Creativity

Il futuro dell’Intelligenza Artificiale è nel marketing creativo?

Intelligenza artificiale è una parola entrata ormai nel glossario comune ma, se pensi che si riduca tutto all'analisi dei dati, forse è perché non la conosci ancora bene.

Roberta Leone
Roberta Leone

Copywriter & Content Manager

Negli ultimi mesi l’intelligenza artificiale è la protagonista di ogni talk, showcase e festival a tema comunicazione. In realtà il dibattito è molto più ampio, parte dalla filosofia morale fino ad arrivare a come possa concretamente aiutare le aziende ad aumentare il ROI degli investimenti in marketing.

Una piccola pecca però è quella di considerare l’AI funzionale al marketing solo ed esclusivamente considerando l’apporto dei big data alle previsioni e al monitoring delle attività: due azioni indispensabili ma non certo le uniche che possa compiere.

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Sappiamo già quanto l’intelligenza artificiale ci aiuti a prendere decisioni di marketing migliori, sappiamo quanto sia quindi in grado di sollevarci – noi, gli umani – da attività analitiche complesse. Sappiamo anche però che il marketing non è solo dati e analisi ma creatività; la domanda da porsi diventa allora: l’intelligenza artificiale sarà in grado di compiere anche compiti creativi? Per i creativi sarà ciò che è stato l’asteroide per i dinosauri? 

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Cos’è un’Intelligenza Artificiale

Per fugare ogni dubbio, no, non stiamo parlando di HAL 9000 e né di alcun droide di qualche galassia lontana lontana…

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L’intelligenza Artificiale è la simulazione dell’intelligenza umana in una macchina, nello specifico il deep learning imita il funzionamento del cervello umano, o almeno quello che ne conosciamo.

Proprio come il cervello umano infatti, gli algoritmi di Intelligenza Artificiale utilizzano reti neurali in grado di elaborare mastodontiche quantità di dati. Questi algoritmi sono “addestrati” a risolvere task attingendo ad uno storico di input.

Analisi dei dati vs Creatività

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Ci vantiamo tanto del nostro cervello proprio per questo: siamo in grado di risolvere compiti creativi e spesso pensiamo a quanto questo ci differenzi da tutte le altre specie viventi.

Ma, dal momento in cui il deep learning funziona esattamente seguendo lo schema umano sarebbe giusto presumere che anche le intelligenze artificiali possano farlo, uscire dalla mera analisi dei dati e spingersi verso l’orizzonte creativo.

Infatti negli ulti anni abbiamo potuto assistere allo sviluppo anche di queste skill, dalla composizione musicale alla creazione artistica. Vediamone alcuni esempi.

Scrittura creativa

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Copywriter di tutto il mondo tremate, è arrivata Shelley! Direttamente dai laboratori del MIT, Shelley (chiamata così in onore di Mary Shelley, autrice di Frankestein) è la prima intelligenza artificiale in grado di scrivere storie dell’orrore.

I suoi sviluppatori l’hanno addestrata con circa 140.000 racconti del genere, probabilmente molti di più di quanti ne abbia letti un copy a caso, ma la cosa più interessante è che puoi aiutarla nel suo lavoro di redazione interagendo con lei su Twitter.

Chiaramente questo non è il genere che prediligono le campagne di marketing ma Shelley si potrebbe rivelare una sorpresa aiutandoci, ad esempio, ad uscire dall’horror vacui (mai espressione fu più azzeccata) e dal panico da pagina bianca.

“Hey Shelley, questo company profile è proprio noioso e non uscirò viva dalla pagina About. Mi aiuti?

Un po’ me la immagino così, comando vocale e correzione automatica. Addio refusi, addio “siamo i leader del settore”.

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Esistono altre soluzioni basate sulla IA che sono un po’ più pratiche e ampiamente utilizzate nel marketing per aiutare gli utenti a migliorare il loro contenuto, come Crystal e Grammarly, che analizzano il testo e forniscono consigli su stile di comunicazione, ton of voice, grammatica e punteggiatura.

Pikazo, un’app per nuove correnti artistiche

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Non sarà un Van Gogh ma non è male, vero?

Qualche tempo fa fu Prisma la prima app che faceva convergere fotografia e arte e, per settimane, le bacheche di tutti i social del mondo si riempirono di selfie trasformati in quadri, con le pennellate tipiche di varie correnti artistiche del ‘900. La stessa scia che percorre Pikazo, l’app che grazie ad una complessa rete neurale combina due immagini trasformandole in un contenuto visivo interessante. Da provare come spunto per nuovi contenuti, anche social.

Fotografie professionali

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E, sempre in tema di contenuti di qualità, i marketers possono fregarsi le mani. Anche se un buon strumento non sostituirà l’occhio artistico, nei tool per una content curation da primi della classe possiamo aggiungere EyeEm. L’intelligenza artificiale dietro all’app è in grado di scegliere autonomamente se un’immagine è esteticamente gradevole analizzandone il contenuto, stilare una classifica in base ai requisiti predefiniti e, come se non bastasse, generare una didascalia adeguata. Salutate i contenuti stock!

Comporre Musica

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E se le intelligenze artificiali possono scrivere storie creative, editare immagini in maniera professionale, trasformarle in arte, potranno anche comporre musica? Sì, lo fanno. Insieme a JukeDeck possiamo sfidare anche l’ultimo aggiornamenti di Facebook e creare contenuti video che non si devono accontentare dei jingle in free download.

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“Veniamo in pace”, l’intelligenza artificiale è al nostro servizio

Abbiamo visto come le AI siano scrittrici, compositrici, fotografe e artiste ma non è ancora arrivato il nostro momento di andare in pensione: tranquilli art, tranquilli copy, tranquilli fotografi, non sono qui per sostituirci, solo per aiutarci a fare sempre meglio il nostro lavoro. La tecnologia ci sta creando nuove opportunità per team creativi e marketers, semplificandoci la vita e aumentando la qualità e la quantità del nostro lavoro.

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