Le nuove linee guida per la monetizzazione su Facebook, spiegate

Se un bambino ti dicesse: “Da grande voglio fare l’influencer”, la cosa giusta da fare non sarebbe scappare ma piuttosto incoraggiarlo. Oggi, infatti, la monetizzazione dei contenuti social è diventata una vera e propria forma di guadagno e come tale è stata regolamentata anche su Facebook.

Nick Grudin, VP of Media Partnerships presso Facebook ha annunciato in un suo post blog che, per la prima volta, l’azienda ha introdotto i Monetization eligibility standards:

Questi standard hanno l’obiettivo di far luce sia su quali tipologie di publisher o creator possano effettivamente guadagnare sia sulle tipologie di contenuto che possono essere monetizzate”.

I modi per monetizzare su Facebook non sono pochi. Ad esempio si possono usare i Native ads sulla mobile app oppure, se si è sufficientemente seguito, è possibile usare l’ultimo arrivato: l’Ad-break, formato che permette di inserire dei piccoli spot, fino a 15 secondi, all’interno delle dirette Facebook live. L’arrivo di questo formato innovativo ricorda molto la cara vecchia televisione: prima o poi qualcuno, seguendo le orme del buon Maurizio Costanzo, interromperà la propria diretta dicendo “E ora, i consigli per gli acquisti”!

Grazie ai nuovi standard, Facebook sarà in grado di proteggere la proprietà intellettuale e l’autenticità dei contenuti per evitare che coloro che compiono attività fraudolente o attività in grado di ledere le user safety policies non possano monetizzare. Ma vediamo nello specifico cosa serve per monetizzare su Facebook:

  1. l’identità dovrà essere verificata,
  2. bisognerà essere presenti sul canale da almeno un mese,
  3. per i formati Ad- break è necessario avere un minimo di 2.000 follower ed un’audience di 300 spettatori in diretta video.

E non è tutto: Facebook infatti si riserva la facoltà di sottrarre il diritto di guadagnare ai creator che pubblicano contenuti non idonei, falsi, o volti alla condivisione di clickbait. Le linee guida, che al momento valgono solo per i video, descrivono chiaramente le tipologie di contenuto da evitare:

  • contenuti con uso dei bambini in contesti non appropriati alla loro presenza,
  • contenuti riguardanti tragedie naturali o conflitti, anche se a scopo d’informazione,
  • contenuti riguardanti dibattiti sociali o diffamatori verso cose o persone,
  • contenuti violenti,
  • contenuti di nudo o per adulti,
  • contenuti riguardanti pratiche illegali,
  • contenuti espliciti con finalità di shock,
  • contenuti riguardanti l’uso di droghe o alcol,
  • contenuti di linguaggio volgare.

LEGGI ANCHE: Videogiochi e viral video: i format su YouTube

Federico Mulas

Project Manager e Social Meda Strategist @TheMethod_Agency

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