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eSports: lavoro o semplice passione? La parola a Lapo Raspanti aka Terenas [INTERVISTA]

Lapo Raspanti aka Terenas

Il gaming professionale è diventato un fenomeno virale tra gli amanti dei videogames. D’altro canto poter trasformare la propria passione in professione è una cosa a cui ambiscono in molti. In questo articolo cercheremo di capire cosa si cela dietro il mondo degli eSports (e se questi rappresentano un vero e proprio lavoro).

Piccola premessa necessaria: l’anno scorso circa 27 milioni di persone hanno visto il campionato mondiale di League of Legends sulla piattaforma streaming Twitch (ormai del colosso Amazon). Cifre da capogiro se pensiamo ai 18 milioni di spettatori sintonizzati sulle finali NBA. Sì, il fenomeno del gaming professionale interessa per lo più l’America. Uno dei beneficiari di questa crescita è il Team SoloMid, una multigaming che ha contribuito a far diventare la passione per un videogioco un vero e proprio sport. Tuttavia, anche in Italia gli Esports stanno prendendo piede.

Io, da buon nerd ed ex giocatore di League of Legends, ho avuto il piacere di fare due chiacchiere con Lapo Raspanti aka Terenas e, insieme a lui, ho cercato di capire perché gli eSports sono diventati così seguiti.

Buongiorno Lapo/Terenas e benvenuto. Perché gli eSports hanno raggiunto, in così poco tempo, un grosso bacino di utenza?

I videogiochi e gli eSports sono arrivati a questo punto perché i giochi che hanno creato il grosso degli eSports (CounterStrike e LoL), hanno un costo irrisorio per cominciare a giocare.
Tanti giocatori porta ad avere tanti spettatori nel caso ci siano spettacoli.
Altri giochi prima di questi due hanno spianato la strada (Starcraft), ma la complessità del gioco e il costo di entrata iniziale non permetteva a tanti di entrare in questo mondo, al contrario di Counterstrike (costo irrisorio) e League of Legends (Free to Play) che sono anche più semplici ed accessibili.

Il genere MOBA ha battuto la concorrenza. Secondo te, questo a cosa è dovuto?

Semplicemente, spesso alla gente piace vedere animali/persone venire alle mani. È così da tempi immemori, dall’antica Roma ad oggi. E non c’è niente di male in ciò, i videogiochi ci hanno permesso di portarlo a un livello che non fa del male a nessuno, è divertente da guardare ed estremamente competitivo.
In questo caso è anche più raffinato, vista la complessità dei campioni, dei loro kit e degli obiettivi di squadra.

Una generica mappa di un MOBA (fonte: Wikipedia)

Lavorare giocando potrebbe essere il sogno di molti. Ma si guadagna realmente?

Dipende da come si vuole guadagnare, se attraverso gli eSports, quindi essere un giocatore professionista che viene pagato per competere ad altissimo livello, oppure se come Youtuber/Intrattenitore.
Si può guadagnare moltissimo, dipendentemente dalla propria capacità.
Giocatori americani e koreani vengono pagati fino a mezzo milione di Euro all’anno per giocare in un team, considerata la loro bravura.
E questo esclude sponsor e quant’altro.

Cosa consiglieresti a chi volesse intraprendere la strada del gaming professionale?

È un mondo difficile: richiede un impegno costante, tantissimo tempo e anche un pizzico di capacità personale innata.
Certo, chiunque può arrivare a quei livelli se sa davvero migliorarsi, ha il cervello e lavora costantemente. Ma queste cose, le si ha un po’ nel sangue, come per ogni altro sport competitivo.

Per concludere, come pensi si evolverà il panorama degli eSports? Scomparirà nel giro di qualche anno, o continuerà ad aver seguito come i suoi cugini – gli sport tradizionali – ?

Sparire? Non penso che possa scomparire dalla mappa un business da diversi miliardi di dollari all’anno.
Crescerà anzi smisuratamente, al punto che ci sono MOLTE compagnie che vogliono provare a creare un sistema di scommesse come per gli sport tradizionali, e quelli porteranno ancora più soldi all’interno di questo mondo.
Speriamo soltanto che rimanga più “pulito” di altre realtà: penso alla FIFA, e al recente scandalo.

Con quest’ultima domanda, il nostro incontro con Lapo è concluso. Grazie per la chiacchierata e auguri di un good game nel Field of Justice. Tu, invece, sei attratto dal mondo del professional gaming o sei un casual player?

Kubayashi

Classe 82, laureato in Filosofia e Scienze Etiche, da sempre appassionato dell'uomo, delle sue passioni, di ciò che lo emoziona e lo spaventa. Amante della scrittura creativa e del web writing, curioso come una scimmia, ha fatto dell'hype la sua personale anfetamina mediatica. Appassionato ai videogames dai tempi dello Spectrum e dai primissimi Atari, ama definire se stesso: un retrogamer con una passione smodata per le curve... Quelle 3D ;)

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