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Il concetto di Welfare Aziendale è cambiato ed è sempre più legato a quello di Wellness

Il luogo di lavoro è l’ambiente elettivo per promuovere il benessere psichico, fisico e sociale dei lavoratori attraverso politiche interne di change of habit, indirizzate alla riduzione dei fattori di rischio per la salute del dipendente

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Elisa Bonati 

Pubblicista, Coordinatore scientifico e Marketing Specialist di Lavorofacile.it

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Pubblicato il 09/07/2020

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Scopri di più Scopri di più
  • Il concetto del benessere, legato alle condizioni di salute e al miglioramento della qualità di vita negli ambienti di lavoro, si è ulteriormente diffuso durante il periodo pandemico.
  • Il Covid-19 ha messo in luce le debolezze del sistema aziendale, mostrando ai dipendenti quanto il sistema stesso non supporti nel modo corretto i lavoratori.
  • La grave situazione dell'emergenza ha spostato l’attenzione delle aziende e dei dipendenti verso un concetto di welfare aziendale diverso da quello conosciuto fino ad oggi.

 

In una situazione in cui il welfare pubblico sta restringendo fortemente il suo ambito di applicazione, sono le aziende a farsi carico del benessere delle persone introducendo, con frequenza, il concetto di wellness at work, ampliando e modificando il welfare aziendale fino ad oggi conosciuto.

Il welfare aziendale rappresenta una soluzione vincente per tutti i soggetti coinvolti nel processo, come evidenzia anche l'ultimo Rapporto Welfare Index PMI del 2019:

  • Lato aziendale si generano risparmi fiscali e contributivi, un ROI positivo e un aumento della capacità di attrazione e fidelizzazione dei dipendenti. Situazione che genera un vantaggio competitivo e strategico elevato;
  • Lato dipendente il sistema genera un aumento della produttività, una riduzione dell’assenteismo e un aumento della felicità al lavoro.

Ogni azienda ha la possibilità di introdurre piani di welfare proporzionati alla dimensione aziendale, diversificati per settore e target dei destinatari. Anche le aziende più piccole (PMI e micro aziende) possono accedere a politiche di welfare aziendale ottenendo vantaggi significativi.

La grave situazione pandemica ha però spostato l’attenzione delle aziende e dei dipendenti verso un concetto di welfare aziendale, diverso da quello conosciuto fino ad oggi. I piani di welfare aziendale del futuro non saranno più legati ai semplici voucher viaggi, buoni carburante, buoni palestra ma dovranno contenere benefit legati alla sfera personale dei lavoratori.

Salute, sicurezza, wellness e redditività saranno le parole chiave per il welfare aziendale del futuro.

Il concetto del benessere, legato alle condizioni di salute e al miglioramento della qualità di vita negli ambienti di lavoro, si è ulteriormente diffuso durante il periodo pandemico. Le aziende che avevano seguito una politica di lungimiranza, introducendo un wellness welfare, si sono fatte trovare pronte, per tutte le altre è giunto il momento di cambiare rotta.

I migliori piani welfare aziendale pre Covid-19

Le grandi aziende sono consapevoli del fatto che la felicità e il benessere dei lavoratori sono dei “must have” per la retention degli stessi e per l’attrattività che l’azienda deve avere nei confronti dei talenti. Qui di seguito alcune aziende, identificate come Best Welfare Workplaces nel mondo pre pandemia Covid-19.

Google

Il colosso tecnologico conosciuto principalmente per il motore di ricerca, si distingue per l’elevata attenzione al benessere dei dipendenti nei luoghi di lavoro. Ogni area dell’azienda, infatti, è studiata per rendere accogliente il luogo di lavoro, non solo per le attività meramente produttive ma anche per le attività ricreative. Sono famose le aree relax e gioco, quelle per la vendita di cibi salutari, per i servizi alla persona ecc. che trasformano l’azienda in un piccolo quartiere familiare.

Un altro importante benefit, legato al tema della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, è il congedo di maternità, retribuito pienamente per cinque mesi (consecutivi o fruibili in periodi differenti) oltre ad altri importanti vantaggi per i neo genitori lavoratori.

LEGO

L'iconica azienda danese di giocattoli punta, invece, sulla creatività. Il piano di welfare aziendale della società consiste essenzialmente nel far scoprire ai dipendenti la propria creatività partendo dal gioco. Lavorare e al tempo stesso visitare musei, giocare nelle sale gioco aziendali e divertirsi liberamente al parco divertimenti Legoland.

Netflix

Per la libertà concessa ai dipendenti nella gestione del tempo, pur nel rispetto delle consegne loro assegnate, Netflix si posiziona in un ruolo privilegiato nell'universo del welfare aziendale. Inoltre i lavoratori hanno sempre a loro disposizione centri fitness e palestre per prendersi cura del loro benessere psico-fisico.

Fitbit

La società di tecnologia indossabile, produttrice dei wearable utili per monitorare l’attività fisica, ha creato un piano di welfare che si sposa perfettamente con il core business dell’azienda. Sono infatti molto rinomate la competizioni tra dipendenti volte a monitorare chi percorre più chilometri: un’ottima combinazione tra tempo libero, salute e forma fisica.

Questo piano di welfare aziendale, che si avvicina a quello che sarà il welfare del futuro post pandemico, introduce il concetto di welfare wellness. I piani creati da Fitbit sono stati introdotti anche in altre aziende, attente al binomio welfare e wellness.

Il Welfare aziendale post Covid-19

Con l’arrivo della pandemia il concetto di welfare aziendale ha subito e subirà grandi cambiamenti. Le aziende dovranno:

  • Introdurre attività di prevenzione e gestione della sicurezza organizzativa, includendo nel set di rischi anche quello pandemico;
  • Coordinarsi con il SSN per un corretto e utile scambio di informazioni, per aggregare i dati e aumentare il monitoraggio;
  • Ridefinire il concetto di sicurezza sul lavoro (ampliando le funzioni del RSPP e del RLS) sviluppando l’assistenza sanitaria integrativa e investendo in polizze collettive ad hoc e nelle coperture LTC;
  • Rafforzare la conciliazione vita-lavoro, potenziando i benefit di sostegno al reddito, ripensando le policy di ageing aziendale;
  • Introdurre il benessere digitale: non solo dotazione di strumenti tecnologici, veloci e di qualità per lavorare in remoto ma anche ricerca e rispetto di un maggiore equilibrio tra la propria dimensione personale e quella lavorativa con attenzione al diritto di disconnessione.

Il Welfare aziendale post pandemico andrà nella direzione del people care: salute, reddito e pensioni.

welfare aziendale

Welfare aziendale e benessere organizzativo

In un’organizzazione è importante creare un ambiente di lavoro salubre e accogliente, oltre che predisposto per assolvere gli obblighi di legge in materia di sicurezza sul lavoro. Aspetto che si è mostrato preponderante durante la pandemia Covid-19 e che ha posto le basi per una rivisitazione di questo aspetto per quanto riguarda il futuro.

Il Covid-19 ha messo in luce le debolezze del sistema aziendale, mostrando ai dipendenti quanto il sistema stesso non supporti nel modo corretto i lavoratori. Il 90% dei consumatori, secondo una ricerca di Edelman, rivela che le persone intervistate desiderano che i brand si impegnino sempre di più per salvaguardare la salute dei lavoratori e le loro finanze.

I paesi anglosassoni stanno puntando moltissimo nell'introduzione di misure volte alla promozione e alla prevenzione della salute. Le misure si possono identificare in questi tre pilastri:

  1. Salute e sicurezza: aspetti legati al regime regolatorio vigente ai sensi di legge relativamente alla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro;
  2. Prevenzione e promozione della salute: azioni di prevenzione primaria finalizzati alla promozione attiva della salute;
  3. Gestione della malattia: interventi di prevenzione secondaria, mirati a gestire le situazioni di malattia (assenza lunga dei dipendenti e la disabilità degli stessi).

Il primo punto si riferisce a condizioni minime che tutte le aziende devono, per legge, attuare. Il secondo e il terzo punto identificano i comportamenti proattivi e aggiuntivi alle norme di base, a cui tutte le aziende devono tendere, poiché procurano benessere fisico e psicologico delle persone all’interno dell’organizzazione.

welfare aziendale

LEGGI ANCHE: Il Welfare Aziendale è una grande opportunità per aziende e dipendenti (ma va pensato nel lungo termine)

HR, CMO, welfare aziendale e la sfida del cambiamento

Le aziende, ed in particolare i responsabili HR e CMO, si trovano ad affrontare una situazione complessa. Da un lato la pandemia che ha comportato tagli di bilancio e riduzione dei costi e dall’altro lato la gestione, sempre più frequente, di disordini interni legati al personale dipendente e scioperi, indetti per richiedere maggiori tutele sia economiche sia in materia di sicurezza sul lavoro e di protezioni individuali.

Si riporta l'esempio di Everlane, negozio di abbigliamento low cost online americano, che ha subito un duro attacco dall’interno durante il periodo pandemico, poiché durante il mese di aprile ha dovuto sospendere dal lavoro circa 300 lavoratori.

Il brand ha da tempo intrapreso un percorso di trasparenza, che spinge, sin dalla sua nascita, a comunicare il vero costo dei propri prodotti, i materiali impiegati per realizzarli e le condizioni dei lavoratori nelle fabbriche che collaborano con il marchio.

Sappiamo che è difficile cambiare la mentalità delle persone e che è più facile desiderare di avere un guardaroba sempre pieno di capi nuovi. Quando raccontiamo la storia dietro ogni prodotto che realizziamo e parliamo delle nostre fabbriche, cerchiamo di trasmettere l'importanza di fare acquisti più sostenibili. Potevamo scegliere di lavorare fuori dal mondo della moda e di fondare un'associazione no profit, invece abbiamo deciso di costruire un'attività in grado di contribuire a creare un sistema che anche gli altri brand possano utilizzare in futuro. Insomma, abbiamo scelto di cambiare le cose dall'interno.

Tutto ciò in ottica di cambiamento e di comunicazione verso l'esterno dell'organizzazione. Ma questa trasparenza è ravvisabile anche all'interno dell'organizzazione stessa?

I CMO sono quindi chiamati a cambiare rotta anche internamente, la trasparenza non può essere solo esterna. Occorre aumentare la comunicazione interna all'azienda, attraverso informative chiare ed efficaci, volte a trasmettere anche decisioni difficili, condividendole direttamente con il personale.

Aziende che si sono distinte per le loro best practice durante la pandemia

Un caso differente è quello di Airbnb, marchio che è stato fortemente colpito dalla pandemia Covid-19. L’impossibilità di viaggiare a causa delle misure restrittive ha creato gravi danni al settore dei viaggi e dell’hospitality.

Il modello di business legato all'economia della condivisione è entrato in una forte crisi durante la pandemia. Per motivi di sicurezza internazionale è stata sospesa l'attività di condivisione/affitto degli alloggi.

Ad aprile Airbnb ha chiesto prestiti per due miliardi di dollari e ha istituito un fondo da 250 milioni di dollari per gli host che usano la piattaforma, che si sono trovati all’improvviso con le prenotazioni cancellate. Brian Chesky, CoFounder e CEO, ha tagliato il 25% della sua forza lavoro lasciando a casa 1900 dei suoi 7.500 dipendenti. Tagliati anche tutti gli investimenti che non riguardano il business principale quindi gli investimenti in hotel e produzioni cinematografiche. Nonostante la pesante crisi, Chesky ha deciso di comunicare in modo trasparente con i dipendenti coinvolgendoli nelle scelte, difficili, che l’azienda dovrà necessariamente intraprendere.

«Stiamo vivendo la crisi più straziante della nostra vita, dobbiamo apportare modifiche fondamentali ad Airbnb riducendo la nostra forza lavoro e avere una strategia aziendale mirata», ha scritto Chesky  in una lettera aperta ai dipendenti. 

La stessa sorte è toccata a WeWork e a Uber. Wework, azienda americana specializzata nell’affitto di spazi in co-working, si trova in grandissime difficoltà. Migliaia di clienti hanno rifiutato di pagare l’affitto o hanno cercato di interrompere i loro contratti di locazione. Il boom dello smart working, obbligato per motivi di sicurezza, non facilita il business degli spazi di coworking.

LEGGI ANCHE: Come far evolvere l’organizzazione dal Remote Working allo Smart Working: scopri la Guida Interattiva Ninja

Anche per Uber la situazione non è molto diversa. L’AD Dara Khosrowshahi ha annunciato che ridurrà la sua forza lavoro del 14% (pari a 3700 lavoratori licenziati) e lo ha comunicato a tutti i dipendenti attraverso una mail. Ulteriori tagli, prosegue, verranno attuati alle spese di marketing e grazie al rinvio di alcuni investimenti.

Khosrowshahi, come altri CEO della Corporate America, nel clima di difficoltà ha rinunciato al proprio compenso. Simili mosse, assieme, hanno contribuito a convincere gli investitori all'investimento, consentendo ad Uber di guadagnare il 5%, consolidando il precedente rialzo pari all'11%.

Lo stesso Khosrowshahi è altrettanto convinto che la ripresa, seppur non in tempi brevi, sia comunque prevedibile per il modello di business del gruppo. L’azienda ha infatti puntato forte su Uber Eats. La consegna a domicilio di pasti ha registrato un incremento di oltre il 50% delle entrate, pari a 819 milioni di dollari.

Il welfare aziendale per definizione sta cambiando in parallelo con i rinnovati bisogni di salute, sicurezza e tutela dei lavoratori. La pandemia ha mostrato le falle in un sistema che sembrava perfetto. Le aziende devono partire da questo “anno zero” per ricostruire i loro piani di welfare e insieme alla istituzioni creare un nuovo modello organizzativo.

I CMO sono quindi chiamati a cambiare rotta anche internamente, la trasparenza non può essere solo esterna.

Scritto da

Elisa Bonati 

Pubblicista, Coordinatore scientifico e Marketing Specialist di Lavorofacile.it

Laureata in organizzazione e sistemi informativi presso l’Università L. Bocconi, con un Master in Digital Marketing & Social Media Marketing di Ninja Academy e una spec… continua

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