Lavoro

Da 250 euro a 5 mila per i disoccupati. Cosa devi sapere sull’assegno di ricollocazione

Arriva ad aprile il contributo in denaro che finanzia nuovi programmi di formazione professionale per reinserirsi nel mondo del lavoro

Il mercato del lavoro è decisamente cambiato, merito (o colpa) anche degli effetti del Jobs Act, che ancora continuano ad avere un riflesso sull’economia.

In calo sì, ma sempre di pochi decimi percentuali, la disoccupazione in Italia. Basta fare una rapidissima ricerca su Google per avere un immediato riscontro in grafici della situazione, che resta sempre al di sopra della media europea. Secondo l’Istat, la disoccupazione giovanile è calata dello 0,2% tra novembre e dicembre 2017, mentre la disoccupazione in generale è scesa dell’-1,7% rispetto a novembre. Restano quindi ancora indispensabili strumenti per il reinserimento nel mercato di tutti quei lavoratori che ne sono rimasti esclusi.

Le ragioni di queste esclusioni possono essere molte: la crisi economica degli ultimi anni ha certamente contribuito a creare un gap tra domanda e offerta nel mercato del lavoro, ma la scarsa informatizzazione dei lavoratori e i sistemi di impiego che non agevolano processi di formazione continua hanno certamente il loro peso.

In mancanza di decisi incentivi all’autoimpiego, la strada di rimettersi in gioco per acquisire nuove competenze sembra percorribile e auspicabile: i programmi di formazione professionale permettono di aumentare considerevolmente le possibilità di reinserimento nel mondo del lavoro grazie alle nuove skill maturate nel percorso.

 

disoccupazione italia

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Un contributo in denaro rivolto ai disoccupati, per finanziare programmi di formazione professionale che li aiutano a reinserirsi nel mondo del lavoro: eccolo l’assegno di ricollocazione, inserito nel famoso Jobs Act, e finalmente attivo a partire dall’1 aprile 2018.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire meglio a chi spetterà questo contributo statale e come fare per riceverlo.

Cos’è l’assegno di ricollocazione

L’assegno di ricollocazione è un’agevolazione prevista da uno dei decreti attuativi della riforma del Lavoro, il cosiddetto Jobs Act 150/2015, e consiste nella possibilità per chi già usufruisce della disoccupazione NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego), per chi rientra nelle politiche di contrasto alla povertà (nel REI) e anche per i lavoratori in cassa integrazione straordinaria, di poter fruire di un ulteriore servizio di assistenza intensiva nella ricerca del lavoro attraverso la stipula di un contratto per il ricollocamento.

In pratica, queste categorie potranno fare richiesta di un contributo che li aiuti nella ricerca attiva di un nuovo posto di lavoro attraverso la formazione professionale.

assegno di ricollocazione

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Chi può richiederlo

Come abbiamo già anticipato, l’assegno di ricollocazione può essere richiesto da:

  • disoccupati da più di 4 mesi, che beneficiano del sussidio NASpI (cioè apprendisti; soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato con le medesime cooperative; personale artistico con rapporto di lavoro subordinato; dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni)
  • lavoratori in cassa integrazione straordinaria
  • persone che rientrano nelle politiche di contrasto alla povertà

Tutte queste persone potranno richiedere il contributo sul portale internet Anpal.gov.it o presso un Centro per l’Impiego, scegliendo liberamente l’ente di formazione, che collaborerà alla ricerca di un nuovo lavoro.

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L’assegno di ricollocazione in cifre

Il contributo dato all’ente o all’agenzia di formazione per tutti questi percorsi varia dai 250 euro ai 5 mila euro, in base al profilo di occupabilità del lavoratore preso in carico e dalla tipologia di contratto di lavoro che è riuscito a ottenere.

Nello specifico, il disoccupato avrà diritto da mille a 5 mila euro se trova un nuovo impiego a tempo indeterminato, apprendistato compreso. Da 500 a 2.500 euro se si firma un contratto a termine di almeno sei mesi. Infine, in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia si può scendere a 250 fino a 1.250 euro se si instaura un rapporto a tempo tra i tre e sei mesi.

Si parte con 200 milioni di euro, come ha spiegato il presidente di Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro), Maurizio Del Conte, e considerando un valore medio dell’assegno intorno ai 3mila euro, si conta di poter aiutare almeno 60/70mila disoccupati.

assegno di ricollocazione

Come funzionerà

La procedura per ottenere i voucher per i disoccupati prevede di recarsi al centro per l’impiego ed effettuare un colloquio, in seguito al quale si verrà inseriti in una classe basata sul profilo professionale e attitudinale del lavoratore. Sulla base di questa profilazione ne viene stabilito anche il grado di occupabilità.

Presso il centro per l’impiego, infine, verrà sottoscritto un Patto di servizio personalizzato che include la disponibilità a partecipare a iniziative di formazione, corsi di riqualificazione e ad accettare offerte di lavoro idonee per il suo profilo.

Se il lavoratore verrà meno al Patto, sono previste sanzioni che vanno dalla decadenza della prestazione, sospensione o decurtazione delle somme erogate con l’assegno.

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Cosa manca ancora

Sempre secondo quanto dichiarato da Del Conte, “entro marzo dovrà essere pronta la nuova infrastruttura tecnologica e formati tutti gli operatori. Dal 3 aprile il sistema dovrà partire”.

Oltre ad un ammontare complessivo della misura piuttosto esiguo, quindi, non tutto è ancora pronto, ma soprattutto viene da domandarsi in quanti siano già informati sulla nuova misura e saranno pronti a farne richiesta.

Per ottenere il contributo in denaro, inoltre, l’ente o l’agenzia di formazione dovrà riuscire effettivamente a “piazzare” il disoccupato trovando un contratto di assunzione a tempo indeterminato, un contratto a termine di almeno sei mesi (da tre a sei mesi nelle regioni Basilicata, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia), oppure un contratto part time al 50%. Impresa non così semplice, soprattutto al Sud, dove il problema disoccupazione si fa sentire di più.

La misura però – bisogna ammetterlo – sembra dare qualche garanzia di serietà in più, proprio in virtù del vincolo di quel Patto, e quindi farebbe sperare in un esito migliore dei precedenti in tema di formazione volta all’inserimento del mondo del lavoro.