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5 motivi per cui i film Marvel piacciono di più di Batman e Superman

Dai film ad un progetto cinematografico su larga scala, la DC non tiene il passo con la Casa delle Idee

Marco Fongaro

Web Marketing Assistant

Marvel vs DC è una battaglia che si combatte da decenni nelle edicole, anche italiane, una sfida all’ultimo supereroe che da qualche tempo si ripropone al cinema nello scontro tra Marvel Cinematic Universe e DC Extended Universe.

Come sta andando? Chi vince la battaglia del botteghino?

Film, trilogie, universi

batman e robin anni '90

Tra memorabili successi e inguardabili flop, i film sui supereroi hanno saputo imporsi tra i generi più seguiti sul grande schermo. Dagli anni ’40 ad oggi, il cinema ripropone e reinventa i paladini mascherati (e non) in modo sempre più credibile, sdoganando questo genere dalla nicchia e suscitando un interesse di massa.

Sempre più persone sanno che Superman e Batman possono lavorare insieme, ma più difficilmente salveranno il Mondo in compagnia di Capitan America e Wolverine (“e se succede si fondono”, osserveranno i conoscitori dell’universo Amalgam).

Negli anni, tra una manciata di popcorn e un’altra, gli spettatori hanno visto opere pioneristiche come “Superman” (1978), apprezzato la continuità tra film con i “Batman” degli anni ’90, e conosciuto le trilogie a cominciare da “Spider-Man” (2002).

L’ultimo passo di questa evoluzione narrativa è stato inaugurato con “Iron Man” (2008), che ha dato il via all’Universo Cinematografico Marvel (MCU), un piano di lungo termine per unire tutti i film in una narrazione unica.

L’omologo Universo Esteso DC (DCEU) inizia invece con “L’uomo d’acciaio” (2013) e sta ancora cercando di recuperare i cinque anni di ritardo.

Ecco perché credo non ci sia ancora riuscita.

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Timing

La Marvel ha stabilito un piano di conquista (del grande schermo) molto dettagliato, pianificando i personaggi, le relazioni tra di loro e i mondi in cui si muovono. All’uscita del secondo atto del DCEU (Batman vs Superman, 2013), l’MCU contava ben 12 film.

La Warner Bros, (DC), non si è accorta di essere seduta su una miniera d’oro finché la Walt Disney (Marvel) non ha fatto la sua mossa obbligandola a rincorrere, e si nota.

Tono: il pubblico vuole sorridere

Baby Groot e il bottone

La DCU si prende molto sul serio, quasi a proprio danno. I film Marvel al contrario cercano di fornire sempre un’occasione per sorridere: uno stile che piace molto agli spettatori e rende i film più accessibili.

Va notato che una svolta troppo radicale in questo senso ridurrebbe tutto a un carosello comico, come nel caso di Thor: Ragnarok (2017), che sacrifica sull’altare delle risate il grande plus di inserire ogni personaggio in un’atmosfera appropriata, dalle spy story di Capitan America alle commedie spaziali dei Guardiani della Galassia.

Vero anche che l’ultimo film sul figlio di Odino non delude come il finale inconsistente di Wonder Woman (2017) o la sorte di Cyborg e Flash, ridotti a macchiette in Justice League (2017).

Il velocista scarlatto, peraltro, appare anche nel telefilm omonimo, che tuttavia non è “in continuity” con i film, aggiungendo un pesante retrogusto di improvvisazione alla ricetta DC.

Casting: i volti giusti

Downey Jr. o Tony Stark?

Il primo volto del MCU è Robert Downey Jr., che pare un Tony Stark uscito direttamente dai fumetti: un personaggio non di primissimo piano è diventato un’icona del mondo Marvel, cinematografico e non.

Henry Cavill non ha suscitato le stesse emozioni nei panni di Kal El/Superman. D’altro canto, Chris Hemsworth (Thor) e Jason Momoa (Aquaman) si contendono i cuori delle donzelle almeno quanto Scarlett Johansson (Black Widow) e Gal Gadot (Wonder Woman) si fanno amare dai maschietti.

Degni di menzione positiva sono anche Benedict Cumberbatch (Stephen Strange), Tom Hiddleston (Loki) e Margot Robbie (Harley Quinn), mentre convince meno l’ispida mascella di Ben Affleck, che pare più Thomas Wayne, il Batman di Flashpoint (anche per lo smodato uso di armi da fuoco).

Brand: rispetto per i personaggi

Kevin Feige

I fan dei fumetti amano vedere i propri eroi trasposti in modo credibile sul grande schermo. La Marvel ha lanciato un intero universo di film e telefilm molto legati tra loro, in cui c’è posto anche per personaggi meno conosciuti ma non per questo meno interessanti.

Ant-Man, i Guardiani della Galassia e anche il Dottor Strange erano pressoché sconosciuti al grande pubblico, che ha imparato ad apprezzarli insieme ai vecchi “nerd”.

Sapere che DareDevil (telefilm) prossimamente potrebbe lanciarsi da un grattacielo insieme a Spiderman non è cosa da poco, e contribuisce ad alimentare teorie e speranze dei fan su chi farà cosa, con chi, quando e come.

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Tra i tanti nomi che i Marvel Studios devono ringraziare per questo risultato vi è senza dubbio quello del direttore Kevin Feige, che sta tirando le fila di uno scenario ben coeso e intriso di rispetto i personaggi.

Con Suicide Squad (2016) anche il DCEU amplia il suo roster, ma crea una trama un po’ troppo debole per conciliare la loro indole malvagia con la salvezza del mondo, puntando molto sulla bene attualizzata love story tra Harley Quinn e Joker, novelli Bonnie e Clyde.

Narrazione: the marvel

MCU

Il punto finale e focale permea gli altri quattro, ma vale la pena esplicitarlo: la narrazione.

La Marvel tiene fede al suo nome suscitando meraviglia negli spettatori, a suon di effetti speciali, certo, ma usandoli come supporto nel proporre ed evolvere personaggi credibili, che sappiano creare empatia nel pubblico.

L’interazione con lo spettatore non si ferma qui, e avviene anche a livello meta-narrativo. I vari film sono pezzi di uno stesso puzzle, al momento incentrato sulle Gemme dell’Infinito e la guerra contro Thanos.

Il rompicapo si svela film dopo film, offrendo anche dei piccoli indizi isolati o apparentemente incomprensibili sulle pieghe future delle vicende narrate.  Per questo i fan si divertono a interpretare e teorizzare, alimentare il gioco degli spoiler e delle teorie, oppure semplicemente indovinare il prossimo cameo di Stan Lee.

L’abilità più grande della Marvel è saper raccontare, e non semplicemente far combattere (Batman contro Superman). Questo, e le scene dopo i titoli di coda.