Pagare una cena con i propri follower di Instagram ora è finalmente possibile.
Che ci piaccia o no, questo è quello che sta accadendo a Milano in un piccolo ristorante di sushi. Noi Ninja non potevamo resistere alla tentazione di provare come funziona e contattare il responsabile marketing, per sapere come sta andando la campagna.
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La notizia ha fatto il giro dei giornali su carta e sul web: l’iniziativa è stata avviata dai soci della catena This is not a sushi bar, con l’inaugurazione di un nuovo punto vendita a Milano la scorsa settimana.
Non c’è nessuna agenzia di comunicazione dietro a questa operazione.
«La scintilla nasce internamente all’azienda, dopo aver visto le condivisioni spontanee di molti clienti sui loro profili personali», ci ha rivelato uno dei responsabili accogliendoci all’ingresso, mentre intorno a noi quasi tutti i commensali erano intenti all’attività di social sharing.
«L’idea di lanciare un progetto non convenzionale con Instagram nasce dall’analisi dei dati che facciamo regolarmente per cui ci siamo accorti di un fatto importante e per noi nuovo: una gran fetta dei clienti più entusiasti di This Is Not A Sushi Bar sono donne under 25» dichiara Tommaso Pittarello, responsabile marketing della catena.
Quel futuro distopico che intreccia in modo indissolubile mondo digital e vita reale, in stile Black Mirror, non è più solo immaginazione.
È forse questo il segnale che la social reputation e l’essere influente sul web sono gli unici valori che contano in questo mondo sottosopra?
Oggi viviamo in un contesto in cui la reputazione online è diventata veramente il nostro pane quotidiano e dove Instagram rappresenta, o può rappresentare, una nuova forma di guadagno e sono molti gli esempi che o dimostrano.
Altri esempi, dimostrano invece quanto possa essere pericoloso non utilizzare con le dovute accortezze questi canali, che rimangono potentissime forme di comunicazione.
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Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire come funziona, per noi è stato abbastanza facile, infatti la meccanica è semplice: a seconda del numero di follower che possiedi sul tuo account Instagram puoi ottenere un piatto o una cena (quasi) gratis.
Tutti quelli che hanno tra 1.000 e 5.000 follower riceveranno un piatto gratis; da 5.000 a 10.000 riceveranno due piatti gratuiti e così via; mentre chi possiede più di 100.000 follower può mangiare gratuitamente. Non è però finita qui, la strada al pasto gratis prevede un ulteriore step: i commensali, oltre a consumare il cibo devono scattare una foto di uno dei piatti, postarla con il tag della pagina @thisisnotasishibar e l’hashtag #thisisnotasushibar e mostrarla alla cassa prima di uscire.
Non si tratta di operazioni particolarmente complesse ed è facile immaginare che potremmo abituarci senza grosse disavventure a sistemi di pagamento misto come questo: un po’ con denaro e il resto in social reputation.
La promozione speciale, disponibile solo presso il punto vendita di Porta Romana a Milano, cerca di attirare tutti: i “non-influencer” o gli aspiranti tali, sono molti di più di quelli che si occupano di queste attività per lavoro.
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Dalla promozione sono escluse bevande e dessert. In base ai follower ordini quello che preferisci, in ogni caso, il piatto più caro lo paghi, anche se sei Chiara Ferragni.
«Ci hanno accusati di essere i fautori di scenari distopici e di uccidere socialità e convivialità del pasto, cosa che avevamo messo in conto prima di partire, ma la verità è che la risposta ha sorpreso anche noi.
Le decine di microinfluencer (il nostro target principale, dato che si tratta di una campagna inclusiva e non esclusiva) che hanno giocato con noi interagiscono tra di loro, in carne ed ossa, fanno amicizia, si divertono. Anche in compagnia di amici totalmente anti-social», continua Pittarello.
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«Questa è qualcosa di più di una semplice promozione, è come se stessimo facendo un gioco, uno scambio social tra clienti e locale, finora siamo gli unici in Italia ad averla attivata.
Nel giro di pochi giorni su Instagram abbiamo ottenuto maggiore visibilità e qualche migliaia di follower in più», ci racconta il responsabile vendite intento a spiegare e a chiarire la dinamica a ogni cliente che entra nel locale, anche a noi Ninja in incognito.
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«I numeri sono ancora in fase di analisi e li comunicheremo a breve. Per il momento, però, possiamo dire che abbiamo offerto un centinaio di piatti, prevalentemente a persone inserite nella fascia 1-5mila follower, anche se ci sono state diverse partecipazioni da oltre 100.000. Complessivamente, il nostro hashtag ha già raggiunto abbondantemente oltre il milione di persone» conclude Tommaso Pittarello.
L’obiettivo, come spiega la società, è duplice: da un lato con questa operazione è possibile stimolare la presenza del pubblico nelle strutture, dato che oltre l’80% dell’attività della catena si concentra sulla consegna a domicilio (con l’home delivery non si può “pagare” con i follower), dall’altro lato le persone si ritrovano coinvolte in un gioco stimolante e innovativo.
Sarà, ma noi abbiamo pagato quasi tutto.
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