Fare le scarpe alla crisi: le PMI del calzaturiero italiano

Se i grandi gruppi e le aziende di eCommerce reggono il passo, qual è il punto della situazione per le piccole e medie imprese?

Fabio Casciabanca
Fabio Casciabanca

Editor Business Ninja Marketing

Qualche giorno fa abbiamo letto dell’esperienza di Zalando, la società di e-commerce fondata in Germania e specializzata nella vendita on-line di scarpe, vestiti e accessori. Il successo di questa realtà è basato su un attento lavoro di customer satisfaction e su un forte focus sul cliente, che hanno permesso all’azienda europea una rapidissima crescita in pochi anni. Qual è invece la situazione del settore calzaturiero delle PMI in Italia?

I numeri della crisi nel calzaturiero

Accanto alle grandi realtà realtà societarie, che fanno dell’export il loro punto di forza, rivolgendosi all’estero col fascino del made in Italy, e accanto ai marchi di lusso che sfruttano il mercato delle passerelle e della moda, ci sono le piccole e medie imprese che, avendo registrato una importante flessione del mercato interno, sono costrette a cercare soluzioni nuove per superare la generale crisi economica.

Come riportato dal Sole 24 Ore, nel solo anno 2012 la produzione è diminuita per un valore pari a 7,1 miliardi di euro,  e anche il numero degli addetti è calato del 2,1%. Le piccole e medie imprese, spesso basate su una conduzione familiare e su una tipologia di produzione spiccatamente artigianale, sebbene di ottimo livello qualitativo, non riescono a reggere la contrazione del mercato interno già saturo di offerta straniera di qualità inferiore ma a costi decisamente più contenuti.

Puntare sul Made in Italy

Se le imprese con marchi forti e storici hanno compensato le perdite in Italia ed in Europa con una crescita delle vendite in Russia e Asia, per le PMI la situazione è decisamente più complessa: rivolgersi all’estero ha costi fuori misura e insostenibili, è perciò necessario guardare a differenti possibilità.

Una risposta concreta è quella mutuata dal settore del turismo, come già suggerito da Mirko Ferrari: dato che l’Italia è ancora vista come un mito in tutto il mondo, per il lifestyle, la moda, la cultura e le bellezze paesaggistiche e artistiche, in un binomio perfetto con i piaceri della tavola, il divertimento e l’idea della “dolce vita”,  portare i buyers direttamente in patria, attraverso una forte strutturazione di fiere a tema, mostre, eventi,  è il modo più proficuo per creare terreno fertile per l’export con costi certamente più sostenibili.

L’unione delle PMI fa la forza

Altra via percorribile per migliorare le prospettive di ripresa del settore è quella di creare rete tra le aziende, attraverso la formazione di consorzi e filiere che mettano insieme  competenze, risorse e innovazione, per valorizzare l’eccellenza della produzione e ottenere una ricaduta positiva in termini di competitività, efficienza e immagine.

Anche se la produzione di scarpe e borse “made and styled in Italy” si concentra prevalentemente nelle regioni del centro e sud Italia, come Toscana, Marche e Campania, il rilancio su scala nazionale e internazionale di questo settore, frutto di una tradizione artigianale attenta ai particolari,  di un design universalmente apprezzato e riconosciuto e di una qualità e ricercatezza nei materiali e nel processo produttivo, è uno dei modelli da seguire con interesse per creare un vero e proprio “effetto traino” per l’economia complessiva del Paese.

 Il made in Italy sembra essere davvero il modo giusto per “fare le scarpe alla crisi“, grazie anche alle possibilità di innovazione garantite dai numerosi finanziamenti disponibili dedicati proprio alle piccole e medie imprese.

Credits immagini: Thinkstockphotos.it

VUOI APPROFONDIRE L'ARGOMENTO?