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Il round da 10 milioni di Healthware | 5 domande a Roberto Ascione

“Il settore della salute ha iniziato una radicale trasformazione digitale come, e forse più, di quanto visto in altre industrie negli ultimi anni”. Parola di Roberto Ascione, 45 anni, originario di Napoli, CEO e founder di Healthware Group, gruppo di consulenza che offre alle grandi aziende e alle startup dei settori life-sciences e insurance, servizi e competenze in consulenza strategica, comunicazione, tecnologia e innovazione per guidare la trasformazione digitale della salute. La compagnia ha appena chiuso il primo aumento di capitale: un’operazione da 10 milioni di euro guidata dal Fondo Italiano d’Investimento – FII Tech Growth e da altri soci storici della società. Proprio a partire da questa operazione, abbiamo chiesto ad Ascione (che per Hoepli ha pubblicato il libro Il Futuro della Salute, è anche Chairman di Frontiers Health, conferenza internazionale che si tiene a Berlino, una delle più importanti eventi sul temacome intelligenza artificiale, data science, Big Data, cambieranno il futuro della salute. La direzione? Un approccio alle cure più democratico e sostenibile.

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Ascione, un aumento di capitale da 10 milioni di euro. E’ il primo round per Healthware?

«All’operazione hanno partecipato gli azionisti esistenti di Healthware e il Fondo Italiano d’Investimento per più di 10 milioni di euro, risorse che verranno investite nel corso di quest’anno e del prossimo: aiutiamo le aziende e le startup di life sciences e di digital health in attività di marketing, comunicazione e digital transformation. Sì, è la prima volta che apriamo la company al Venture Capital”.

Come vedi il futuro della salute?

«E’ un futuro di radicale trasformazione digitale. Succederà quello che è già accaduto in altri settori, come il trasporto o il food, la comunicazione, la musica».

Concretamente cosa potrebbe cambiare?

«La medicina sarà molto più preventiva. Grazie ai Big Data e alla capacità di leggerli (data science) avremo degli alert, aiuti per mangiare meglio e per guidarci verso comportamenti più salutari. Big Data che saranno in realtà degli Smart Data, perché saranno personalizzati e ci aiuteranno nella gestione della complessità della nostra salute».

Medicina preventiva e alla portata di tutti.

«Sì, ma c’è un altro tema importante».

Quale?

«L’efficienza nei sistemi sanitari. Per fare un esempio concreto, quando facciamo delle analisi o un consulto medico i dati che generiamo restano nelle strutture: dovremmo avere la possibilità di gestire i dati che produciamo e anche accedere a distanza a questi servizi (telemedicina, teleconsulti, attività remote), possibilità che permetterebbero appunto una maggiore efficienza. Una medicina sostenibile è anche una medicina più democratica. Penso che le tecnologie, che ci hanno aiutato già in altri settori, potranno aiutarci anche nella salute».

Alessio Nisi

Giornalista per missione, fotografo quando posso. Mi occupo di digitale, ma anche di atomi, cucina, musica, cinema. Bevo caffè e mi piacciono i film di Woody Allen

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