Blockchain

Blockchain sta cambiando (anche) il futuro di musica e videogame

Sebbene sia ancora lontana dal mainstream, Blockchain è sulla bocca di tutti, ma come cambierà la consumer consumption dei contenuti è ancora tutto da scoprire.

Roberta Leone
Roberta Leone

Copywriter & Content Manager

Blockchain è sulla bocca di tutti, siamo sinceri, più che come innovazione tecnologica per l’oscuro ruolo che avrebbe legato alle Criptovalute. Ma la tecnologia dietro alla Blockchain si presenta come una rivoluzione nello status quo di un’infinita serie di industry, compresa quella dell’entertainment.

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Quella dell’intrattenimento è un’industria che ha un serio problema di regole troppo rigide: fino a poco tempo fa era semplicemente impensabile fare musica e pubblicare un album senza un contratto discografico e un’etichetta che ti facesse registrare. La stessa sorte toccava a chi voleva distribuire un film o un qualsiasi prodotto televisivo; senza i mega studios o le potenti emittenti via cavo non saresti andato molto lontano.

La Blockchain può cambiare il futuro dell'entertainment?

La manna democratica piovuta dal cielo grazie a internet ha liberato i creativi dalla schiavitù del flirt con aziende come Disney o Interscope, mentre un nuovo strato di intermediari si è fatto strada sotto i riflettori. Sappiamo come e quanto oggi gli utenti si affidino alle piattaforme online per consumare musica o video.

YouTube con 1,5 miliardi di utenti, Soundcloud 175 milioni, Spotify 140 milioni e Netflix con i suoi 110 milioni di utenti attivi oggi controllano de facto il mercato globale del consumo di contenuti, e fungono da nuovi distributori, responsabili tanto della raccolta degli abbonamenti e delle entrate pubblicitarie quanto dei pagamenti agli artisti.

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Non a tutti però sono piaciute le nuove regole del gioco (vedi la controversia tra Taylor Swift, Apple Music e Spotify): con questi numeri le piattaforme di streaming possono, come dicevamo, decidere liberamente il trattamento – anche e soprattutto quello economico – da riservare ad un’artista. C’è allora la necessità di trovare nuove opzioni, ed è qui che entra in scena la Blockchain.

Offrendo un database digitale pubblico e memorizzando la registrazione continua delle transazioni, Blockchain ha dato alle aziende la possibilità di avere registri di proprietà completamente crittografati ed eseguire contratti intelligenti (smart contract), applicando lo scambio di valore senza la necessità di intermediario.

La Blockchain può cambiare il futuro dell'entertainment?

Attualmente siamo nel bel mezzo della tempesta, sommersi dai tentativi di creare società e valute basate sulla Blockchain rilevanti nella industry dei media e dell’entertainment.

Quando applicata alla media consumption, questa tecnologia risolve problemi relativi all’accesso, alla distribuzione e alla retribuzione dei contenuti e, ancora più importante, alla gestione dei diritti e dei beni digitali.

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Un ulteriore problema che la Blockchain risolve è quello dei micropagamenti: mentre altre piattaforme di crowfounding – come Patreon – sono focalizzate sulla raccolta di fondi a beneficio dei creatori di contenuti da parte dei loro fan, l’ausilio delle criptovalute garantisce una fetta maggiore ai creatori di contenuti grazie all’eliminazione del costo dell’intermediario.

Il nuovo volto della Blockchain nell’entertainment è la cantautrice britannica Imogen Heap che insieme a Ujo ha abbracciato questa causa, pubblicando una sua canzone sulla piattaforma Ethereum.

Imgen Heap, la prima catautrice a rilasciare un brano con Ethereum.

Etherum nasce con uno scopo diverso da Bitcoin: consente infatti di creare smart contract peer-to-peer, grazie ai quali Imogen Heap ha avuto controllo assoluto non solo sui pagamenti (suoi e dei collaboratori) ma anche su tutto il resto, come sull’acquisto delle licenze per i download, per gli streaming e i remix della canzone.

Diritti digitali: di chi sono questi soldi?

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La storia sulla produzione e vendita dei contenuti è costellata di contenziosi sui diritti: si parte dalla prima legge britannica sul copyright del 1709 fino per arrivare a Napster e BitTorrent in un passato molto recente.

Grazie alla sua immutabile natura di registrazione e decentralizzazione, la Blockchain può essere una soluzione (o un pericolo) che non è passata inosservata ai Big Player del settore.

Spotify, che lo scorso anno ha dovuto fronteggiare una causa per royalties non pagate, ha optato il per il gioco d’attacco acquisendo Mediachain, una startup che combina l’infrastruttura Blockchain con la tecnologia content ID – molto simile a quella della search di Google Image – per creare una media library universale nella quale sia possibile identificare l’autore e la storia che hanno dato vita al contenuto.

Il merchandising, l’ultima “Cash Cow” dell’industria musicale?

Se siete degli amanti della musica, di quei fan super convinti che fanno campeggio davanti agli stadi per essere in front row, saprete meglio di me quanto il mercato musicale sia cambiato – grazie – anche alla tecnologia.

Gli anni ’80 sono ormai troppo lontani, così come lo sono i ’90 e persino i 2000: il mercato è completamente cambiato e non vedremo mai, mai, mai più numeri come le 110.000.000 copie vendute di Thriller (Michael Jackson, il singolo più venduto della storia); le grandi etichette musicali lo hanno capito bene e stanno ripiegando.

Oggi i maggiori introiti arrivano dal merchandising, dai biglietti dei concerti e dai memorabilia. Ed è qui che si crea un nuovo mercato, quello dell’autenticità, una peculiarità che – ancora una volta – può venir accertata grazie alla Blockchain. Utilizza un libro mastro che registra i trasferimenti di valore peer-to-peer, può registrare le transazione della supply chain e fornire un’identità unica a ogni singola unità di prodotto, tracciando la sua journey. L’unità può poi essere abbinata ad un NFC, un QR o a un tag RFID che registra i progressi del mondo “fisico” in quello digitale.

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VeChain, con sede a Shanghai, sta lavorando a questa logica, applicandola però alle borse di lusso; da qui ad impiegarlo nel mercato dei memorabilia il passo è breve.

E se all’ascolto abbiamo qualche fan di Eminem o degli U2 che ha cercato invano biglietti per i live dei propri idoli trovandosi di fronte a paradossi inimmaginabili, sappiate che in UK è già stata lanciata BitTicket, una piattaforma – ça va sans dire – basata su Blockchain che mira a ridurre lo scalping nel mercato delle biglietterie online. E ha già due concorrenti: Avventus e TicketChain.

CryptoKitties, i veri trader si temprano con i gattini
CryptoKitties la Blockchain nel gaming

Se il tempo di immaginarsi trader multimilionari forse è già giunto al termine, non scordate mai il vero core business del content sui social: i gattini.

Per soddisfare anche questo bisogno c’è CryptoKitties (“The future i meow!“), un gioco di trading di gattini digitali, basato su Ethereum e che TechCrunch ha descritto come “la versione digitale delle carte Pokémon”. Dal lancio, il 28 novembre 2017, l’escalation è stata tanto veloce da arrivare ad un giro d’affari di 6,3 milioni di Dollari nei primi giorni di dicembre.

La crescita esponenziale del valore dei gattini di CryptoKitties

CryptoKitties è la prima gaming application significativa basata su Blockchain: al contrario di Neopets non usa un database centralizzato e – sebbene AxiomZen percepisca una percentuale su ogni transazione – la società potrebbe sparire domani e i gattini rimarrebbero comunque sul mercato. Ovviamente CryptoKitties è solo la punta dell’iceberg  di ciò che potrebbe essere la tecnologia Blokchain nell’industria del gaming.

Blockchain non è solo il signore del lato oscuro della forza ma potrebbe risolvere i numerosi problemi che hanno afflitto negli ultimi decenni l’intera industria dell’intrattenimento. Aspettiamo con ansia che arrivino risposte anche sul ruolo che avrà nel mondo dei social media e del content.

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