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Follow me, il documentario che svela il lato oscuro di Instagram

I social network – e oggi in particolare Instagram – hanno invaso le pieghe della nostra vita quotidiana, privata e professionale e noi li abbiamo accolti con grande entusiasmo, tanto che gli smartphone che ci permettono di utilizzarli ovunque sono diventati vere e proprie estensioni del nostro corpo.

Smartphone, computer, tablet sono diventati i nostri fidati compagni di vita, facilitandoci giornate sempre più frenetiche e stressanti e permettendoci di essere costantemente in contatto con le persone della nostra vita.

Tutto ciò, dal punto di vista sociologico e antropologico, è davvero molto stimolante. Ma l’idea ancor più interessante è stata quella di Nicolaas Veul, documentarista dell’emittente radio televisiva pubblica olandese Vpro, che ha realizzato un docu-film intitolato #FollowMe, completamente incentrato su Instagram e i suoi fenomeni ed effetti collaterali.

Instagram come non lo conosciamo

Instagram, il social preferito tra Millennials e Post-Millennials, sta superando il principe incontrastato dei social, Facebook, con i suoi 895 milioni di utenti attivi per i quali è prevista un’ulteriore rapida crescita.

Instagram è la nuova frontiera dei social? Questo non lo sappiamo, ma siamo sicuri che sia un luogo-non luogo, ricco di spunti di riflessione e di fenomeni da studiare.

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Potremmo definirla meta-socialità, l’idea di studiare Instagram attraverso Instagram e distribuire il prodotto realizzato proprio tramite Instagram. Una trovata geniale che ha dato vita a un documento interessante per gli utenti e per gli studiosi che ogni giorno si occupano degli effetti dei social sulla vita quotidiana delle persone.

I fenomeni rintracciati su Instagram e analizzati, nei cinquanta minuti del documentario, sono moltissimi: fake account, algoritmi, bot, finta popolarità e vere e proprie truffe. 

Come un attento chirurgo, Veul ha voluto operare tra le pieghe di un ingranaggio – Instagram, appunto – che possiede un vero e proprio lato oscuro, poco conosciuto dalla maggior parte degli utenti.

Al centro del documentario di Veul ci sono gli influencer, ma nel contorno ci sono tutti gli ingredienti di Instagram: moda, food, panorami mozzafiato, gattini, unicorni e chi più ne ha più ne metta.

Senza svelare troppo, per chi non lo avesse ancora visto, uno snodo interessante di #FollowMe è il racconto di una setta digitale esistente su Instagram– scoperta da un imprenditore russo – chiamata Commenter e abitata da giovani mamme pagate per lasciare like e commenti sotto i post delle aziende che vogliono apparire limpide e affidabili agli occhi dei potenziali clienti.

Che si tratti del classico “Vuoi guadagnare da casa lavorando al computer due ore al giorno?” che ritroviamo ad intervalli di tempo brevissimi sulle nostre home social? Può darsi.

I social come strumenti

La certezza che abbiamo è che Instagram – ancor più di Facebook – sta diventando un luogo digitale super popolato e affollato non più solo di amici e conoscenti che vogliamo ritrovare e seguire, ma anche di fake account e aziende che hanno trovato una strada per il successo nei suoi meandri. Un aspetto a cui l’azienda cerca di mettere un freno attraverso regole, pulizia di account ritenuti fasulli, e misure di trasparenza, ma che come tutte le attività su Internet risulta difficilmente controllabile al 100%.

Un avvertimento, quindi, per leggere il mondo dei social in modo critico e guardare sempre alle piattaforme come strumenti e non come verità assolute: Instagram non è solo il mondo incantato che guardiamo dall’esterno, ma diventa un universo in continua trasformazione e ricco di fenomeni da studiare ed effetti da analizzare.

Martina Masullo

Ho 28 anni e sono laureata in Corporate Communication and Media all'Università degli Studi di Salerno e collaboro con le cattedre di Sociologia dei processi culturali e Media classici e media digitali. Giornalista pubblicista e social media editor, ho coniugato due delle mie più grandi passioni: quella per il giornalismo e quella per i social media. Pertanto, amo tutto ciò che può essere comunicato e cerco di farlo al meglio, con emozione. Credo nel contagio delle (buone) idee e nella loro capacità di smuovere montagne.

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