SIAE vs Soundreef

Quanto vale il mercato dei diritti d’autore conteso da SIAE e Soundreef

Secondo i dati forniti da SIAE, gli incassi sul diritto d'autore sono saliti del 9,5% rispetto al 2014 (+49,7); 475 milioni sono gli importi ripartiti

Fabio Casciabanca
Fabio Casciabanca

Editor Business Ninja Marketing

Monopolio. La parola chiave è questa: la protezione e l’ esercizio dell’intermediazione del diritto d’autore in Italia sono al centro di uno scontro senza esclusione di colpi tra lo storico ente pubblico SIAE e la startup (oramai scaleup, ndr) Soundreef.

La SIAE esiste dalla fine del diciannovesimo secolo (1882), quando gli strumenti musicali erano la tromba wagneriana e l’armonica a bicchieri. Ora che le note viaggiano velocissime sulle connessioni wireless, organizzate in playlist, diffuse con dirette video su YouTube e Facebook, lo storico ente nato sulla scia della Société des auteurs et compositeurs dramatiques in Francia, ad opera di Victor Hugo, Honorè De Balzac e Alexandre Dumas padre, può, realisticamente, essere ancora al passo coi tempi?

Soprattutto, è in grado di gestire in modo esclusivo un mercato musicale multimediale che vale 475 milioni di diritti da ripartire?

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L’italia, a marzo dello scorso anno, ha recepito in ritardo la Direttiva UE del 2016 che ha come scopo la modernizzazione del diritto d’autore a livello europeo, consentendo al cittadino la libertà di affidarsi anche a un gestore di un Paese diverso da quello di appartenenza. La cosiddetta Direttiva Barnier apre quindi all’ingresso di nuovi operatori e rompe il monopolio di SIAE all’interno del panorama musicale italiano. Buone notizie per gli artisti e i consumatori, che vedono nella concorrenza una più ampia possibilità di scelta ma anche migliori condizioni finali per gli artisti e gli amanti della musica. O no?

La norma che rompe il monopolio (usata a metà)

Se la legge prevede espressamente l’ingresso a nuovi operatori, anche stranieri, nei mercati nazionali con lo scopo di uniformare le normative e liberalizzare il mercato del diritto d’autore nell’eurozona, nel recepimento della direttiva il legislatore ha confermato l’esclusiva di SIAE nell’ambito della riscossione dei diritti e nelle operazioni di controllo, dietro espresso mandato del soggetto terzo. C’è da scommettere che Soundreef non concederà questo titolo tanto facilmente.

In breve, il pasticcio è questo: l’Italia riconosce l’esistenza di soggetti terzi, in grado di svolgere funzioni assimilabili a quelli della Società Italiana Autori ed Editori, e permette all’artista di scegliere liberamente a chi affidarsi, ma conserva un ruolo tanto centrale che ogni nuovo soggetto dovrà essere in relazione stretta, se non in partnership, con SIAE, creando un legame “tanti verso uno” che sembra sminuire sensibilmente la portata dell’intervento del legislatore europeo. Se accertamento e riscossione rimangono nelle mani dello storico ente italiano, il suo ruolo rimarrà centrale in barba a qualsiasi forma di liberalizzazione. Ufficialmente monopolistico dal 1941.

Particolare non da poco: i soggetti che volessero partecipare alla concorrenza con SIAE per la gestione e la tutela del diritto d’autore dovrebbero agire senza scopo di lucro. Significa, in pratica, escludere Soundreef e le altre realtà che nascono con l’obiettivo espresso di fornire un’alternativa valida e, perché no, guadagnarci su. Soundreef non è stata a guardare e ha stretto un accordo con LEA, una neonata società no profit, infilandosi quindi tra le fitte maglie della norma.

Ciò che è certo è che tanto in campo giuridico quanto in quello che attiene alle questioni economiche, la situazione rimane confusa e poco chiara.

Cosa c’è dietro la guerra tra Soundreef e SIAE

Fedez lascia a SIAE e si affida a Soundreef“. Titola così una news di fine aprile 2016 quando la startup di Davide D’Atri ha pubblicato sul suo sito lo storico passaggio di uno dei rapper più famosi sulla scena italiana alla scuderia della startup.

La scelta di Fedez ha apertola strada tanto a un interesse globale alla nuova realtà che promette di far meglio della monopolistica SIAE, quanto alla curiosità di artisti, che hanno emulato il precursore abbastanza presto.  Soundreef adesso è presente  in più di 20 Paesi nel mondo e in Italia amministra il repertorio di oltre 10.000 autori ed editori (su 25.000), tra i quali Gigi D’AlessioEnrico Ruggeri, JAx e Fabio Rovazzi, ma anche Dark Polo Gang e 99 Posse.

Se è vero che SIAE sta cercando di modernizzare il suo apparato e svecchiare un’immagine un po’ offuscata dalle recenti (e non) critiche che imputerebbero una gestione forfettaria e poco trasparente dei diritti d’autore, cambiare solo l’abito non può bastare. La rottura di un monopolio che dura da quasi 100 anni non ha prodotto l’effetto di ampliamento del mercato che avrebbe dovuto, negando ad aziende come Soundreef e Patamu di entrare davvero sul mercato.

Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente, non è così?

Il tesoretto del diritto d’autore

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Sono importanti le cifre al centro dello scontro: secondo i dati forniti da SIAE, gli incassi sul diritto d’autore sono saliti del 9,5% rispetto al 2014 (+49,7); 475 milioni sono gli importi ripartiti, che rappresentano il 90% degli incassi da ripartire. Un sistema che dà lavoro a 1.250 addetti e 476 mandatarie per 10 sedi e 29 filiali.

Ma non solo: il capitale umano e quello in opere tutelate è ancora più imponente: sono 83.000 gli autori ed editori iscritti attualmente a SIAE, che vanta l’enciclopedica tutela di oltre 45.000.000 opere. Per questo ingente mercato, “SIAE svolge un’attività di intermediazione per la gestione dei diritti d’autore. SIAE, quindi, concede le autorizzazioni per l’utilizzazione delle opere protette, riscuote i compensi per diritto d’autore e ripartisce i proventi che ne derivano”, come riporta il sito ufficiale.

Anche se la norma è stata applicata in maniera molto restrittiva (non era certo l’unica interpretazione possibile), è possibile dire che qualche breccia si è di certo aperta nel muro imponente del monopolio della Società Italiana Autori ed Editori, segnando un precedente destinato a modificare il futuro della gestione dei diritti legati al mondo della musica e dello spettacolo.