per dialogare con la gente è fondamentale.

Avere una redazione multimediale pronta a sfruttare le notizie di cronaca per realizzare dei video divertenti, risemantizzare video nell’ottica dei messaggi tattici o strategici, puntando a dialogare con le diverse fasce di elettori, giovani, minoranze, ecc..

Ce n’è uno stupendo che ci ha fatto vedere Sam ma non riesco a trovarlo! Mi aiutate?

10) Questa volta ci devi credere, davvero.

Tutti nello staff di Obama erano con Obama, la forte motivazione di quella squadra mi riporta la mente una frase che ho sentito a proposito della guerra in Vietnam: “non vince il più forte, ma che è più fortemente motivato a vincere”.

E’ questo il momento giusto per usare Internet. Perchè internet è in grado di far crescere il consenso, di creare un candidato. Magari non si vinceranno queste elezioni ma si inizierà a creare un legame con i propri elettori, e questa energia sarà buona per la volta successiva.

Qui trovate la presentazione di Sam. A questo punto di non mi resta che augurarvi di realizzare una splendida campagna politica 2.0.

Articolo di Mirko Pallera, direttore strategico-creativo Ninja LAB

Ps. A proposito, la Ninja Academy sta organizzando un innovativo corso in “Social Media Marketing e Politica 2.0” in collaborazione con Lo Spazio della Politica, se siete interessati scrivete a francesca[@]ninjamarketing.it.

Sam Graham-Felsen è un ragazzone alto e gentile, che ha già negli occhi quel luccichio di chi sa di essere una persona di successo.
E’ infatti un mito. Incarna nella sua persona il sogno di tanti attivisti che fanno politica: quello di trovarsi un giorno a fare parte della storia, di contribuire a realizzare una grande vittoria, di quelle che rimarranno nei libri di scuola e che le generazioni future ricorderanno per trarvi insegnamento.
Sam è stato infatti il capo dei blogger di Obama nella campagna elettorale più incredibile della storia americana.
Una epopea che ha riportato in vita la leggenda di Davide contro Golia, una storia che racconta di di un improbabile outsider che vince contro l’establishmnet delle potenti lobby di potere americane sulla spinta di un movimento popolare senza precedenti e grazie ad un nuovo mezzo di comunicazione in grado di canalizzare potenti energie di cambiamento che vengono dal basso.
E’ così che Obama e il suo staff hanno realizzato l’impossibile, riuscendo prima a vincere le primarie del partito democratico contro la favorita Hillary Clinton e poi le elezioni permettendo ad un afroamericano di diventare presidente degli Stati Uniti d’America.
Incontro Sam in occasione dell’ “Eisenhower day”, il giorno che commera un altro eroe americano, il comandante in capo degli eserciti democratici durante la seconda guerra mondiale poi diventato presidente americano.
La conferenza pubblica (a cui non ha partecipato incredibilmente nessun politico italiano, non avendo probabilmente nulla da imparare!) ha visto anche la partecipazione di Beppe Severgnini, altro grande amico dell’America, con il quale ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere su Bill Emmott e sul suo ultimo libro, “Forza, Italia: come ripartire dopo Berlusconi”.
Noi abbiamo avuto la possibilità di partecipare ad una tavola rotonda ristretta e abbiamo potuto rivolgere a Sam delle domande in privato. Qui di segguiro alcuni consigli per i candidati e gli attivisti italiani che si possono ricavare dalla chiacchierata avuta con lui.
1) Internet può farti vincere le elezioni (se sei all’opposizione)
Su questo Sam è stato chiaro. E’ vero che il comitato elettorale ha deciso di spendere gran parte dei soldi raccolti in tv, ma il ruolo fondamentale lo ha avuto Internet.
Dei 700 milioni di dollari raccolti, 500 sono stati raccolti online. I numeri sono impressionanti: il più grande data base di email mai realizzato, 13 milioni di indirizzi email, 200.000 eventi realizzati dai partecipanti alla campagna, 1 miliardo di minuti di video realizzati dai sostenitori, 15 milioni di amici su Facebook.
Questi sono alcuni numeri che danno l’idea della marea di energia umana raccolta e indirizzata dal movimento Obama.
Internet è il mezzo giusto per chi sta all’opposizione. Raccoglie infatti le frustrazioni e permette di dargli sfogo, è un mezzo catartico, che amplifica il desiderio di cambiamento. Per questo è più adatto a chi vuole modificare lo status quo più che per chi vuole difenderlo. Ora che Obama è al potere il rischio è che venga identificato come lo status quo e che invece chi è all’opposizione sfrutti il potere di Internet (si veda il Tea Party).
2) Meglio dotarsi di uno staff fresco e meritevole.
Sam incarna tutta la freschezza e la grinta americana.
E’ giovane davvero, e a molti tradizionalisti della comunicazione politica – soprattutto in Italia -farebbe un certo senso trovarselo di fronte, sapendo che a lui e alla sua tastiera così vergine di marketing e di politica, Obama ha affidato il compito di dialogare con milioni di elettori, dandogli semplicemente carta bianca.
Così, senza mettere alcun filtro di direttivi o segreterie di partito, ma affindandosi alla sua spontanea capacità di “raccontare delle storie in grado di ispirare le persone”. Sam è diventato il blogger di Obama perchè è bravo a raccontare storie. Era un giornalista multimediale, capace di editare foto e video, laureato ad Harvard e diventato sostenitore di Obama dopo aver visto l’adesione di migliaia di giovani su Facebook. Era lui che scriveva i post sul sito di Obama e che teneva i rapporti con la blogosfera.
3) Dare il “potere alle persone” amplifica il messaggio.
Sam ha sempre scritto senza mai dover chiedere l’approvazione di Obama (a volte quella di
Dare la possibilità alle persone di controllare il messaggio. Questo è positivo, il messaggio si rafforza se viene rielaborato dalle persone.
La visione di Sam è chiara: abbiamo realizzato l’impossibile non idealizzando un nuovo salvatore, bensì mettendo al centro di tutto il potere delle persone. “Siete voi che potete cambiare l’America!”. E’ questo il grande messaggio che si oppone ad ogni visione personalistica e autoritaria della politica. Sono le persone ad avere il potere di cambiare le cose.
Parlare con lui ha modificato in parte la mia percezione della eroica epopea di Obama, riportando ad una dimensione più terrena – ma non per questo meno entusiasmante. E’ chiaro che questo consiglio si addice maggiormente ad un partito democratico, rispetto ad uno che fa della personalità carismatica (o autoritaria) il suo punto di forza
4) Non usare i nuovi media con le vecchie logiche.
Obama ha voluto dare agli altri questo potere. MyBarakObama.com è stata una “piattaforma relazione” per permettere al movimento di autorganzizarsi, creando meccanismi virtuosi di crowdsourcing.
Prima per partecipare ad una campagna elettorale bisognava fare chilometri, prendere la macchina unirsi fisicamente ad altre persone. Non che queste cose non siano importanti, anzi Sam ribadisce che Internet deve servire a mobilitare le persone sul terriorio, ma ci invita a riflettere sulle incredibili possibilità offerte a chi vuole dare qualche minuto del suo tempo alla causa politica.
Magari alla fermata del tram, con il suo cellulare, può collegarsi ad un database che gli assegna alcuni numeri da chiamare per argomentare il progetto politico del candidato, oppure grazie all’iPad può mostrare al suo vicino di posto il nuovo video che spiega la posizione del candidato sui trasporti pubblici nella regione.
5) Non pensare solo a strumenti “sexy”.
Non fraintendete per favore. E’ Sam che lo ha detto: “Le mail non sono sexy ma ci hanno fatto vincere le elezioni”. E ancora, “I blog sono fondamentali, per argomentare un pensiero politico non bastano 140 caratteri di Twitter”.
Si può quindi usare una strategia che comprenda blogging +  social network + direct email senza però dimenticare che “Un movimento sociale si incontra per strada, usa i social network per scendere in piazza!”
6) I sostenitori vengono prima di tutto.
Prima vengono i sostenitori, è con loro che bisgna instaurare un dialogo diretto, poi i media tradizionali (anche se i giornalisti si incazzano). I video realizzati dal comitato elettorale e in particolare da  PPP…., fornivano indicazioni strategiche sulla campagna senza aver paura di forenire informazioni utlili agli avversariQuesto è servito a infondere nei sostenitori la sensazione di essere protagonisti.
Il tutto con la massima spontaneità
7) Spiega la verità in maniera autenticità e nessuna censura.
Sara Palin parla di sè e cancella i messaggi sgraditi. Obama invece ambiò idea su una legge e molti sostenitori crearono un gruppo contro addirittura sul suo sito ma lui non lo chiuse per dimostrare il suo approccio democratico e improntato all’ascolto. Il messaggio fu: “Bravi, se riuscite ad organizzarvi e a farvi sentire sfruttando il mio sito vuol dire che siete dei bravi democratici che si impegnano attivamente nella democrazia”.
“Faceva paura vedere la cassa di risonanza che riusciva a dare a chi voleva attaccare obama ma ogni volta che si faceva disinformazione noi semplicemente dicevamo la verità, facendo un video e dando ai nostri sostenitori del materiale per difendere Obama”.
6) Pensate al candidato come a un brand.
Il posizionamento è stato chiaro: “Sarete voi a cambiare il mondo”. Obama è il candidato dell’empowerment, di chi vuole trasmettere agli elettori questo senso di protagonismo e di forza. Tutto doveva comunicare questo. Addirittura in molti suoi video lui non si vede, se ne sente la voce, potente, autorevole, rassicurante. Lui è presente ma non è il protagonista della scena.
Poi l’immagine coordinata, il blue, la font innovativa gotham, come quella di Bat Man, il design conta molto, così come il supporto di artisti come Shepard farey che hanno creato spontaneamente l’icona di Obama che è diventata leggenda.
7) Stai sul pezzo sfruttando il multimedia
Usare i mash up multimediali per dialogare con la gente
Avere una redazione multimediale pronta a sfruttare le notizie di cronaca per realizzare dei video divertenti, risemantizzare video nell’ottica dei messaggi tattici o strategici, puntando a dialogare con le diverse fasce di elettori, giovani, minoranze, ecc..
Apertura. A cena con Obama, bellissima l’iniziativa di far cenare con Obama i piccoli elettori., Tutto il contrario di quelle cene elettorali con biglietti di cinquemila dollari per raccogliere i fondi dai grandi gruppi di interesse.
8) Questa volta ci dovete credere, davvero.
Tutti nello staff di Obama erano con Obama, la forte motivazione di quella squadra mi riporta la mente una frase relativa alla guerra del Vietnam: “non vince il più forte, ma che è più fortemente motivato a vincere”.
E’ questo il momento giusto per usare Internet. Perchè internet è in grado di far crescere il consenso, di creare un candidato. Magari non si vinceranno queste elezioni ma si inizierà a creare un legame con i propri elettori
Magari sentire l’intervento pubblico di Sam gli avrebbe fatto capire qualcosa sulle possibilità offerte dal mezzo democratico per eccellenza, anche questo anche questo ammantato da un fascino utopisctico e rivoluzionario: Internet, la rete della gente.
Mirko Pallera è considerato uno dei maggiori esperti di comunicazione nella network society. Con la sua società di consulenza, fondata insieme al collega e amico Alex Giordano, aiuta aziende e istituzioni a entrare nel nuovo ecosistema creato dall’avvento del web 2.0.