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La proposta di una canzone italiana ogni tre può mettere a rischio la libertà dei palinsesti radio

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Un po’ di storia delle preferenze musicali italiane

Era il 1992 quando con il trattato di Maastricht è stata fondata la Comunità Europea e i singoli più veduti in Italia vedevano sul podio:

1) RHYTHM IS A DANCER degli Snap

2) DON’T LET THE SUN GO DOWN ON ME di Elton John e George Michael 

3) WHYAnnie Lennox

Era il 1996 quando la maggior parte degli adolescenti guardava con devozione ogni programma e classifica di MTV, spesso in lingua inglese.

via GIPHY

Negli stessi anni, lo studio della lingua inglese si faceva spazio tra i banchi di scuola e molti di noi, figli di quell’epoca e di quella cultura, hanno trovato stimoli ascoltando musica “estera” e traducendola, innamorandosene e trovando piacere in quella comunicazione tanto diversa da quella italiana.

La musica “straniera” agli italiani è sempre piaciuta, l’abbiamo sempre ascoltata e apprezzata.

La proposta di legge di Alessandro Morelli

La proposta di legge di Alessandro Morelli, Presidente della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera e, fino allo scorso anno, direttore di Radio Padania, contiene una richiesta secondo cui andrebbe trasmessa in radio almeno una canzone italiana ogni tre, con l’obiettivo di tutelare la tradizione.

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Nel documento si chiede che “le emittenti radiofoniche, nazionali e private” debbano riservare “almeno un terzo della loro programmazione giornaliera alla produzione musicale italiana, opera di autori e di artisti italiani e incisa e prodotta in Italia, distribuita in maniera omogenea durante le 24 ore di programmazione”.

Secondo gli ultimi dati citati da Morelli, nelle dieci emittenti radiofoniche più ascoltate in Italia la quota media di repertorio italiano è inferiore al 23%, con alcuni casi limite di emittenti (specializzate e non) in cui tale quota è uguale o inferiore al 10 per cento.

Ma se spostiamo lo sguardo dal foglio, appare subito singolare la dichiarazione di Morelli ad Adkronos  “La vittoria di Mahmood all’Ariston dimostra che grandi lobby e interessi politici hanno la meglio rispetto alla musica. Io preferisco aiutare gli artisti e i produttori del nostro Paese attraverso gli strumenti che ho come parlamentare”

Ancora nell’occhio del ciclone, il vincitore della 69esima edizione di Sanremo, cittadino italiano con il particolare di avere un padre egiziano e la pelle non proprio bianca. Forse è sfuggita agli occhi di Morelli la nazionalità del cantante, forse è sfuggito il tessuto sociale italiano in cui il colore della pelle è cambiato e continuerà a cambiare.

Una proposta di legge fuori dal tempo

Qualcosa spaventa l’ex direttore di Radio Padania? C’entra la vittoria di Mahmood a Sanremo?

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Vogliamo tornare indietro di 100 anni, riprendere a camminare a piedi e spegnere il wifi? Se il passato non insegna, allora che senso ha avuto viverlo?

È sorprendente leggere simili dichiarazioni in una società che mira ad essere cosmopolita. La notizia ha il sapore di una bufala, eppure non lo è.

Nineteen Eighty-Four (1984)
Directed by Michael Radford
Shown from left: Bob Flag (as Big Brother), John Hurt (as Winston Smith), Richard Burton (as O’Brien)

È necessario porre attenzione a certe dichiarazioni nel 2019 e accendere uno spotlight sulla proposta che può comportare restrizione di libertà delle radio e degli ascoltatori, noi cittadini.

La tutela della tradizione italiana

Scende in campo un piccolo (finora) numero di personaggi per dire la propria; lista che Morelli aggiorna sulla sua pagina Facebook con il passare delle ore.

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Al Bano rilancia proponendo almeno 7 canzoni italiane su 10. Cecchetto e Mogol appoggiano la proposta e probabilmente il numero aumenterà nei prossimi giorni.

Chi tutela le radio italiane e la libertà di scelta?

La proposta non tiene conto che sono gli ascoltatori a decidere la direzione del mercato e di conseguenza a formare il palinsesto, ed è sulle scalette musicali che si declina il successo o meno di un’emittente radiofonica.

La maggior parte delle radio italiane sono società private: è un po’ come chiedere al proprietario di un ristorante fast food di riempire il panino con polpette anziché con l’hamburger, anche se i ragazzi non vogliono le polpette domenicali della nonna nel loro panino col sesamo.

Claudia Liccardo

La passione per la comunicazione è sempre stata il leitmotiv della mia vita: analizzarla in tutte le sue sfaccettature. Da piccola ero molto timida e forse questo mi ha spinto a coltivare un’acuta capacità di osservazione e ascolto. Parallelamente riportavo traccia dei pensieri su carta, lo faccio da che ne ho memoria. Penne, pennarelli, pastelli, Smemorande consumate, lettere, muri e qualunque supporto utile! Poi è arrivato internet e mi sono spostata su email, blog e chat ma conservo ancora la passione per la penna: culto e cultura.

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