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Grazie a Spotify i non udenti possono ascoltare la loro prima canzone

Ricordate quando è stata l’ultima volta che avete fatto una cosa per la prima volta?

Ricordate l’emozione, la delusione, l’entusiasmo, l’adrenalina che avete provato compiendo quell’azione tanto attesa?

Bene, ora immaginate di non aver mai sentito una canzone.  O la voce dei vostri cari. O il rumore delle onde. O l’abbaiare lontano di un cane in una notte d’estate. Come vi sentireste nel momento in cui tutti questi suoni, per noi scontati e familiari, arrivassero all’improvviso alle vostre orecchie fino a quel momento vergini?

Spotify e la Starkey Hearing Foundation, fondazione impegnata nel fornire supporto ai non udenti in tutto il mondo, se lo sono chiesti. E hanno deciso di scoprire la risposta nella maniera più logica possibile. Facendo ascoltare il mondo a chi mai aveva potuto udirlo.

LEGGI ANCHE: Sapere condiviso: Spotify e Wikipedia

L’azienda svedese di musica in streaming e l’organizzazione a supporto dei non udenti si sono recate a Puerto Princesa, nelle Filippine. A quelle latitudini, le cure per l’udito sono costose e non certo una priorità, specie per chi vive con poco e in condizione di costante precarietà.

Per contrastare questa piaga, è stata creata la campagna Make Music Change. Grazie alla generosità dei propri utenti, Spotify e la Starkey Hearing Foundation hanno raccolto qui i fondi necessari per donare apparecchi acustici a oltre 900 persone. In questo video tre di loro ci raccontano la loro storia.

Per chi desiderava solo ascoltare i propri figli suonare in concerto, alzare il volume dell’autoradio o ballare con le amiche in spiaggia, il sogno si è trasformato in realtà. Perché per alcune persone i sogni sono ciò che noi chiamiamo normalità.

Se ti trovassi ad ascoltare musica per la prima volta, che canzone sceglieresti?

“Troppo triste? Skiiip!”

CREDITS
Client: Spotify
Agency: Night Agency
Production Company: Tool
Director: Alec Helm

Danilo di Capua

Nato a Roma nel 1981 ma residente a Bologna da tempo immemore. Lascia l'Italia alla volta della California per completare il suo dottorato di ricerca, e al suo ritorno decide di dedicarsi anima e corpo alle sue passioni: la scrittura, la netnografia, il Risiko e la comunicazione digitale. Lavora come social media editor free lance ama il chinotto e non riesce ad apprezzare fino in fondo la musica jazz, cui preferisce il bluegrass. Passa lunghe nottate a dibattere di cinema con il proprio gatto, a cui rivolge domande spesso non ascoltate. Questo è per lui fonte di profonda amarezza, ma non si dà per vinto.

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