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HackItaly: di che pasta sono fatti i developer italiani? [Startup Events]

C’è grande fermento e voglia di creare valore nella comunità hacker italiana; lo confermano eventi come HackItaly, la maratona di 10 ore consecutive di hacking con pasta-party finale ideata da Max Ciociola insieme a Stefano Bernardi e tenutasi lo scorso sabato a Milano.

Ne avevamo parlato brevemente intervistando Stefano in questo articolo; con il veloce contributo video che segue presentiamo di nuovo l’iniziativa per chi non la conoscesse, per poi passare a raccontare l’esperienza vissuta in prima persona da NinjaMarketing, che era presente sul luogo.

La missione di HackItaly è radunare, valorizzare e dare visibilità ai top hackers italiani, mettendoli alla prova con un tour de force di programmazione lungo un giorno; lo scopo finale è creare “hacks”, ovvero rivisitazioni creative di prodotti internet di cui vengono messe a disposizione le API* (hanno partecipato le aziende Play.me, Audiobox, Nokia con Ovi Maps, Microsoft con Windows Phone 7, Spreaker, Beintoo, Thounds), Simplegeo, Musixmatch.

HackItaly experience: l’evento visto da dentro.

Internet companies da una parte, hackers dall’altra: in quelle dieci ore vissute in un clima familiare eppure denso di competizione, nella stanza gremita di gente al piano terra della Blend Tower di piazza 4 novembre – sorta di moderno bastione dalle nitide superfici di vetro e acciaio, l’ideale quartier generale di una scintillante rivoluzione tecnologica – si poteva sentire il ticchettio costante delle dita sulle tastiere fare da base ritmica al mescolarsi delle voci dei partecipanti. I laptop aperti sui tavoli, spesso tatuati con gli stickers più originali, lasciavano intravedere paesaggi fatti di caratteri alfanumerici verdi sul fondo nero dei terminali, cursori lampeggianti in attesa di input, mouse che si muovevano nervosamente, mani impazienti di digitare, creare, dare forma alle idee.

L’impressione finale è che sia nata la consapevolezza di un ritrovato ethos, un profondo senso del gruppo, che ha fatto comprendere a ognuno dei developers presenti l’importanza del proprio ruolo nell’attuale ecosistema startup. Gli sviluppatori sono gli architetti delle nostre attuali e future vite digitali, questo è il predicato che emerge con forza dall’esperienza di HackItaly. E, insieme a ciò, ancora una volta l’invito alla mobilitazione, al contrapporre alle dispute oziose e ai lamenti funebri che affossano l’impulso innovativo dell’Italia una risposta diretta, concreta, positiva, qui e adesso.

Gli hacks completati al termine della giornata sono tutti da scoprire: da Thounds Map che visualizza su una mappa i contenuti Thounds vicini alla posizione geografica rilevata e permette di riprodurne il contenuto audio, a Playme Explorer, bookmarklet che rileva i nomi di musicisti presenti in una pagina web e mostra informazioni contestuali su di essi. Tutti sono documentati dettagliatamente qui.

Prima di chiudere, una nota per comprendere la reale portata della cultura hacker, una grande ricchezza che troppo spesso viene sottovalutata o completamente travisata. Se infatti il linguaggio comune propina un’immagine distorta dell’hacker che molto si avvicina a quella di un criminale informatico, è bene sapere che l’accezione principale del termine non ha niente a che vedere con la polarizzazione negativa che va per la maggiore. Un hacker è semplicemente un individuo con una profonda conoscenza dei meccanismi di funzionamento di un sistema tecnologico o informatico. L’uso corrente del verbo inglese “to hack” inoltre, rimanda a un significato assolutamente positivo e costruttivo, ovvero la capacità di intervenire in modo intelligente su un problema/necessità e trovarvi una soluzione pratica e brillante (il sito Lifehacker è ricco di spunti e suggerimenti in proposito). Quindi se è vero che in certa misura nello spirito hacker è intrinseca una componente di sfida verso il sistema di cui si conoscono così a fondo le caratteristiche, ciò va considerato come una spinta positiva all’innovazione piuttosto che come un’irrazionale pulsione distruttiva, come il sensazionalismo spicciolo la vorrebbe spesso definire.

Di una cosa comunque possiamo essere assolutamente certi: il nostro orizzonte tecnologico non sarebbe lo stesso se la hacker community non avesse continuato sino ad oggi a fare ciò che ha sempre fatto: innovazione, sperimentazione, superamento dei propri limiti.

*API (An Application Programming Interface (API) is a particular set of rules and specifications that a software program can follow to access and make use of the services and resources provided by another particular software program that implements that API. It serves as an interface between different software programs and facilitates their interaction, similar to the way the user interface facilitates interaction between humans and computers. Es. un Twitter client utilizza le API di Twitter per scambiare dati con Twitter.com).

Takeshi Mifune

Designer specializzato in tutto ciò che è interattivo e digitale. A volte fotografo. Grilletto facile della parola scritta, con passato da aspirante critico cinematografico (il lettore attento ne troverà spiritosa conferma nel ninja-nickname). Mac power-geek, early adopter con le mani bucate. Internet-addict e appassionato di startups, con molti sogni nel cassetto e il desiderio costante di svelare, divulgare, documentare la scena startup italiana promuovendo la cultura dell'impresa e dell'innovazione.

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