Clinton promuove la moglie a Presidente degli USA indossando un perizoma rosa

Il noto organizzatore d’iniziative umanitarie a favore degli uomini della strada Tom Kertes ha lanciato Bill For First Lady 2008.

La candidatura a First Lady dell’ex presidente è promossa da un video virale di un improbabile Bill Clinton con addosso un aderente (e disgustoso) perizoma rosa.
Il sito mette in guardia che l’operazione pur se divertente non è un fake ma parte integrante di una seria strategia politica culturalmente attuale. La politica seria – si legge dal sito – non per forza deve essere noiosa! Meglio lasciare la maschera di seriosi agli avversari Repubblicani.
Infatti la macchina di attacco dei Repubblicani sta già puntando su Hillary. Questo perché dai sondaggi risulta essere il più popolare ed eleggibile dei candidati Democratici.

Questo sito è sicuramentre una bella mossa per autoironizzare su molti dei punti deboli del candidato e di suo marito, prendendo in contropiede ogni possibile attacco avversario. Alcuni critici (almeno quelli che non sono convinti che sia uno scherzo) ritengono ancora molto audace questo tipo di approccio alla comunicazione politica. A nostro avviso i tempi sono pronti per l’uso di strumenti alternativi di comunicazione in campo elettorale, soprattutto a sinistra dove la fetta più interessante di potenziali elettori è rappresentata proprio da chi non è avvezzo ad esprimere la sua preferenza. Del resto, almeno in Italia, non sarebbe neanche la prima volta che assistiamo a piccole e grandi campagne elettorali condotte in maniera creativa.

Naturalmente il sito contiene anche notizie “serie” su Hillary, la sua campagna e la possibilità di sostenerla nella sua nuova avventura politica.

Inoltre la sezione shop offre i più svariati articoli promozionali come cappelli da camionista, berretti, tazze, t-shirts, bottoni, adesivi da attaccare ai paraurti e anche perizomi! E da non perdere, presto sarà possibile acquistare la bambola Mr. First Lady! Chissà se l’ispirazione gli è venuta pensando a Monica…

Interessante la sezione “Republicans Suck, T-Shirt Hall of Fame!”, dove si possono comprare le magliette anti-repubblicane, fantastica quella con l’immagine di Bush e la scritta “Trust me. I’m Lying!”, disponibile anche la versione per i vostri amici a quattro zampe!

Audace Ikea: mezzi alternativi per case non-convenzionali

“E se le idee più audaci portassero alle soluzioni migliori?”

Questa domanda è l’elemento ricorrente nella nuova comunicazione Ikea: le soluzioni migliori derivano dalle idee più audaci, ossia da quelle non-convenzionali!

Così, per promuovere le sue idee l’azienda si orienta al marketing alternativo diffondendo in rete un video virale che contiene il leit motiv della campagna Ikea: “E se…”

Il video virale porta ad un sito web, promosso anche dal sito corporate dell’azienda, che oltre a mostrare alcuni nuovi prodotti, spiega la nuova filosofia Ikea improntata sul tema del gioco:

“Ikea ha chiesto a 28 designer di esplorare e sperimentare. Per testare nuovi materiali, nuove tecniche e nuovi modi di lavorare. Ma soprattutto per divertirsi. Hanno risposto con tante idee ingegnose, originali e innovative, adatte a case non-convenzionali”.

Insomma, massima coerenza: marketing non-convenzionale per case non-convenzionali.
“E se”…Ikea trovasse una soluzione non convenzionale anche ai suoi sabati superaffollati, quale potrebbe essere?
Il mini sito Ikea - E se..

I Bon Jovi fanno lezioni di guerrilla marketing

Il nuovo video dei Bon Jovi “Have a nice day”, oltre ad essere essere un videomanuale sulle tecniche di comunicazione guerrilla, mi sembra un buon esempio di come la “cultura del marketing” sia ormai sempre più diffusa, soprattutto in alcuni segmenti delle generazioni X e Y…

I teenager (e non solo) sono ormai consci di essere un target, oggetto di campagne di marketing. Anzi sono proprio loro a studiare e sperimentare nuove tecniche. Pensiamo agli street team dei gruppi hip-hop, che hanno dato vita allo stickering, oppure alla street art, linfa vitale del guerrilla marketing. Un target che inventa e produce creatività – spesso migliore di quella in vendita nelle grandi agenzie.

Per ora guardatevi questo spezzone del video dei Bon Jovi. Poi sintonizzatevi su MTV oppure scaricatevelo con eMule e diteci quali sono le tecniche di marketing non-convenzionale mostrate nel filmato.

Chi le indovina tutte riceverà in omaggio il fantastico spolverino di NinjaMarketing! O preferite la maglietta non-conventional? E allora che aspettate? Via ai commenti… e che vinca il migliore.

MAI PIU´ SENZA: Ufficio sempre pulito con lo spolverino di NinjaMarketing!

Un'esperienza nel tempo e nello spazio dei media terrestri

Vanishing Point, territori che scompaiono nei media.
La rappresentatività di una cultura nazionale, che ce la fa sembrare familiare o esotica, dipende non più dalle similitudini culturali o dalla vicinanza geografica, ma dalla sua frequenza di presenza nei media che invadono quotidianamente il nostro spazio mentale. Vanishing Point realizzato da un team diretto da Mauricio Arango elabora un planetario schematico in cui le nazioni sono tanto più scure quanto più citate, altrimenti tendono a scomparire. Le fonti sono costituite da i quotidiani più letti nei sette paesi più industrializzati del mondo (G7), ossia Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti, attraverso i loro canali RSS archiviati in un database SQL e analizzati di conseguenza. “History is made less by those who make it, than by those who tell it”, recita la citazione d’apertura del lavoro ma il pressuposto del progetto, ossia la presenza percepita delle nazioni legata alle news del mondo industrializzato è corretto? Dato il riflettersi delle scelte di una manciata di gruppi editoriali su una quantità abnorme di persone, si sarebbe tentati di accondiscendere a questa ipotesi. Ma la rete stessa che ospita questo progetto è il principale artefice del ribaltamento di questo principio, offrendo spazio e meccanismi a sufficienza per insidiare da molto vicino la dittatura economica della distribuzione cartacea di massa. Se, infatti, commercialmente non è stato ancora concepito il ‘quotidiano’ globale, nonostante l’inglese sia ormai la lingua franca del globo, le mire dei grandi gruppi editoriali debordano ormai da tempo in questa direzione, a scapito della nativa nazionalità delle loro testate. Questo e altri lavori in rete ne anticipano gli anticorpi culturali che saranno inevitabilmente necessari alla conseguente coercita e depauperata sintesi dei contenuti foraggiata dai protagonisti del mercato planetario.

da Neural.it

Una gallina in casa: da logica ostentativa a contagio sociale!

Nell’UK almeno l’uno per cento delle famiglie possiede una gallina (viva). Il Poultry Club of Great Britain ha visto crescere del 15% in un solo anno il numero dei suoi membri. Nuove associazioni, più moderne e contemporanee, stanno nascendo per catalizzare le comunità di amanti della gallina domestica.

Negli USA le galline stanno diventando l’animale preferito tra gli yuppies urbani e i manager suburbani e il Wall Street Journal ha dichiarato la gallina essere un accessorio indispensabile per una villa che si rispetti.

E in Italia? il fenomeno “gallina” è in larga misura sfuggito ai mass media italiani, che hanno mancato di cogliere una serie di segnali importanti. Le galline, nel mondo, sono davvero diventate di moda: l’attenzione verso questi animali si è fatta molto più forte che in passato, passando da un interesse professionale (allevatori) o consumer (mangiatori di galline) ad un interesse di tipo social-esistenziale, dal momento che inserire di una gallina nel proprio habitat significa soprattutto riappropriarsi del proprio rapporto con un mondo ormai perso. Quello che i cool hunters chiamano Granny Style!

Un gruppo di ex studenti di design dell’Industrial Design al Royal College of Art ha capito che la domanda latente era forte e che l’habitat da sempre riservato per la gallina era in contrasto con gli aspetti pragmatici, estetici e di lifestyle imprescindibili nel nostro tempo. E’ così che tali studenti, identificando il trend socioculturale, hanno ben pensato alla prima cuccia hi-tech per i nostri amici pennuti: si chiama Omlet Eglu ed è diventato l’ultimo grido in materia di accessori per… pennuti!

L’Eglu è un contenitore studiato per essere un comodo e pratico alloggiamento…: design ergonomico (a misura di pollo), area riservata per la cova, con tanto di schermo a protezione della privacy della gallina in fase di deposizione, isolamento termico e pratico sportello di accesso per ritirare l’uovo. Tutto quello che serve a garantire un’ottima permanenza del nostro pennuto.

I quattro giovani hanno fatto della Omlet Eglu un vero e proprio business (la cuccia costa circa 500 euro) basato su motivazioni pragmatiche: la necessità di consumare cibo sano, naturale, fatto in casa offrendo, allo stesso tempo, ai propri bimbi un ritorno alla natura e l’esperienza formativa del rapporto affettivo con un animale da cortile.

Per lanciare il prodotto sul mercato è stato creato un sito web attraverso il quale è possibile scegliere il colore, ottenere materiale informativo, ed ordinare subito la casetta per il nuovo migliore amico dell’uomo!

Punto! E a capo?

Come non aver notato l’ultima nata in casa Fiat? Da giorni ormai siamo bombardati dai messaggi pubblicitari creati per la nuova Grande Punto.
Lo spot tv, è forse, tra le innumerevoli iniziative di marketing messe in atto dall’azienda torinese, quella più riuscita. Un video che non brilla per creatività ma che si basa sulla semplicità. Nessun voice-over che ne sottolinei le caratteristiche e le prestazioni, ma una sapiente scelta delle inquadrature che ne esaltano il design (sicuramente uno dei punti forti dell’auto). Un pay-off minimale coerente anche con la scelta musicale. Un evergreen ormai, il Vasco nazionale che indubbiamente trova consensi fra una larga fetta di pubblico.

E’ stato messo on-line un sito ad hoc, con tanto di video gallery per farti apprezzare l’auto disegnata da Giugiaro in ogni minimo dettaglio e con tutte le informazioni necessarie, dalle caratteristiche tecniche alla scelta delle colorazioni.
Inoltre, come ci ha segnalato Jingastefano, Fiat ha pensato anche ad un minisito dove Mister Dot (la sagoma dell’ omino al volante nella P del Logo), grazie alla partnership con la Universal Music, indossa le cuffie e diventa DotDj. Nel sito, oltre a riproporre alcune delle caratteristiche dell’utilitaria e ad esaltarne l’impianto audio con predisposizione per l’ iPod, ti viene data la possibilità di ascoltare gratuitamente 10 brani musicali, la hotlist di DotDj, e di guardare i video clip della top ten video chart. Infine il link all’ EA games ti consente di scaricare la versione demo di tre giochi per Playstation e PC.

La campagna on-line della Fiat appare appena come il tentativo di utilizzare tecniche di marketing non convenzionale, senza esito positivo. Sembra quasi che il minisito voglia essere solo un modo per attirare i giovani e ostentare le partnership trendy. E forse non è l’unica pecca! In effetti l’autocelebrazione è un po’ eccessiva, quasi ossessiva, anche se ritengo quella delle Punto una delle migliori campagne Fiat. Peccato sia ancora poco non-convenzionale!

Un distributore Nike che dispensa palloni

Distributore Palloni - NikeL’agenzia Kinetic ha escogitato una campagna outdoor/guerrilla davvero brillante per promuovere la Nike Football a Singapore. L’idea è quella del calcio “sempre e ovunque”.

Sono stati creati dei veri e propri distributori automatici di palloni da calcio allestiti nei luoghi ad alta concentrazione di traffico urbano (metropolitane, parchi, etc.).

Un Griffin al posto del pollo!

Per promuovere la messa in vendita del dvd The Family Guy della Fox, la Fuel Industries ha creato un sito simile al Subservient Chicken, chiamato Stewie Live, interpretato per l’appunto dal noto personaggio della serie Griffin.
Come avviene di solito in questo tipo di siti pseudointerattivi, Stewie risponde a comandi scritti nella stringa di testo chiaramente preferendo ruttare, scorreggiare e fare sesso. Fin’ora Stewie reagisce a 160 comandi ma la lista è destinata certamente a crescere. Per vedere un omaggio al grande papà di questo genere, digitate la parola “chicken”.

Una riflessione sull'aggressività ed il cinismo dei media

C’era da aspettarselo. Prima o poi, dovevano pur incontrarsi. Da un lato la Molleindustria, la factory lombarda che ha rivoluzionato il videogioco dall’interno, trasformandolo in un efficiente mezzo di controinformazione e di guerriglia mediatica; dall’altro Guerrigliamarketing, l’azienda romana che si è appropriata delle strategie del marketing per trasformarle in uno strumento di svelamento dei meccanismi del potere e delle mistificazioni della comunicazione.

Where-next è il primo risultato, e speriamo non il solo, della loro collaborazione. Recita il teaser in homepage: “Sei stufo di scommettere solo sul Nasdaq, il prezzo del petrolio, le partite di calcio? Che ne dici allora del posto in cui avverrà il prossimo attacco terroristico? Da ora puoi farlo!”. A chi abbia fatto l’orecchio alla retorica, lei pure terrorista, dei media, o semplicemente abbia smesso di pensare con la propria testa per paura di sentirsi dire “Sei come loro!” (o, peggio ancora, di sentirsi dare del “comunista”), sembrerà una dichiarazione di immorale e crudele cinismo. Basta però continuare a leggere per rendersi conto che si tratta piuttosto di rispondere, con le armi affilate dell’ironia e con la sovversione delle logiche dei mezzi di comunicazione e di quelli dell’intrattenimento, a un potere che, lui si con crudeltà e cinismo, distrugge culture diverse dalla sua, bombarda chi vuole e lede i diritti civili persino in casa propria.

Insomma, la sua ostentata cattiveria, che non trascura i particolari -dal banner con le Twin Towers alla T-shirt con l’immagine della metropolitana di Londra dopo l’attentato- è in realtà l’unica risposta possibile a una manipolazione mediatica che alimenta l’angoscia diffusa inducendo in noi una tragica assuefazione, e togliendoci ogni capacità di reazione.
Lanciato in occasione del quarto anniversario dell’11 settembre, Where-next è un gioco d’azzardo online che invita a scommettere sul luogo, il momento e i mezzi del prossimo attacco terroristico. Precisando con un ghigno che per attacco terroristico si intende un’azione di guerra rivolta a un obiettivo civile in un territorio non coinvolto in alcuna guerra “ufficiale”, o così intesa dall’amministrazione americana. Utilizzando la mappa satellitare di Google Earth, l’obiettivo può essere definito con il massimo della precisione. Chi si avvicina di più alla verità vince una t-shirt con l’immagine dell’attentato, sovrastata dalla scritta: I predicted it (Io l’ho predetto). Il sito si completa di uno spazio pubblicitario, all’asta su ebay fino a che non è stato censurato. Chi lo acquista se lo assicura fino al prossimo attacco (come a dire, scommetti sulle capacità di autodifesa del capitalismo!).

Where-next rivolta il nuovo oppio dei popoli (il gioco d’azzardo, dai dadi al totogol) e l’amplificazione mediatica del terrore contro il sistema di cui sono espressione, sfidando il capitalismo a una roulette russa con rara determinazione. Sarà che l’arma è stata truccata?

Articolo di Domenico Quaranta da ExibartParticolare di una mappa di Where-next

Il boockcrossing diventa advertising!

Nel 2001, in Ohio, da un’idea di Ron Hornbaker, nasce un iniziativa che si diffonderà ben presto nel resto del mondo, riscontrando in Italia un successo inaspettato. Si tratta del BookCrossing, un fenomeno socio-culturale il cui concetto ispiratore è quello della diffusione spontanea della cultura.

Il procedimento è estremamente semplice e veloce: basta guardare nella propria biblioteca e prendere un libro, registrarlo all’anagrafe dei libri liberi (in internet ce ne sono ormai molte) e poi “abbandonarlo” in un bar, nel posto di lavoro o di studio, in stazione, su una panchina o su un autobus. Ogni libro, contrassegnato da un codice identificativo, rimane così in attesa di essere raccolto dalle mani di qualche curioso passante, che forse deciderà di tenerlo tutto per sé interrompendo la catena (anche questo fa parte del gioco) o che scoprirà il fascino del bookcrossing e, dopo aver letto l’opera, la libererà un’altra volta aggiungendo una nuova tappa alla sua deriva.

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