Dopo 70 anni, ecco il rebranding di Ogilvy (e il nuovo logo)

Dopo ben 70 anni Ogilvy (Ogilvy&Mather) ha rinnovato logo e identità visiva, ma il cambiamento non si ferma qui. La stessa organizzazione ha subito grandi innovazioni, in una operazione che sembra andare ben oltre il semplice rebranding.

Per una delle agenzie creative più importanti del mondo, il cambio di immagine non può mai essere solo un cambio di immagine. Dietro ci sono nuovi valori, innovazioni tecnologiche, e nuove proposte anche per i clienti.

Innanzitutto Ogilvy ha rivelato di voler promuovere la presenza di donne con cui collaborare (in un mondo che nonostante il passare degli anni sembra essere ancora troppo al maschile). Poi un nuovo logo, una combinazione di colori, un sito web, un design organizzativo, una pratica di consulenza, una piattaforma digitale e un video dei dipendenti, per promuovere tutte queste novità.

Il video che ripercorre la storia dell’agenzia dalla sua fondazione ai giorni nostri, ha preceduto l’annuncio trasmesso a tutti gli oltre 15.000 dipendenti della rete in tutto il mondo.

Brian Collins, fondatore e Chief Creative Officer dello studio di design che porta il suo nome, ha lavorato con Ogilvy per dare all’agenzia il suo nuovo look: “L’esperienza Ogilvy riguarda l’incessante ricerca dell’eccellenza”, ha dichiarato. “I suoi clienti, i membri del suo team, i suoi partner – sentono tutti la stessa spinta che accelera l’intera azienda”.

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Collins, che è stato CCO del Brand Integration Group di Ogilvy prima di lanciare la propria impresa nel 2007, ha aggiunto: “Nei miei dieci anni, come parte del team Ogilvy, l’ho sentito in prima persona. È stato un onore per il mio team lavorare con Ogilvy per ridefinire la loro azienda e la loro esperienza in un modo che li spinge lontano nel futuro”.

Ogilvy ha rivisto il font del logo e ha adottato un Pantone di rosso più luminoso accompagnato da una palette più fine di grigio, rosa, blu e giallo. Secondo il comunicato stampa, questi sviluppi simboleggiano il desiderio di Ogilvy di modernizzarsi nel rispetto dei principi che la hanno resa grande già in passato.

Oltre ai cambiamenti visuali, Ogilvy ha anche sviluppato un nuovo posizionamento basato su cinque valori chiave determinati dalla leadership.

Spariscono molti dei sotto-marchi specifici della rete come OgilvyOne, Ogilvy PR, Social @ Ogilvy e Ogilvy CommonHealth Worldwide.

Al posto di queste divisioni ci saranno 12 specializzazioni definite “crafts”, cioè mestieri, (creativi, strategia, consegna, servizio clienti, dati, finanza, tecnologia, talento, sviluppo aziendale, marketing e comunicazione, amministrazione e produzione) e sei “capacità fondamentali” (strategia di marca; Pubblicità, Coinvolgimento e commercio dei clienti, PR e influenza, Trasformazione digitale e Partnership) che definiranno la rete.

Ora, la società opera come un unico marchio che combina le sue divisioni di direct marketing, creative advertising e PR. Il nuovo orientamento assomiglia alla nuova struttura degli Stati Uniti annunciata ad aprile, con un dirigente che guida ciascun team basato sulla pratica.

Il marchio Ogilvy torna al centro

L’obiettivo di questo grande cambiamento, secondo il presidente e amministratore delegato mondiale John Seifert, è stato quello di chiarire cosa sia Ogilvy e, altrettanto importante, che cosa non sia – poiché le agenzie più vecchie del settore lottano per affermare la propria identità.

“Questo è il capitolo successivo, non l’ultimo capitolo”, ha detto Seifert, ammettendo anche che l’organizzazione era diventata troppo complessa nel tempo. “Nessuno ci comprerà se non ci capirà”, ha aggiunto.

Ora, invece, il marchio sarà centrale e la sua offerta principale sarà la creatività, ma un altro obiettivo chiave in questa riorganizzazione è il mantenimento finanziario di Ogilvy.

A nove mesi dall’assunzione del controllo, Seifert aveva già apportato grandi cambiamenti con lo scopo di ridurre le lotte interne e aumentare l’efficienza.

Fabio Casciabanca

Senior Digital Consultant - Managing Editor Ninja Marketing. Nomade digitale e smart-worker molto prima che diventasse mainstream, ho iniziato costruendo mondi virtuali su Second Life. Oggi mi occupo di strategia, organizzazione e coordinamento di team per la produzione di contenuti testuali e multimediali. La mia impronta verde: sono presidente dell'Associazione "Missione Girasole".

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