Il debutto di King Digital Entertainment, azienda sviluppatrice di quel Candy Crush che fa impazzire ben 97 milioni di persone, possiamo archiviarla come la cronaca di un (quasi) disastro annunciato. Nonostante l’evento/avvento si attendesse come uno dei più interessanti del panorama tech degli ultimi mesi – forse al pari delle fanfare che accompagnarono Zuckeberg nell’ingresso a Wall Street– qualche dubbio c’era già, eccome.
Vediamo insieme di capire come è stato questo debutto e quali sono i motivi principali di quello che non è esattamente un disastro ma non è neanche un risultato che fa ben sperare.
L’attesa di King a Wall Street era legata, ovviamente, all’Ipo: ci si attendava un inizio schioppettante con un’offerta iniziale che poteva raggiungere i 24 dollari ad azione; poi Wall Street Journal ha raffreddato gli animi con la notizia che l’offerta sarebbe stata di 22,50 dollari, che avrebbe portato la King ad avere una capitalizzazione intorno ai 6-7 miliardi di dollari.
Non tanto il debutto fu preoccupante, quanto quello che accadde poco dopo:Zynga entrò in borsa con una capitalizzazione stimata a 7 miliardi di dollari che oggi raggiunge i 4,2 miliardi ma nel crso degli anni ha avuto picchi di discesa fino all’80%. È al momento uno dei titoli più a rischio secondo RapidRatings. Il crollo di Zynga coincide con quello del suo gioco più famoso, appunto Farmville, che all’epoca costituiva il 90% delle entrate della società.
Sono dunque gli acquisti in app a generare rendita. Questo meccanismo ha fatto sì che i ricavi di King Digital sono aumentati, rispetto al 2012, da $164 milioni a $1,8 miliardi. L’utile è balzato da $8 milioni a $568 milioni. E come la mettiamo allora col fatto che l’azienda è anche sviluppatrice di ben altri 180 giochi?
Consideriamo anche la particolare storia della società: King Digital Entertainment è guidata dal Ceo co-fondatatore Riccardo Zacconi (eggià, un italiano, romano per la precisione, che si trasferì in Nord Europa) ed ha base a Dublino. Ha una storia lunga, dal momento che è nata in Svezia nel 2003. Il 48.2% di King Digital appartiene ad Apax Partners, un private equity di Londra, mentre Index Ventures possiede l’8.3%.
Una storia lunga ma il successo, quello vero, coincide con la nascita di Candy Crush e soprattutto della sua versione mobile: la società ha realizzato utili negli ultimi anni, ma ha avuto un inizio difficile.
King, precedentemente noto come King.com, è stata salvata dalla bancarotta nella vigilia di Natale del 2003, ha iniziato a crear profitto nel 2005 e da lì in poi ha realizzato il suo successo fino con Candy Crush su Facebook nell’aprile 2012. Nel novembre dello stesso anno il gioco è stato rilasciato su dispositivi Apple e sui dispositivi Android un mese dopo.
L’azienda ha dichiarato che 1.000 miliardi di caramelle sono state schiacciate fino ad oggi e gli utenti hanno trascorso l’equivalente di 103 mila anni di tempo sul gioco! Tutto bellissimo e sensazionale, ma se il gioco passasse di moda?
Tuttavia, a differenza di molte altre aziende tech che sono andati di recente a Wall Street, King Digital è al momento redditizia, non ha debiti e ha generato un flusso di cassa positivo negli ultimi nove anni, cioè ben prima dell’arrivo di Candy Crush.
Insomma, rientra in quelle aziende del gaming che si possono dire “solide”: certo, non si tratta della Blizzard, ma c’è ancora da vedere come si evolverà il mercato delle mobile gaming app e se King si dimostrerà degna del suo nome.
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