Migliaia di “binger” di tutto il mondo hanno protestato fragorosamente dopo che le notizie su Netflix, che starebbe testando un sistema per introdurre advertising tra i video della piattaforma, hanno iniziato a diffondersi a macchia d’olio.
Netflix vanta oltre 130 milioni di abbonati attivi in tutto il mondo e, probabilmente, non intende affatto peggiorare l’esperienza della visione degli spettatori, che per molti ha già tracciato un solco invalicabile tra la piattaforma di House of Cards e la fruizione classica dei programmi televisivi.
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Le ondate di protesta, tutte on line, potrebbero quindi essere ingiustificate perché le persone non hanno la minima idea di come funzionerà il sistema, in che modo verranno posizionati e proposti gli annunci e se possano, contrariamente a quanto pensiamo, arricchire la nostra esperienza utente.
La notizia dell’introduzione degli annunci tra un episodio e l’altro ha spinto molte persone a trarre conclusioni affrettate sull’avidità della compagnia.
Siamo bombardati da ogni lato da annunci pubblicitari, è vero, e le persone ormai “vanno in trigger” davanti a parole come annuncio o pubblicità.
Netflix li userà per raccomandare altri spettacoli attinenti a quello che si sta seguendo (i classici articoli correlati che vediamo alla fine di ogni contenuto, anche sui giornali online).
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Il sistema di proposta degli annunci su Netflix si basa su sofisticati algoritmi di targeting comportamentale e segmentazione del pubblico; nulla a che fare, quindi, con le classiche interruzioni pubblicitarie all’interno di uno show.
Non c’è quindi bisogno di disperarsi per l’introduzione delle pubblicità su Netflix per i seguenti motivi:
Ha effettivamente senso proporre contenuti aderenti ai gusti di chi guarda Netflix: la pubblicità si trasforma in un miglioramento dell’esperienza.
Un portavoce di Netflix ha affermato che le promozioni dovrebbero “ridurre significativamente il tempo che i membri trascorrono a navigare e aiutarli a trovare qualcosa che gli piacerebbe guardare, ancora più velocemente”.
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