Al principio era solo Orson Welles, che negli anni ’40 con la sua “burla” de “La guerra dei mondi” aveva generato un grande putiferio negli USA. Ma si sa, i corsi e ricorsi storici non finiscono mai.
“Non siamo solo una compagnia tecnologica, dobbiamo assumerci le nostre responsabilità”: così parlava Mark Zuckerberg in un post dal suo profilo Facebook qualche giorno fa. L’argomento? La lotta alla proliferazione delle bufale, delle notizie false e dei contenuti fuorvianti sulla piattaforma Facebook.
La decisione di una presa di coscienza e responsabilità (che era comunque attesa da tempo) è arrivata anche contestualmente alle numerose polemiche scaturite durante l’appena trascorsa campagna Elettorale negli USA: molti analisti e giornalisti hanno identificato nei social network (e in special modo in Facebook) uno dei possibili catalizzatori nella formazione dell’opinione di voto nei confronti del neo eletto Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Ad esempio, secondo un’analisi di Craig Silverman di Buzzfeed, negli ultimi tre mesi di campagna elettorale USA sono state proprio le notizie Fake a prevalere rispetto a quelle delle testate mainstream. I loro post hanno infatti generato maggior engagement rispetto agli articoli di testate come il New York Times, Washington Post, Huffington Post, NBC News, Politico e tanti altri.
Ma qual è il valore differenziale che rende possibile tutto ciò? Perché una persona senziente e con un grado di istruzione nella media decide di condividere e credere a buona parte della spazzatura che gli viene propinata dal meraviglioso mondo dell’Internet e dei social network?
L’obiettivo finale? Quello di far si che l’utente condivida il contenuto credendo di svolgere un servizio di pubblica utilità, se non altro anche solo per fare un favore al contatto mettendolo al corrente dell’imminente pericolo/scandalo/rivelazione (ovviamente falsa) del momento, dando così il via ad un’infinita catena di Sant’Antonio di diffusione di spazzatura digitale, che permette da un lato, a siti costruiti ad hoc di guadagnare dalla pubblicità dalle visite e dall’altro lato di continuare a fare disinformazione a destabilizzare l’opinione pubblica su temi sensibili come Immigrazione, Politica, Economia e simili.
Fortunatamente esistono tanti siti online come BUTAC o Bufale.net che cercano di combattere la disinformazione tramite il Fact Checking (ovvero il controllo della veridicità della notizia) ma delle volte capita purtroppo che la situazione possa precipitare vertiginosamente.
Un esempio? Sapete che ultimamente negli USA la circolazione di una notizia falsa su Reddit ha causato una sparatoria?
Ma quali sono le soluzioni possibili? Torniamo ad analizzare quanto detto in apertura del post di Mark Zuckerberg, che dopo aver ammesso “Siamo una media company (ndr. riferendosi a Facebook) non siamo solo una compagnia tecnologica, dobbiamo assumerci le nostre responsabilità”, ne ha approfittato per lanciare il suo sistema di Fact Checking proprietario (che verrà rilasciato a breve) che si avvarrà dell’utilizzo di una squadra di giornalisti professionisti totalmente dedicata al compito di scovare, ricercare e segnalare le notizie fake, che non verranno eliminate dalla piattaforma, ma che però verranno contrassegnate appunto da un’etichetta che ne penalizzerà quasi totalmente la visibilità sulle nostre newsfeed, cercando così di debellare il morbo della disinformazione su Facebook”.
Sarà questo il vaccino giusto?
La guerra è appena iniziata e noi ovviamente stiamo a guardare.
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