Privacy

GDPR, Facebook più severo sui minori: se hai meno di 15 anni serve il permesso dei genitori

Zuckerberg modifica i terms of use del social network per adeguarsi al Regolamento Europeo sulla privacy, in vigore dal 25 maggio 2018

“Per creare un account su Facebook, bisogna avere almeno 13 anni”. E’ questa la regola generale imposta da Menlo Park. Il limite invalicabile, almeno nelle intenzioni. “Se tuo figlio, che non ha ancora raggiunto l’età richiesta, ha creato un account su Facebook, puoi mostrargli come eliminare il suo account“. Ora il social di Mark Zuckerberg ha deciso di limitare ulteriormente l’uso della piattaforma. “Le persone di età compresa tra i 13 e i 15 anni in alcuni paesi Ue avranno bisogno del permesso di un genitore o tutore per compiere azioni specifiche su Facebook”. E per azioni specifiche si intende: vedere inserzioni sulla base dei dati dei partner, includere nel loro profilo le opinioni religiose e politiche o “interessati a”.

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Il nuovo Regolamento UE

“Nel corso di quest’anno presenteremo anche un nuovo centro globale di risorse online dedicato ai ragazzi e faremo più educazione per rispondere alle loro domande più comuni sulla privacy” ha annunciato sempre la società. L’iniziativa non è un regalo, ma parte del processo obbligatorio di allineamento delle aziende, quindi anche di Facebook, al GDPRGeneral Data Protection Regulation, il nuovo Regolamento UE sul trattamento e la libera circolazione dei dati personali che entrerà in vigore il 25 maggio 2018. Tutte le aziende operative in Europa sono tenute a rispettare le nuove regole. In caso contrario sono previste sanzioni molto pesanti.

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Il riconoscimento facciale

Il social di Zuckerberg fa anche sapere che  il riconoscimento facciale, che sarà facoltativo. “Stiamo dando ai cittadini di Ue e Canada la scelta di attivare il riconoscimento facciale. L’utilizzo del riconoscimento facciale è completamente facoltativo per chiunque su Facebook” si spiega. Ieri la notizia che un giudice di San Francisco ha certificato la richiesta di class action di un gruppo di cittadini americani: Facebook è accusato di aver violato i dati biometrici di milioni di persone attraverso la tecnologia “tag suggestions”: confrontando immagini raccolte e archiviate in un database riesce a individuare un amico presente in una foto senza che sia taggato. Riconoscimento facciale.

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Dati anche da non utenti

Intanto si allargano le dimensioni del datagate, che ha sì coinvolto la società inglese Cambridge Analytica, ma pare, per stessa ammissione di Mark Zuckerberg, che Facebook raccolga “informazioni su persone non iscritte a Facebook per motivi di sicurezza». Parole di CEO, come riportato da Bloomberg, nelle pieghe di una risposta alla domanda del deputato Ben Lujan, alla Camera dei Rappresentanti, nel corso della testimonianza del trentenne miliardario a Capitol Hill, a Washington. Solo ragioni di sicurezza? Su Twitter, un ex dipendente di Facebook, Antonio García Martínez, ha dichiarato che la risposta di Zuckerberg sull’uso dei dati era incompleta. “Vengono raccolti anche per motivi di crescita”, ha dichiarato.