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Perché pensiamo alla realtà aumentata come qualcosa di futuristico (anche se già la utilizziamo)

La realtà aumentata non è ancora largamente diffusa, o meglio, non lo è nelle modalità che potrebbero essere più utili nella nostra vita quotidiana

Nell'ultimo anno la realtà aumentata ha conosciuto un grande e rapido sviluppo, eppure questa tecnologia non è ancora particolarmente diffusa. Per quale motivo?

Innanzitutto cominciamo col capire cosa sia la realtà aumentata o AR. Si tratta di una tecnologia che è in grado di sovrapporre a quello che noi vediamo altre informazioni: in pratica unisce le dinamiche digitali a quelle fisiche permettendo in modo semplice di catturare la curiosità degli utenti che non hanno bisogno di supporti specifici e tecnici per poterne usufruire.

Proprio questa caratteristica la differenzia dalla realtà virtuale, che invece è completamente digitalizzata.

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Perché la realtà aumentata è ancora poco utilizzata

Secondo TechCrunch entro il 2021 l'AR mobile potrebbe diventare il principale motore di un mercato VR/AR da 108 miliardi di dollari. Nello specifico, la realtà aumentata varrà 83 miliardi, mentre quella virtuale 25 miliardi.

Anche al CES 2018 sono stati presentati una serie di prodotti che sfruttano AR e VR e che quindi ci fanno pensare che presto queste tecnologie diventeranno sempre più diffuse e alla portata di tutti.

Eppure già ora, ogni giorno, utilizziamo la realtà aumentata in un modo o nell’altro: chi usando i filtri di Instagram per le Stories, chi per pubblicare su Snapchat, chi attraverso app di gaming come Pokemon Go, chi scansionando un cartellone pubblicitario per avere informazioni più dettagliate su un determinato prodotto.

Insomma, sembrerebbe che attraverso il nostro smartphone la realtà aumentata sia già molto utilizzata. Nonostante la diffusione di queste tecnologie, però, le persone non ne percepiscono ancora  l’uso come prodotto tecnologico mainstream, ma lo vivono in modo distaccato.

Ci sono tre motivi principali che creano questo gap, vediamoli nel dettaglio.

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1. Praticità d’uso

Ciò che permetterà il pieno sviluppo dell’augmented reality sarà l’utilizzo di un device wearable. Dovremo, quindi, aspettare ancora la commercializzazione di occhiali con un design accattivante e una tecnologia adatta all’uso quotidiano. Fino a quando questo non accadrà, non potremo sostituire smartphone e tablet nell’utilizzo dell’AR.

Gli smart glasses a livello di funzionalità e praticità potrebbero presto rimpiazzare smartphone e tablet, diventando una vera e propria estensione del nostro corpo, e non implicando nessun sforzo aggiuntivo, se non, al massimo, l'utilizzo della voce.

Se l'esperimento dei Google Glasses è fallito già da tempo, il vero scoglio da superare è quello di riuscire a creare un prodotto pratico e confortevole durante l'utilizzo, ma anche bello e davvero di tendenza.

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2. Funzioni base

In gergo tecnico si parla di “feature creep” ovvero, si fa riferimento alla costante aggiunta di nuovi aggiornamenti e nuove funzionalità, ma la continua crescita di queste novità può far scemare l’interesse da parte degli utenti finali.

Le possibilità con l’AR sono davvero tantissime ed è più che normale che gli addetti ai lavori si spingano a ricercare continuamente nuove funzionalità. Molto probabilmente, però il consumatore medio non è pronto a sperimentarle tutte.

Un approccio aggressivo in questo senso porterebbe le persone a rifugiarsi nei loro smartphone, dove si sentirebbero più confident e a loro agio. Per favorire l’uso di questa nuova tecnologia, quindi, una soluzione potrebbe essere quella di inserire funzioni base che servano realmente all’utente nella vita di tutti i giorni, come la possibilità di effettuare chiamate, mandare sms, utilizzare il GPS integrato e accedere ai profili social.

3. Integrazione di lenti correttive

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Fonte Depositphotos #62417739

Il 75% degli americani oggi usa gli occhiali da vista o qualche forma di lenti correttive. Con tre quarti della popolazione che ha bisogno di lenti per vedere meglio, è ovvio che gli smart glasses necessitino di questa opzione. È sorprendente sapere che pochissimi produttori di device per la realtà aumentata attualmente offrano questa caratteristica.

Una semplice implementazione di un aspetto così importante ne faciliterebbe lo sviluppo. Inoltre, dal momento che si sta cercando di convincere le persone a indossare gli smart glasses durante la routine quotidiana, sarebbe decisamente più sensato partire proprio da quelle persone che utilizzano già gli occhiali.

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Le persone non percepiscono l’uso della realtà aumentata come un prodotto tecnologico mainstream, ma lo vivono ancora in modo distaccato.

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