Quando pensi ai diversi canali social, probabilmente ti verrà in mente subito Facebook con i suoi 2,167 miliardi di utenti attivi. Forse Instagram con i suoi 800 milioni o magari Twitter con i suoi 330 milioni e perché no LinkedIn, che ha 260 milioni di utenti attivi.
Ma c’è una piattaforma che ha più utenti di Instagram e LinkedIn messi insieme, stiamo parlando di WhatsApp: l’app di messaggistica acquistata da Marck Zuckerberg per ben 19 miliardi di dollari, ha raggiunto nel 2017 quasi il doppio degli utenti unici di Instagram, LinkedIn e Twitter.
Sono sempre di più le aziende che scelgono di integrare un ChatBot all’interno dei loro canali social, questo perché i messaggi di testo inviati tramite app di messaggistica hanno un tasso di apertura pari al 98%, numeri superiori anche all’email marketing.
E WhatsApp si conferma il canale di marketing più coinvolgente al mondo. Se uniamo gli utenti attivi su Facebook Messenger e WhatsApp, questi rappresentano il 79% dell’intero mercato della messaggistica. Ecco perché per un’azienda WhatsApp Business potrebbe essere una strada facilmente percorribile per garantirsi alti tassi di coinvolgimento.
LEGGI ANCHE: Abbiamo testato WhatsApp Business: come funziona e come usarlo
La chiave per utilizzare efficacemente WhatsApp for Business è data dalla qualità delle interazioni generate per creare una relazione di valore con le persone. WhatsApp viene utilizzato da persone per parlare con altre persone: questo ci mette nelle condizioni di non ragionare più come brand ma come persona.
Il famoso human factor è alla base delle conversazioni, per questo, è importante creare un personaggio – anche virtuale – che rappresenti l’azienda su WhatsApp.
Alcune aziende, come ad esempio IQOS – il sistema scalda tabacco inventato da Philip Morris – hanno scelto di essere presenti con un avatar dal nome di una persona reale, nel caso di IQOS l’avatar si chiama Alessandro e invia ai clienti consigli e tutorial utili all’utilizzo del prodotto.
Un altro aspetto importante da tenere in considerazione è lo spam. C’è stato un tempo in cui si potevano inviare email a freddo acquistando database anche poco profilati. Questo ha generato un abbassamento dei tassi di apertura e di conseguenza del valore dell’email marketing. Prima che anche WhatsApp diventi un canale di spam è importante ricordare che non possiamo invadere uno spazio così personale come lo smartphone dei nostri clienti, inviando contenuti promozionali a basso valore aggiunto. Anche su WhatsApp possiamo contattare solo chi ha dato la sua autorizzazione per la privacy a ricevere comunicazioni, e soprattutto sarà importare scegliere con cura i contenuti e la pianificazione degli invii.
E i gruppi? Tutti sappiamo quanto sono fastidiose le notifiche dei gruppi. Soprattutto quando ti aggiungono al duecentesimo gruppo dal quale vorresti uscire alla velocità della luce. Ecco: con WhatsApp Business è possibile creare dei gruppi, ma questa funzionalità è da utilizzare con molta parsimonia e attenzione. Si tratta di una pratica molto invadente e mette a rischio la privacy dei clienti perché mostra a tutti i loro numeri di telefono, un po’ come inviare un’email mettendo tutti in cc!
Per inviare un messaggio di testo a più persone, meglio utilizzare la funzionalità Liste Broadcast, selezionando fino a 256 contatti: questi vedranno il messaggio come un messaggio standard che appare nel loro WhatsApp. Non appena hanno risposto, il messaggio torna come un normale messaggio one-to-one anche nella schermata della chat e, di conseguenza, la loro risposta non verrà visualizzata da nessun altro contatto.
Schizzato sui diversi social come trend topic di questi giorni, troviamo il nuovo spot Esselunga…
Oggi i social media sono i primi canali, in ordine di importanza, quando si tratta…
Lo spot di Esselunga è perfetto per il suo target di consumatori, forse è per…
I video, si sa, rappresentano un potente strumento di comunicazione. Creano connessioni immediate, reali e…
La nona edizione di Ecommerce HUB®, evento completamente dedicato all’ecommerce che si terrà il prossimo…
Nessun brand italiano di lusso prima di Gucci era riuscito ad ottenere la Certificazione della…
ll sito utilizza cookie di profilazione di terze parti per proporti messaggi pubblicitari in linea con le tue preferenze e cookie analytics per ottimizzare il sito. Cliccando "OK" o proseguendo la navigazione, accetti l'uso dei cookie. Per maggiori informazioni e disattivazione consulta l'informativa cookie completa.
Leggi di più