Esclusiva

Le strane coincidenze sugli hater di Soundreef che portano direttamente alla SIAE

Profili e commenti falsi riconducibili forse ad un unico utente sarebbero la strategia portata avanti sui social per screditare il servizio alternativo per la raccolta del diritto d'autore

Storie di “cugini” chiamati a svolgere lavori in teoria molto specifici e professionalizzati, di potenziali fake news divenute virali perché interessanti per vasto pubblico e di recensioni, profili e commenti falsi per sostenere la bontà di un’azienda o di un prodotto, purtroppo non sono rare in rete. Questa storia però rischia – se verificata – di essere l’antefatto di una guerra legale tra Soundreef e SIAE.

Eccoli i protagonisti dello scontro: da un lato Soundreef, appunto, società che si occupa della raccolta dei diritti d’autore, da tempo in contrasto con lo storico antagonista, la SIAE, finora monopolista in Italia in questo settore.

Probabilmente in molti conosceranno le vicende che finora hanno visto fronteggiarsi a suon di leggi italiane ed europee i due opposti schieramenti, ma quello che stiamo per raccontarvi oggi potrebbe essere un nuovo punto di partenza della storia.

Quando tutto ebbe inizio

In linea generale, gli artisti (musicisti, ma anche scrittori) vengono pagati ogni volta che le loro opere vengono utilizzate da terzi: una canzone passata in radio, un jingle utilizzato per uno spot pubblicitario, un testo teatrale portato in scena. La SIAE si occupa proprio di questo: raccogliere i diritti d’autore attraverso una capillare rete di agenti per il controllo dei locali, delle feste private e pubbliche, delle discoteche. Per una legge del 1941 in Italia il monopolio sulla raccolta dei diritti d’autore è affidato a SIAE, ma – come può capitare quando viene sancito un monopolio sulla gestione di un diritto – la società italiana autori ed editori è stata spesso accusata di una gestione non trasparente delle sue attività, oltre che di una ingiustificata lentezza burocratica che ritarda i pagamenti dei diritti dovuti agli artisti.

Ecco quindi, nell’epoca delle startup che cercano soluzioni ai reali bisogni di utenti e consumatori, che un giovane founder, Davide D’Atrinel 2011 crea una startup – con sede a Londra – per la raccolta dei diritti d’autore. La nuova società, a dirla tutta, opera prevalentemente nella raccolta dei diritti in Italia, pur avendo sede nel Regno Unito, ma solo perché la legge italiana non le consente di operare formalmente in modo diretto in Italia.

Nonostante Soundreef divenga ufficialmente la società scelta per la raccolta dei propri diritti anche da parte di tanti famosi artisti italiani come Fedez, la guerra con SIAE sembra essere inevitabile.

Davide D'Atri e Fedez

Davide D’Atri e Fedez

Nel 2014, finalmente, sembra esserci una svolta, quando una direttiva del parlamento europeo conferisce la possibilità a tutti gli artisti di affidare la raccolta dei diritti d’autore a qualsiasi società vogliano. Il governo italiano, però, resta sulle sue e dalla parte di SIAE, ritenendo che il mercato dei diritti d’autore funzioni meglio se gestito da un unico operatore, recependo quindi la direttiva soltanto in parte e consentendo quindi la nascita di altre società di raccolta dei diritti d’autore, purché si tratti di non profit.

Così, fatta la legge trovato l’inganno, all’inizio di quest’anno Soundreef trova il suo escamotage per lavorare in modo legale anche in Italia e annuncia l’accordo con Lea, una nuova società non profit formata da autori, editori e professionisti italiani del settore musicale che si occuperà della raccolta dei diritti d’autore degli ormai 11 mila artisti italiani iscritti a Soundreef, tra i quali troviamo nomi come J-Ax, Gigi D’Alessio, 99 Posse, Enrico Ruggeri e Fabio Rovazzi.

Nel frattempo anche SIAE cerca di iniziare a presidiare gli spazi di un pubblico nuovo, più giovane e attento a tecnologia e innovazione (il target di Soundreef per intenderci), ad esempio attraverso ad attività social e offline come Casa SIAE – AREA Sanremo, durante l’ultimo Festival di cui tutti conosciamo ormai il successo in termini di numeri. Un luogo di incontro tra autori, editori, produttori, discografici e giornalisti per un confronto sulle tematiche legate al mondo della musica, come è stato presentato nei giorni della kermesse canora.

La battaglia sul web (e la puzza di fake)

Ed eccoci ai nuovi risvolti di cui abbiamo accennato in premessa, e che potrebbero aprire un nuovo capitolo della battaglia Soundreef vs. SIAE.

Negli scorsi giorni un nostro contatto in Soundreef ci invita ad approfondire una serie di circostanze secondo loro sospette su una serie di account social.

Si parte dall’accanimento del blog Ddanews Italia nei confronti di Soundreef. Alla pagina “Chi siamo” gli stessi autori del blog si definiscono come “un blog creato da persone comuni e professionisti appassionati dell’argomento. Usiamo sopratutto la testa per capire se una notizia o un’informazione inerente il Diritto d’Autore, recentemente al centro di diverse discussioni e dispute, è alterata, falsa, presentata in maniera diversa per secondi fini… una BUFALA!”.

Il blog è seguito sui Social soprattutto da profili non meglio identificati, con pochi follower e pochissimi tweet al di fuori di quelli direttamente collegati alla bagarre con Soundreef e con gli autori VIP che hanno scelto i servizi alternativi a quelli SIAE. Tra i profili più partecipi nella contestazione di Soundreef vi sono quelli di @RobertoPal78 e @ntipopulista.

Coincidenze

La strana coincidenza riguardo a questi profili è che, con una rapida verifica, tutti e tre hanno le stesse due cifre finali nel numero telefonico per il recupero password su Twitter. 2 3 1 Se fossimo in una puntata di Mistero, probabilmente ora Adam Kadmon sarebbe alla sua frase clou: “Coincidenza? Io non credo”. Il sospetto che potrebbe trattarsi della stessa persona dietro diversi account è più che fondato. Ma non è tutto. Un ultimo dato piuttosto interessante arriva direttamente dalla piattaforma che ospita il blog DdaNews: nel tentativo di recuperare email e password dell’account Blogger viene fornita una mail direttamente riconducibile a SIAE, ovvero m************@siae.it.   siae blogger blogger Se è vero che un indizio è solo un indizio e due indizi sono una coincidenza, a questo punto mancherebbe solo il terzo per farne una prova. Intanto, giovedì mattina su DdaNews qualcuno comincia ad accorgersi del tentativo di ricavare informazioni dai profili social e dal blog e una serie di tweet vengono lanciati per denunciare il fatto e cominciare a difendersi in anticipo da possibili accuse, con i consueti toni urlati (sottolineati dall’uso del maiuscolo).

 

Cosa vuol dire farsi una (brutta) reputazione

Non sappiamo se il blog e i profili Twitter che abbiamo citato siano realmente riconducibili a SIAE. Le verifiche che abbiamo svolto ci hanno permesso solo di accertare la veridicità di quanto ci era stato segnalato, resta però il fatto che il contrasto tra Soundreef e SIAE sembra destinato a continuare, anche perché, al di là dei sospetti di una strategia studiata ad hoc per creare una bad reputation intorno all’ex startup e al suo servizio, la questione resta legata anche al continuo modificarsi delle leggi anche nell’ottica delle problematiche poste da tante startup innovative a livello globale.

Non è solo l’Italia a restare ancorata alle vecchie modalità di gestione di alcuni servizi e lo dimostrano le continue cause legali che in tutto il mondo hanno affrontato UBER o Airbnb. Ma nell’ambito del diritto d’autore, dopo la direttive del parlamento europeo, restiamo probabilmente un caso unico. Da un lato la gestione monopolistica da parte di una società che ha consolidato nel tempo la capillarità del proprio servizio su tutto il territorio nazionale, garantendo con un buon margine di certezza agli artisti l’effettiva verifica dell’uso delle proprie opere, dall’altro il servizio innovativo che quel monopolio vuole scardinarlo anche attraverso un approccio digitale, più trasparente perché tracciato in modo inequivocabile attraverso strumenti creati appositamente.

Resta ora la stranezza di questo caso fatto di hater la cui identità desta sospetti e di un approccio maldestro alla gestione dei social: quello che da sempre indichiamo come strada maestra su Ninja Marketing è la trasparenza nei confronti degli utenti, l’onestà anche nell’ammettere un errore in buona fede o nel mostrare senza problemi la propria identità, la capacità di creare dialogo anziché affermare ad alta voce. Solo la costruzione di una relazione basata sulla fiducia consente di rendere amate le aziende anche sui social.

E questo, francamente, non ci sembra l’esempio più giusto di come si costruisce una community.

 

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