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Gli oggetti cult degli anni ’80 rivivono con il progetto Re:Birth

Gli anni ’80 sono stati uno dei periodi più discussi, più amati e più rimpianti dalla maggior parte dei trentenni. È stato il decennio della nascita delle TV commerciali,  di nuove trasmissioni, delle pubblicità belle e provocatorie, del successo dei grandi brand e del ricco periodo delle agenzie pubblicitarie. Abbiamo assistito all’evoluzione di oggetti e di tecnologie che per vent’anni ci hanno accompagnato, prima di essere confinate in cantina, quasi ad implorare un riconoscimento o una rivalutazione.

Gli oggetti nella comunicazione dell’era pre-internettiana

Gli oggetti e gli strumenti che facevano parte della nostra quotidianità sono stati, nel giro di pochi bit, abbandonati e quasi disprezzati. Nonostante questo, da qualche parte, in qualche luogo neanche troppo sperduto, li possiamo ancora osservare con curiosità e nostalgia.

Infatti, chi potrebbe mai dimenticare le cabine telefoniche e la attese fuori di quelle porte infernali solo per avere un po’ di privacy, lontano dalle orecchie di casa? I gettoni da 200 lire e le schede telefoniche che avrebbero potuto anche scassinare una serratura, saranno sempre nei nostri ricordi.

La comunicazione nell’era delle spalline mastodontiche e dei capelli con la frangia alta quanto un cavallone d’oltreoceano era tanto semplice quanto diretta. I tempi di risposta erano immediati e nessuno poteva sospettare se dall’altra parte del telefono ci fosse una persona che visualizzava o meno lo squillo dell’apparecchio.

Certo, il famoso Teledrin (il dispositivo cercapersone unidirezionale) era già un’evoluzione dell’avvento della messaggistica, ma i suoi beep hanno avuto una vita breve anche se intensa. Senza dimenticare poi i Walkie Talkie, ricetrasmittenti bidirezionali con cui simulavamo tra più persone la comunicazione in tempo reale durante i giochi di grandi avventure: era possibile chiudere ed aprire la trasmissione ad ogni parola, un po’ come succede oggi su WhatsApp con l’invio facile, ma forse allora questo non indispettiva quasi nessuno.

Il Grillo Parlante

Il primo computer, si sa, non si scorda mai. E quando una vocina penetrante, quasi fosse una coscienza, rimproverava con tono perentorio gli errori ortografici commessi, il trauma era subito dietro l’angolo. Per fortuna si trattava solo di un gioco istruttivo per bambini, che forniva un primo approccio guidato e corretto all’ascolto e alla scrittura. I piccoli copywriter traumatizzati negli anni ’80 quella voce ce l’hanno ancora nelle orecchie.

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Musica e fotografie in scatola

Ancora prima dei CD e delle Spice Girls c’erano le musicassette che ascoltavamo nei Walkman. Questi semplici marchingegni avevano il super potere di sfilare ed aggrovigliare i nastri, che abilmente rimontavamo con i cappucci delle penne (i più adatti erano sicuramente quelli mangiucchiati delle Bic). Il primo lato B della storia, sappiate che era riferito al verso della musicassetta che diabolicamente nascondeva, in un tempo sempre indecifrabile, la nostra canzone preferita.

E che dire poi delle fotografie? Non esistevano i selfie e sicuramente a differenza di oggi lasciavano impresso un ricordo quasi univoco e non replicabile. I ricordi erano più o meno contati ed eravamo parsimoniosi con i click. Le macchine fotografiche non avevano i filtri che oggi usiamo con gli smartphone e dovevamo attendere più di qualche giorno per far sviluppare le stampe. A chi non è mai capitato di vergognarsi davanti al fotografo per qualche scatto imbarazzante regalatoci per scherzo da qualche amico burlone?

Il progetto Re:Birth

La nostalgia per questi e altri oggetti è data dalla consapevolezza che la tecnologia ci allontanerà sempre di più dalle cose che hanno fatto parte della nostra quotidianità. Per fortuna Tom Le Frenchalias dell’art director francese Thomas Ollivier, ha pensato di dar vita ad un progetto volto alla rinascita di alcune invenzioni simbolo degli anni ’80.

In Re:Birth infatti reinventa oggetti vintage attraverso un mashup giocoso con la tecnologia di questi anni, dandogli una nuova vita e una spiritosa collocazione in questa wi-fi era. Ogni oggetto è mostrato come la naturale evoluzione di sé stesso, visto attraverso la lente di quelle tecnologie di cui oggi non potremmo proprio fare a meno.

WhatsApp negli anni ’80 sarebbe stato un walkie talkie.

Google trent’anni fa sarebbe stato il sapiente Grillo Parlante.

E Spotify un walkman.

Instagram in versione macchina fotografica usa e getta.

Snapchat nell’era dei videogame portatili.

Un Adobe Illustrator semplificato in versione lavagnetta magica.

Netflix e la sua involuzione senza internet.

Urania Frattaroli

Figlia del Drive In, sono cresciuta a pane, pubblicità e parole. Vivo da longobarda ridendo tra una supercazzola e una crasi, senza dimenticare però il Crystal Ball che ho lasciato in Ciociaria.

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