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E così Mark Zuckerberg ha testimoniato per 5 ore al Congresso Usa sul caso Cambridge Analytica, la società britannica che ha usato i dati personali di 87 milioni di persone per fare pubblicità mirate e aiutare Donald Trump a vincere le elezioni presidenziali del 2016 negli Stati Uniti. A Washington, davanti alla commissione congiunta Giustizia e Commercio del Senato, è andata in scena la montagna che ha partorito il topolino: tanta attesa, telecamere accese e streaming da ogni dove, perfino il discorso del CEO anticipato ore prima, per un appuntamento che non poteva avere altro effetto che questo: una passerella planetaria per il trentenne miliardario, 5 minuti di notorietà per i senatori, qualche momento di tensione (che pure fa scena, ci sta) e qualche domandina scomoda (perché non passi l’idea che è stato alla fine solo un gioco delle parti).
Ammissioni di colpa, nessuna fuga degli utenti ha detto Zuckerberg (altro che #deletefacebook). Il prodotto è in salute. Qualche acciacco sì, ma alla fine poco rilevante. E Wall Street ci mette la firma. Il titolo Facebook ieri ha fatto il suo balzo giornaliero maggiore dall’aprile 2016 (+4,5%), Facebook ripartirà da quota 165,04 dollari e con una capitalizzazione di 479,4 miliardi (salita di 17 miliardi nel corso della seduta). Oggi il CEO del social blu testimonierà davanti a 55 deputati. E c’è la ragionevole probabilità che il copione sarà lo stesso (appuntamento alle 10 del mattino a Washington, le 16 in Italia).
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Circondato da fotografi e telecamere, pallido, anche concentrato e teso, Mark Zuckerberg ha risposto alle domande dei 44 senatori. Il primo è stato John Thune, del Sud Dakota, che ha messo sul tavolo i numeri degli utenti di Facebook e ha chiesto come sia possibile che i dati di 87 milioni di persone siano finiti nelle mani di Cambridge Analytica. La senatrice Dianne Feinstein, democratica ed ex sindaco di San Francisco, ha chiesto pure “Se eravate a conoscenza fin dal 2015 del problema, perché non avete fatto nulla?”. Ha replicato Zuckerberg: “Non dobbiamo solo costruire strumenti, ma anche assicurarci che vengano usati bene – e poi – sappiamo che Cambridge Analytica potrebbe aver raggiunto 87 milioni di persone. Ci vorrà del tempo, ma andremo fino in fondo e ci assicureremo che non accada più”. E in più: “La pubblicità non avrà mai la priorità, almeno finché ci sarò io al comando”.
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A mettere all’angolo Mr. Facebook ci ha provato il senatore Richard Blumenthal: Zuckerberg ha di fatto tradito il contratto con i suoi utenti sottoscrivendo gli accordi con le terze parti e cedendo loro i dati delle persone. Come mai, chiede, nessuno è stato licenziato per aver gestito così male le cose. Per Zuckerberg forse l’unico momento di imbarazzo.
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